21 de septiembre
Beato Rosario Angelo Livatino
Laico, mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
L'infanzia e la formazione
Rosario Angelo Livatino nacque a Canicattì il 3 ottobre 1952, figlio unico di Vincenzo e Rosalia. Canicattì viene talvolta considerata da alcuni equivalente alla fine del mondo italiano o a un luogo geograficamente confuso, ma per il piccolo Rosario fu il gremo accogliente di una comunità laboriosa. Il padre Vincenzo era avvocato, figlio a sua volta di avvocati, e la famiglia lo seguiva con attenzione e tenero affetto. Il piccolo Rosario fu un bambino mite, silenzioso, dolcissimo, con grandi occhi scuri e vellutati. I suoi giochi preferiti erano macchinine e soldatini, e coltivò precocemente la passione per la lettura. Visse un'infanzia serena nella semplicità e nel decoro di una famiglia borghese, appartata e schiva. Si rivelò da subito eccezionale per intelligenza e applicazione negli studi, frequentando il liceo classico dove strinse legami profondi con i compagni e i docenti. Negli anni del liceo rinunciava spesso alla ricreazione per restare in classe ad aiutare i compagni in difficoltà, dimostrandosi aperto ai bisogni degli altri ma riservato su di sé. Una delle sue professoresse parlò di piccolo giudice riferendosi esclusivamente alla sua statura fisica, mentre la statura morale di Rosario Angelo Livatino era considerata fuori discussione dalla sua stessa insegnante. Tra i banchi di scuola, la professoressa Ida Abate fu insegnante di latino e greco di Rosario Livatino al liceo classico. Ida Abate ha girato l'Italia in lungo e in largo recandosi nelle scuole e in televisione per parlare del giudice Rosario Livatino, fornendo notizie, ricordi e documenti per ricostruire la sua vita e scrivendo molte lettere e testimonianze sull'allievo scomparso. Giovanissimo e affascinato da Dio, Rosario decise che da grande avrebbe fatto il giudice. Proseguì gli studi con dedizione ammirevole e si laureò con lode in giurisprudenza a neppure ventitré anni. Subito dopo conseguì anche la laurea in scienze politiche, completando un percorso accademico di assoluto rilievo.
L'ingresso in magistratura e l'impegno ad Agrigento
Nel 1978, all'età di ventisei anni, coronò il suo sogno entrando in magistratura. Scrisse sulla sua agenda con penna rossa e in bella evidenza la data del giuramento, aggiungendo a matita una preghiera affinché Dio lo accompagnasse e lo aiutasse a rispettare il giuramento secondo l'educazione impartita dai genitori. Avvertiva fortemente il problema della giustizia assumendolo come una vera missione e avvertiva il dramma del giudicare un altro essere umano a causa della sua profonda coscienza e del suo senso di carità. Il 29 settembre 1979 entrò alla Procura della Repubblica di Agrigento come pubblico ministero. Dopo l'iniziale apprendistato affrontò le prime inchieste importanti, rivelandosi abile, intelligente e professionale, diventando rapidamente un punto di riferimento per i colleghi. Ogni mattina partiva da Canicattì per raggiungere la sede del tribunale di Agrigento con la sua utilitaria, percorrendo la strada con costanza. Prima di entrare in ufficio visitava la chiesa di San Giuseppe vicino al palazzo di giustizia per pregare, scegliendo una chiesetta fuori mano per poter pregare in incognito. Lavorava indefessamente al tribunale fino a sera inoltrata, portando il lavoro a casa per studiare le cause sulla sua scrivania. Sul suo tavolo di lavoro spiccavano un crocifisso e un Vangelo molto consultato con evidenziazioni e annotazioni a margine. Il suo sincero senso del dovere ne faceva un missionario del diritto. Gli furono affidate inchieste molto delicate grazie alla sua profonda conoscenza del fenomeno mafioso e alla straordinaria capacità investigativa. Si occupava di delicate indagini antimafia e di criminalità comune, mettendo le mani nella tangentopoli siciliana e nella mafia agrigentina. Chiese che gli fosse affidata una difficile inchiesta di mafia perché unico tra i sostituti procuratori di Agrigento a non avere famiglia. Firma sentenze su sentenze, entrando nel mirino di Cosa Nostra. Non aderiva a club od associazioni, non rilasciava dichiarazioni e i suoi interventi pubblici erano rarissimi, rimanendo interamente concentrato sul suo lavoro. Era un giudice inflessibile, coerente e assolutamente ininfluenzabile. Successivamente prestò servizio presso il tribunale di Agrigento quale giudice a latere della speciale sezione misure di prevenzione. L'incarico alla sezione misure di prevenzione fu molto probabilmente quello che decretò la sua fine. Nonostante gli inviti bonari a lasciar perdere, scelse di far parte del collegio chiamato a decidere sulla confisca dei beni a quattro presunti mafiosi agrigentini, potenti e intoccabili capifamiglia di Canicattì.
