8 de enero
San Severino
Abad
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e giovinezza in Oriente
La data e il luogo di nascita di Severino sono sconosciuti, sebbene la sua nascita sia collocata nel 410. A chi lo interrogava sulle sue origini e sulla sua età, Severino rispondeva in modo evasivo sostenendo che un predicatore appartiene unicamente all'eternità e al cielo. Dal suo modo di parlare e dal suo comportamento si deduceva chiaramente la sua origine romana. Secondo il racconto del suo discepolo e biografo Eugippio, Severino trascorse la giovinezza in Oriente per praticare la vita eremitica seguendo la regola di San Basilio. Sebbene Severino fosse un monaco, alcuni testi attestano che Severino era un sacerdote, dedito al ministero e alla cura delle anime bisognose di guida spirituale.
L'arrivo nel Norico
Attorno al 455, spinto da una rivelazione divina, Severino si trasferì nella regione del Norico. L'arrivo di Severino nel Norico avvenne circa due anni dopo la morte del re degli Unni, Attila. Attila era stato precedentemente allontanato da Parigi grazie alle preghiere di Santa Genoveffa, morta nel 512. Inoltre, Attila era stato sconfitto presso Châlons-sur-Marne, sui campi Catalaunici, dal generale romano Ezio. Alla morte di Attila, i suoi numerosi figli si contesero il regno attraverso violente lotte lungo il Danubio. Giunto nel Norico, situato lungo il fiume Danubio nell'attuale Austria, Severino si stabilì nel villaggio di Astura, l'odierna Stockerau, facendosi ospitare dal custode della chiesa del luogo. Severino conquistò rapidamente la stima e l'affetto del suo ospite grazie alla sua devozione, alla moralità e alla carità.
Le prime prove e la profezia di Astura
Un giorno Severino uscì dal suo alloggio per radunare i chierici e i laici nelle strade di Astura e condurli in chiesa. Severino avvertì la popolazione di Astura dell'imminente pericolo rappresentato dai barbari vicini, invitandoli a chiudere le porte, a difendersi, a pregare e a fare penitenza. Gli abitanti di Astura ignorarono gli avvertimenti e le esortazioni dell'eremita. I sacerdoti di Astura si rifiutarono di prendere sul serio le predizioni dello sconosciuto. Sdegnato per l'incredulità dimostrata, Severino abbandonò la chiesa e predisse al suo ospite il giorno e l'ora esatti dell'imminente disastro. Severino lasciò la città di Astura dichiarandola ostinata e destinata alla rovina, offrendo un severo ammonimento sulla chiusura dei cuori alla grazia divina.
Il rifugio a Comagena
Severino si rifugiò a Comagena, l'odierna Tulln an der Donau, una borgata fortificata poco distante da Astura sul Danubio. La guarnigione di Comagena era troppo esigua per difendere la popolazione dalle incursioni barbariche. Anche nella chiesa di Comagena Severino rinnovò i suoi inviti alla penitenza e le sue profezie. Inizialmente anche gli abitanti di Comagena si rifiutarono di credere alle parole di Severino. Un anziano superstite della tragedia di Astura giunse a Comagena e raccontò la distruzione della sua città, causata dal mancato ascolto dei moniti del santo. In seguito alla testimonianza del superstite, i cittadini di Comagena pregarono, digiunarono e fecero elemosine per tre giorni. I barbari assediarono Comagena, ma al terzo giorno furono sbaragliati da un terremoto che scatenò il panico tra le loro fila.
L'apostolato a Favianis
Dopo l'episodio di Comagena, Severino venne riconosciuto come l'apostolo del Norico, operatore di miracoli, protettore dei poveri e consigliere di Romani e barbari. I barbari, colpiti dalla sua santità, ascoltavano, ubbidivano e veneravano Severino. Poiché Severino non apparteneva al clero secolare locale e manteneva la sua autonomia, la sua azione suscitò gelosie tra i sacerdoti locali. A causa delle ostilità del clero, Severino si trasferì a Favianis, l'odierna Mautern, sul Basso Danubio, dove fu accolto favorevolmente. Grazie alle preghiere e alle penitenze di Severino, la città di Favianis fu salvata dalla carestia e dalla minaccia dei barbari. Quando gruppi di predoni si presentarono sotto le mura di Favianis per compiere saccheggi, Severino esortò il comandante della guarnigione a combatterli con fiducia in Dio.
