24 de agosto
San Bartolomé
Apóstol
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini e la chiamata
Il nome di san Bartolomeo evoca nella storia la tragica notte di san Bartolomeo, avvenuta tra il ventitré e il ventiquattro agosto del millesimato cinquecentosettantadue, quando migliaia di cristiani ugonotti furono massacrati in Francia dai cattolici, in una delle pagine più oscure nei rapporti tra le Chiese. Di contro, la figura di san Bartolomeo Apostolo si pone ben lontana da ogni forma di sopraffazione e violenza, incarnando la dedizione silenziosa di un discepolo di Cristo che fu uno dei dodici apostoli. Bartolomeo ha seguito la vita pubblica di Gesù fin dal principio, poco dopo il battesimo nel fiume Giordano e l'inizio della predicazione, camminando al fianco di Simon Pietro per tutto il tempo della vita terrena del Salvatore, dal battesimo di Giovanni Battista fino all'assunzione al cielo, come attestato negli Atti degli Apostoli. Il nome Bartolomeo è in realtà un patronimico, formulato con riferimento al nome del padre e con una chiara impronta araba o aramaica, suonando come Bar-Talmai, ovvero figlio di Talmai, termine che significa il valoroso o figlio del valoroso. Secondo la quasi totalità degli studiosi, il nome proprio dell'apostolo sarebbe Natanaele, che in lingua ebraica significa dono di Dio, ed è proprio con questo nome che viene indicato nel Vangelo di Giovanni. I testi canonici offrono tuttavia poche e rade pennellate sulla sua vita, ricordando che Bartolomeo, al pari di Simone e Andrea, esercitava il mestiere del pescatore. Si può legittimamente supporre che, prima di incontrare Gesù, egli abbia fatto parte della cerchia dei discepoli del Battista. L'apostolo era originario di Cana di Galilea, e tale dettaglio geografico permette di ipotizzare che abbia assistito di persona alla celebre trasformazione dell'acqua in vino avvenuta durante un banchetto nuziale nello stesso villaggio.
All'interno delle pagine evangeliche, la figura di Natanaele Bartolomeo appare a prima vista secondaria, rimanendo quasi sempre eclissata da personalità più forti e dirompenti. Nel Vangelo di Giovanni vi è l'episodio fondamentale della sua chiamata, che rivela la profondità del suo carattere. Natanaele si trova seduto all'ombra di un fico, luogo di quiete e di meditazione biblica che ogni giudeo faceva sorgere accanto alla propria abitazione, quando viene raggiunto dall'amico Filippo. Filippo comunica all'amico con tono entusiastico di aver trovato colui del quale scrissero Mosè nella Legge e i Profeti, ovvero Gesù di Nazareth, descritto come figlio di Giuseppe. Di fronte a questo annuncio, Bartolomeo si mostra inizialmente scettico e diffidente, rispondendo con sprezzante incredulità e domandando se da Nazareth possa mai venire qualcosa di buono. Bartolomeo è un uomo concreto, che ragiona secondo i canoni della tradizione e conosce bene l'insignificante agglomerato di casupole e stamberghe semitrogloditiche vicino a casa sua, un luogo mai menzionato nell'Antico Testamento e distante appena otto chilometri da Cana. Egli possiede uno sguardo pessimista e frettoloso che si ferma all'apparenza, nutrito forse da un antagonismo campanilistico tra i villaggi vicini. Tuttavia, l'incontro con il Signore muta radicalmente il suo orizzonte interiore. Gesù, scorgendolo arrivare, esclama che egli è davvero un Israelita in cui non c'è falsità, pronunciando un'attestazione di fiducia che non ha uguali in tutti i Vangeli. Natanaele, visibilmente spiazzato da quelle parole, domanda al Maestro come faccia a conoscerlo, e il Signore risponde di averlo visto mentre era sotto il fico prima che Filippo lo chiamasse. Quella frase tocca il profondo del cuore di Bartolomeo, cogliendo una domanda inespressa e un pensiero nascosto, e dimostrando come Gesù sappia leggere nelle pieghe più segrete dell'interiorità umana. L'ex scettico si trasforma così, nel volgere di un istante, in un fervente seguace di Cristo, affermando con convinzione che Gesù è il Rabbi, il Figlio di Dio e il re d'Israele. Il Maestro smorza tuttavia i toni, chiedendo se crede solo perché gli ha detto di averlo visto sotto il fico e promettendogli che vedrà cose ben più grandi, come il cielo aperto e gli angeli di Dio ascendere e discendere sul Figlio dell'Uomo, una risposta che viene spesso citata come mirabile esempio dell'ironia e della profondità teologica presenti nel Vangelo di Giovanni.