La fede e il pensiero sulla giustizia
Rosario Livatino ha vissuto tutta la propria vita alla luce del Vangelo, coniugando le ragioni della giustizia con una profonda fede cristiana. La sua giornata era nutrita di Vangelo e intessuta di preghiera, e sceglieva per la messa domenicale una chiesa dove poteva passare inosservato. La sua fede non era esibita ma concreta, vissuta nella quotidianità e nel silenzio. Si affida con fiducia totale nelle mani di Dio, annotando la formula Sub Tutela Dei sulla sua agenda. Non si considerava un eroe ma compiva semplicemente il proprio dovere. Scrisse che la giustizia è necessaria ma non sufficiente e deve essere superata dalla legge della carità. Scrisse che il sommo atto di giustizia è necessariamente sommo atto di amore e viceversa. Scrisse che il giudice deve offrire l'immagine di una persona seria, equilibrata, responsabile, capace di condannare ma anche di capire. Cercava di dare alla legge un'anima nello sforzo continuo di essere giusto nel condannare senza confondere la persona con il reato. Scrisse che scegliere è una delle cose più difficili che l'uomo sia chiamato a fare e che nel scegliere per decidere e decidere per ordinare il magistrato credente trova un rapporto diretto con Dio. Scrisse che il rendere giustizia è realizzazione di sé, preghiera e dedizione di sé a Dio. Aveva scritto che al termine della vita non sarà chiesto se si è stati credenti ma se si è stati credibili. La carità e l'amore di Rosario per gli ultimi e per i poveri si sono conosciuti dopo la sua morte. Il custode dell'obitorio ha ricordato con le lacrime agli occhi di aver visto Rosario pregare accanto a cadaveri di pregiudicati. Rosario aveva conosciuto i pregiudicati svolgendo il suo lavoro di sostituto procuratore al tribunale di Agrigento, ma aveva applicato la legge ai pregiudicati considerandoli fratelli in Cristo nella sventura. Monsignor Carmelo Ferraro lo definì nell'omelia delle esequie come impegnato nell'azione cattolica, assiduo all'eucaristia e discepolo del crocifisso. Fece collocare un crocifisso nell'aula delle udienze come richiamo di carità e rettitudine.
Il martirio sulla superstrada
Il 21 settembre 1990, giorno dell'omicidio e memoria di San Matteo apostolo, era una giornata calda ma non afosa, tipica del mite autunno siciliano. Alle otto del mattino del 21 settembre 1990 il giudice Rosario Livatino stava riordinando alacremente i fascicoli processuali. Rosario Livatino compie gesti preparatori identici ogni mattina. Al momento della morte mancano appena due settimane al suo trentottesimo anniversario di nascita. Alle 8.30 percorre la statale 640 per recarsi al lavoro presso il tribunale di Agrigento. Sullo scorrimento veloce Agrigento-Caltanissetta viene raggiunto da un commando e barbaramente trucidato sulla superstrada per Agrigento. Subì un agguato il 21 settembre 1990 sulla superstrada che percorreva senza scorta per andare in ufficio. Fu rincorso lungo la scarpata in cui tentò la fuga e ucciso con sei colpi mortali e un colpo di lupara finale. La sua morte fu un omicidio di mafia logica conseguenza del suo impegno per la legalità. Mandanti ed esecutori furono identificati, arrestati e condannati all'ergastolo in pochissimo tempo grazie a una testimonianza oculare. Un'ondata di commozione percorse il Paese nell'apprendere la sua storia dai giornali. L'Italia scopre nel sacrificio del giudice ragazzino l'eroismo di un giovane servitore dello Stato. Il presidente Cossiga lo definì giudice ragazzino con intento non lusinghiero, dovendo poi smentire di averlo detto riferendosi a lui. La notizia della sua scomparsa lasciò un vuoto immenso e il pensiero che Rosario non c'è più addolorò quanti lo stimavano. San Giovanni Paolo II definì lui e gli altri uccisi dalla mafia martiri della giustizia e indirettamente della fede. Papa Giovanni Paolo II pronunciò queste parole durante la sua visita pastorale in Sicilia, il 9 maggio 1993. Il Papa trasse ispirazione dall'incontro con i suoi genitori per la sua condanna biblica della mafia nella Valle dei Templi di Agrigento. A dieci anni dalla morte, la lezione morale di Rosario è quella di un testimone radicale della giustizia creduta come progetto di fede ed esercizio di carità.