Misericordia e fondazione dei monasteri
Severino ordinò al comandante della guarnigione di non uccidere i nemici una volta sconfitti. I soldati di Favianis effettuarono una sortita improvvisa che terrorizzò i barbari e li costrinse alla fuga. I barbari catturati furono condotti da Severino, il quale li rimproverò per i loro reati, offrì loro del cibo e li rimandò nei loro paesi. Severino promise ai cittadini di Favianis che la città non avrebbe più subito razzie se avessero continuato a rispettare la legge di Dio e la pietà. Attorno al 456, dopo un periodo trascorso in solitudine, Severino fondò un monastero nei pressi di Favianis. Molti discepoli si unirono a Severino nel monastero di Favianis per condividerne lo stile di vita e sostenerlo nella predicazione. Severino fondò un secondo monastero a Boiotro, posizionato alla confluenza tra i fiumi Inn e Danubio, di fronte alla città di Passavia. In questo modo egli eresse dei monasteri per consolidare la fede cristiana nella regione.
Austerità e preghiera liturgica
Nonostante la sua naturale inclinazione per la vita contemplativa e solitaria, Severino si dedicò a un'intensa attività caritativa per volontà divina. Severino rifiutò sempre la carica episcopale per mantenere la propria libertà d'azione e per spirito di umiltà. San Severino educava i suoi discepoli maggiormente con l'esempio pratico che con le istruzioni verbali. Il santo praticava uno stile di vita caratterizzato da una grandissima austerità. Severino camminava a piedi scalzi persino nella stagione invernale. Egli indossava esclusivamente una sola tunica. Severino riposava e dormiva direttamente sul pavimento del proprio oratorio. Il santo spezzava il digiuno solo dopo il tramonto del sole, salvo in determinate ricorrenze solenni. Durante il periodo quaresimale, Severino consumava cibo una sola volta a settimana. Grazie a una grazia speciale, il santo riusciva talvolta a protrarre il digiuno per diverse settimane consecutive. La salmodia rappresentava la pratica di preghiera più comune e diffusa tra i monaci e gli asceti dell'epoca. Severino promosse la diffusione della salmodia e la praticò sempre con solennità insieme ai suoi discepoli e al popolo. I fedeli partecipavano alla salmodia in chiesa durante giorni e orari prestabiliti.
Prodigi e doni spirituali
Dio manifestò attraverso un miracolo il proprio gradimento per questa modalità di preghiera. Eugippio attesta un prodigio avvenuto nella città di Iuvao, l'odierna Salisburgo. Mentre la popolazione di Iuvao era radunata in chiesa per la recita del vespro, mancava il fuoco per accendere le lampade. Severino si mise in preghiera e la lampada che portava in mano si accese miracolosamente. Il santo desiderava disporre di edifici ecclesiastici ampi per la celebrazione solenne dei sacri misteri. Per fare consacrare le nuove chiese e renderle idonee alle funzioni del clero, Severino si procurò delle reliquie con modalità prodigiose. Severino ordinò a uno schiavo da lui affrancato di varcare il Danubio e cercare un uomo sconosciuto nei mercati dei barbari. Grazie alla grazia profetica, Severino descrisse dettagliatamente al liberto le sembianze dell'uomo da cercare. Il liberto attraversò il fiume, rintracciò l'uomo indicato e si sentì chiedere da questi se sapesse dove trovare una guida per giungere dall'uomo di Dio.
