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30 de octubre

San Germano de Capua

Obispo

San Germano de Capua

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e rinuncia terrena

San Germano nacque nella storica città di Capua durante il corso del quinto secolo. Venne al mondo in una famiglia di illustri cittadini, essendo figlio di Amanzio e Giuliana. Alla morte del padre, il giovane Germano ereditò un ingente patrimonio terriero e materiale. Con il nobile consenso della madre, prese la coraggiosa decisione di vendere ogni bene ricevuto in eredità per distribuire interamente il ricavato ai poveri della città. Libero da ogni legame con le ricchezze terrene, poté così dedicarsi interamente alla vita spirituale alla quale sentiva di essere chiamato, coltivando la propria anima attraverso la lettura di testi santi, la preghiera costante e rigorose pratiche di mortificazione.

Intorno all'anno cinquecentodiciannove, in seguito alla morte del vescovo Alessandro, la comunità cristiana di Capua si trovò nella necessità di eleggere un nuovo pastore. Secondo le modalità in uso in quell'epoca, Germano fu designato a succedergli per elezione concorde del clero e del popolo. Dopo aver opposto una forte resistenza motivata dalla sua profonda umiltà, alla fine accettò la gravosa carica vescovile, mettendo i propri talenti al servizio della diocesi. Esiste una vasta bibliografia che parla di san Germano e soprattutto della sua opera di vescovo, mentre una Vita del santo anteriore agli anni ottocentosettantasette e ottocentosettantotto, scritta più di tre secoli dopo la sua esistenza, fornisce alcune notizie generali. Ulteriori informazioni sicure sulla sua vita e sulle sue missioni si ricavano anche dalle testimonianze contenute nel Liber Pontificalis.

La missione di pace in Oriente

Il momento di maggiore rilievo nella vita di san Germano fu legato alla sua missione diplomatica in Oriente per sanare il grave scisma acaciano. Tale divisione ecclesiale ebbe origine dal nome del patriarca di Costantinopoli Acacio, morto nell'anno quattrocentottanove. Nel tentativo di porre termine alle aspre controversie tra i cattolici e i sostenitori del monofisismo, Acacio si accordò con questi ultimi e suggerì all'imperatore Zenone di Bisanzio di promulgare, nell'anno quattrocentottantadue, la formula di unione nota come Enòtico. Tale documento, diretto a tutto l'impero, finì per non risolvere i punti teologici più delicati e scontentò entrambe le parti in causa. Il papa Felice terzo decise quindi di deporre e scomunicare Acacio nel quattrocentottantaquattro, dando inizio a quella frattura nota come scisma acaciano, destinata a durare per ben trentacinque anni e a separare la Chiesa d'Oriente da Roma, alimentando il concetto di indipendenza dal Sommo Pontefice che invece rivendicava il diritto primaziale a definire le questioni di fede e di disciplina.

I tentativi dei precedenti pontefici e il fallimento di due prime legazioni non avevano sortito effetti positivi. Il papa san Ormisda, regnante tra il cinquecentoquattordici e il cinquecentoventitré, decise di compiere un nuovo tentativo che trovò terreno fertile quando Giustino primo salì al trono imperiale nel cinquecentodiciotto. Fin dai primi giorni del suo regno, l'imperatore Giustino, insieme ad altri personaggi influenti della corte bizantina come il nipote Giustiniano e il patriarca Giovanni, chiese formalmente al papa di inviare una delegazione per ristabilire la pace fra le due Chiese. Nel gennaio del cinquecentodiciannove papa Ormisda, d'accordo con il re Teodorico che regnava in Italia con sede a Ravenna, inviò la sua terza legazione. La guida di questa importante missione fu affidata al vescovo di Capua Germano, una scelta che rivela chiaramente la straordinaria stima riposta dalla Chiesa di Roma nella sua dottrina, nella sua saggezza e nelle sue virtù. La delegazione pontificia era composta inoltre da un altro vescovo di nome Giovanni, dal diacono romano Felice, dal celebre Dioscoro che era diacono alessandrino residente a Roma, dal prete romano Blando e dal notaio ecclesiastico Pietro.

Giunti a destinazione, i legati pontifici furono accolti trionfalmente a Costantinopoli e ricevuti in solenne udienza dall'imperatore. Dopo la lettura del celebre libellus inviato da papa san Ormisda e un breve contraddittorio condotto sapientemente dai delegati, i vescovi presenti convennero pienamente con le tesi pontificie. Nel giorno del giovedì santo del cinquecentodiciannove, anche il patriarca Giovanni accettò ufficialmente la formula del papa. La pace nella Chiesa fu finalmente raggiunta e lo scisma rientrato tra l'esultanza generale dell'intera comunità, che si recò in massa in chiesa per elevare a Dio il canto di ringraziamento. I legati rimasero a Bisanzio per più di un anno, lavorando con dedizione per consolidare il risultato della conciliazione anche nelle altre Chiese orientali e per superare i persistenti contrasti sollevati da alcuni irrequieti monaci sciti. Soltanto verso il dieci luglio del cinquecentoventitré, secondo le stime, i legati ripresero la via del ritorno verso l'Italia.

