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4 de julio

San Cesidio (Antonio) Giacomantonio

Sacerdote franciscano, mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza in Abruzzo

San Cesidio Giacomantonio nacque il trenta agosto del 1873 a Fossa, in provincia dell'Aquila. I suoi genitori si chiamavano Giovanni Giacomantonio e Maria Loreta Antonucci. Al momento del battesimo gli venne imposto il nome di Angelo. Durante l'infanzia e la giovinezza mostrò un carattere obbediente, rispettoso e incline alla devozione religiosa. Da ragazzo era solito pregare a lungo nel Convento di Sant'Angelo in Ocre, luogo in cui erano conservate le spoglie dei beati francescani Bernardino da Fossa e Timoteo da Montecchio, molto venerati in Abruzzo. All'età di quindici anni ottenne l'ammissione come postulante nel Convento Francescano di San Giuliano dell'Aquila. Il ventuno novembre del 1891 vestì l'abito francescano e assunse il nome di Cesidio, scelto in onore del martire della Marsica. L'otto dicembre del 1892, giorno della festa dell'Immacolata Concezione, fu ammesso alla professione dei voti dopo un anno di prova.

Formazione e sacerdozio

Svolse gli studi teologici superiori e la formazione in differenti conventi, compiendo il noviziato a Magliano dei Marsi. Nel 1897 fu ordinato sacerdote dall'arcivescovo dell'Aquila, monsignor Carrano. Celebrò la sua prima Messa nel paese natale di Fossa alla presenza dei genitori e dei concittadini. Venne inizialmente destinato al convento di Capestrano, dove rimase per breve tempo. Nel 1898 fu chiamato a Roma da padre Luigi Laner, promotore delle attività missionarie francescane. A Roma entrò nel Collegio Internazionale di Sant'Antonio in via Merulana per prepararsi alle missioni estere. Padre Cesidio Giacomantonio è stato il primo martire, il primo beato e il primo santo proveniente dal Collegio Internazionale di Sant'Antonio. Durante le vacanze del 1899 tornò in Abruzzo e conobbe padre Luigi Sondini, missionario rientrato dalla Cina dopo trentadue anni di attività, il quale si trovava in Italia per reclutare nuovi confratelli disponibili a partire per le terre d'Oriente. L'incontro con padre Sondini fu determinante per la scelta missionaria di padre Cesidio, che decise di lasciare l'Abruzzo per tornare a Roma e aggregarsi alla spedizione missionaria prevista per l'ottobre del 1899.

Il viaggio missionario verso la Cina

Il diciotto ottobre del 1899 partì da Roma verso Marsiglia insieme ad altri due missionari guidati da padre Luigi Sondini. Il ventidue ottobre del 1899 il gruppo si imbarcò a Marsiglia con destinazione finale la Cina. Durante le tappe del viaggio marittimo i missionari vennero accolti e incoraggiati dai confratelli incontrati lungo la rotta. Successivamente i viaggiatori si separarono e padre Cesidio proseguì il viaggio insieme a padre Bonaventura Schiavo. Il viaggio verso la meta durò complessivamente quattro mesi e sei giorni. Padre Cesidio e padre Schiavo giunsero a Heng-tciou-fu nei primi giorni del 1900. Ad Heng-tciou-fu furono accolti dal Vicario Apostolico dell'Hu-nan, dai confratelli e dai fedeli cinesi. Padre Cesidio rimase ad Heng-tciou-fu per circa due mesi per ambientarsi. Venne successivamente inviato a guidare la comunità di Tong-siang, situata nella regione orientale e contante circa cinquecento battezzati. Mantenne un costante epistolario con la famiglia per informarla sui luoghi, sulle usanze, sulle attività e sulle difficoltà incontrate nella missione.

Il contesto delle persecuzioni

Durante il mese di permanenza a Tong-siang si manifestarono i primi segnali dell'imminente persecuzione che avrebbe colpito la regione. Nelle lettere inviate ai genitori all'inizio di luglio presagì il pericolo di vita, confortandoli sul fatto che il martirio sarebbe stato un dono divino. Le vittime di quella tragica stagione fecero parte delle ricorrenti persecuzioni anticristiane verificatesi in Cina fino al ventesimo secolo. I Boxer scatenarono una violenta persecuzione contro la popolazione cristiana e gli europei. La persecuzione provocò circa ventimila vittime tra vescovi, sacerdoti, religiosi, suore, catechisti e fedeli cinesi nel giro di cinque mesi. La carneficina si concentrò principalmente nelle province dello Shan-si e dell'Hu-nan. Gli uccisori furono i Boxer e i loro sostenitori pagani. I bonzi confuciani incitarono la popolazione contro i missionari facendo ricorso a calunnie dettate dall'invidia. Le persecuzioni furono favorevolmente appoggiate dal viceré Yü-sien e tollerate dall'imperatrice Tz-Hsi, all'epoca settantenne.

