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8 de abril

Beato Augusto Czartoryski

Sacerdote salesiano

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini nobiliari e contesto storico

Il diciannovesimo secolo vide la nobile famiglia polacca dei principi Czartoryski profondamente legata agli interessi dinastici e patriottici della propria terra. La Polonia era stata smembrata tra le grandi potenze vicine fin dal 1795, costringendo il casato a un esilio in Francia durato per tre decenni. Dal Palazzo Lambert, situato sulle rive della Senna, i membri della famiglia si adoperavano instancabilmente tra i connazionali e presso le cancellerie di tutta Europa per restaurare l'unità e l'indipendenza della patria. Il principe Adamo Czartoryski aveva ceduto le redini del casato e dell'attività patriottica al principe Ladislao. Quest'ultimo si unì in matrimonio con la principessa Maria Amparo, figlia della regina di Spagna Maria Cristina e del duca di Rianzarez. Da questa unione nacque il primogenito Augusto, venuto alla luce a Parigi il 2 agosto 1858. Fin dalla nascita, il giovane principe ereditario divenne un punto di riferimento per coloro che sognavano la rinascita dell'unità territoriale polacca, inserito in un contesto di attese politiche e sociali che gravavano pesantemente sul suo futuro.

All'età di sei anni, tuttavia, la vita del fanciullo fu segnata da un doloroso lutto: la madre morì a causa della tubercolosi. La tragedia fu aggravata dal fatto che la madre aveva trasmesso la stessa malattia al figlio Augusto. A seguito dei primi sintomi di questo male incurabile per l'epoca, il giovane cominciò un lungo girovagare in cerca di salute. Le tappe principali di questo pellegrinaggio terapeutico toccarono l'Italia, la Svizzera, l'Egitto e la Spagna. Nonostante la gravità delle condizioni fisiche, Augusto non riuscì mai a riacquistare la salute, ma nel suo animo giovanile, ben presto, l'obiettivo primario della ricerca si spostò dal benessere del corpo alla scoperta della propria vocazione spirituale, avviandosi verso un cammino interiore complesso e provante.

Il discernimento e la lotta per la vocazione

La storia della vocazione del principe Augusto fu assai travagliata, caratterizzata da una lotta interiore profonda e costante. Egli manteneva un impegno rigoroso nel discernimento alla luce della preghiera e nel confronto con la guida spirituale, essendo solito consigliarsi con il proprio direttore prima di prendere qualsiasi decisione. Usava presentare a Dio tutte le domande e le perplessità di fondo, seguendo i consigli delle guide spirituali nello spirito di obbedienza per discernere i disegni divini. Nonostante la sua condizione di erede primogenito, Augusto capì presto di non essere fatto per la vita di corte. All'età di vent'anni scrisse al padre dicendosi stanco di tutto quell'ambiente, definendo i divertimenti mondani come inutili e angoscianti e trovando particolarmente molesto l'obbligo di fare conoscenze in tanti banchetti mondani.

In questo percorso di distacco dai beni terreni, un grande influsso positivo fu esercitato su di lui dal precettore San Giuseppe Kalinowski, il quale aveva alle spalle dieci anni di lavori forzati in Siberia. Accanto a lui, le figure di San Luigi Gonzaga e del compatriota San Stanislao Kostka orientarono decisamente Augusto nella ricerca vocazionale, tanto che il giovane era solito citare il motto di San Stanislao Kostka Ad maiora natus sum. San Giuseppe Kalinowski scrisse che la lettura della vita di San Luigi Gonzaga ebbe un'efficacia risolutiva sul progresso spirituale di Augusto, aprendogli la via a una più facile unione con Dio. In seguito, lo stesso precettore entrò tra i Carmelitani, e Don Stanislao Kubowicz fu scelto quale nuovo educatore del principe, costituendo un ulteriore momento splendido nella vita spirituale del giovane.

L'incontro con San Giovanni Bosco

La svolta decisiva nella vita di Augusto si ebbe con l'incontro con San Giovanni Bosco, avvenuto proprio a Parigi nel palazzo Lambert. Durante la visita, il santo fondatore celebrò la Messa nella cappella di famiglia dei Czartoryski, e i principi Ladislao e Augusto furono appositamente designati per il servizio all'altare. Al momento dell'incontro, Augusto aveva l'età di venticinque anni. Don Bosco gli disse di desiderare da molto tempo di fare la sua conoscenza, e dopo quel giorno il giovane principe affidò la sua anima e il suo avvenire al santo educatore. La sua vocazione alla vita religiosa si era manifestata con sempre maggiore chiarezza, spingendolo a non mostrare la minima propensione a metter su famiglia, nonostante le insistenze e le aspettative connesse al suo status di primogenito.

Pur non opponendo mai un netto rifiuto alle proposte di matrimonio offertegli dal padre per un dovuto rispetto dell'etichetta nobiliare, Augusto non mostrò mai alcun interesse nei confronti delle ragazze presentategli. Dopo l'incontro con Don Bosco, il principe sentì rafforzarsi in modo definitivo la vocazione religiosa e si convinse della chiamata a diventare sacerdote salesiano. Don Ceria scrisse che Augusto, appena il padre glielo permetteva, si recava a Torino per incontrarsi con Don Bosco e riceverne i consigli. Il giovane fece vari corsi di Esercizi Spirituali sotto la direzione dello stesso Don Bosco, prendendo abitazione all'Oratorio durante i corsi, pur affrontando il disagio dovuto alla mancanza di comodità. Don Bosco era ormai divenuto il punto di riferimento privilegiato per il suo discernimento vocazionale definitivo.

