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30 de enero

Beato Sebastián Valfrè

Sacerdote oratoriano

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini umili e gli anni della formazione

Il Beato Sebastiano Valfrè nacque a Verduno, piccolo borgo delle Langhe nella diocesi di Alba, il 9 marzo 1629. Venne alla luce da una numerosa e umile famiglia contadina, ma profondamente religiosa, che gli trasmise i primi valori della fede cristiana. Dotato di un'intelligenza vivace e di una forte inclinazione spirituale, già a dodici anni manifestò il fermo desiderio di diventare sacerdote. Poté ricevere i primi rudimenti dell'istruzione grazie all'insegnamento di un sacerdote locale, proseguendo poi gli studi umanistici ad Alba presso i frati Minori Conventuali e frequentando successivamente il seminario a Bra. A sedici anni, dopo aver ricevuto gli ordini minori, compì il passo decisivo trasferendosi a Torino per frequentare il Collegio dei Gesuiti. Per far fronte alle difficoltà economiche e mantenersi agli studi come studente esterno, affrontò notevoli stenti e disagi lavorando instancabilmente come amamanuense durante le ore notturne, trascritte copiando libri e lettere.

La sua eccellente preparazione intellettuale e la dedizione agli studi gli permisero di conseguire con successo i gradi accademici. Nel 1656, o secondo altre fonti documentarie nel 1650, si addottorò in Teologia all'Università di Torino, coronando un percorso di faticosa e rigorosa applicazione. Il 24 gennaio di quel periodo, dopo aver predicato alle monache di Santa Croce e aver portato conforto a un condannato a morte nelle carceri, rientrò di corsa per inginocchiarsi in chiesa per la Benedizione Eucaristica, dedicandosi subito dopo agli esercizi nel freddo ambiente dell'Oratorio. La sua vocazione si era consolidata a ventidue anni, quando, affascinato dal carisma di San Filippo Neri, aveva deciso di entrare nella Congregazione dell'Oratorio, fondata due anni prima dal sacerdote Padre Pier Antonio Defera su sollecitazione del Nunzio in Piemonte Alessandro Crescenzi. Nonostante la giovinezza, ottenne la dispensa papale e fu ordinato sacerdote nel 1652, pronto a donarsi senza riserve.

La nascita dell'Oratorio e i primi passi dell'apostolato

La Congregazione dell'Oratorio in cui entrò il giovane Sebastiano era stata avviata da Padre Pier Antonio Defera insieme al sacerdote Ottavio Cambiani, una figura modesta per doti naturali ma di intensa vita spirituale, su impulso del Nunzio Alessandro Crescenzi, devotissimo di San Filippo Neri. I fondatori avevano dato inizio alla comunità nello stile di semplicità evangelica, poveri di beni materiali ma ricchi di devozione e confidenza in Dio, assistendo un'angusta chiesetta ricavata in una bottega presa in affitto in casa Blancardi, nei pressi della chiesa di San Francesco d'Assisi. Dopo appena un anno e mezzo di vita, la comunità visse una profonda crisi a causa della prematura scomparsa di Padre Defera, avvenuta l'11 settembre 1650 all'età di trentaquattro anni. Padre Defera aveva avviato uno straordinario ministero di predicazione, confessioni e visite agli ospedali e alle carceri, facendo rivivere lo spirito dell'Apostolo di Roma. Otto mesi dopo la sua morte, il giovane suddiacono Sebastiano Valfrè si presentò a Padre Cambiani per chiedere di essere ammesso in quella comunità che contava un solo soggetto, era priva di mezzi ed era sull'orlo della chiusura. Sebastiano non si spaventò della povertà dell'istituzione, vedendola come l'ambiente ideale per un dono totale di sé.

Amò la comunità con tutto se stesso, dedicandosi ai lavori più umili e intraprendendo un'azione pastorale di incredibile dedizione sulle orme del defunto fondatore. Come giovane diacono iniziò ad annunciare il Vangelo nella cappella dell'Oratorio in casa Blancardi, mentre all'esterno l'apostolato si svolgeva in modo semplice tra la gente del mercato. Un confratello cantando radunava la folla e Sebastiano teneva la predica, seguendo il metodo del colloquio personale e della parola pronunciata alla semplice. Gli Oratoriani crebbero progressivamente e fu loro affidata la chiesa del Miracolo Eucaristico, sebbene i locali risultassero angusti. Nel 1668 ebbero la parrocchia di Sant'Eusebio, che nel 1675 poté essere ingrandita grazie alla generosa donazione di un terreno da parte di Madama Reale Giovanna Battista, in conformità con le volontà del defunto marito Carlo Emanuele II, che lo stesso Valfrè aveva confortato durante l'agonia. Su quel terreno sorse l'attuale e grandiosa chiesa di San Filippo, edificata su progetto dell'architetto Guarino Guarini, dove il ministero del santo trovò la sua dimora definitiva e dove oggi riposano le sue spoglie mortali nella cappella a lui dedicata.

