10 de agosto
Beato Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont
Sacerdote sulpiciano, mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e formazione nel XVIII secolo
Claude-Joseph Jouffret de Bonnefont nacque il 23 dicembre 1752 a Gannat, nel dipartimento dell'Allier, nella regione dell'Alvernia-Rodano Alpi. Era figlio di Jean-Baptiste, indicato come borghese sui registri parrocchiali. Animato dal desiderio di servire il Signore nel ministero ordinato, entrò nel Seminario Maggiore di Clermont il 31 ottobre 1773. Durante il suo cammino di preparazione al sacerdozio, aderì presto alla Società dei Sacerdoti di San Sulpizio, congregazione fondata nel 1641 da Jean-Jacques Olier per garantire una migliore formazione al clero.
Nel corso del suo ministero come sacerdote, maturò una solida spiritualità che lo preparò alle future prove. Nel 1790 divenne superiore del Seminario Minore di Autun, carica che mantenne per breve tempo a causa dei crescenti tumulti politici e religiosi che agitavano la nazione francese. La sua guida fu apprezzata per l'equilibrio e la dedizione alla formazione dei giovani chiamati al sacerdozio.
La fedeltà alla Chiesa e la persecuzione
Il clima politico cambiò radicalmente con l'imposizione della Costituzione Civile del Clero da parte del governo francese. Il 13 febbraio 1791 risultò che nessuno dei sacerdoti della città, incluso lui, aveva prestato giuramento sulla Costituzione Civile del Clero. Nel frattempo, il nuovo vescovo Jean-Louis Gouttes, eletto senza il consenso del Papa, fu accolto negativamente sia al Seminario Maggiore sia al Minore. Alunni e professori dei seminari scelsero di andarsene a causa dell'arrivo del nuovo vescovo, segnando una frattura profonda nella vita ecclesiale locale.
Don Jouffret decise di rifugiarsi a Moulins come ospite del fratello maggiore. Quest'ultimo sosteneva la Rivoluzione ed era fondatore della Società degli Amici della Costituzione, affine ai Giacobini di Parigi. Nonostante i legami familiari, la posizione del sacerdote rimase fedele alla Chiesa di Roma, attirando su di lui l'attenzione delle autorità rivoluzionarie e rendendo la sua permanenza complessa e rischiosa.
I tentativi di difesa e la corrispondenza sorvegliata
La situazione legale del sacerdote divenne critica con i provvedimenti contro i ministri di culto refrattari. Il 16 septembre 1792 scrisse al ministro della Giustizia Claude Antoine de Valdec de Lessart. Chiese al ministro d'intervenire presso il Direttorio del suo dipartimento per farlo cancellare dalla lista dei sacerdoti destinati alla deportazione, in cui sosteneva di essere stato iscritto ingiustamente. A questa supplica rispose il successore Georges Jacques Danton, suggerendo al Direttorio la moderazione nell'applicar la legge, sebbene la corrispondenza del sacerdote fosse costantemente sorvegliata.
Durante questo periodo di isolamento e attesa, ricevette una lettera da Perugia inviata da un mittente con la sigla F.S.P.D.S.S., corrispondente a François Saulnier, prete di Saint-Sulpice e confratello di Autun. Poiché la lettera da Perugia non conteneva nulla di contrario alle leggi della Repubblica, le autorità lasciarono correre. Il 7 maggio ricevette un'altra missiva da Gilbert Saulnier, fratello di François, già parroco di Villeneuve e rifugiato a Rimini. La ricezione della lettera di Gilbert Saulnier fu sufficiente per far arrestare don Jouffret e condannarlo alla deportazione.
La deportazione e la prigionia sui pontoni
Per sottrarsi all'esilio tentò di far valere le proprie malattie, ottenendo solo di essere trasferito in un altro luogo di detenzione il 17 giugno. Successivamente, il 25 novembre fu obbligato a partire per Rochefort e fu imbarcato sulla nave-deposito impropriamente detta pontone di nome Les Deux-Associés. L'imbarcazione Les Deux-Associés non partì mai a causa della sua fatiscenza e del blocco navale imposto dall'esercito francese. A bordo della nave, insieme a centinaia di sacerdoti e religiosi imprigionati, subì le ingiurie dell'equipaggio, la scarsa assistenza sanitaria e le malattie imperversanti.