Il cammino accanto al Maestro e la Pentecoste
Terminato il primo e decisivo dialogo con il Signore, Bartolomeo torna dapprima nell'ombra per poi crescere costantemente all'ombra di Gesù, seguendolo fedelmente dapprima come discepolo e successivamente come apostolo in tutte le peregrinazioni compiute attraverso la Giudea, la Samaria e la Galilea. Insieme agli altri discepoli, egli è testimone oculare di numerosi miracoli, guarigioni e prodigi operati dal Maestro per manifestare la venuta del regno di Dio. Tre giorni dopo il colloquio sotto il fico, Bartolomeo partecipa al banchetto nuziale a Cana di Galilea, dove è presente la madre di Gesù e dove lo sposo o la sposa potrebbero essere stati suoi parenti o amici, al punto che si ipotizza siano stati proprio loro a invitare Gesù e i suoi discepoli. Durante questo sposalizio, l'apostolo assiste all'inizio della conversione dell'acqua in vino, il primo segno con cui il Messia manifesta la sua gloria e consolida la fede dei suoi seguaci. Nel corso degli anni della vita pubblica, il nome di Bartolomeo compare costantemente nelle liste degli apostoli tramandate dai vangeli sinottici, collocandosi subito dopo quello di Filippo nei testi di Matteo, Marco e Luca. Egli siede inoltre nel cenacolo insieme agli altri compagni durante l'ultima cena, momento solenne in cui Gesù istituisce l'Eucaristia e il sacerdozio ministeriale per la remissione dei peccati. Dopo la passione, la morte e la risurrezione del Signore, si colloca un altro episodio significativo riportato dalla tradizione evangelica: san Pietro, desideroso di riprendere le sue consuete attività, si appresta ad andare a pescare sul lago di Tiberiade, e Natanaele si associa prontamente ad altri cinque apostoli presenti, esclamando insieme a loro che avrebbero partecipato alla battuta di pesca. Quella notte i discepoli non riescono a pescare nulla, ma sul far del giorno Gesù si presenta sulla riva del lago, sebbene i discepoli non sappiano ancora che si tratti del Risorto. Il Signore domanda loro se abbiano del companatico, e alla risposta negativa dei discepoli intima di gettare la rete a destra della barca per trovare pesce. Obbedendo a quell'invito, i discepoli gettano la rete e si trovano nell'impossibilità di tirarla su a causa della straordinaria e abbondante quantità di pesce pescato.
Superato il tempo della prova e della passione, Bartolomeo è pienamente partecipe della fase culminante della missione terrena di Gesù, assistendo alla sua ascensione al cielo quando il Maestro si solleva dalla cima del monte. Subito dopo questi eventi, l'apostolo riemerge con chiarezza a Gerusalemme, dove si raccoglie in preghiera accanto a Maria e agli altri apostoli nel cenacolo, dimostrandosi assiduo e concorde nella supplica comune. Secondo quanto attestato dagli Atti degli Apostoli e dalle tradizioni della Chiesa primitiva, proprio in quel luogo di raccoglimento gli apostoli ricevono il dono dello Spirito Santo sotto forma di tremolanti fiammelle posatesi sopra ciascuno di loro. Usciti dal cenacolo per adempiere al mandato missionario ricevuto dal Risorto, i discepoli si preparano ad affrontare il mondo intero, un manipolo sparuto di missionari pronto a evangelizzare le terre che erano state teatro della missione di Gesù. La tradizione posteriore attribuisce a san Bartolomeo lunghi e faticosi viaggi apostolici, sebbene i dettagli cronologici precisi risultino difficili da tracciare con assoluta certezza storica. A Bartolomeo viene assegnata la regione della Licaonia, parte della Cappadocia, e successivamente la sua predicazione si estende verso l'India superiore e varie regioni del Medio Oriente. Antiche fonti storiche, tra cui le testimonianze di Eusebio di Cesarea, riferiscono che Panteno, fondatore della scuola catechetica di Alessandria d'Egitto, compì un viaggio in India, identificabile con l'Etiopia o l'Arabia meridionale, verso la fine del secondo secolo, e in quella circostanza ebbe modo di incontrare comunità cristiane precedentemente costituite proprio dall'apostolo san Bartolomeo. Secondo questi resoconti, Bartolomeo aveva lasciato a quelle comunità una copia del Vangelo secondo Matteo redatto in lingua ebraica, testimoniando la cura missionaria profusa nella diffusione della parola divina.
