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23 de agosto

Beato Juan María de la Cruz (Mariano García Méndez)

Dehoniano, mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Il contesto storico e le origini

La Guerra Civile Spagnola si svolse tra il 1936 e il 1939, segnando uno dei periodi più bui e dolorosi della storia contemporanea della nazione. Il numero delle vittime della strage in Spagna superò il milione, colpendo persone di ogni classe, età e fede. Nei territori della zona rossa, in mano ad anarchici e socialcomunisti, si perpetrò una persecuzione sistematica contro i cristiani cattolici. Decine di migliaia di fedeli laici furono uccisi solo perché cristiani. Furono massacrati quattromila cento quarantotto sacerdoti diocesani, dodici vescovi, duecento ottantasei suore e duemila trecentosessantacinque religiosi tra sacerdoti e fratelli. Il totale finora riconosciuto dei martiri è di seimila ottocentotto, con la distruzione di numerose chiese. La Chiesa sta beatificando a gruppi i sacerdoti, religiosi, suore e laici di cui si sono raccolte le notizie per la beatificazione. Duecento trentatré martiri vittime della Guerra Civile Spagnola sono stati beatificati l'undici marzo 2001 da papa Giovanni Paolo II. Nel gruppo di duecentotrentatré martiri beatificati nel 2001 sono presenti trentadue salesiani, diciannove cappuccini, diciotto domenicani, diciassette francescani e dodici gesuiti. Del gruppo fanno parte anche sacerdoti diocesani e laici per un totale di settantaquattro martiri. Il capofila dei settantaquattro martiri è il beato Josè Aparicio Sanz, parroco. I trentasette sacerdoti e parroci e i trentasette laici sono quasi tutti della diocesi di Valenza. I martiri furono uccisi in luoghi diversi singolarmente o a piccoli gruppi, tutti nel secondo semestre del 1936.

Tra i martiri del gruppo c'è padre Mariano Garcia Mendez, nato a San Esteban de los Patos, vicino Avila, il venticinque settembre 1891. I genitori di Mariano Garcia Mendez erano Mariano Garcia Hernandez e Emeteria Mendez Grande, giovani, modesti e pacifici agricoltori. Al battesimo ricevette lo stesso nome del padre Mariano. Mariano fu il primo di quindici figli. Ricevette la Cresima ad un anno e mezzo di età. Crebbe in una grande famiglia numerosa con la presenza di molti bambini. Ricevette una profonda educazione religiosa con l'esempio determinante della madre. La madre espresse il desiderio di vederlo sacerdote. Fanno Prima Comunione a sette anni, cosa rarissima all'epoca, e da allora cambiò comportamento. Si dedicò a giochi e occupazioni che rispecchiavano la sua religiosità, come ritagliare immaginette sacre, costruire altarini e insegnare il catechismo ai compagni. Da ragazzino prese ad aiutare la famiglia nei lavori agricoli. Intorno agli undici anni entrò nel Seminario di Avila rispondendo a una chiamata interiore. La vita da seminarista fu del tutto esemplare secondo superiori e professori. La sua vocazione fu in pericolo quando il padre si ammalò gravemente e la numerosa famiglia cadde nel bisogno. Mariano fu richiamato dal Seminario per lavorare nei campi. Prese la decisione dolorosa come un volere di Dio. Tre mesi dopo, ristabilitosi il padre, chiese di poter ritornare in Seminario.

Il cammino sacerdotale e la ricerca spirituale

Alla vigilia dell'ordinazione sacerdotale fu colpito da una crisi spirituale e si sentì spinto a una vita più mortificante. Lasciò il Seminario ed entrò nel convento Domenicano di Avila. Subì mal di testa, bocca secca e un'afonia inspiegabile che gli impediva di partecipare al coro durante il noviziato. Dopo un anno di noviziato non portato a termine, lasciò il convento e tornò umiliato al Seminario diocesano. Fu benevolmente accolto dai superiori al rientro in Seminario. Completò gli studi ecclesiastici. Fu ordinato sacerdote il diciotto marzo 1916 dal vescovo di Avila monsignor Gioacchino Beltran. Celebrò la sua prima Messa il venticinque marzo 1916 a San Esteban de los Patos tra il tripudio della gente del villaggio. Restò al paese per un certo periodo alternandosi con la presenza al trentottesimo Reggimento di Madrid per il servizio militare. A Madrid conobbe suor Maria Gesuina del Gran Poder, religiosa importante per le sue future scelte.