Il ministero sacerdotale e l'opera di educatore

Il lungo ministero sacerdotale di Padre Sebastiano Valfrè fu prezioso sia per la Congregazione che per l'intera diocesi torinese, distinguendosi in molteplici ruoli di responsabilità. A partire dal 1653 fu prefetto dell'Oratorio piccolo per diciotto anni, rivolgendo particolare attenzione alla formazione dei laici e stabilendo pratiche spirituali consolidate. Ogni venerdì teneva l'oratorio con una lettura spirituale, un sermone e la preghiera, mentre la domenica mattina si dedicava alla visita degli infermi e delle sette chiese, senza trascurare le caratteristiche passeggiate nello spirito filippino che si concludevano con la preghiera in un santuario. Dal 1671 fino alla fine dei suoi giorni seguì con cura paterna i novizi e per oltre venti anni resse la carica di Preposito della Congregazione. La sua azione superò i confini della capitale, contribuendo fattivamente alla fondazione degli Oratori di Mondovì, di Carmagnola e di Asti.

Profondamente consapevole che dall'ignoranza religiosa, persino all'interno del clero, originasse la superstizione, profuse un impegno eccezionale nell'insegnamento e nella vigilanza dottrinale. In qualità di rettore della Compagnia della Dottrina Cristiana, vigilò con rigore sulle scuole di catechismo, mentre per quarant'anni svolse il delicato incarico di esaminatore dei candidati diocesani agli ordini sacri. Vescovi e cardinali si rivolgevano frequentemente a lui per chiedere consigli illuminati in merito ai decreti sinodali. La sua affidabilità morale e culturale fu riconosciuta anche dalle autorità ecclesiastiche superiori: nel 1688 fu nominato assistente dell'inquisitore con la speciale licenza di leggere i libri proibiti. Inoltre, fu autorizzato a operare pastoralmente nella diocesi di Alba a partire dal 1675 e in quella di Mondovì dal 1692, confermando un raggio d'azione vastissimo e riconosciuto da tutti.

La carità operosa e l'assistenza ai bisognosi

Il Beato Sebastiano fu un eccellente apostolo della carità, conoscendo a fondo i problemi e le necessità dei più poveri attraverso un contatto diretto e costante con la sofferenza umana. Per sessant'anni percorse instancabilmente le strade e le piazze di Torino facendo catechismo e sollevando ogni genere di indigenza. Per quarant'anni in Piazza Carlina tenne il catechismo ai mercanti di vino e ai loro clienti, parlando in piccoli gruppi di argomenti interessanti e rispondendo con semplicità alle domande delle persone coinvolte. Si fece umilmente questuante per il popolo, e la sua autorevolezza convinse i possidenti piemontesi e della Savoia, insieme a ricchi residenti spagnoli, olandesi e francesi, a collaborare efficacemente mettendo a disposizione i propri beni. Divenne così il padre dei bisognosi, e i facoltosi facevano a gara per affidargli somme cospicue destinate alle sue opere di misericordia.

La cura personale dedicata alle situazioni di immediato bisogno conquistò il cuore di tutta la cittadinanza. I soldati di ronda testimoniarono di averlo visto aggirarsi durante le notti invernali per le strade buie della città, caricandosi sulle spalle poveri cenciosi per condurli al sicuro in un ricovero. Saliva furtivamente le scale di case misere e fatiscenti per depositare davanti alle porte pacchi anonimi di viveri e indumenti. Svolse la carità della visita agli ammalati con la collaborazione di un gruppo di giovani oratoriani, recandosi regolarmente all'ospedale di San Giovanni Battista e prodigandosi per i feriti, specialmente durante il drammatico assedio di Torino del 1706 da parte delle truppe francesi, assistendo tra gli altri anche l'eroico Pietro Micca in qualità di suo confessore. Dedicò energie straordinarie alle carceri, agli ospizi, all'assistenza economica a vedove e orfani, e al salvataggio di un grande numero di ragazze costrette a prostituirsi, confermando un amore operoso che non conosceva distinzioni.

