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21 de septiembre

San Lorenzo Imbert

Obispo y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La giovinezza e la formazione

Laurent-Joseph-Marius Imbert nacque il 23 marzo 1796 nella fattoria Bricart a Marignane, nel dipartimento francese delle Bouches-du-Rhône, mentre i suoi genitori abitavano solitamente nella frazione di Callas, nel comune di Cabriès, situato nello stesso dipartimento. Trascorse gli anni della sua prima formazione ad Aix-en-Provence, ospite del pensionato delle Suore del Ritiro Cristiano, dove iniziò a coltivare la propria vocazione e la sua profonda sensibilità spirituale. Per mantenersi agli studi e provvedere all'acquisto di vestiti nuovi, la tradizione riferisce che confezionasse con cura e dedizione delle corone del Rosario. Dopo aver compiuto un percorso di preparazione di alcuni anni presso il Seminario Maggiore di Aix, decise di compiere un passo decisivo per la sua dedizione alla Chiesa universale, entrando ufficialmente nel Seminario delle Missioni Estere di Parigi l'8 ottobre 1818. Pochi mesi più tardi, il 5 marzo 1819, venne formalmente incardinato nella diocesi di Parigi, ponendo le basi per il suo futuro apostolato oltre i confini europei. La grazia del presbiterato giunse il 18 dicembre dello stesso anno, quando fu ordinato sacerdote grazie a una speciale dispensa sull'età, accordatagli per mezzo di un indulto concesso il 18 novembre precedente. Nel gennaio successivo, precisamente il 10 gennaio 1820, pur trovandosi nella condizione di Aspirante, fu chiamato a prendere parte alle elezioni interne al Seminario al fine di raggiungere il numero minimo di cinque elettori previsto rigorosamente dalla Regola della comunità. Il suo spirito missionario non tardò a manifestarsi concretamente, spingendolo a partire per il vasto territorio del Sichuan il 20 marzo del medesimo anno, pronto a spendere interamente la propria esistenza per l'annuncio del Vangelo in terre lontane e sconosciute.

I viaggi e le prime missioni in Asia

Il lungo viaggio verso la destinazione prefissata fu segnato da soste providenti e da incarichi delicati che misero alla prova la sua obbedienza e la sua flessibilità pastorale. Rimase per un certo periodo di tempo a Singapore poiché il vescovo Esprit-Marie-Joseph Florens, Vicario apostolico del Siam, desiderava fortemente impiantare una missione nell'isola ma nutriva forti incertezze riguardo alla situazione politica e sociale locale. Padre Imbert fu espressamente inviato a Singapore per esaminare con attenzione la situazione, sbarcando sull'isola l'11 dicembre 1821 per adempiere a questo compito di grande responsabilità. Gli storici ritengono probabile che sia stato proprio lui il primo sacerdote cattolico a celebrare la Santa Messa in quel luogo e a prendersi cura direttamente dei fedeli cattolici presenti nella regione. Successivamente, giunto a Penang, in Malesia, gli fu chiesto di sostituire temporaneamente un insegnante presso il Collège General, il Seminario interdiocesano locale, dove svolse l'incarico di docente dall'aprile 1821 al gennaio 1822. Ripartito per proseguire il suo cammino, il 10 febbraio 1822 giunse a Macao, ma constatò che la via diretta tradizionalmente percorsa per raggiungere il Sichuan era momentaneamente chiusa a causa di impedimenti esterni. Fu costretto a passare in Cocincina, dove soggiornò per ben due anni nel Tonchino, dedicandosi con zelo instancabile all'amministrazione e al sostegno di alcune comunità cristiane che vivevano in condizioni di isolamento. Riuscì finalmente a raggiungere la sua destinazione missionaria originaria soltanto nel marzo del 1825, compiendo un itinerario faticoso attraverso la regione dello Yunnan. Nei dodici anni trascorsi operosamente nel Sichuan si distinse in modo luminoso per lo zelo profuso nelle attività pastorali e per lo straordinario spirito di sopportazione dimostrato di fronte alle frequenti malattie. Durante la sua permanenza in quelle terre, ebbe anche l'onore e l'onere di essere il primo superiore del seminario di Moupin, contribuendo in prima persona alla formazione dei futuri operai del Vangelo prima di essere chiamato a una nuova e ancor più difficile missione.