Il ministero in Armenia e il martirio
Terminata la fase della predicazione in Oriente, san Bartolomeo si trasferisce nell'Armenia maggiore, dove l'apostolo sostiene non poche fatiche, affronta prove gravissime e supera con fortezza spirituale non lievi difficoltà per annunciare il Vangelo. Secondo quanto riportato dal Breviario romano e dalle antiche cronache, durante la sua permanenza in Armenia Bartolomeo riesce a convertire alla fede cristiana il re Polimio, la sua augusta sposa e le popolazioni di ben dodici città circostanti. Per provare la veridicità delle verità divine annunciate alle genti, l'apostolo compie numerosi prodigi ad Albanopoli, liberando molti ossessi dal dominio diabolico, guarendo infermi e malati colpiti da gravissime afflizioni e donando la vista ai ciechi che accorrono a lui. Davanti a tali manifestazioni di grazia, Bartolomeo rifiuta fermamente i numerosi doni materiali e le ricchezze che il re e i cittadini desiderano offrirgli in segno di gratitudine, domandando unicamente la distruzione totale degli idoli pagani e l'accettazione sincera delle verità di fede da lui predicate. Tuttavia, le conversioni operate dall'apostolo e la rovina dei templi pagani suscitano la feroce invidia e il rancore dei sacerdoti delle divinità locali, i quali vedono compromesso il loro potere e il culto idolatrico tributato alle false divinità. Il dramma di questa ultima fase della missione dell'apostolo è narrato ampiamente da antichi scrittori come Abdia Babilonico e tramandato nei dettagli dalla tradizione ecclesiastica. All'interno di un tempio di Albanopoli dedicato al culto di una divinità chiamata Astarot vi erano numerosi infermi e persone che si recavano ad attendere gli oracoli menzogneri del demonio. Un giorno san Bartolomeo decide di entrare coraggiosamente nel tempio per affrontare Satana che godeva di un incontrastato dominio su quelle anime. Non appena l'apostolo vi mette piede, Astarot ammutolisce improvvisamente e non è più in grado di pronunciare oracoli né di compiere opere di guarigione per diversi giorni, gettando nel panico i sacerdoti del tempio.
I sacerdoti locali, disperati per il silenzio di Astarot, si rivolgono allora a un altro demonio di nome Berith, interrogandolo sulle cause dell'interruzione dei prodigi e dei vaticini. Berith risponde apertamente che san Bartolomeo, apostolo del Dio vero, è entrato nel tempio e tiene letteralmente incatenato il demonio mediante fasce di fuoco spirituale. Nel frattempo, la fama della santità e della potenza taumaturgica di Bartolomeo cresce a dismisura tra la popolazione, al punto che folle di persone continuano a condurgli infermi, malati e indemoniati per implorare la guarigione. A san Bartolomeo si rivolge persino l'amministratore della provincia dell'Armenia e fratello del re Polimio, di nome Astiage, affinché l'apostolo guarisca la figlia precedentemente condotta proprio nel tempio di Astarot. Dopo l'ennesima guarigione miracolosa operata da Bartolomeo sulla fanciulla, i sacerdoti pagani, spinti da rabbia irrefrenabile, istigano il re Astiage contro il santo, ricordandogli la distruzione dei templi e la rovina del culto tradizionale. Il re Astiage, accecato dall'ira per la rovina del tempio e per il tradimento del fratello convertito, ordina che l'apostolo sia dapprima crudelmente flagellato e successivamente appeso a testa all'ingiù su una croce, circondato da cumuli di erbe verdi e fetide fatte bruciare sotto di lui per soffocarlo lentamente con il fumo, secondo la testimonianza di Ippolito. Poiché il santo dimostra una straordinaria resistenza spirituale e fisica di fronte a queste indicibili atrocità, il sovrano comanda che l'esecuzione sia portata a compimento attraverso un supplizio ancora più atroce: san Bartolomeo viene condannato a essere scuoiato vivo dalla testa ai piedi. Le sole due membra che miracolosamente restano illese in mezzo a tanta crudeltà sono gli occhi e la lingua, che servono all'apostolo per pronunciare gli ultimi bagliori della sua missione terrena prima che il carnefice proceda alla sua definitiva decollazione. Dopo il martirio ad Albanopoli, le spoglie mortali dell'apostolo subiscono una lunghissima e rocambolesca serie di traslazioni attraverso i secoli, segnando profondamente la devozione delle comunità cristiane d'Oriente e d'Occidente.
