15 de mayo
San Caleb (o Elesbaan, Elsebaan)
Rey de Etiopía
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Il contesto storico e l'eccidio di Nagran
Molti monarchi etiopi dai nomi difficili sono tradizionalmente venerati come santi dalla Chiesa copta locale. Sant'Elsebaan è vissuto nel sesto secolo e la sua vicenda storica è profondamente legata all'eccidio dei martiri di Nagran. Nagran era una città situata nella penisola arabica, nell'odierno Yemen, una zona strategica che fu conquistata dagli etiopi all'inizio del sesto secolo. In seguito a tale conquista, gli etiopi curarono con dedizione la diffusione del cristianesimo nella regione dello Yemen. La situazione precipitò quando il giudeo Dunaan innescò una violenta rivolta che portò all'uccisione del principe Areta, di sua moglie, delle quattro figlie e di centinaia di cristiani inermi. Di fronte a tale tragedia, il patriarca di Alessandria d'Egitto scrisse ai vescovi orientali raccomandando di venerare le vittime come santi martiri. A distanza di secoli, i martiri di Nagran sono festeggiati anche dai cattolici il ventiquattro ottobre.
La spedizione militare e la clemenza discussa
Il patriarca di Alessandria, agendo in accordo con l'aiuto dell'imperatore Giustino, spinse il re axumita Elsebaan a intervenire per vendicare il terribile eccidio compiuto nello Yemen. Elsebaan organizzò la spedizione, riconquistò lo Yemen, uccise Dunaan in battaglia e si impossessò della sua principale roccaforte. Lo storico Alban Butler sostenne successivamente che Elsebaan avesse gestito la vittoria con mirabile clemenza e moderazione grazie alla benedizione divina. Tuttavia, la ricostruzione storica di Alban Butler non corrispondeva affatto alla realtà dei fatti. Le cronache dimostrano infatti che Elsebaan dimostrò grande ferocia e crudeltà sia durante i combattimenti sia nei successivi rapporti con gli ebrei della regione sconfitta.
Il ritiro monastico e la morte a Gerusalemme
Alla fine della sua vita, la tradizione vuole che Elsebaan abbia abdicato in favore del proprio figlio per dedicarsi interamente alla vita spirituale. Il sovrano si ritirò a vita monastica prima di fare ritorno al Signore e trascorse gli ultimi tempi della sua esistenza come eremita presso la città santa di Gerusalemme. Come tangibile segno di devozione, Elsebaan donò la sua corona e inviò il suo diadema regale alla chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme al tempo dell'imperatore Giustino. In questo luogo di preghiera e raccoglimento, Elsebaan morì santamente verso l'anno cinquecento cinquantacinque a Gerusalemme.
Il culto e la memoria nel Martirologio
Nel sedicesimo secolo il cardinale Cesare Baronio decise di inserire la vicenda di Areta e dei suoi compagni all'interno del Martirologio Romano. I martiri di Nagran e lo stesso Elsebaan erano storicamente e probabilmente seguaci dell'eresia monofisita. Il cardinale Baronio, tuttavia, possedeva una conoscenza sommaria delle Chiese d'Oriente e non dubitò minimamente dell'ortodossia della Chiesa etiope. Grazie a questo inserimento, Sant'Elsebaan divenne l'unico tra i sovrani etiopi ad essere venerato dalla Chiesa universale. Oggi sant'Elsebaan è commemorato dal Martyrologium Romanum il quindici maggio, giorno in cui la Chiesa ne onora la memoria.
Su vida y reinado
La trayectoria de San Caleb se inscribe en el contexto del reino de Axum, en Etiopía, durante el siglo sexto. Su reinado estuvo marcado por una profunda responsabilidad ante los acontecimientos que afectaban a los cristianos de su tiempo. Ante el brutal eccidio de los mártires de Nagran, el soberano no permaneció indiferente y emprendió una expedición para restaurar la justicia. Con determinación, logró derrotar al opresor Dunaan, reconquistando el Yemen y asegurando la protección de los fieles en aquella región convulsa.
Sin embargo, el éxito militar no fue el fin de su propósito. Consciente de la brevedad de la vida y de la gloria mundana, San Caleb tomó la decisión trascendental de abdicar al trono. En un gesto cargado de simbolismo y fe, entregó su corona en el Santo Sepulcro de Gerusalemme, despojándose de los atributos de la realeza para abrazar la sencillez. Este acto marcó el inicio de su verdadera vocación: la vida contemplativa. Se estableció en Gerusalemme, donde transcurrió sus años finales en el retiro y la oración, viviendo como un eremita. Su entrega fue total, buscando en el silencio del desierto y la cercanía a los santos lugares la paz que el mundo no puede ofrecer, hasta que entregó su espíritu en el año quinientos cincuenta y cinco.
Su memoria y culto
La Iglesia recuerda a San Caleb como un modelo de conversión y de rectitud. Su vida, que transita desde las altas responsabilidades de gobierno hasta la austeridad del eremitismo, es un testimonio claro de cómo la fe puede transformar el corazón humano. Su memoria es conservada con respeto en el Martirologio Romano, donde se reconoce su fidelidad y su camino hacia la santidad.
La conmemoración de San Caleb, celebrada cada quince de mayo, invita a los fieles a reflexionar sobre la importancia de poner los bienes espirituales por encima de las riquezas temporales. Aunque no se le atribuyen patronazgos específicos en la tradición, su ejemplo sigue siendo una luz para quienes buscan la coherencia entre sus convicciones y sus actos, recordando siempre que la verdadera grandeza reside en el servicio a Dios y en el desprendimiento de lo que es pasajero.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Caleb?
San Caleb, noto anche come Elsebaan, si festeggia il quindici maggio nel Martirologio Romano.
En Etiopía, san Caleb o Elésbaan, rey, que para vengar la muerte de los mártires de Nağrān afrontó victoriosamente en batalla a los enemigos de Cristo; después de haber enviado, al tiempo del emperador Justino, su diadema real a Jerusalén, se cree que, como había sido en sus deseos, se haya retirado a vida monástica, antes de hacer regreso al Señor. — Martirologio Romano