9 de abril
Sant' Acacio de Amida
Obispo
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Il ministero episcopale e la prima ambasceria in Persia
Nell'anno 419-20 Acacio era vescovo di Amida, città che sorgeva sulla riva sinistra dell'alto Tigri, corrispondente all'attuale Diarbekir. In quel periodo cruciale, Acacio fu scelto dall'imperatore Teodosio II come ambasciatore presso il re dei re sassanide Iezdgerd I, il quale regnava dal 399 al 420. Durante questa missione, Acacio fu ospite del re dei re a BethArdasir, residenza estiva dei sassanidi, mentre Ctesifonte costituiva la residenza invernale. A BethArdasir era ospite anche il patriarca d'oriente Yahbalahã I. Tale patriarca fu sollecitato da visite e lettere di vescovi persiani a far approvare in un sinodo i decreti dei precedenti concili. Yahbalahã I decise così di rendere letterale l'osservanza dei canoni di Seleucia del 410 e di adottare i canoni di Nicea, Ancira, Neocesarea, Gangra, Antiochia e Laodicea. Per concretizzare questo intento, Yahbalahã I indisse un sinodo nel 420 a Seleucia, di cui gli atti sono fortunatamente pervenuti.
Secondo gli atti di Dadiso, l'intervento di Acacio fu reso necessario da uno scisma che minacciava la priorità di Yahbalahã I e il suo cattolicato, sebbene questa necessità non traspari direttamente dagli atti del concilio. La situazione della chiesa persiana in quel tempo appariva particolarmente ambigua. La dinastia persiana era infatti votata a un rigido nazionalismo, orientata alla restaurazione minuziosa delle tradizioni iraniche e profondamente ostile a qualunque influenza proveniente dall'occidente. Per comprendere appieno l'azione di Acacio, bisogna tenere conto della stretta commistione di problemi politici e religiosi. Il santo vescovo, avendo conosciuto nel primo viaggio la reale situazione dei cristiani di Persia, poté desiderare di ingraziarsi il sovrano Baharam V per caldeggiare oculatamente la loro causa con maggiore autorità. Sembra inoltre che Acacio abbia composto lettere commentate di Mari di Beth Ardasir.
La carità verso i prigionieri e il secondo viaggio
Con l'apertura delle ostilità tra Romani e Persiani nel 421-422, Acacio ritornò ad Amida. Ad Amida giungeva l'eco dolorosa delle stragi e delle devastazioni compiute dai Romani nell'Arzanene, una delle cinque province situate al di là del Tigri. In questo contesto di sofferenza, settemila Persiani deportati versavano in una miserabile condizione e i Romani li lasciavano morire di fame. Le condizioni disperate dei prigionieri mossero Acacio a pietà. Il vescovo radunò il clero della diocesi e spiegò che la magnificenza del Signore non poggia sulla suppellettile dei suoi templi. Acacio prese la decisione di vendere i sacri vasi per sfamare la moltitudine e pagare ai Romani il riscatto. Ai prigionieri fu impartito il battesimo, convertendoli così dal mazdeismo, che era riconosciuto come religione di stato sotto i sassanidi. Successivamente, i prigionieri furono rimandati al re Baharam V, successore di Iezdgerd e regnante dal 420 al 438.
Baharam V rimase stupito dalla singolarità del gesto e volle Acacio presso di sé per ringraziarlo di persona. Vi fu un probabile secondo viaggio di Acacio in Persia nel 422. L'imperatore Teodosio si servì proprio di questo secondo viaggio per i negoziati di pace. Alcuni autorevoli critici identificarono la missione di Acacio del 419-420 con quella posta nel 422 da Socrate nella sua Historia ecclesiastica sotto il regno di Baharam V. Tuttavia, l'identificazione fatta da tali critici risulta arbitraria. Socrate si limitò infatti a riferire l'invito del re dei re in seguito all'episodio dei settemila prigionieri, senza escludere la possibilità di un precedente viaggio di Acacio in Persia. L'episodio dei prigionieri non avrebbe avuto motivo di essere prima del 420, anno dell'apertura delle ostilità. Secondo l'anonimo della passione di Péroz, Baharam V non esitò a distruggere una chiesa fondata da Acacio a Maskenã e ad incamerarne la splendida suppellettile nei magazzini reali durante la persecuzione da lui indetta.