I prodigi e la testimonianza di San Gregorio Magno

La grandezza spirituale di san Germano è tramandata anche attraverso episodi prodigiosi e visioni mistiche raccontate dal papa san Gregorio Magno nei suoi celebri Dialoghi. Il primo episodio narra che l'anima del diacono romano Pascasio sarebbe apparsa a Germano nelle Terme di Agnano a Napoli e che, grazie alle ferventi preghiere del vescovo capuano, l'anima fu liberata dalle pene del Purgatorio. Il secondo episodio descrive un momento di altissima contemplazione vissuto da san Benedetto da Montecassino, il quale ebbe la visione dell'anima di san Germano che saliva al cielo trasportata dagli angeli all'interno di un luminoso globo di fuoco. Il santo patriarca Benedetto, profondamente allietato da tanta gloria riservata al vicino vescovo di Capua, mandò subito persone fidate a informarsi su di lui. I messaggeri ricevettero la notizia che nel momento esatto in cui san Benedetto aveva avuto la visione, Germano stava spirando sulla terra. La morte di san Germano avvenne il trenta ottobre del cinquecentoventuno, o secondo la cronologia consolidata il cinquecentoquarantuno.

Oltre al legame spirituale con san Benedetto, le fonti attestano che san Germano strinse rapporti di profonda amicizia con altri eminenti pastori della Chiesa del suo tempo, tra cui san Sabino, vescovo di Canosa, e il pontefice san Giovanni I. Queste relazioni fraterne confermano il ruolo di primo piano svolto da Germano nel panorama ecclesiastico italiano del sesto secolo, contraddistinto da una costante ricerca della santità e da una stretta collaborazione tra i vescovi per il bene delle anime e la difesa della fede cattolica.

Le reliquie e la storia del culto

Dopo la sua morte, san Germano fu inizialmente sepolto a Capua Vetere, nella chiesa di Santo Stefano, un luogo sacro in cui lo stesso vescovo aveva in precedenza provveduto a collocare le reliquie del santo protomartire. Nella chiesa originariamente edificata dall'imperatore Costantino, il santo fu a lungo venerato con grande devozione dai fedeli campani. Successivamente, in seguito alla costruzione di una nuova sede urbana, il corpo del vescovo vi fu solennemente trasferito. Le vicende delle sue spoglie mortali ebbero tuttavia ulteriori sviluppi storici nell'alto Medioevo. Nell'ottocentosessantasei l'imperatore Ludovico secondo giunse in Italia e dimorò per circa un anno a Capua. Alla sua partenza, l'imperatore decise di portare con sé il corpo di san Germano. Durante il viaggio di ritorno, passando per la città fondata dall'abate Bertario ai piedi di Montecassino e allora chiamata Eulogimenopoli, Ludovico secondo lasciò parte delle reliquie del santo. Per la presenza di queste sacre spoglie e per la viva venerazione che si era rapidamente instaurata tra la popolazione, la città prese in seguito il nome di San Germano, denominazione che rimase in vigore fino al mille ottocentosessantatré, quando fu ufficialmente mutata nell'antico nome di Cassino. Durante il proseguimento del viaggio di ritorno in Germania, l'imperatore lasciò ulteriori reliquie del santo vescovo nella città di Piacenza, dove esse sono venerate da secoli nella cripta della chiesa di San Sisto. Nel mille ottocentonarantasei l'abate di Montecassino Frisari riuscì a ottenere per la città di Cassino alcune reliquie del santo restituite da Piacenza, ma l'unica reliquia superstite nel tempo a Cassino, costituita da un dito del santo, andò purtroppo perduta durante i saccheggi perpetrati dalle truppe francesi alla fine del diciottesimo secolo.

La figura di san Germano si distingue all'interno del santorale cristiano anche per la specificità del suo nome. Esistono infatti circa una trentina di santi o martiri che portano il nome di Germano, oltre a numerosi personaggi della storia moderna, ma il vescovo di Capua conserva una fisionomia del tutto peculiare. Il suo culto, sebbene presente in alcune zone anche fuori d'Italia, rimane attestato soprattutto nelle terre di Capua e di Cassino. San Germano è titolare di alcune parrocchie e la sua festa liturgica è celebrata con particolare onore nell'Abbazia di Montecassino e nella stessa città di Cassino, dove è venerato come speciale patrono. La devozione popolare ha tuttavia subito gravi ferite nel corso del ventesimo secolo: molte opere d'arte che raffiguravano san Germano nella chiesa di Cassino e le stesse reliquie custodite nella chiesa andarono interamente distrutte durante il disastroso bombardamento del millenovecentoquarantaquattro. Ciononostante, il Martirologio romano continua a ricordarlo con solennità a Capua, in Campania, custodendone la memoria perenne come insigne pastore della Chiesa universale.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Germano de Capua?

La festa di san Germano si celebra il trenta ottobre, con particolare solennità nell'Abbazia di Montecassino e nella città di Cassino.

Di cosa è patrono San Germano de Capua?

San Germano è celebrato come speciale patrono nella città di Cassino.

En Capua, también en Campania, san Germano, obispo, de quien escribió el papa san Gregorio Magno. — Martirologio Romano