Molti dei religiosi imprigionati con lui provenivano dal suo stesso dipartimento, condividendo la medesima sorte di sofferenza per la fede. Il sacerdote sopravvissuto Pierre-Grégoire Labiche de Reignefort lasciò un ritratto elogiativo di don Jouffret. Venne descritto come un giovane sulpiziano prudente, stimato e amato per virtù e dolcezza dai preti deportati dell'Allier. I suoi discorsi erano descritti come colmi di devozione, pace e sottomissione alla volontà divina, e si era sempre aspettato di perire nella tempesta preparandosi al passaggio senza perdere la sua allegria.
Il martirio e la beatificazione
La dura detenzione sui pontoni di Rochefort giunse al culmine per don Jouffret nei mesi estivi del 1794. Morì il 10 agosto 1794 all'interno della nave, offrendo la propria vita per fedeltà a Cristo e alla Chiesa cattolica. Fu sepolto sull'isola di Aix, dove venivano sbarcati i moribondi, concludendo in terra un pellegrinaggio segnato dalla prova e dalla testimonianza incrollabile.
La memoria del suo sacrificio non andò perduta nella comunità ecclesiale. Fu beatificato da papa san Giovanni Paolo II il 1 ottobre 1995. La beatificazione avvenne all'interno di un gruppo di sessantaquattro sacerdoti e religiosi deceduti nei pontoni di Rochefort per i quali esisteva sufficiente documentazione, riconoscendo così ufficialmente il loro martirio vissuto nella carità e nella pazienza.
La vida
Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont inició su camino de servicio en el año mil setecientos setenta y tres, al ingresar en el Seminario Mayor de Clermont. A lo largo de su formación y ministerio, recorrió diversas regiones de Francia, incluyendo Autun y Moulins, donde ejerció su labor pastoral con dedicación. Su vida dio un giro decisivo en el año mil setecientos noventa y uno, cuando se enfrentó a la imposición de la Constitución Civil del Clero. Con una firmeza admirable, el sacerdote decidió rechazar dicho juramento, priorizando su fidelidad a la Iglesia católica por encima de cualquier conveniencia política o seguridad personal.
Esta postura de valentía le acarreó graves consecuencias. En mil setecientos noventa y tres fue arrestado y condenado a la deportación. Fue trasladado hacia Rochefort, donde sufrió las duras condiciones de la reclusión. El beato fue confinado en el pontón denominado Les Deux-Associés, una de las naves-depósito ancladas frente a la costa, cerca de la isla de Aix. En aquel entorno de confinamiento inhumano, donde el hacinamiento y la falta de recursos eran la norma, Claudio Giuseppe padeció privaciones extremas. Finalmente, entregó su alma a Dios a bordo de la nave, sucumbiendo ante los estragos de la enfermedad y los padecimientos físicos derivados de su cautiverio en el año mil setecientos noventa y cuatro.
El culto
La figura del beato Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont es honrada solemnemente en la Iglesia católica como un modelo de resistencia espiritual y fidelidad sacerdotal. Su memoria está estrechamente ligada al grupo de los mártires de los pontones de Rochefort, un conjunto de sacerdotes que, al igual que él, prefirieron el martirio antes que traicionar su fe. La Iglesia reconoce el diez de agosto como el día de su conmemoración litúrgica.
El reconocimiento oficial de su santidad llegó el primero de octubre de mil novecientos noventa y cinco, cuando el Papa Juan Pablo Segundo procedió a su beatificación. Este acto no solo honró su nombre, sino que rescató del olvido el testimonio de tantos hombres que, en condiciones de extrema precariedad, mantuvieron viva la llama de su ministerio. Actualmente, los fieles acuden a su intercesión para pedir fortaleza en los momentos de prueba, viendo en su vida un ejemplo de cómo la paz interior y la entrega a Dios pueden prevalecer sobre la violencia y el abandono.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il beato Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont?
La sua ricorrenza liturgica si celebra il 10 agosto.
En el brazo de mar frente a Rochefort en la costa francesa, los beatos Claudio Giuseppe Jouffret de Bonnefont, de la Compañía de Sacerdotes de San Sulpicio, Francesco François, de la Orden de los Hermanos Menores Capuchinos, y Lazzaro Tiersot, de la Orden Cartuja, sacerdotes y mártires, que, relegados durante la revolución francesa en una sórdida galera, sufrieron el martirio por su sacerdocio. — Martirologio Romano