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30 de junio

San Vincenzo Do Yen

Sacerdote dominico, mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La giovinezza e la vocazione sacerdotale

San Vincenzo Do Yen nacque nel millesettecentosessantaquattro nel villaggio di Tra-Lu, situato nella prefettura di Nam Dinh, da una famiglia che professava e viveva la fede cristiana con sincerità. Al momento del battesimo cristiano gli fu imposto anche il nome di Vincenzo, secondo la consuetudine missionaria dell'epoca che affidava ai catecumeni un nome della tradizione cristiana. Fin da giovane, sentendo risuonare nel cuore una chiamata profonda al servizio divino, decise di entrare nella Casa di Dio, che rappresentava una forma di seminario locale per la formazione dei futuri pastori. Dopo un percorso di preparazione spirituale e teologica, fu consacrato sacerdote nell'anno 1798. Questa solenne consacrazione sacerdotale fu officiata dal beato Ignazio Delgado, che all'epoca svolgeva l'incarico di Vicario Apostolico nel Tonchino Orientale, segnando l'inizio di un ministero sacerdotale speso interamente tra le comunità cattoliche locali.

Poco dopo l'ordinazione, il giovane sacerdote dovette affrontare le prime aspre difficoltà derivanti dalle disposizioni politiche del tempo. Nel 1798 fu infatti emanata una severa persecuzione contro i cristiani da parte di Canh-Thinh, e tale clima ostile proseguì anche nel corso dell'anno successivo. A causa del suo stato ecclesiastico e della sua attività pastorale, Vincenzo Do-Yên fu catturato e rinchiuso in carcere con la gogna al collo nel 1799. I fedeli della comunità cristiana, mossi da grande affetto e preoccupazione per il loro pastore, si attivarono prontamente offrendo una congrua somma di denaro ai mandarini locali per ottenere la sua liberazione. Grazie a questa colletta e alla solidarietà della gente, dopo un mese di durissima detenzione in carcere, il sacerdote riacquistò la libertà e poté riprendere il proprio cammino.

La vita domenicana e il ministero a Ke Sat

Il desiderio di consacrarsi in modo ancora più radicale al Signore spinse il sacerdote a compiere un ulteriore passo nel suo cammino spirituale. Il 22 luglio 1808 fece la professione solenne nell'Ordine dei Predicatori, legandosi come figlio del convento di Manila. Questa scelta di vita religiosa fu mossa unicamente dal desiderio profondo di raggiungere una maggiore perfezione interiore e di servire la Chiesa con il carisma proprio di san Domenico. Coloro che ebbero la grazia di conoscerlo da vicino lasciarono testimonianze reali che lo descrivevano come un uomo dotato di una meravigliosa dolcezza di carattere, capace di esercitare una misericordia senza limiti verso chiunque si rivolgesse a lui. La sua indole autenticamente angelica si rifletteva persino nella nobiltà del fisico e in una singolare bellezza del volto, che manifestava la pace interiore di cui era colmo.

Negli anni seguenti, san Vincenzo risiedette stabilmente nel villaggio di Ke Sat, dove regeva con dedizione un'importante parrocchia caratterizzata da una fiorente e attiva comunità cristiana. In questo luogo di fervore religioso fu tuttavia sorpreso da una nuova e più violenta ondata persecutoria, scatenata dall'imperatore Minh Mang. Quest'ultimo emanò nel 1832 un editto implacabile che obbligava i cristiani a distruggere con le proprie mani la chiesa e la casa della Missione presenti sul territorio. Nonostante la distruzione degli edifici sacri e il pericolo costante, i fedeli di Ke Sat dimostrarono un affetto straordinario, ospitando segretamente nelle loro case il padre domenicano per oltre sei anni, proteggendolo con ingegno e devozione nonostante le rigide disposizioni imperiali.

