10 de agosto
San Beso
Mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini leggendarie e le fonti storiche
Le notizie storiche che riguardano San Besso sono incerte ed oscure, lasciando spazio a differenti interpretazioni sulla sua vera identità e sulla sua collocazione temporale. La leggenda descrive San Besso come un ex soldato della Legione Tebea e compagno di San Maurizio, dunque un martire pseudo-tebeo presunto appartenente alla mitica formazione militare. San Besso sarebbe scampato al tragico eccidio di Agunum, odierna Saint-Maurice in Svizzera, ordinato dall'imperatore Massimiano. Da quel momento il santo sarebbe passato per la Valle d'Aosta e in particolare da Cogne, ove è particolarmente venerato, per poi rifugiarsi in Piemonte dedicandosi all'evangelizzazione dei montanari pagani. San Besso è morto a Campiglia, in provincia di Torino, alla fine del terzo secolo, precisamente nell'anno duecentonovantanove. Esistono tuttavia ipotesi differenti sulla sua figura e sul suo ministero. Talvolta Besso è infatti considerato un vescovo di Ivrea vissuto nell'ottavo secolo, mentre il presunto martire di Ivrea è stato a volte creduto vescovo della stessa città. Per risolvere tali incongruenze, esiste l'ipotesi autorevole che si tratti di due personaggi distinti, ovvero un eremita morto e venerato nel santuario alpestre sopra Campiglia in Val Soana, e un martire di Ivrea. La duplice festa liturgica in onore del santo si celebra il dieci agosto e il primo dicembre sia nel santuario che ad Ivrea, testimoniando la persistenza di questa duplice devozione nel tempo.
Le circostanze del martirio di San Besso presentano molteplici versioni tramandate nei secoli dalle fonti documentali e dalla tradizione orale. Un breviario del millequattrocentosettantatré conservato presso la diocesi di Ivrea riporta che il santo fu invitato a un banchetto da ladri di bestiame. Il santo si accorse che la carne di pecora offertagli era di provenienza furtiva e ne deplorò aspramente il costume, scatenando l'ira dei presenti. I montanari, adirati per il rimprovero, scaraventarono Besso giù dal Monte Fautenio. Ancora in vita, il santo sarebbe stato raggiunto e trucidato dai legionari romani rimasti sulle sue tracce da Agaunum. La tradizione vuole che sulla roccia del monte sia miracolosamente impressa un'impronta di San Besso e che il santuario sia stato costruito proprio sul luogo del martirio sotto al grande masso, divenuto meta di continui pellegrinaggi. Un'altra versione riportata nella stessa fonte documentale narra che il santo si salvò miracolosamente rifugiandosi nella Valle di Cogne, dove sarebbe stato comunque massacrato dai legionari romani. Nel diciannovecentododici lo storico ed antropologo francese Robert Hertz raccolse un'altra versione orale tramandata tra la gente di Cogne. Secondo questa ulteriore testimonianza, il santo non fu un milite tebeo ma un devoto pastore locale il cui gregge prosperava per volere divino. In questa versione pastorale, il santo fu scaraventato giù dalla rupe da montanari miscredenti e invidiosi della sua prosperità.
Le reliquie, il culto e i pellegrinaggi
La storia delle spoglie mortali del martire è ricca di trasferimenti e vicende rocambolesche che ne hanno segnato la custodia. La leggenda vuole che nel nono secolo le spoglie mortali del santo siano state trafugate da ladri di reliquie per essere condotte altrove. Le reliquie finirono ad Ozegna, dove tuttora sorge il santuario della Beata Vergine del Convento e del Bosco. Un paio di secoli dopo, per opera del Re Arduino, le reliquie furono traslate nella cripta della cattedrale di Ivrea. Le reliquie trovarono collocazione in un antico sarcofago romano ancora oggi visibile nella cattedrale di Ivrea, testimoniando la venerazione episcopale e cittadina. Oggi le reliquie di San Besso riposano in un altare laterale della cattedrale di Ivrea insieme ad altri santi martiri, custodite con cura e devozione. San Besso ebbe fin dall'antichità la fama di grande santo taumaturgo e autore di innumerevoli miracoli, attirando folle di fedeli bisognosi di intercessione e di grazia spirituale. La festa in onore del santo è celebrata annualmente il dieci agosto nel santuario dell'alta Val Soana, a oltre duemila metri di quota nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. I fedeli accorrono in pellegrinaggio da Campiglia e dalla vallata di Cogne, rinnovando un legame antico e profondo con la montagna. Per il pellegrinaggio da Cogne occorre partire il giorno prima e pernottare presso il ricovero del santuario, affrontando la fatica del cammino alpino. In passato i fedeli indossavano i costumi tradizionali delle diverse valli durante la ricorrenza festiva. La statua del santo viene portata in processione facendo un giro attorno alla grande rupe del martirio, momento culminante della festa. Oggi l'onore di portare la statua viene assegnato ponendola all'incanto, mentre in passato l'assegnazione della statua fu causa di violenti liti tra le comunità di Campiglia e Cogne. Le comunità di Campiglia e Cogne appartengono oggi a diocesi differenti ma prima del milleduecento erano unite sotto la diocesi di Ivrea. Campiglia e Cogne condividevano in passato una comune parlata dialettale franco-provenzale, che rinsaldava i legami di vicinanza tra le due vallate.
