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15 de julio

Sant' Atanasio de Nápoles

Obispo

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza

Le notizie sulla figura e sull'attività di Atanasio sono tramandate principalmente dalla biografia inserita nella cronaca di Giovanni Diacono, il quale era un contemporaneo del santo vescovo. Una seconda e fondamentale fonte storica è costituita dalla più ampia Vita redatta da un autore anonimo durante il decimo secolo. Sant'Atanasio nacque a Napoli verso l'832, inserito in una famiglia di altissimo rilievo politico e sociale. Il padre di Atanasio era Sergio I, duca di Napoli, mentre la madre era la nobile Drosa, figure che garantirono al giovane un contesto di solida educazione cristiana e civile. Fin dalla prima fanciullezza, Atanasio fu ammesso giovanissimo tra i chierici della chiesa di Santa Maria Maggiore, ricevendo un'attenzione particolare che avrebbe segnato per sempre il suo cammino di consacrazione al Signore.

Il giovane chierico fu posto direttamente alle dipendenze del vescovo Giovanni IV, il quale resse la diocesi napoletana tra l'843 e l'849. Il vescovo Giovanni IV prese Atanasio grandemente a cuore, riconoscendone le straordinarie doti umane e spirituali. Sotto la saggia e paterna guida di Giovanni IV, Atanasio completò la sua raffinata formazione letteraria e spirituale. In seguito, per i meriti acquisiti e la maturità dimostrata, Atanasio fu elevato agli ordini del suddiaconato e del diaconato, distinguendosi per una condotta di vita esemplare. Lo scrittore Giovanni Diacono rileva puntualmente che Atanasio veniva venerato quasi come un vescovo già in gioventù, a causa delle sue eccelse virtù e della purezza dei suoi costumi.

L'elezione episcopale e le opere pastorali

Nel corso dell'849 il venerato vescovo Giovanni IV morì, lasciando la Chiesa napoletana orfana di una guida illuminata. Alla morte di Giovanni, Atanasio fu eletto vescovo della città all'età di appena diciott'anni, raccogliendo un consenso unanime e profondo. L'elezione di Atanasio fu infatti concordemente decisa dal clero, dai duchi e dal popolo, che vedevano in lui il pastore ideale per il futuro della comunità. Per suggellare questo importante passaggio ecclesiale, Atanasio fu consacrato vescovo a Roma direttamente da papa Leone IV. La solenne consacrazione avvenne nella basilica vaticana il 22 dicembre dell'849, rinsaldando il legame filiale tra la Chiesa di Napoli e la Sede di Pietro.

Diventato pastore della diocesi, Atanasio condusse una vita molto austera, spogliandosi di ogni comodità mondana. Egli dedicava interamente alla preghiera, allo studio e alle penitenze tutto il tempo libero che gli rimaneva sottratto dagli impegni pastorali quotidiani. La tradizione riferisce che ogni giorno celebrasse ben due Messe, offrendo una Messa per i suoi particolari bisogni e un'altra per il bene del suo popolo fedele. Ebbe grandissima cura dell'istruzione letteraria e teologica del suo clero, impegnando i sacerdoti nella preziosa opera di trascrizione dei codici e istituendo apposite scuole per cantori e lettori. Lo storico Giovanni Diacono precisa che Atanasio fece un generoso dono alla biblioteca dell'episcopato, offrendo tre codici contenenti le opere dello storico Giuseppe Flavio. Per elevare la dignità del culto divino, stabilì che ogni giorno nella cattedrale fosse cantata la Messa da un gruppo di sacerdoti ebdomadari, riproducendo fedelmente la consuetudine osservata a Roma nella basilica lateranense.

La sua sollecitudine pastorale si estese all'amministrazione e al restauro dei luoghi sacri della città. Incaricò vari chierici custodes della cura di diverse chiese e cappelle sparse sul territorio. Restituì alla piena disciplina religiosa il monastero del Santissimo Salvatore situato nell'Isola Megaride, affidando ai monaci locali la gestione e le rendite della chiesa di Santa Lucia a Mare. Fondò inoltre un nuovo monastero benedettino vicino alla basilica di San Gennaro extra moenia, restaurò numerose chiese di antica fondazione e rinnovò un oratorio cubiculum dedicato a San Gennaro nelle adiacenze della cattedrale. Atanasio ornò splendidamente l'oratorio rinnovato e arricchì la cattedrale di numerosa e preziosa sacra suppellettile, unita a splendidi arazzi di gran pregio. La sua carità si manifestò concretamente curando i bisogni temporali del suo clero, dei monaci e dell'intero popolo, rivelandosi sempre straordinariamente munifico verso i poveri. Per dare stabilità a questa opera di misericordia, eresse un ospizio destinato ai poveri e ai pellegrini presso il vestibolo della cattedrale, un'iniziativa lodevole alla quale molti signori napoletani concorsero generosamente, spronati dall'esempio luminoso di Atanasio. Infine, ottenne dal padre che i possedimenti della estinta diocesi di Miseno fossero uniti alla mensa episcopale, consolidando il patrimonio destinato al sostentamento delle opere caritative.