Il vescovo di Avila lo assegnò come vicario in due parrocchie della Vecchia Castiglia, Herman-Sancho e Villanueva de Gomez. Svolse il suo ministero con zelo spostandosi da una parrocchia all'altra. La sua opera di pastore gli meritò la convinzione generale dei fedeli di essere un santo. Nel 1918 il vescovo lo nominò vicario economo di San Juan di Encinilla, assegnandoli una terza parrocchia. Era caritatevole oltre ogni limite e donava ai poveri tutto ciò che aveva. Si consumava nella preghiera e accorreva ad ogni chiamata nonostante le intemperie e le distanze. In quel periodo la salute di don Mariano era già cagionevole e resa più precaria da una gastrite cronica. Nel settembre del 1921 lasciò i suoi incarichi di vicario. Diventò cappellano del Noviziato di San Giuseppe dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Nanclares de Oca, in provincia di Alava. Restò a Nanclares de Oca solo undici mesi, nonostante l'invito dei Fratelli a rimanere. Padre Mariano era alla ricerca di una vita più contemplativa e profondamente unita a Dio. Il diciassette maggio 1922 ottenne il permesso di entrare tra i Carmelitani Scalzi nel convento di Larraca-Amorebeita. Cambiò il suo nome in padre fra Juan Garcia Mendez di San Stefano. A causa della salute precaria, dopo un anno ritornò nelle condizioni del don Mariano precedente. I superiori degli ordini domenicano e carmelitano avevano cercato di trattenerlo e acconsentirono a malincuore alla sua rinuncia. Il vescovo di Avila, mostrando comprensione, gli affidò nuovamente l'incarico di vicario a Zabarcos e nella vicina Horcajeulos. Il desiderio della vita religiosa continuava a tormentarlo con forza crescente. Dopo meno di un anno di intensa operosità fu trasferito a Sotillo de las Palomas. In ogni luogo in cui si trovava veniva indicato come un santo.

Tra i Sacerdoti del Sacro Cuore

Aveva l'abitudine di pregare in chiesa verso mezzanotte davanti al tabernacolo con le braccia aperte. Era sobrio nel cibarsi. Dormiva spesso per terra. Interveniva in difesa degli aggrediti o dei perseguitati. Fu fatto segno di una violenta sassaiola. Nel 1924 vi fu una svolta attesa grazie a madre Maria Gesuina del Gran Poder, superiora a Madrid delle Suore Riparatrici. Madre Maria Gesuina ospitò un gruppo di Sacerdoti del Sacro Cuore, fondati dal venerabile Leone Dehon tra il 1843 e il 1925. La superiora parlò ai Sacerdoti del Sacro Cuore dei desideri e delle confidenze di don Mariano. Dopo uno scambio di corrispondenza, padre Mariano Garcia Mendez decise di recarsi alla Casa di Puente la Reina. Incontrò il Superiore padre Guglielmo Zicke per chiarire e appianare gli ostacoli. Ottenne nuovamente il permesso dal vescovo. Andò a Novelda per compiere il noviziato. Secondo l'usanza dell'epoca cambiò il suo nome in Juan Maria de la Cruz Garcia. Era felice di aver trovato la sua strada e si dedicava con tutta la sua anima e il suo fuoco interiore senza risparmiarsi. La sua fragile salute minacciava di compromettere nuovamente tutto.

Il sedici gennaio 1926 scrisse una lettera a Dio chiedendo la concessione di almeno dieci anni di vita, se fosse stata Sua volontà, per glorificarlo nella salvezza delle anime. Ammalato, aveva chiesto nel 1926 al Signore dieci anni di vita per glorificarlo. La preghiera fu esaudita e la salute non gli impedì più di proseguire il suo cammino. Emise la sua professione religiosa nell'ottobre del 1926. In quell'occasione ricevette una crocetta nuda con un cuore d'argento che portò sempre con sé. La crocetta servì successivamente ad identificarlo tra i cadaveri gettati in una fossa comune del cimitero di Silla. Fu impegnato nella Congregazione in compiti distanti dalle sue aspirazioni. Lavorò come questuante per i ragazzi poveri della Scuola Apostolica di Puente la Reina. Girò in lungo e in largo le province irrequiete della Spagna. Fu insegnante degli aspiranti Sacerdoti del Sacro Cuore, sebbene l'insegnamento non fosse il suo forte. La sua presenza in alcune case portò a conversioni e guarigioni prodigiose, come nel caso della figlia del signor Santiago Ferrer di Pamplona. Rimase per due anni a Novelda come cappellano nella chiesa dell'Istituto e insegnante di religione al Collegio. Si recò per una pausa di approfondimento alla Casa Generale di Roma. A Roma fu particolarmente colpito dalle testimonianze dei martiri, in particolare di Santa Cecilia. Mantenersi semplice nel comportamento e nei rapporti con gli altri. Abituato a decidere come parroco, da religioso dovette attendere l'autorizzazione dei superiori per qualsiasi cosa.

