7 de noviembre
San Vincenzo Grossi
Sacerdote y fundador
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e formazione
La vita di don Vincenzo Grossi è caratterizzata dall'assoluta normalità e dall'assenza dei segni distintivi della santità classica. Il concetto popolare ritiene che i santi sugli altari debbano aver compiuto qualcosa di esplicitamente straordinario. La Chiesa ha tuttavia beatificato e canonizzato questo prete straordinariamente ordinario. Vincenzo Grossi nasce a Pizzighettone, in provincia di Cremona, il 9 marzo 1845. È stato subito battezzato nella chiesa parrocchiale di San Bassiano. Era il penultimo dei dieci figli di una famiglia proprietaria di un mulino. I suoi genitori erano Baldassarre Grossi e Maddalena Cappellini. Tre dei dieci figli morirono in tenera età. Il soggetto trascorse l'infanzia aiutando i genitori. Dai genitori imparò la mitezza, la laboriosità e un sincero amore per Dio. Coltivò nella preghiera il desiderio di assomigliare al fratello Giuseppe. Il fratello Giuseppe frequentava il Seminario diocesano. Il 23 marzo 1854 ricevette la Cresima. Due anni dopo la Cresima ricevette la Prima Comunione. Manifestò al parroco don Giuseppe Favenza e ai genitori la volontà di diventare sacerdote. I familiari non opposero resistenza alla sua scelta. I familiari fecero presente di poter aver ancora bisogno di lui. La famiglia possedeva un mulino, risultando non povera ma comunque incapace di mantenere due figli in seminario contemporaneamente. Avendo un altro figlio che studiava da prete, la famiglia non poteva permettersi le spese per entrambi. Vincenzo dovette aspettare che il fratello maggiore Giuseppe diventasse prete prima di iniziare il suo percorso. Lavorava con il padre nella consegna dei sacchi di farina. Tra un sacco di farina e l'altro, si preparò insieme al suo parroco per l'esame di ginnasio. Si ritagliava del tempo per studiare privatamente le materie del ginnasio sotto la guida del parroco. Il 4 novembre 1864, all'età di diciannove anni, fu ammesso nel Seminario di Cremona. Fu ammesso in seminario dopo aver sostenuto gli esami del ginnasio. La frequenza del seminario fu sospesa a causa della seconda guerra d'indipendenza. La frequenza del seminario fu sospesa a causa di un'epidemia di colera. Durante l'epidemia la struttura del seminario fu adibita a ospedale. Riportò sempre un lodevole profitto negli studi seminariali. I formatori compresero la sua serietà sia in seminario che all'esterno.
Il ministero sacerdotale e Regona
Quando tornava a Pizzighettone, radunava bambini e ragazzi per istruirli e farli giocare. Visse nell'epoca della controversa questione romana. Non si tenne a distanza dal problema della questione romana. Partecipava agli incontri organizzati dal fratello don Giuseppe nella propria canonica sulla questione romana e altri argomenti ecclesiali. Grazie a tali incontri maturò gli strumenti per giudicare la situazione e privilegiare l'impronta pastorale nel ministero. Nel febbraio 1869 ricevette gli Ordini minori. È stato ordinato sacerdote il 22 maggio 1869 all'età di 24 anni. Il 22 maggio 1869 fu ordinato sacerdote. Fu ordinato sacerdote dal vescovo di Brescia monsignor Girolamo Verzieri. La sede di Cremona era vacante per la morte del vescovo monsignor Giuseppe Antonio Novasconi durante la sua ordinazione. Ha svolto i primi incarichi nelle parrocchiette limitrofe alla sua. I suoi primi incarichi furono nelle parrocchie di San Rocco in Gera di Pizzighettone e a Sesto Cremonese. Nel 1871 ricevette l'incarico come economo spirituale a Ca' dei Soresini. L'incarico di economo spirituale era una strategia del vescovo per nominare parroci senza indispettire le autorità civili. Nel 1873 è nominato parroco a Regona, frazione del suo paese. Il primo mandato effettivo come parroco iniziò nel 1873 a Regona, piccola frazione di Pizzighettone. Il vescovo definì il suo predecessore a Regona come un disgraziato antecessore che aveva desertificato la parrocchia. La popolazione di Regona era da tempo lontana dalla pratica religiosa. Don Vincenzo riuscì a rimediare ai danni trasformando la parrocchia in un conventino. I confratelli erano un po' invidiosi del suo operato. Si dedicò alla parrocchia di Regona con tanta cura da trasformare il borgo in un conventino secondo i confratelli. Per ottenere tali risultati investì molto in preghiera e penitenza. Passava molte ore al giorno prigioniero del confessionale per costruire le coscienze. Passava altrettante ore in prolungato colloquio davanti al tabernacolo. Si occupò dei restauri della chiesa parrocchiale. Svolse i compiti ministeriali di confessare, curare la liturgia e curare la formazione dei fedeli. Lasciava che i giovani invadessero la canonica e svuotassero la dispensa. Mantenne la passione per i giovani permettendo loro di frequentare la sua casa e svuotargli la dispensa. La perpetua mostrava grande disappunto per le feste parrocchiali. La perpetua provava ramrammo per il consumo della dispensa da parte dei giovani. Le feste parrocchiali servivano a tenere i giovani lontano da compagnie e divertimenti pericolosi. Il suo obiettivo era tenere i giovani lontani da luoghi e compagnie pericolose. Era particolarmente preoccupato per la gioventù femminile. Provava una sincera preoccupazione in particolare per le ragazze. Diede il nome di oratorio a un piccolo locale ricavato nella canonica per lo svago delle giovani parrocchiane. L'iniziativa dell'oratorio era in consonanza con l'operato di laici della diocesi di Milano e di san Giovanni Bosco a Torino. La sua fama di predicatore superò i confini parrocchiali e diocesani. Fu chiamato a predicare nelle missioni popolari, a volte da solo e a volte con sacerdoti amici. Collaborò nelle missioni con i sacerdoti lodigiani don Luigi e don Pietro Domenico Trabattoni. Don Pietro Domenico Trabattoni è Venerabile dal 1977.