Il rapporto con la Corte e l'influenza nella società

La stima profonda di cui godeva a Corte aprì a Padre Valfrè la possibilità di svolgere un'incisiva azione sociale e politica, divenendo uno dei consiglieri più ascoltati dal Duca Vittorio Amedeo II, del quale curò personalmente la formazione spirituale avendone ricevuto l'educazione. Nonostante la personalità complessa del sovrano, l'amicizia tra i due durò per tutta la vita. Nel 1689 il Duca volle nominarlo Arcivescovo di Torino, in virtù delle straordinarie qualità dimostrate in oltre trent'anni di fecondo ministero, superando la consuetudine che riservasse tale carica alla nobiltà. Per sfuggire a quell'altissimo onore e testimoniare la sua radicale umiltà, il Valfrè fece venire appositamente i suoi umili parenti nella Capitale per mostrare la loro modestia, e rifiutò fermamente l'incarico. Nelle sue lettere e nei colloqui ricordava costantemente al Duca che la giustizia deve sempre precedere la carità.

Esercitò una profonda influenza sulla società sabauda in un'epoca travagliata da guerre continue, conflitti giurisdizionali e difficili rapporti con le minoranze religiose. Fu assistente spirituale di tutta la Corte e in particolare delle giovani principesse Maria Adelaide e Maria Luisa Gabriella. Maria Adelaide andò sposa al Duca di Borgogna divenendo la futura madre di Luigi XV, mentre Maria Luisa Gabriella sposò Filippo V di Spagna. Con entrambe mantenne un costante rapporto epistolare, ricevendo da loro cospicue somme di denaro da distribuire ai poveri. Inoltre, fu un precursore dei tempi moderni per la sua apertura alla tolleranza, alla comprensione del mondo spirituale ebraico, della tradizione biblica e del dramma degli immigrati, operando una costante mediazione e integrazione tra l'aristocrazia e la popolazione.

L'impegno diplomatico e la fondazione dell'Accademia Ecclesiastica

Gli anni in cui visse Padre Valfrè furono segnati da tensioni istituzionali fra la Corte sabauda e la Sede Apostolica, riguardanti le immunità ecclesiastiche, i poteri del nunzio e dell'inquisitore, e il diritto di nomina di abati e vescovi. Profondo conoscitore delle dinamiche civili ed ecclesiali, il sacerdote si rese conto della urgente necessità di formare rappresentanti diplomatici della Chiesa che possedessero una solida preparazione sia culturale che spirituale. Intuì per primo la necessità di istituire a Roma una scuola specifica per preparare il personale diplomatico al servizio del Papa. Questa geniale intuizione portò alla nascita dell'Accademia dei Nobili Ecclesiastici, grazie anche all'intervento del confratello cardinale Colloredo che la presentò ufficialmente a Papa Clemente XI.

Questa istituzione, ispirata dall'opera e dai consigli di Padre Sebastiano, ha continuato nel corso dei secoli a formare i diplomatici della Santa Sede, ricordando la sua figura nel terzo centenario della fondazione con una solenne celebrazione nella Basilica Vaticana il 26 aprile 2001. La sua spiccata attitudine alla mediazione si manifestò anche nella delicata gestione della questione valdese del 1686, un periodo segnato da forti contrapposizioni tra Roma e i riformati, con decreti di condanna emanati dal Ducato e successivi tentativi di ricomposizione. Il 31 gennaio 1686 Vittorio Amedeo II, sotto forte pressione francese, aveva disposto l'abbattimento dei templi e l'esilio dei pastori valdesi. Padre Sebastiano visitò con compassione i prigionieri valdesi rinchiusi nella cittadella di Torino, distribuendo loro elemosine e medicinali. Per incarico specifico del Duca, tra il 25 agosto e il 5 settembre 1687, si recò persino a visitare personalmente le valli pinerolesi dove più forte era la presenza valdese, orientandosi sempre con rettitudine evangelica e spirito di pace.

Il legame con i monasteri e la devozione al Sacro Cuore

Grande fu l'impegno di Padre Sebastiano nei confronti dei monasteri di clausura, sia a Torino che fuori città, che egli soleva definire le sue cittadelle spirituali. Oltre a fornire loro un indispensabile aiuto materiale, si occupava con tenerezza paterna di raccogliere le doti necessarie per quelle giovani che desideravano prendere il velo ma ne erano impedite per mancanza di mezzi finanziari. In quegli anni fiorirono figure di straordinaria santità femminile che ebbero con lui un rapporto privilegiato. Tra le monache si distinsero la cappuccina Amedea Vercellone, vissuta tra il 1610 e il 1670, e la visitandina Jean-Benigne Gojos, giunta dalla Francia nel 1638 insieme a Santa Giovanna Francesca de Chantal e favorita da rivelazioni del Sacro Cuore. Particolarmente stretto e fecondo fu il legame spirituale con la carmelitana Beata Maria degli Angeli, al secolo Marianna Fontanella, il cui ruolo fu determinante nella fondazione del Carmelo di Moncalieri per impulso proprio di Padre Sebastiano.