Le fonti storiche, il culto e le reliquie
La figura di Sant'Acacio presenta aspetti complessi nella tradizione storiografica. Baronio affermò di aver letto il nome di Acacio nei menologi, mentre i Bollandisti non trovarono alcuna traccia del santo nei menologi e nei sinassari. I Bollandisti spiegarono tale assenza come una tacita accusa di nestorianesimo. Il nestorianesimo fu condannato nel 431 dal concilio di Efeso e successivamente tollerato o protetto dai sassanidi, soprattutto dopo che fu bandito come eretico dall'impero bizantino nel 489. L'unica fonte di Baronio e di Cassiodoro è costituita da Socrate. Giovanni Molano, teologo di Lovanio, derivò la menzione di Acacio da Cassiodoro, mentre Canisio trasse la menzione di Acacio nel Martirologio germanico sempre da Cassiodoro. Da quest'ultimo testo germanico proviene infine la menzione inserita nel Martirologio Romano alla data del nove aprile, sebbene il nome di Acacio manchi nei martirologi più antichi.
Fino al diciassettesimo secolo, le reliquie di Acacio erano conservate nella chiesa di San Giacomo Maggiore a Bologna. Non si poté tuttavia mai accertare con certezza se le reliquie conservate a Bologna appartenessero ad Acacio o all'omonimo vescovo di Melitene.
Su labor pastoral y diplomática
El ministerio episcopal de Sant' Acacio de Amida se desarrolló en un contexto histórico complejo, donde la diplomacia y la fe estaban estrechamente entrelazadas. Como obispo, su misión trascendió los límites de su diócesis, llevándolo a desempeñar un papel crucial como embajador del emperador Teodosio segundo ante el soberano persa Iezdgerd primero. En esta delicada función, Acacio no solo buscó el entendimiento político, sino que actuó siempre movido por un espíritu de concordia, buscando aliviar los sufrimientos que las guerras y los conflictos fronterizos infligían a los más vulnerables.
Su mayor ejemplo de virtud ocurrió ante la tragedia de siete mil prisioneros persas que languidecían en condiciones penosas. Ante la incapacidad de liberarlos por otros medios, el obispo tomó la decisión de vender los vasos sagrados de su propia iglesia. Con las ganancias obtenidas, logró pagar el rescate de estos hombres, devolviéndoles la libertad y la dignidad. Este acto de desprendimiento radical, que priorizó la vida humana sobre los ornamentos del culto, impresionó profundamente a los gobernantes de la época. Incluso el rey Baharam quinto quiso recibirlo personalmente para expresarle su gratitud por tan noble gesto de caridad. Más allá de sus intervenciones diplomáticas, su dedicación a la evangelización y el fortalecimiento de la comunidad cristiana quedó patente en la fundación de una iglesia en Maskena, una obra que permitió consolidar la fe en regiones donde el testimonio cristiano era fundamental para la paz social. Su vida sigue siendo, hasta el día de hoy, un recordatorio de que la verdadera autoridad episcopal se mide por la capacidad de sacrificarse por los demás.
El culto a Sant' Acacio
La memoria de Sant' Acacio de Amida se mantiene viva en la tradición de la Iglesia, que reconoce en su figura la coherencia de un pastor que supo traducir el Evangelio en obras concretas de misericordia. Su legado no se limita a los hechos históricos registrados en las crónicas de su tiempo, sino que perdura como un modelo de cómo la Iglesia debe comprometerse con la liberación y el bienestar de los cautivos y los desamparados.
Actualmente, su figura es conmemorada el día nueve de abril, según lo establecido en el Martirologio Romano. Esta fecha nos invita a reflexionar sobre la importancia de la caridad, que no conoce fronteras, y sobre la misión del obispo como mediador y pacificador. Al recordar a Sant' Acacio, la comunidad cristiana celebra la valentía de un hombre que, en un momento de crisis, supo despojarse de lo material para revestirse de la caridad de Cristo, recordándonos a todos que el servicio a Dios es inseparable del servicio a los hermanos, especialmente a aquellos que se encuentran en situaciones de mayor necesidad.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Sant'Acacio de Amida?
La ricorrenza di Sant'Acacio de Amida si celebra il nove aprile nel Martirologio Romano.
En Diyarbakir en Mesopotamia, hoy en Turquía, san Acacio, obispo, que, para rescatar a Persas hechos prisioneros y sometidos a crueles torturas, persuadió al clero y llegó a vender a los Romanos también los vasos sagrados de la Iglesia. — Martirologio Romano