Fondazione delle Figlie dell'Oratorio
Notò che la gioventù delle campagne cresceva in situazioni molto fragili e complicate. Pensò di farsi aiutare dalle migliori ragazze affidate alla sua direzione spirituale per raggiungere le giovani. Alcune brave ragazze gli avevano chiesto di far loro da direttore spirituale. Vittoria Squintani era un'apostola tra la gioventù della parrocchia e si era offerta vittima per la santificazione dei sacerdoti. Era consapevole della decadenza spirituale del clero del tempo. Vide in Vittoria Squintani uno strumento per comprendere la sua nuova missione. Iniziò a radunare alcune assistite avviandole alla vita comune. Prenderanno forma così le Figlie dell'Oratorio. Le Figlie dell'Oratorio devono ispirarsi a San Filippo Neri per letizia e santa giovialità. Il carisma delle Figlie dell'Oratorio deve essere il servizio alla gioventù in stretta collaborazione con i parroci. L'abito delle Figlie dell'Oratorio deve essere semplice e senza velo per avvicinare meglio le ragazze. Chiese loro di abitare in case in mezzo alla gente. Chiese loro di lavorare per mantenersi economicamente senza gravare sulle casse della parrocchia. Vittoria Squintani morì all'età di ventinove anni. La morte di Vittoria sembrò vanificare i primi passi del progetto di vita comune. Incontrò Maria Caccialanza, un'anima affine alla sua, che lo spinse a continuare. Nel 1883 il vescovo gli chiese il sacrificio di lasciare Regona. Nel 1883 fu destinato come parroco a Vicobellignano dal vescovo monsignor Geremia Bonomelli. La nuova destinazione che allontanava don Vincenzo da Regona non fermò il suo progetto per una nuova comunità femminile. Vincenzo fu trasferito a Vicobellignano. Vicobellignano era una parrocchia difficile con una forte presenza metodista. La sua presenza a Vicobellignano fu riconosciuta come provvidenziale per la presenza del protestantesimo metodista. Dovette adottare un nuovo stile pastorale più in uscita. Mostrò grande carità e apertura verso i fratelli protestanti. Riguardo ai metodisti diceva che dovevano comprendere che amava anche loro. Diceva spesso di amare anche i metodisti e si raccoglieva in preghiera per loro. Cercava di essere per tutti il bastone che sostiene e non la verga che ferisce. Riuscì a convincere il pastore metodista ad andare ad ascoltare le sue prediche. Un pastore si recò più volte ad ascoltare le prediche quaresimali di don Vincenzo. Le famiglie protestanti cominciarono a mandare i loro figli alla scuola parrocchiale. Le famiglie protestanti mandavano i loro figli alla scuola parrocchiale. La comunità fu chiamata Figlie dell'Oratorio per richiamare il modello della letizia spirituale o santa giovialità di san Filippo Neri. San Filippo Neri è il fondatore della Congregazione dell'Oratorio. Don Vincenzo non volle che le suore portassero un abito definito per avvicinarsi meglio alle giovani. Don Vincenzo desiderava che le suore fossero religiose serie e convinte. Don Vincenzo si occupava personalmente della formazione delle suore tenendo conferenze periodiche, esercizi spirituali annuali e inviando lettere. Le prime basi dell'Istituto delle Figlie dell'Oratorio furono poste nel 1885 a Pizzighettone. Suor Maria Caccialanza fu scelta come sorella maggiore del primo gruppo nel 1895. Suor Maria Caccialanza morì il 5 settembre 1900. Ledovina Scaglioni succedette a suor Maria Caccialanza come prima Madre generale. L'approvazione diocesana tardava ad arrivare. Monsignor Bonomelli non era molto propizio all'apertura di nuove comunità a causa di precedenti esperienze infelici nella diocesi. Monsignor Bonomelli rimandò l'analisi delle Costituzioni. Monsignor Bonomelli diede il suo assenso il 20 giugno 1901. Le Figlie dell'Oratorio aprirono una casa a Maleo con il benestare del vescovo di Lodi Giovanni Battista Rota. Le Figlie dell'Oratorio aprirono altre comunità nella Diocesi di Guastalla. La città di Lodi fu scelta per garantire la formazione scolastica delle suore dedicate all'insegnamento. Fu acquistata una casa in via Paolo Gorini a Lodi che divenne la Casa madre. Don Vincenzo si divideva tra la parrocchia e le suore.