Il culto, le reliquie e l'iconografia
La storia delle reliquie di san Bartolomeo costituisce un capitolo affascinante e travagliato della storia della Chiesa antica e medievale. Subito dopo il martirio avvenuto in Armenia, le spoglie dell'apostolo vennero dapprima raccolte e successivamente trasferite in Mesopotamia dall'imperatore Anastasio I, il quale, nel cinquecentosette, fece edificare una splendida basilica in onore del santo nella città di Daras. Tuttavia, nei secoli successivi, durante i periodi di turbolenza e di persecuzione anticristiana, le popolazioni infedeli, preoccupate per l'enorme e continuo afflusso di pellegrini cristiani che si recavano in quei luoghi a pregare, decisero di gettare il sarcofago contenente il corpo del santo direttamente in mare. Per un prodigioso intervento della Provvidenza, il sarcofago non affondò nelle profondità marine, ma fu trasportato docilmente dalle correnti fino alle coste dell'isola di Lipari, nel nord della Sicilia. Informato dell'evento miracoloso, il vescovo Agatone si recò sul luogo del ritrovamento, diede solenne sepoltura alle spoglie dell'apostolo e fece erigere una chiesa in suo onore, stabilendo che san Bartolomeo divenisse il titolare della cattedrale di Lipari e il patrono principale delle isole Eolie. Con il passare dei secoli, in seguito alla violenta invasione musulmana della Sicilia, le chiese cristiane dell'isola furono saccheggiate e le sacre ossa dell'apostolo vennero pericolosamente sparse sul territorio. Le reliquie furono tuttavia amorevolmente raccolte da un pio eremita al quale san Bartolomeo era apparso in sogno per indicargli il luogo in cui giacevano i resti. I sacri frammenti furono quindi caricati su un bastimento diretto a Salerno e da lì felicemente trasportati a Benevento da Sicardo, principe longobardo, nell'anno ottocentotrentotto. Nella sede beneventana il sacro deposito fu conservato con devota e gelosa vigilanza dai cittadini e dal clero locale, anche quando l'imperatore Ottone terzo, nell'anno mille, pretese con la forza la consegna del corpo del santo. In quella circostanza, per sottrarsi alle richieste imperiali senza subire ulteriori devastazioni, fu consegnato all'imperatore il corpo di san Paolino, vescovo di Nola, anziché quello dell'apostolo. Accortosi dell'imbroglio dopo aver ricevuto le spoglie, l'imperatore cinse d'assedio la città di Benevento, ma non riuscendo in alcun modo ad espugnarla a causa della vigorosa resistenza dei difensori, fece ritorno a Roma, dove fece edificare una nuova e insigne basilica dedicata a san Bartolomeo sull'Isola Tiberina, ponendo in essa le reliquie in suo possesso.
La custodia delle reliquie a Benevento fu oggetto di numerose e rigorose ricognizioni canoniche nel corso dei secoli successivi. La prima ricognizione ufficiale delle reliquie originali conservate nella cripta beneventana fu compiuta nel millesimotrecentotrentotto dall'arcivescovo Arnaldo da Brusacco durante un concilio provinciale, occasione in cui le ossa furono mostrate singolarmente ai vescovi e al popolo accorso con grande devozione, per poi essere riposte in una pregiata cassa di bronzo dorato. Purtroppo, la cassa di bronzo dorato della prima ricognizione subì gravi danni a causa dei violentissimi bombardamenti che colpirono la città durante il secondo conflitto mondiale, sebbene il prezioso contenitore danneggiato si conservi ancora oggi all'interno del museo diocesano. Una seconda ricognizione fu solennemente compiuta dall'arcivescovo di Benevento Pietro Francesco Vincenzo Maria Orsini, futuro papa Benedetto XIII, il tredici maggio del millesimoseicentonantotto, alla presenza di ventitré vescovi, di numerosi magistrati e di una grande folla di fedeli ammessi al controllo. In quella circostanza le reliquie furono accuratamente riposte in nove ampolle: otto di esse furono racchiuse all'interno di un'urna di porfido, mentre una nona ampolla, contenente l'intero osso del metacarpo dell'apostolo, fu destinata in modo permanente alla pubblica venerazione dei fedeli. Una terza ricognizione canonica ebbe luogo il ventiquattro agosto del millenovecentonovanta per mano dell'arcivescovo metropolita Carlo Minchiatti, il quale emise apposita bolla arcivescovile dopo aver prelevato i sacri frammenti dal luogo autentico che li custodiva nella basilica beneventana; tali frammenti furono collocati in una teca di ottone argentato protetta da un contenitore