L'ingresso tra i Salesiani e l'ordinazione

Nonostante la chiarezza del giovane, Don Bosco manifestò sempre un atteggiamento di grande cautela circa l'eventualità di accettare il principe nella congregazione, data la sua estrazione e la malferma salute. Fu il pontefice regnante Leone XIII a sciogliere ogni dubbio: congedandosi da Augusto, il Papa gli disse di riferire a Don Bosco che era sua precisa volontà riceverlo tra i Salesiani. Il santo fondatore gioì del responso del pontefice e accettò immediatamente Augusto nella Società Salesiana, desiderando che vi appartenesse fino alla morte. Prima di compiere il grande passo, il giovane fece tutte le dovute rinunce patrimoniali in favore dei suoi fratelli, abdicando definitivamente ai privilegi della sua casata.

Alla fine del giugno 1887, il giovane fu mandato presso l'Istituto Salesiano di San Benigno Canavese per un breve periodo di aspirantato, per poi cominciare il noviziato nello stesso anno a Torino sotto la guida di Don Giulio Barberis. All'epoca del noviziato Augusto aveva ventinove anni e dovette capovolgere tante sue abitudini quotidiane, lottando anche contro la famiglia che non si rassegnava a quella insolita scelta. Il 24 novembre 1887 ricevette l'abito talare da Don Bosco nella Basilica di Maria Ausiliatrice. In quell'occasione, il fondatore gli disse che un giorno sarebbe diventato sacerdote e avrebbe fatto molto bene alla sua patria per volontà di Dio. Don Bosco morì appena due mesi dopo quella vestizione. Il principe Czartoryski emise i voti religiosi sulla tomba di Don Bosco a Valsalice, entrando a pieno titolo tra i salesiani. A causa della tubercolosi fu inviato a proseguire gli studi teologici in Liguria. In una lettera scritta al cardinale Parocchi, affermò di aver voluto emettere i voti in piena libertà e con grande gioia del cuore, dicendo di godere di una grande pace di spirito vivendo in Congregazione e ringraziando il Signore per la chiamata. Il 2 aprile 1892 fu ordinato sacerdote a San Remo dal vescovo di Ventimiglia, il Beato Tommaso Reggio. La famiglia Czartoryski non partecipò all'ordinazione presbiterale, ma si riunì a Mentone il 3 maggio seguente per una tacita e sofferta riconciliazione.

Gli ultimi giorni e la glorificazione

La nuova vita sacerdotale di Don Augusto durò solamente un anno. Egli trascorse questo breve periodo di ministero ad Alassio, nella vicina diocesi di Albenga, inserito nella comunità salesiana locale. Giovanni Cagliero descrisse la sua intensa unione con Dio, la perfetta conformità al volere divino e la pazienza eroica dimostrata nell'infermità che andava via via aggravandosi. La malferma salute non impedì al beato Augusto di raggiungere grandi doni di santità e di seguire con fermezza la divina vocazione. Il lunedì dell'Angelo precedente alla sua scomparsa, aveva esclamato con un confratello la celebre frase: Che bella Pasqua!

Don Augusto Czartoryski morì ad Alassio, in provincia di Savona, la sera dell'8 aprile 1893, che era il sabato dell'Ottava di Pasqua, spirando serenamente seduto sul seggiolone che fu di Don Bosco. Morì all'età di trentacinque anni e con appena cinque anni di vita salesiana alle spalle, portando a compimento il proposito scritto sul retro dell'immaginetta della sua Prima Messa, tratto dal Salmo ottantatré. Il martirologio colloca la sua morte ad Alassio presso Albenga in Liguria. La sua salma fu inizialmente trasportata in Polonia per essere tumulata nella tomba di famiglia dei Czartoryski nella cripta parrocchiale di Sieniawa, la chiesa in cui da piccolo Augusto aveva ricevuto la prima Comunione. In seguito, i suoi resti furono traslati nella chiesa dei salesiani di Przemysl, dove tuttora è oggetto di devozione e venerazione. Il processo di canonizzazione fu aperto il 14 febbraio 1921, e fu dichiarato venerabile il 1 dicembre 1978 dopo il riconoscimento dell'esercizio eroico delle virtù cristiane. Infine, Papa Giovanni Paolo II lo ha beatificato in San Pietro il 25 aprile 2004, in seguito al riconoscimento di un miracolo ottenuto per sua intercesione.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il beato Augusto Czartoryski?

La sua ricorrenza liturgica si celebra l'8 aprile.

Di cosa è patrono il beato Augusto Czartoryski?

Il beato Augusto è indicato come modello per i giovani nella ricerca della vocazione e nel chiedere la luce dello Spirito Santo, ma i documenti storici forniti non menzionano titoli ufficiali di patronato.

En Alassio cerca de Albenga en Liguria, beato Augusto Czartoryski, sacerdote de la Sociedad Salesiana, al cual la mala salud no impidió alcanzar grandes dones de santidad y de seguir con firmeza la divina vocación. — Martirologio Romano