Ultimi anni e transito al cielo
Raccomandava a parrocchiani e Figlie di lavorare perché in Paradiso si va stanchi. Diede per primo l'esempio di un'attività senza sosta tra famiglia, confessionale e altare. Don Vincenzo proseguì la sua opera anche durante i difficili anni del primo conflitto mondiale. A causa del peso degli anni, di delusioni e forse di una crisi, ipotizzò di lasciare la parrocchia. Voleva dedicarsi esclusivamente alle sue Figlie. Il peso degli anni e l'angoscia per i frutti parrocchiali scarsi spinsero don Vincenzo a ipotizzare il ritiro a Lodi presso le suore. Il vescovo lo convinse a rimandare questo passo perché la parrocchia aveva ancora bisogno di lui. Il vescovo dissuase don Vincenzo dal ritirarsi a Lodi suggerendogli di attendere la fine della guerra. Nel 1917 don Vincenzo si sentì male mentre si trovava a Lodi per affari urgenti dell'Istituto. Nonostante i dolori allo stomaco indizi di peritonite fulminante don Vincenzo volle tornare a Vicobellignano. Ai primi di novembre le condizioni di don Vincenzo si aggravarono. Le suore di Lodi accorsero per ricevere un'ultima benedizione da don Vincenzo. Don Vincenzo faticava a parlare ma pronunciò le parole La via è aperta: bisogna andare. Muore il 6 novembre 1917 a causa di una peritonite fulminante. Alle 21.45 del 7 novembre don Vincenzo rese l'anima a Dio. Don Vincenzo morì all'età di 72 anni e dopo 43 anni di ministero come parroco. Vincenzo Grossi è morto a Vicobellignano, in provincia di Cremona, il 7 novembre 1917. Alla sua morte ci si accorse subito che era morto un santo. È diventato santo nella quotidianità più anonima facendo semplicemente il parroco. Ha guardato al di là del proprio orticello per venire in aiuto alle necessità della Chiesa.
Glorificazione e culto
Le Figlie dell'Oratorio ricevettero l'approvazione pontificia il 29 aprile 1926. Le Figlie dell'Oratorio sono oggi presenti anche in Argentina ed Ecuador. Le Figlie dell'Oratorio sono diffuse in Italia, Argentina ed Ecuador. La fama di santità del Fondatore o Direttore non venne meno portando a domandare l'apertura della causa di beatificazione. I resti mortali di san Vincenzo Grossi furono traslati nel 1944 dal cimitero di Vicobellignano a quello di Lodi. Nel 1947 fu aperto in diocesi di Lodi il processo informativo sulle virtù eroiche. Nel 1947 i resti furono collocati in un apposito sacello nella cappella della Casa madre in via Paolo Gorini 27 a Lodi. Il processo passò alla fase romana il 2 aprile 1954. Durante il processo di beatificazione, un prete si augura che la beatificazione venga ritardata per non sminuire il concetto popolare di santità. Il 6 maggio 1969 don Vincenzo fu dichiarato Venerabile con un decreto. La beatificazione fu celebrata a Roma dal Beato Paolo VI il 1 novembre 1975. Il primo miracolo riconosciuto fu la guarigione di una religiosa. Il secondo miracolo avvenne pochi anni dopo la beatificazione. Una neonata di Pizzighettone era affetta da anemia eritropoietina di tipo 2. La neonata non potette ricevere un trapianto di midollo per incompatibilità dei familiari. La neonata era tenuta in vita tramite trasfusioni e cure palliative. Una Figlia dell'Oratorio invitò i familiari a pregare il Fondatore. La neonata ammalata risultò completamente guarita dopo un breve periodo. Il Tribunale ecclesiastico di Cremona condusse un'accurata indagine sul caso. Il caso passò all'esame delle commissioni medica e teologica della Congregazione Vaticana per le Cause dei Santi. Il cardinal Angelo Amato era Prefetto della Congregazione. Papa Francesco ricevette in udienza privata il Prefetto della Congregazione. Il 5 maggio 2015 papa Francesco firmò il decreto che definiva la guarigione miracolosa per intercessione del Beato. La canonizzazione fu celebrata a Roma il 18 ottobre 2015. La canonizzazione è avvenuta il 18 ottobre 2015. La canonizzazione avvenne insieme a quella dei coniugi Martin e di madre Maria dell'Immacolata Concezione. La canonizzazione si tenne durante la XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia. I resti di san Vincenzo Grossi riposano tuttora nella cappella di Lodi. La vita evangelica di Vincenzo Grossi è stata plasmata dalla Trinità santissima. Vincenzo Grossi è stato reso fedele servitore di Cristo e della Chiesa nel ministero sacerdotale. Vincenzo Grossi è stato amorevole educatore dei giovani. Vincenzo Grossi è stato saggio fondatore dell'Istituto Figlie dell'Oratorio. Vincenzo Grossi è qualificato come beato nel Martirologio. Vincenzo Grossi era sacerdote. Vincenzo Grossi attendeva al suo ufficio di parroco. Vincenzo Grossi ha fondato l'Istituto delle Figlie dell'Oratorio presso Cremona. Vincenzo Grossi è nato a Pizzighettone, in provincia di Cremona, il 9 marzo 1845.