Il dono delle reliquie dei martiri
L'uomo sconosciuto rivelò che pregava da tempo i santi martiri di cui portava le reliquie affinché lo liberassero da quel compito, sostenuto per necessità religiosa e non per presunzione. Dopo le spiegazioni del liberto, l'uomo gli consegnò le reliquie dei santi Gervasio e Protasio. Il liberto portò le reliquie dei santi Gervasio e Protasio a Severino. Severino accolse le reliquie con grandi onori e le collocò, tramite il ministero dei sacerdoti, nella basilica che aveva riedificato nel suo monastero. Quando la nuova basilica di Boiotro necessitò di reliquie di martiri, i sacerdoti si offrirono di mettersi in viaggio per cercarle. Severino predisse che non sarebbe stato necessario alcuno sforzo, poiché le reliquie di San Giovanni Battista sarebbero giunte al monastero spontaneamente. Eugippio riferisce che un giorno Severino si trovava a Flavianis intento a leggere il Vangelo. Conclusa la preghiera, Severino si alzò e ordinò di allestire immediatamente un'imbarcazione. Il santo annunciò ai presenti meravigliati che dovevano muoversi per andare incontro alle reliquie dei beati martiri. Attraversato il Danubio senza indugio, trovarono un uomo seduto sulla sponda opposta che chiedeva con insistenza di essere condotto dal servo di Dio. L'uomo desiderava da tempo incontrare Severino a causa della grande fama che lo circondava. Una volta riconosciuto il santo, l'uomo gli donò le reliquie di San Giovanni Battista che aveva custodito per molto tempo.
Opera missionaria e lotta al paganesimo
Severino e i suoi discepoli lavorarono per trent'anni all'evangelizzazione del Norico, alla conversione delle popolazioni barbariche e alla riforma morale dei cristiani. Nella città di Cucullis, l'odierna Kuchel, alcuni cittadini avevano preso parte a sacrifici pagani. Per scoprire i colpevoli dei sacrifici pagani a Cucullis, Severino invitò sacerdoti e diaconi a pregare con lui affinché Dio li smascherasse. Un miracolo divino rivelò la verità: le candele della maggior parte dei fedeli si accesero improvvisamente. I ceri appartenenti a coloro che avevano partecipato ai sacrilegi, e che continuavano a negarlo, rimasero invece spenti. Il prodigio portò i peccatori al pentimento e al ravvedimento. I principali strumenti dell'azione missionaria di Severino furono la preghiera, il digiuno e la pratica dell'elemosina. Severino inviò una lettera a Paolino, vescovo di Tigurnia, chiedendogli di proclamare tre giorni di digiuno per scongiurare una catastrofe futura. Il vescovo Paolino accolse ed eseguì la richiesta di Severino. Al termine del digiuno, un'incursione di Alemanni portò morte e devastazione nel territorio. I centri fortificati che avevano praticato il digiuno rimasero del tutto incolumi e protetti dal pericolo.
Guarigioni e penitenze straordinarie
Prima di operare la guarigione di un malato, Severino era solito prescrivere un digiuno di più giorni. Per ottenere la guarigione di un lebbroso, il santo indisse alcuni giorni di digiuno e affidò l'infermo alle cure dei suoi monaci. Quando lo stesso lebbroso manifestò il desiderio di restare con lui, Severino ricorse di nuovo al digiuno per conoscere la volontà divina. Per liberare tre monaci dal possesso demoniaco, Severino intraprese quaranta giorni di severe penitenze. Severino ordinò improvvisamente a un confratello di nome Orso di scongiurare un imminente pericolo attraverso l'astinenza dal cibo. Al quarantesimo giorno di penitenza, una pustola letale comparve sul braccio del monaco Orso. Orso si presentò al Santo abate per mostrargli la propria malattia. Il Santo abate guarì Orso tracciando su di lui un segno di croce. Le rigide austerità del Santo non incontravano il favore di tutti. Un sacerdote, posseduto dallo spirito diabolico, urlò al Santo di andarsene velocemente per permettere loro di riposare dai digiuni e dalle veglie.