L'arrivo in Corea e l'opera pastorale

L'opportunità di una nuova frontiera missionaria si presentò quando la Congregazione di Propaganda Fide suggerì alle Missioni Estere di assumere la cura pastorale della Corea, spingendo padre Imbert a offrirsi immediatamente come volontario per questa generosa impresa di evangelizzazione. La sua offerta generosa fu formalmente accolta quando monsignor Barthélémy Bruguière, primo Vicario Apostolico di Corea, morì tragicamente alla frontiera del Paese nel novembre del 1835 senza poter entrare nel territorio. Padre Imbert fu quindi nominato successore di Barthélémy Bruguière e contestualmente designato Vescovo titolare di Capsa il 26 aprile 1836, ricevendo la consacrazione vescovile il 14 maggio 1837 prima di mettersi in viaggio. Lasciato il Sichuan il 17 agosto successivo, giunse alla fine del mese di ottobre del 1837 a Sivang, in Tartaria, regione corrispondente all'odierna Manciuria. Da Sivang proseguì il cammino fino a raggiungere Moukden e, nella notte del 18 dicembre, varcò clandestinamente la frontiera coreana per iniziare la sua delicata missione. Il 30 dicembre si trovava già a Seul, dove si dedicò con impegno allo studio della lingua locale, arrivando appena tre mesi più tardi a essere pienamente in grado di ascoltare le confessioni dei fedeli. Nel corso della sua intensa evangelizzazione, il presule accrebbe notevolmente il numero dei cattolici nonostante le numerose e gravi vessazioni perpetrate dalle autorità locali contro la Chiesa. Si dedicò inoltre alla preparazione di tre candidati al sacerdozio, lavorando fianco a fianco e intensamente coadiuvato da altri due sacerdoti francesi, Jacques-Honoré Chastan e Pierre-Philibert Maubant, che l'avevano preceduto coraggiosamente sul territorio coreano. Egli deteneva il primato di essere il primo vescovo a metter piede in Corea, a sei anni dall'istituzione ufficiale del Vicariato Apostolico e a cinquantadue anni dalla fondazione della Chiesa cattolica in quel luogo. Quando padre Maubant aveva intrapreso la sua opera nel 1836, i cattolici coreani erano circa seimila, ma nel giro di soli tre anni la comunità si accrebbe di ulteriori tremila persone grazie al fervore dei pastori.

La vita quotidiana e l'inizio della persecuzione

In una lettera scritta nel 1838, il vescovo descrive con toni limpidi e realistici la sua faticosa vita quotidiana, fatta di preghiere continue, amministrazione dei battesimi, ascolto delle confessioni, rigorosi digiuni, faticosi spostamenti tra le case dei fedeli e lezioni di teologia impartite agli allievi. Dichiara apertamente di dormire sulle spine di una terra coperta semplicemente da una stuoia e da un tappeto di lana tartara, definendosi al superlativo del lavoro per la mole di impegni apostolici che lo assorbivano giorno e notte. Rileva inoltre con tratto benevolo che il paese, caratterizzato da un clima secco e freddo, risultava paradossalmente adatto al temperamento del proprio fisico. Dal 20 dicembre 1838 al 30 gennaio 1839 il vescovo visitò con sollecitudine pastorale le comunità cristiane residenti nelle vicinanze di Seul, dovendo in seguito fermarsi sul monte Suri a causa delle circostanze avverse. Nel mese di febbraio, constatando una ripresa apparente della persecuzione anticristiana, si premurò con ogni mezzo di amministrare i sacramenti ai fedeli della capitale per fortificarli nella prova. Nel mese di giugno, profondamente spossato dalla stanchezza accumulata, si rifugiò prudentemente nella località di Suwon per trovare un temporaneo riposo. Il catechista Andrea Chong Hwagyŏng gli aveva trovato un rifugio sicuro a Suwon presso l'abitazione del suo fedele amico Andrea Son, offrendo al presule un luogo protetto. Un giorno il catechista fu raggiunto da Kim Yo-sang, il quale portò la notizia straordinaria che i funzionari governativi avevano finalmente deciso di porre termine alle persecuzioni contro i cristiani. La comunicazione conteneva inoltre la richiesta che i medesimi funzionari desideravano ricevere il Santo Battesimo direttamente per mano del vescovo Imbert, domandando con insistenza dove egli si trovasse nascosto. Nella notte tra il 10 e l'undici agosto, all'una di notte, il catechista si recò sconsideratamente a casa di Andrea Son e riferì con estrema ingenuità al vescovo il racconto rassicurante che aveva appena ricevuto dai presunti emissari della pace.