Alla sua guida spirituale si affidarono persone di ogni ceto sociale, tra cui la povera contadina Anna Maria Emmanueli Buonamici, la cui biografia fu pubblicata nel 1772 proprio grazie agli accurati appunti lasciati dal beato. La sua profonda sensibilità spirituale lo portò a promuovere devozioni destinate a segnare la storia della Chiesa. Nel 1694 celebrò privatamente, per la prima volta in Italia e forse nel mondo, la festa del Sacro Cuore di Gesù nella chiesa della Visitazione, anticipando di un secolo la sua istituzione ufficiale universale, avvenuta grazie a Papa Pio VI. Questa celebrazione avvenne a soli due anni dalla morte della visitandina Gojos. In quegli stessi mesi, precisamente il 26 giugno 1694, in occasione dell'inaugurazione della nuova magnifica cappella ideata da Guarino Guarini alla presenza del Duca e della Duchessa Anna, Padre Sebastiano ebbe il privilegio di meditare a lungo sulla Passione del Signore e di sostituire personalmente i teli di sostegno della Sindone, rammendando tra le lacrime alcuni strappi della venerata Reliquia.

L'assedio di Torino e gli ultimi giorni di servizio

La prova più dura per la città di Torino e per il ministero del Beato Valfrè si registrò tra maggio e agosto del 1706, durante il drammatico assedio condotto da sessantamila soldati francesi contro le truppe piemontesi enormemente inferiori di numero. In quel contesto di estremo pericolo, nonostante avesse ormai settantasette anni, Padre Sebastiano si prodigò senza sosta per mantenere viva la speranza tra i soldati e i comandanti, offrendo conforto spirituale e materiale ai feriti e alle truppe savoiarde. In Piazza San Carlo fu allestito un ospedale da campo accanto a un altare dedicato alla Consolata, il cui santuario rappresentava la roccaforte spirituale della resistenza cittadina. Mentre la carmelitana Maria degli Angeli pregava incessantemente davanti al Santissimo Sacramento, il Valfrè operava sul campo, guadagnandosi nei secoli successivi il riconoscimento di patrono dei cappellani militari per la sua coraggiosa assistenza alle truppe. L'assedio si concluse provvidenzialmente il 7 settembre, giorno della Natività di Maria, con la definitiva resa dei francesi proprio come predetto dalla Beata Maria degli Angeli, evento a cui seguì in seguito la costruzione della Basilica di Superga come segno di eterna riconoscenza.

L'uomo di Dio alternava l'azione caritativa a una vita di preghiera intensa e contemplazione, compiendo prolungate adorazioni notturne davanti al Santissimo Sacramento, che amava definire fuoco d'amore di Dio e mare di fuoco troppo immenso. Scrisse diverse operette di carattere ascetico e di sacra predicazione, tra cui Sulla perfezione cristiana, Avvisi agli ecclesiastici e la Novena del Santo Natale, oltre a meditazioni destinate ai carcerati e componimenti che in gran parte rimasero inediti. Membro attivo dell'Arciconfraternita della Misericordia per il conforto dei condannati a morte, continuò il suo servizio fino alle soglie della morte. Il 24 gennaio 1710 tenne un ultimo vigoroso sermone in un monastero e, nonostante il freddo intenso, si recò a visitare un condannato a morte che sarebbe stato giustiziato il giorno seguente. Rientrato per la preghiera comunitaria, fu colto da febbre alta. Nei giorni successivi ricevette l'olio santo e, esprimendo il suo ultimo desiderio, volle essere benedetto con la corona di San Filippo con cui tante volte aveva benedetto i malati. Spirò serenamente la mattina del 30 gennaio 1710, all'età di ottant'anni, nella sua piccola camera che fu trovata ingombra di carte da studioso e di imballaggi di vestiario e viveri pronti per essere distribuiti ai poveri. La salma, esposta nella chiesa, attirò un'immensa folla da tutta Torino, desiderosa di rendere omaggio a un padre venerato. Papa Gregorio XVI ne decretò la beatificazione il 15 luglio 1834, consacrando per sempre la memoria di un apostolo la cui eredità spirituale fu raccolta dai grandi santi sociali torinesi dei secoli successivi.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Sebastiano Valfrè?

La memoria liturgica del Beato Sebastiano Valfrè si celebra il 30 gennaio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1710.

Di cosa è patrono il Beato Sebastiano Valfrè?

Il Beato Sebastiano Valfrè è riconosciuto come patrono dei cappellani militari, in virtù della sua generosa e coraggiosa assistenza spirituale offerta alle truppe savoiarde durante la guerra e l'assedio di Torino.

En Turín, beato Sebastián Valfré, sacerdote de la Congregación del Oratorio, que se dedicó con empeño a la asistencia de los pobres, de los enfermos y de los encarcelados y con su amistad y su operosa caridad condujo a muchos a Cristo. — Martirologio Romano