Carità e soccorso ai poveri
Severino dimostrò un'attenzione paterna nei confronti dei poveri. Egli offrì protezione alle popolazioni prive di difesa e prestò soccorso e cura a chi non aveva una formazione religiosa. Per offrire aiuto ai poveri, il Santo esortava chiunque a praticare l'elemosina. Severino raccomandò la generosità verso i bisognosi agli abitanti di Lauriaco, l'attuale Lorch, e agli sfollati giunti dai castelli vicini. La popolazione locale applicava gli insegnamenti di Severino. I cittadini di Cucullis praticavano l'elemosina in modo continuativo. Un giorno, all'interno di una basilica, il Santo fece pregare e meditare sulla Sacra Scrittura i poveri della regione, per poi distribuire loro dell'olio. Un uomo noricense di nome Massimo si mise in viaggio in pieno inverno assieme ad altri compagni per raggiungere Severino. Massimo trasportava sulle spalle dei fagotti contenenti indumenti, raccolti tramite una colletta destinata ai poveri e ai prigionieri. Severino organizzava le elemosine attraverso la riscossione delle decime, sollecitata tramite l'invio di sue lettere. L'usanza di raccogliere le decime per le elemosine veniva seguita con rigorosa scrupolosità. Una madre dichiarò la propria disponibilità a fare elemosine in base alle sue possibilità economiche. Severino guarì e restituì alla madre il figlio Rufo, che era malato da dodici anni.
Rapporti con i principi barbari e Odoacre
La rinomanza dei prodigi, della santità e delle capacità profetiche di Severino attirava sia i cristiani sia i barbari che vivevano oltre il Danubio. I principi barbari, appartenenti alla confessione ariana o ancora pagani, si rivolgevano a Severino per ottenere consigli sulla gestione dei propri sudditi. Il Santo affrontava direttamente i principi barbari per spingerli ad attenuare la durezza del loro dominio sulle città sottomesse e a liberare i prigionieri, riuscendo così a placare le persone violente e a portare gli infedeli alla conversione. Odoacre, re degli Eruli e deceduto nel 493, si recò personalmente da Severino. Nel 476 Odoacre conquistò Roma e condusse l'imperatore Romolo Augustolo in esilio, dove questi morì. È probabile che Odoacre abbia risparmiato le istituzioni romane in virtù del ricordo di Severino, il quale gli aveva predetto la vittoria e benedetto la giovinezza. La presenza di Severino lungo i confini dell'impero si rivelò un evento provvidenziale. Severino non riuscì a insediare in modo duraturo né la vita monastica né la religione cattolica nella regione del Norico. Tuttavia, attraverso la predicazione e la persuasione, Severino riuscì a rallentare le avanzate barbariche sui territori romani e a mitigarne i costumi.
Ultimi giorni e transito al cielo
In seguito alla caduta dell'Impero d'Occidente, diversi cittadini italiani giunsero nel Norico. Il sacerdote Primenio giunse nel Norico e fu accolto come ospite da Severino. Alcune persone chiesero a Primenio di intercedere presso Severino per ottenere informazioni sulla giovinezza del Santo. Severino rispose a Primenio dichiarando soltanto che Colui che gli aveva concesso la grazia del sacerdozio gli aveva altresì ordinato di soccorrere quegli sventurati. Nel giorno dell'Epifania, il sacerdote Lucillo informò il Santo che l'indomani avrebbe celebrato l'anniversario del suo ex vescovo, San Valentino. San Valentino aveva svolto il ministero episcopale nella regione della Rezia durante la prima metà del V secolo. Severino affermò che, se il vescovo e abate Valentino aveva designato Lucillo per quel ricorrere, egli stesso lo delegava a rendergli gli ultimi doveri funebri, evento che sarebbe avvenuto contemporaneamente. Da quel momento Severino si dedicò esclusivamente alla preparazione alla propria morte. Il Santo predisse ai discepoli che un giorno avrebbero dovuto abbandonare la regione e ordinò loro di portare con sé i suoi resti mortali. L'8 gennaio 482 Severino riunì per l'ultima volta i discepoli, raccomandando loro la penitenza e la pietà. Severino baciò i discepoli ad uno ad uno e ricevette la comunione. Di fronte al pianto dei presenti, il Santo li riprese, li benedisse e ordinò loro di intonare i salmi. A causa del forte dolore, i discepoli non riuscivano a cantare. Severino intonò egli stesso il salmo 'Laudate Dominum in sanctis eius'. La sua morte è avvenuta nel 482. Severino morì recitando l'ultimo versetto del salmo, che recita 'che ogni anima lodi il Signore'.