La causa di beatificazione
La Chiesa ha indagato sulla sua credibilità di magistrato e cristiano tramite la diocesi di Agrigento. Il vescovo di Agrigento monsignor Ferraro ha incaricato Ida Abate di raccogliere le voci e i racconti di quanti conobbero Rosario in vita. La raccolta di testimonianze è servita per dare inizio all'iter per la causa di beatificazione. La Santa Sede ha concesso il nulla osta l'11 maggio 2011. La diocesi di Agrigento ha dato inizio alla causa di beatificazione e canonizzazione per accertare il martirio in odio alla fede. La diocesi di Agrigento ha seguito la prima fase della causa di beatificazione e canonizzazione sul presunto martirio in odio alla fede dal 21 settembre 2011 al 27 luglio 2017. Il processo diocesano è stato aperto a Canicattì il 21 settembre 2011. Il processo diocesano si è concluso ad Agrigento il 3 ottobre 2018. Il 21 dicembre 2020 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto che riconosceva il martirio di Rosario Livatino, ricevendo in udienza il cardinale Marcello Semeraro. Il testo della biografia è stato scritto da Gianpiero Pettiti.
Una vida dedicada a la justicia
Rosario Angelo Livatino nació en Canicattì, donde cultivó desde joven una vocación por el estudio y la rectitud. Su formación académica fue brillante, logrando graduarse en jurisprudencia y en ciencias políticas a la edad de veintitrés años. Con una clara vocación de servicio, ingresó en la magistratura en el año 1978, asumiendo el cargo de sustituto procurador. A lo largo de su carrera, se distinguió por una dedicación absoluta a su labor, enfrentando con rigor y serenidad las complejas responsabilidades que le fueron encomendadas en el territorio de Agrigento.
Durante los años en que ejerció su ministerio judicial, se vio profundamente involucrado en delicadas investigaciones contra la mafia. Su trabajo no fue solo técnico o profesional, sino que estuvo siempre iluminado por su fe profunda, la cual le otorgaba la fortaleza necesaria para actuar con total independencia y transparencia frente a las presiones del entorno. El 21 de septiembre de 1990, mientras transitaba por la carretera estatal seiscientos cuarenta, fue interceptado y asesinado en un agguato mafioso. Su muerte, acontecida en el ejercicio de su deber, fue reconocida por la Iglesia como un acto de martirio por causa de su fe, reafirmando la santidad de un hombre que supo hacer de su profesión un instrumento de justicia y caridad para con su pueblo.
El recuerdo del Beato
La memoria del Beato Rosario Angelo Livatino ha dejado una huella profunda en la conciencia de la sociedad actual. Tras el decreto de martirio promulgado por el Papa Francisco en el año 2020, su figura ha sido elevada a los altares, convirtiéndose en un modelo de vida cristiana para los laicos. Su ejemplo nos invita a reflexionar sobre la importancia de la coherencia personal, incluso cuando el cumplimiento del deber implica riesgos extremos para la propia existencia.
Actualmente, el Beato Rosario Angelo Livatino es venerado como patrono de los magistrados y de los jueces, quienes encuentran en su historia un aliento para ejercer su difícil misión con rectitud y rectitud ética. Su vida, aunque truncada prematuramente, permanece como un testimonio perenne de que es posible vivir el Evangelio en el corazón de las instituciones civiles, transformando el derecho en un cauce para la justicia y la dignidad humana.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Rosario Angelo Livatino?
La memoria liturgica si celebra il 21 settembre, giorno del suo martirio.
Qual è il ruolo di Rosario Angelo Livatino nella Chiesa?
Rosario Angelo Livatino è riconosciuto come laico e martire, esempio insigne di fede vissuta attraverso l'esercizio rigoroso e cristiano della magistratura.