La persecuzione e il martirio

Nel 1931 in Spagna furono incendiate e devastate circa cento parrocchie, chiese e istituti religiosi con l'obiettivo di distruggere il Cattolicesimo. Nel 1934 avvenne la rivoluzione delle Asturie, che causò l'uccisione di trentaquattro sacerdoti e la distruzione di cinquantotto chiese. Dopo le Asturie la situazione di ostilità si estese alla Catalogna. Padre Juan Garcia Mendez non ricevette più l'accoglienza cordiale di un tempo quando chiedeva contributi porta a porta. La sua veste nera, portata con orgoglio, provocava la chiusura delle porte in quel periodo difficile che coinvolgeva la Navarra e altre province. Il ventiquattro luglio il superiore di Garaballa decise di sciogliere la comunità minacciata dagli assalti dei miliziani rossi distruttori, per salvare la vita agli ospiti del convento-santuario dove padre Juan si trovava a riposare. Padre Mariano e uno studente si incamminarono per allontanarsi. Padre Mariano e lo studente si divisero dopo un po'. Il sacerdote volle recarsi a Valenza. Padre Mariano raggiunse Valenza avventurosamente. Giunto a Valenza, restò esterrefatto nel vedere le artistiche chiese bruciate e saccheggiate. Il risentimento di sacerdote davanti allo scempio lo tradì. Fu arrestato per strada sebbene fosse travestito. Fu portato al commissariato e da lì in prigione. Fu identificato con il numero 476. Rimase nel carcere Modello di Valenza per un mese. In questo periodo era desideroso più che mai del martirio. Padre Mariano sfidò i suoi carcerieri con il suo atteggiamento, rincuorando gli altri, con le preghiere in comune e con le confessioni. I carcerieri erano arrabbiati e non vedevano l’ora di eliminarlo. Le esecuzioni giornaliere nel carcere erano numerose.

L'ora del martirio giunse il ventitré agosto 1936. Era nato a San Esteban de los Patos, Avila, il venticinque settembre 1891. Morì a Valenza il ventitré agosto 1936. Il ventitré agosto 1936 fu prelevato dal carcere insieme ad un altro sacerdote, don Vincenzo Palanca, e otto laici. Furono prelevati dalle guardie scelte della Federazione Anarchica Iberica, descritte come i più puri, i più duri e i fedelissimi della rivoluzione. Furono condotti con un camion ad un piccolo paese chiamato Silla. Verso l'alba del ventiquattro agosto furono fucilati. I corpi furono seppelliti tutti insieme l'indomani in una fossa del cimitero dagli abitanti del paese. Gli abitanti del paese erano stati intimoriti con le armi a rimanere in casa. Sulla tomba non fu messo alcun segno che li ricordasse. Era iniziato il macello della disgraziata e sanguinaria Guerra Civile. A stento c’era qualcuno che seppellisse i tanti morti lasciati dappertutto. La salma del protomartire della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore, i Dehoniani, fu in seguito recuperata. La salma fu trionfalmente traslata alla Scuola Apostolica di Puente la Reina il primo aprile 1940. I dieci anni si compirono quando nel 1936 morì gridando Viva Cristo Re. Nel martirologio è indicato nella cittadina di Silla come beato Giovanni Maria della Croce, al secolo Mariano García Méndez. Era sacerdote della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù e martire. Conservò la fede in Cristo fino alla morte nella stessa persecuzione religiosa.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Juan María de la Cruz?

La sua memoria si celebra il ventitré agosto, nel gruppo dei martiri della Guerra Civile Spagnola.

En la ciudad de Silla, en el mismo territorio, beato Juan María de la Cruz (Mariano) García Méndez, sacerdote de la Congregación de los Sacerdotes del Sagrado Corazón de Jesús y mártir, que siempre en la misma persecución religiosa conservó la fe en Cristo hasta la muerte. — Martirologio Romano