Traslazione delle reliquie e culto
Nel 488, a causa delle incursioni barbariche, Odoacre trasferì le popolazioni del Norico in Italia. Durante il trasferimento nel 488, i monaci portarono con sé il corpo di Severino. I monaci trovarono il corpo di Severino intatto, nello stesso stato del giorno della sepoltura. Lungo il tragitto, le popolazioni locali accorsero a venerare la salma, cantando salmi e conducendo i propri malati. Diversi malati condotti al cospetto del corpo di Severino ottennero la guarigione. Il Papa San Gelasio morì nel 496. Grazie all'autorizzazione di Papa San Gelasio e all'intervento di una nobile signora, la salma di Severino fu traslata da Monte Feltre al Castrum Lucullanum, nei pressi di Napoli. Presso il Castrum Lucullanum fu eretto un monastero in onore di Severino. Eugippio fu il secondo abate del monastero eretto al Castrum Lucullanum. Nel 909 le spoglie del Santo furono trasferite a Napoli, presso l'abbazia benedettina intitolata a San Severino. Il trasferimento del 909 fu effettuato per proteggere le reliquie dalle profanazioni dei Saraceni che attaccavano le coste dell'Italia meridionale.
Il cammino terreno
La vicenda di San Severino si colloca nel quinto secolo, un tempo in cui l'Europa attraversava trasformazioni radicali. Nato nell'anno quattrocentodieci, il santo scelse di consacrare la propria vita alla preghiera e all'ascesi monastica. Dopo la morte di Attila, il suo percorso lo condusse nel Norico, terra che divenne il centro del suo apostolato. Con spirito di dedizione, San Severino fondò monasteri a Flavianis e a Boiotro, luoghi dove la vita contemplativa fiorì insieme a una solida organizzazione di soccorso per le popolazioni locali, spesso provate dalle incursioni e dalla precarietà dei tempi.
La sua saggezza fu riconosciuta anche dalle autorità del tempo, come testimonia l'episodio in cui predisse la vittoria a Odoacre, figura chiave di quel periodo storico. La sua vita fu un continuo intreccio di solitudine monastica e presenza pubblica, sempre volta a proteggere i più deboli e a organizzare la difesa delle comunità in contesti critici. San Severino visse con umiltà tra Astura, Comagena e Favianis, luoghi che videro la sua instancabile opera di carità. Il suo cammino giunse a compimento l'otto gennaio dell'anno quattrocentottantadue a Favianis, dove spirò intonando i salmi, affidando la propria anima al Signore in un ultimo atto di lode.
Il culto e la memoria
La figura di San Severino ha attraversato i secoli, mantenendo intatta la sua importanza spirituale per il Norico e per le terre dell'Austria. La sua eredità non si limitò alla fondazione dei monasteri, ma si consolidò nel tempo attraverso la devozione dei fedeli che riconobbero in lui un intercessore e un protettore. Una tappa significativa del suo culto avvenne nell'anno novecentonove, quando le sue spoglie furono traslate a Napoli, presso il Castrum Lucullanum, portando così il ricordo del monaco del Norico nel cuore dell'Italia meridionale.
Ancora oggi, la sua testimonianza di monaco sollecito verso il prossimo continua a ispirare quanti ricercano nella fede un fondamento saldo per affrontare le fatiche della quotidianità. La memoria di San Severino, celebrata nel giorno della sua nascita al cielo, è segno di una santità che trascende i confini geografici, unendo le genti nel nome della carità e della fedeltà al Vangelo, vissuta con la sobrietà e il silenzio tipici della vita monastica.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Severino?
La ricorrenza di San Severino si celebra l'otto gennaio.
En el Nórico a lo largo del Danubio, en la actual Austria, san Severino, sacerdote y monje: llegado a este territorio después de la muerte de Atila, jefe de los Hunos, defendió a las poblaciones inermes, amansó a los violentos, convirtió a los infieles, fundó monasterios y se dedicó a cuantos estaban privados de instrucción religiosa. — Martirologio Romano