Il martirio nello Hunan

Il tre luglio lasciò Tong-siang per recarsi alla sede del Vicariato a Hoang-scia-wuan, nello Hunan. Lo scopo del viaggio era incontrare il proprio direttore spirituale, padre Quirino, vicario del vescovo Fantosati, il quale era in quel momento assente dalla sede insieme a padre Giuseppe Gambaro per impegni pastorali in zone lontane. I fedeli locali e un presbitero cinese sconsigliarono a padre Cesidio di proseguire il viaggio a causa delle notizie sulla persecuzione in corso, ma il giovane religioso ritenne eccessivi tali allarmi e decise di continuare il cammino. Il quattro luglio, intorno a mezzogiorno, la Missione cattolica subì un attacco, arrivato subito dopo l'incendio della struttura protestante. Un gruppo di persone violente invase rapidamente la sede centrale della missione, compiendo atti di vandalismo e urlando minacce di morte. Due missionari di nazionalità cinese riuscirono a fuggire senza venire identificati. Padre Cesidio e padre Quirino trovarono riparo al piano superiore, barricandosi dentro una stanza, mentre all'esterno la folla incitava all'uccisione degli europei. Gli assalitori abbatterono la porta, ma si arrestarono momentaneamente davanti ai due religiosi. Sfruttando l'esitazione degli aggressori, i due missionari attraversarono la folla e scesero le scale, ma una volta giunti nel cortile vennero bloccati. Padre Quirino cadde a terra sotto i colpi ricevuti e fu tratto in salvo da alcuni fedeli cristiani che lo trasportarono a quindici chilometri di distanza. Padre Cesidio, impossibilitato a fuggire, rientrò nell'edificio nel tentativo di uscire da un passaggio secondario che purtroppo si rivelò serrato.

La difesa dell'Eucaristia e la memoria

Secondo la deposizione di una donna cristiana cinese, il missionario si recò in cappella per consumare le ostie consacrate ed evitarne la profanazione. La folla inferocita colpì mortalmente padre Cesidio con lance e bastoni all'interno della cappella. Mentre si trovava ancora in fin di vita, il suo corpo venne avvolto in un tessuto imbevuto di petrolio e dato alle fiamme. La dinamica del martirio venne successivamente ricostruita e raccontata da padre Quirino dopo il suo arrivo in una località sicura. Padre Cesidio era un giovane religioso francescano originario di Fossa e morì prima di aver compiuto ventisette anni. Il sette luglio seguente, il vescovo Antonino Fantosati e padre Giuseppe Gambaro vennero uccisi dopo essere giunti al Vicariato avendo appreso la notizia dei devastamenti. Il nove luglio successivo si verificò l'uccisione di altri ventisei tra missionari e fedeli nella regione dello Shan-si. Il Martirologio attesta che san Cesidio Giacomantonio era un presbitero appartenente all'Ordine dei Frati Minori e che il suo martirio avvenne a Hengyang, nella provincia dello Hunan in Cina, ad opera dei seguaci della setta dei Boxer. Il Martirologio riporta che il santo morì arso vivo dopo essere stato lapidato e avvolto in un telo impregnato di benzina mentre difendeva il Santissimo Sacramento. Il gruppo dei ventinove martiri di cui faceva parte venne beatificato da papa Pio XII nel 1946 e successivamente proclamato santo da papa Giovanni Paolo II il primo ottobre del 2000.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Cesidio Giacomantonio?

La memoria liturgica di san Cesidio Giacomantonio si celebra il 4 luglio.

En la ciudad de Hengyang en la provincia de Hunan en China, san Cesidio Giacomantonio, sacerdote de la Orden de los Menores y mártir, que en la persecución desatada por la secta de los Boxer, mientras intentaba proteger el Santísimo Sacramento de la multitud de sus seguidores, lapidado y envuelto en una tela empapada de gasolina, murió quemado vivo. — Martirologio Romano