Il cammino sacerdotale
Vincenzo Grossi nasce a Pizzighettone nell'anno 1845, in un contesto familiare e sociale che ne prepara il cuore alla sequela di Cristo. Il suo percorso verso l'altare si compie con l'ordinazione sacerdotale, avvenuta il 22 maggio 1869 nella città di Brescia. Da quel momento, il giovane sacerdote inizia il suo ministero in diocesi, rispondendo con obbedienza e spirito di sacrificio alle diverse nomine che la Chiesa gli affida. Nel 1873 assume l'incarico di parroco a Regona, dove inizia a maturare quella sensibilità pastorale che caratterizzerà tutta la sua opera. La vita di un sacerdote, secondo la visione di San Vincenzo Grossi, non è mai un cammino isolato, ma una missione condivisa con la comunità parrocchiale, intesa come luogo di accoglienza e di crescita nella fede.
Nel 1883 viene trasferito a Vicobellignano, località dove il suo ministero si consolida e dove egli vive gli ultimi anni della sua esistenza terrena, fino alla morte avvenuta nel 1917. Durante questi decenni, il suo cuore è costantemente rivolto alla cura dei fedeli, con un'attenzione particolare verso i giovani, che egli considera il terreno fertile in cui seminare la Parola di Dio. È proprio in questo spirito che, nel 1885, fonda l'Istituto delle Figlie dell'Oratorio, una realtà che nasce per rispondere al bisogno di una formazione cristiana solida e gioiosa. San Vincenzo Grossi ha saputo unire la sapienza del pastore alla pazienza dell'educatore, operando nel nascondimento di una vita parrocchiale vissuta con totale dedizione. La sua eredità spirituale si è conservata intatta, testimoniando come la fedeltà nelle piccole cose quotidiane possa condurre alla pienezza della santità, un traguardo che la Chiesa ha solennemente confermato con la sua canonizzazione.
Il culto e la memoria
Il culto di San Vincenzo Grossi è strettamente legato alla sua testimonianza di sacerdote fedele e di educatore instancabile. La Chiesa celebra la sua memoria liturgica il giorno 7 novembre, invitando i fedeli a fare tesoro del suo esempio di umiltà e di zelo apostolico. La solenne canonizzazione, presieduta da Papa Francesco il 18 ottobre 2015, ha elevato il suo nome alla gloria degli altari, confermando il valore universale del suo ministero svolto tra la gente di Lodi e del territorio cremonese.
Oggi, San Vincenzo Grossi è invocato in modo particolare come patrono dei giovani e dei sacerdoti. La sua figura rappresenta una guida sicura per chi cerca di orientare la propria vita secondo il Vangelo, offrendo un modello di carità pastorale sempre attuale. I fedeli guardano a lui con gratitudine, certi della sua intercessione presso Dio, specialmente per le vocazioni al sacerdozio e per la crescita spirituale delle nuove generazioni. La sua memoria, scandita dal calendario liturgico, rimane un richiamo costante alla bellezza di una vita spesa interamente per amore di Dio e del prossimo, vissuta con sobria e profonda coerenza evangelica.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Vincenzo Grossi?
Si festeggia il 7 novembre.
Quali opere ha fondato San Vincenzo Grossi?
Ha fondato l'Istituto delle Figlie dell'Oratorio.
Cerca de Cremona, beato Vincenzo Grossi, sacerdote, que, mientras atendía a su oficio de párroco, fundó el Instituto de las Hijas del Oratorio. — Martirologio Romano