Il culto di San Besso affonda le sue radici in tradizioni molto antiche e presenta singolari elementi di sincretismo culturale. Nei riti popolari si individuano elementi che rimandano all'antica venerazione di rocce come centri di forza divina. Alcune fonti affermano che durante il rito i fedeli compiono pratiche segrete basate sulla convinzione che il contatto con la pietra favorisca la fecondità. L'origine del culto è precristiana e caratterizzata dalla persistenza di un forte culto litico che la Chiesa ha integrato nel tempo. Le popolazioni di Cogne e Campiglia sono profondamente attaccate alla tradizione dei poteri taumaturgici della roccia di Besso e delle scaglie scalpellate dal monte Fautenio. A livello storico e antropologico esiste una singolare e significativa assonanza tra il nome di San Besso e quello del dio egizio Bes. Il dio egizio Bes era particolarmente invocato per la fecondità e la protezione della famiglia. San Besso e la divinità pagana Bes presentano inoltre una notevole somiglianza iconografica. San Besso e il dio Bes sono sovente raffigurati entrambi con un copricapo di piume di struzzo, elemento che ha stimolato la ricerca degli studiosi. Gli studi sul santo comprendono il saggio di Robert Hertz intitolato San Besso, studio di un culto alpestre, contenuto nella raccolta La preminenza della destra e altri saggi, pubblicata da Einaudi a Torino nel millenovecentonovantaquattro. A questo si aggiunge l'opera di Marco Reis intitolata Il mistero di Besso, tra Cogne e Campiglia le radici di un popolo, pubblicato da Lampi di Stampa nel duemilasei.
Una vita di testimonianza
Le vicende terrene di San Beso si inseriscono in quel clima di persecuzione che caratterizzò il terzo secolo. La tradizione, custodita con cura attraverso le generazioni, lo identifica come un soldato appartenente alla gloriosa Legione Tebea. Dopo essere sopravvissuto al massacro di Agaunum, il santo non cercò la fuga nelle comodità, ma scelse la via dell'eremitaggio, ritirandosi tra le vette impervie della Val Soana. La sua presenza in quei luoghi non fu soltanto un atto di isolamento, ma una missione di testimonianza cristiana vissuta nel silenzio e nella contemplazione.
Il cammino di San Beso si concluse tragicamente sul Monte Fautenio, in territorio di Campiglia. Lì, il suo desiderio di solitudine si scontrò con l'incomprensione e la violenza di alcuni abitanti del luogo, che lo condussero al martirio. Questo atto estremo di testimonianza ha trasformato il luogo della sua morte in un punto di riferimento spirituale per tutta la popolazione. La sua memoria storica è stata successivamente onorata dal re Arduino, che volle traslare le sue preziose reliquie da Ozegna alla cattedrale di Ivrea, riconoscendo in lui un patrono potente e un intercessore presso Dio. Questa traslazione ha consolidato il legame del santo con il territorio, rendendo la sua figura un pilastro della devozione locale che ancora oggi vive nel ricordo e nella preghiera dei fedeli.
La devozione e il culto
Il culto di San Beso si è sviluppato attorno alla memoria del martirio e alla venerazione di una roccia, situata nei luoghi che videro il suo eremitaggio. Questa roccia, circondata da una profonda aura di sacralità, è stata per secoli meta di pellegrinaggi ed è tuttora oggetto di particolare venerazione per le sue presunte proprietà taumaturgiche. Il popolo cristiano, guardando alla roccia, vede il segno della fermezza del martire, una pietra angolare su cui edificare la propria fede quotidiana.
La memoria del santo è celebrata con solennità, in particolare il dieci agosto, data che segna il vertice della devozione liturgica, affiancata da una seconda ricorrenza il primo dicembre. Queste celebrazioni permettono alla comunità di rinnovare il legame con San Beso, invocandolo come protettore dei soldati. La sua figura continua a essere un esempio di come la fedeltà al Vangelo possa trasfigurare la vita umana, rendendola una luce che non si spegne, capace di guidare i passi di chi affronta le asprezze del cammino terreno con lo sguardo rivolto verso l'eternità.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Besso?
La doppia festa liturgica in onore di San Besso si celebra annualmente il dieci agosto e il primo dicembre, sia nel santuario d'alta quota in Val Soana sia nella cattedrale di Ivrea.
Di cosa è patrono San Besso?
San Besso è tradizionalmente invocato dai soldati come protettore contro i pericoli della guerra.