L'arresto e il supremo sacrificio

Imbert comprese immediatamente, con grande lucidità spirituale, che si trattava di un ingannevole tranello ordito dalle autorità, ma prese la ferma e coraggiosa decisione di non fuggire per sottrarsi al pericolo. Per evitare rappresaglie e gravi problemi alla sua comunità e alla sua gente, optò deliberatamente per la scelta di consegnarsi a coloro che erano venuti ad arrestarlo. L'indomani, dopo aver celebrato con raccoglimento la Santa Messa, si dispose serenamente alla cattura, accettando il destino che lo attendeva per amore di Cristo. Scrisse un breve biglietto indirizzato ai padri Chastan e Maubant, annunciando loro che non c'era più alcun modo di arretrare e che non erano spie, bensì cristiani mossi da motivazioni di fede a cercarli disperatamente. Nel medesimo messaggio informava che Andrea Chong era arrivato all'una di notte e aveva promesso di chiamarlo a seguito di meravigliose notizie ricevute, invitando nel contempo i confratelli a nascondersi con la massima cura fino a nuovo avviso e a pregare incessantemente per lui. Condotto l'indomani a Seul, fu immediatamente rinchiuso in carcere, dove subì il doloroso e violento supplizio della curvatura delle ossa per piegare la sua resistenza interiore. Sottoposto a severi interrogatori, alla precisa domanda sul motivo della sua venuta in quelle terre rispose senza esitazione che era venuto unicamente per salvare le anime. Interrogato su quante persone avesse istruito nella fede, rispose con franchezza che erano circa duecento, manifestando la trasparenza del suo ministero apostolico. All'ordine perentorio di rinnegare Dio, il vescovo, fremente di santo disgusto, alzò fermamente la voce e rifiutò con sdegno l'empia richiesta. Il giudice, comprendendo chiaramente di non poter ottenere alcun cedimento dalla sua fede incrollabile, ordinò di farlo bastonare severamente e di riportarlo in prigione a scontare la sua rigorosa detenzione.

La consegna dei confratelli e il martirio

Inizialmente monsignor Imbert era intimamente persuaso di dover difendere a tutti i costi la vita dei propri missionari collaboratori, proteggendoli dalla furia dei carnefici. Tuttavia, di fronte all'orrore indicibile della prigione e alle torture atroci subite dai fedeli collaboratori laici Carlo Cho Shin Ch'ol, Paolo Chong Ha-Sang e Agostino Yu Chin-Kil, maturò una diversa decisione per il bene comune. Ordinò pertanto l'estrema ubbidienza ai sacerdoti Maubant e Chastan di consegnarsi spontaneamente alle autorità civili, affinché cessassero le persecuzioni contro gli altri membri della Chiesa. Il 23 agosto padre Maubant ricevette un secondo messaggio inviato dal vescovo, contenente la toccante citazione evangelica del Buon Pastore che dà la vita per le sue pecorelle. In quel messaggio si invitavano quanti non fossero ancora partiti in barca a recarsi sul posto accompagnati dall'inviato Son Kie Tsong. Nella notte tra il 5 e il 6 settembre fu recapitato l'ultimo accorato appello ai missionari, con l'invito tassativo a presentarsi accompagnati dal mandarino Son Kie Tsong, raccomandando espressamente che nessun cristiano li seguisse lungo la via per evitare ulteriori pericoli. Alcuni giorni più tardi, tutti e tre i religiosi comparvero insieme di fronte al giudice per subire il giudizio supremo. Furono sottoposti a tre giorni di estenuanti interrogatori volti a estorcere i nomi e i nascondigli segreti dei convertiti, ma non si abbatterono mai nonostante le continue torture subite. Condotti infine in un'altra prigione, furono formalmente condannati alla pena della decapitazione per la loro fedeltà incrollabile al Vangelo. L'esecuzione capitale avvenne il 21 settembre 1839 a Saenamteo, località situata non lontano da Seul, suggellando con il sangue la loro totale oblazione a Dio. Al momento del martirio, i due sacerdoti avevano trentasei anni di età, mentre il vescovo ne aveva quarantasette. I corpi dei santi martiri rimasero esposti agli sguardi della popolazione per tre giorni prima di ricevere una sepoltura provvisoria e sommaria nella sabbia del luogo dell'esecuzione, in attesa della pietà dei fedeli.