di cristallo di forma ovale, perfettamente chiusa, legata con un cordoncino rosso e sigillata con cera spagnola prima di essere consegnata con facoltà di esposizione pubblica. Infine, nel duemilauno, l'arcivescovo di Benevento Serafino Sprovieri indisse la quarta ricognizione canonica delle reliquie prima di dare avvio ai complessi lavori di restauro della basilica, e in quell'occasione dall'ampolla vitrea numero quattro furono prelevati alcuni frammenti ossei destinati specificamente alla chiesa cattedrale di Lipari e alle sei parrocchie dell'arcidiocesi di Benevento intitolate all'apostolo. Il culto di san Bartolomeo si è espresso nei secoli anche attraverso una straordinaria ricchezza di rappresentazioni artistiche che ne ricordano il cruento martirio. Nell'iconografia tradizionale, san Bartolomeo viene comunemente raffigurato con il manto della propria pelle drappeggiato sulle braccia o tenuto in mano, oppure con in pugno il coltello usato per il supplizio. Una delle sculture più celebri e impressionanti al mondo dedicate al santo è l'opera realizzata da Marco d'Agrate, allievo del grande Leonardo da Vinci, esposta all'interno del duomo di Milano, nella quale il martire è rappresentato interamente scorticato con la Bibbia in mano, caratterizzato da una minuta e sconvolgente precisione anatomica del corpo umano privo di rivestimento cutaneo, con la pelle della testa che penzola mollemente sulla schiena. Sulla stessa linea artistica si pone la magnifica raffigurazione dipinta da Michelangelo Buonarroti nel Giudizio Universale all'interno della cappella Sistina in Vaticano, dove san Bartolomeo sostiene con la mano sinistra la propria pelle vuota; sulla maschera di volto sfigurata dalla sofferenza che appare dipinta su quella pelle, la tradizione artistica tramanda che lo stesso Michelangelo abbia voluto tracciare il proprio autoritratto nascosto. A motivo del suo atroce martirio, san Bartolomeo è considerato il patrono e protettore dei conciatori, dei macellai, dei rilegatori di libri, dei dermatologi e di tutti coloro che soffrono di malattie della pelle, eruzioni cutanee, infiammazioni e psoriasi, venendo invocato con fiducia dai malati che cercano sollievo nelle sofferenze del corpo.
Llamado y misión
La andadura espiritual de San Bartolomé comenzó en su tierra natal, Cana de Galilea. Fue allí donde, a través de la mediación del apóstol Felipe, se produjo su encuentro transformador con Jesús, quien lo llamó mientras se encontraba bajo una higuera. Este lazo con su patria chica le permitió también ser testigo presencial de las bodas de Cana, donde contempló con asombro el primer milagro obrado por el Señor, un acontecimiento que cimentó su fe naciente y lo preparó para la misión que le esperaba.
Tras la partida del Maestro, Bartolomé asumió con valentía el mandato de llevar la buena nueva hasta los confines de la tierra conocida. Su labor misionera lo condujo desde las calles de Jerusalén hacia horizontes lejanos, sembrando la semilla del Evangelio en la India y posteriormente en Armenia. En cada una de estas regiones, el apóstol proclamó la resurrección con una palabra sobria y un testimonio de vida coherente, ganando almas para el redil de Cristo a pesar de las constantes hostilidades.
El martirio
El camino de fidelidad de San Bartolomé culminó en la ciudad de Albanopoli, donde su predicación chocó contra la dureza de quienes rechazaban la fe cristiana. En ese lugar sufrió un cruel martirio, siendo scorticado vivo y finalmente decapitado. Este sacrificio extremo, lejos de apagar su voz, consagró su nombre en la historia de la salvación como un testigo inquebrantable del amor divino.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Bartolomeo?
San Bartolomeo Apostolo si celebra liturgicamente il ventiquattro agosto di ogni anno.
Di cosa è patrono San Bartolomeo?
San Bartolomeo è considerato il protettore dei macellai, dei conciatori, dei rilegatori, dei dermatologi, delle isole Eolie e di quanti soffrono di malattie della pelle, infiammazioni e psoriasi.
Fiesta de san Bartolomé Apóstol, comúnmente identificado con Natanael. Nacido en Caná de Galilea, fue conducido por Felipe a Cristo Jesús junto al Jordán y el Señor lo llamó luego a seguirlo, agregándolo a los Doce. Después de la Ascensión del Señor se transmite que haya predicado el Evangelio del Señor en India, donde habría sido coronado por el martirio. — Martirologio Romano