La cattura e l'interrogatorio

Nel Tonchino Orientale non si era giunti a spargimenti di sangue fino al 1837, anno in cui la situazione politica precipitò ulteriormente. L'imperatore Minh Mang rivolse severi rimproveri al governatore Trinh Quang Khanh, ritenuto troppo tiepido e remissivo nei confronti dei cristiani locali. A seguito di tali pressioni, il governatore Trinh Quang Khanh si prefisse con determinazione di stroncare definitivamente il Cristianesimo nella provincia. Nel mese di febbraio del 1838, i mandarini cominciarono ad aggirarsi con drappelli di soldati per tutta la regione, seminando il terrore. Giunse presto la notizia di una imminente e feroce rappresaglia contro il villaggio di Ke Sat per aver offerto rifugio al padre domenicano. Per evitare ulteriori sofferenze alla popolazione che lo aveva protetto con tanto amore, il sacerdote decise coraggiosamente di fuggire per trovare scampo a Buong.

Tuttavia, giunto nel villaggio di Buong, fu tratto in inganno e denunciato alle autorità da un abitante pagano. L'otto giugno 1838 fu finalmente catturato dai soldati imperiali, caricato di catene pesanti e costretto a indossare nuovamente la gogna. Da lì fu immediatamente trasferito a Hai Duong, che fungeva da capitale della provincia. L'undici giugno fu sottoposto a un rigoroso interrogatorio da parte dei giudici. Durante questa fase critica, un medico di nome Han, che era suo amico personale, gli suggerì caldamente di dichiararsi semplicemente dottore invece che sacerdote, così da aver salva la vita e sfuggire alla condanna a morte. San Vincenzo rifiutò con fermezza di accettare la grazia al prezzo di una menzogna, scegliendo di non rinnegare il suo stato di consacrato e salvando così la piena verità davanti ai giudici.

Il martirio e la gloria degli altari

Di fronte al rifiuto dell'imputato, il governatore chiese alquanto indeciso al re se fosse possibile spostare il prigioniero nella provincia meridionale di cui era originario. L'imperatore stabili tuttavia, il 20 giugno 1838, che la testa di Dô-Yên fosse recisa, escludendo categoricamente qualsiasi trasferimento. Durante i dieci giorni trascorsi in carcere in attesa della sentenza, il vecchio sacerdote fu trattato in modo leggermente più umano, godendo di una certa libertà dalle catene. In quel periodo fu amorevolmente assistito in carcere dal medico Han, suo fedele amico, e poté ricevere la visita dei cristiani locali che avevano ottenuto il permesso di incontrarlo. Il trenta giugno 1838 giunse finalmente l'ordine definitivo dell'esecuzione capitale. Il venerabile domenicano si avviò al luogo del supplizio con grande gioia interiore e con un sorriso sereno dipinto sul suo bel volto. La sua marcia dignitosa e composta suscitò l'ammirazione profonda di quanti assistevano al suo passaggio lungo il percorso.

Arrivato sul luogo prescelto per l'esecuzione, si stese con calma su una stuoia e appoggiò la testa su un cuscino preparato in precedenza dai fedeli devoti. Dopo aver elevato al cielo una fervorosa preghiera, porse serenamente la testa al carnefice. Con il primo colpo di spada, il carnefice fece rimbalzare la testa lontano, compiendo il tragico verdetto. Subito dopo, le vesti del martire e tutto il sangue versato furono raccolti devotamente dai fedeli presenti, mentre il suo corpo fu sepolto con cura sotto il pavimento della distrutta chiesa di Tho Ninh. Al momento della morte, il coraggioso missionario aveva settantaquattro anni. La sua testimonianza fu solennemente riconosciuta dalla Chiesa: fu beatificato da papa Leone XIII il 27 maggio 1900 e successivamente canonizzato da Giovanni Paolo II il 19 giugno 1988, fissando la sua festa liturgica nel giorno trenta giugno.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Vincenzo Do Yen?

La festa liturgica di San Vincenzo Do Yen si celebra il trenta giugno.

Di cosa è patrono San Vincenzo Do Yen?

Nei dati storici forniti non vengono menzionati specifici patronati.

En la ciudad de Hải Dương en Tonkín, ahora Vietnam, san Vincenzo Đỗ Yến, sacerdote de la Orden de los Predicadores y mártir, que murió decapitado bajo el emperador Minh Mạng en odio a la fe cristiana. — Martirologio Romano