La traslazione delle reliquie e il culto

Verso la metà del mese di ottobre dello stesso anno, i corpi furono trafugati clandestinamente da alcuni coraggiosi cristiani e seppelliti provvisoriamente sul monte Nogu, luogo tradizionalmente destinato alla sepoltura di chi non possedeva alcuna proprietà terriera. Più tardi, al fine di evitare la dolorosa confusione con le migliaia di altre tombe anonime presenti nell'area, i resti mortali furono traslati con devozione sul monte Samseongsan. La denominazione di questo monte, che significa letteralmente dei tre santi, esisteva tuttavia già prima del XVIII secolo, quasi a prefigurare la sacralità di quel luogo di riposo terreno. Il 21 ottobre 1901 la tomba fu aperta alla presenza delle autorità ecclesiastiche, ma i resti risultavano ormai confusi con quelli dei confratelli Maubant e Chastan. Raccolti con sommo rispetto, i resti furono inizialmente portati al seminario di Ryong-san per essere custoditi adeguatamente. La traslazione definitiva e solenne avvenne il 2 novembre 1901 presso la Cattedrale di Seul, dove i sacri resti furono collocati stabilmente all'interno della cripta a partire dal mese di maggio del 1903. I teli adoperati per la loro sepoltura vennero conservati con cura nella Sala dei Martiri del Seminario delle Missioni Estere di Parigi, mentre altre insigni reliquie furono destinate alla Cattedrale del Buon Pastore a Singapore. Questo tempio cattolico di Singapore aveva assunto tale denominazione proprio in memoria dell'ultimo biglietto scritto dal vescovo martire prima di affrontare la cattura. Il decreto canonico per l'introduzione della causa di beatificazione del vescovo Imbert porta la data del 24 settembre 1857, avviando ufficialmente l'iter ecclesiale per il riconoscimento delle sue virtù. Il santo fu successivamente incluso nel novero dei settantanove cristiani solennemente beatificati il 9 maggio 1925 insieme ai compagni di martirio Andrea Chong Hwagyŏng, Carlo Cho Shin Ch'ol, Paolo Chong Ha-Sang e Agostino Yu Chin-Kil. Il coronamento di questo cammino di fede si compì quando papa Giovanni Paolo II lo annoverò tra i centodue martiri canonizzati il 6 maggio 1984. La solenne celebrazione della canonizzazione ebbe luogo nella piazza Youido a Seul, nel corso dello storico viaggio apostolico compiuto dal Pontefice in Corea, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone e Thailandia, consegnando per sempre la memoria di San Lorenzo Imbert alla venerazione della Chiesa universale.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Lorenzo Imbert?

La memoria liturgica di San Lorenzo Imbert si celebra il 21 settembre, giorno del suo martirio avvenuto a Saenamteo.

Di cosa è patrono San Lorenzo Imbert?

I documenti storici e i fatti biografici non menzionano titoli di patronato specifici per San Lorenzo Imbert.

En Sai-Nam-Hte en Corea, pasión de los santos mártires Lorenzo Imbert, obispo, Pedro Maubant y Jacobo Chastan, sacerdotes de la Sociedad para las Misiones Extranjeras de París, que para salvar la vida de otros cristianos se entregaron a los soldados y fueron traspasados con la espada. — Martirologio Romano