Il sinodo romano e le tensioni con il potere civile

L'autorevolezza di Sant'Atanasio valse ben presto a inserirlo nei massimi contesti ecclesiali e imperiali dell'epoca. Nell'861 partecipò attivamente al sinodo romano convocato dalle autorità ecclesiastiche, tenendo il terzo posto tra i padri conciliari presenti all'assemblea. Negli stessi anni si recò più volte alla corte dell'imperatore Ludovico II, il quale conduceva una dura campagna militare contro i Saraceni che infestavano l'Italia meridionale. Atanasio si fece apprezzare grandemente alla corte imperiale per la sua saggezza diplomatica e per la fermezza morale. I rapporti con l'autorità civile furono inizialmente ottimi durante il governo del padre Sergio I e del fratello Gregorio, garantendo un periodo di proficua collaborazione tra Chiesa e ducato. Tuttavia, la situazione mutò radicalmente e i rapporti con l'autorità civile divennero molto tesi sotto il governo del nipote Sergio II. Il duca Sergio II si rese responsabile di gravi abusi, arrivando a spogliare di suppellettili preziose varie chiese della città per fini politici e personali. Il vescovo non esitò a riprenderlo severamente, forse rimproverandolo apertamente anche per la pericolosa alleanza stretta con i Saraceni. Tale scellerata alleanza con i Saraceni è menzionata esplicitamente da Ludovico II in una lettera dell'871 indirizzata all'imperatore Basilio, documento prezioso citato dal cardinale Cesare Baronio nei suoi Annales ecclesiastici.

La reazione del duca Sergio II fu violenta e ingiusta, giungendo ad arrestare Atanasio insieme agli altri zii. In seguito alla vigoriosa reazione del clero e dei fedeli, il duca fu costretto a liberare il vescovo dopo alcuni giorni di detenzione. Nonostante la scarcerazione, il duca continuò a esercitare un rigido controllo su Atanasio dopo la liberazione, imponendogli la promessa di non allontanarsi dalla città. Per difendere i beni ecclesiastici dalla rapacità ducale, Atanasio sigillò personalmente il tesoro della cattedrale e lanciò l'anatema solenne contro chiunque avesse osato violare quel luogo sacro. Subito dopo, per sfuggire alla persecuzione, si rifugiò con alcuni fedeli chierici nel monastero del Santissimo Salvatore nell'Isola Megaride. Il duca Sergio II propose ad Atanasio di rinunziare definitivamente al vescovado e di farsi monaco per togliersi dalla vita pubblica. Di fronte al netto e coraggioso rifiuto del vescovo, il duca ingiunse alle truppe armate di espugnare l'isola per catturarlo.

L'esilio, il ritorno e la morte santa

Sentendosi braccato dalle truppe ducali, Atanasio mandò un chierico a chiedere aiuto all'imperatore Ludovico II, che in quel momento si trovava accampato nei pressi di Benevento. Prontamente, Marino, duca di Amalfi, giunse con la sua flotta nel golfo di Napoli per eseguire gli ordini imperiali. Marino liberò Atanasio dall'assedio e lo condusse sano e salvo a corte. Per tutta risposta alla mossa imperiale, Sergio II saccheggiò spietatamente il tesoro della cattedrale e perseguitò numerosi ecclesiastici fedeli al vescovo. Il papa Adriano II intervenne con fermezza inviando lettere di ammonimento al duca e al clero napoletano. Papa Adriano II fece un vano tentativo di conciliazione tramite l'opera di Anastasio Bibliotecario e dell'abate Cesario, ma dinanzi alla chiusura del duca, Adriano II lanciò l'interdetto sulla città di Napoli e scomunicò pubblicamente Sergio II. Successivamente, a causa di capovolgimenti politici locali, il duca di Benevento imprigionò a sorpresa lo stesso imperatore Ludovico II. In quella fase confusa, Atanasio poté rifugiarsi a Sorrento, dove ricopriva l'incarico di vescovo suo fratello Stefano. Da lì, Atanasio si recò personalmente a Roma per ottenere dal Papa l'assoluzione del suo popolo dall'interdetto che gravava sulla città. Successivamente, Atanasio raggiunse in Sabina l'imperatore Ludovico II, il quale era stato miracolosamente liberato, insieme a Landolfo di Capua e agli apocrisari papali. Durante l'incontro, Atanasio convinse Ludovico II a riprendere con vigore la difesa dell'Italia meridionale dalle minacce esterne. Papa Adriano II invitò allora formalmente l'imperatore a riportare Atanasio sulla sua legittima sede napoletana.

Tuttavia, provato dalle sofferenze morali e fisiche, Atanasio si ammalò gravemente sulla via del ritorno, nei pressi della località di Veroli. Accolto con amorevole cura nella comunità del monastero di San Quirico, che dipendeva direttamente dall'abbazia di Montecassino, il santo pastore concluse il suo pellegrinaggio terreno. Atanasio morì nel monastero di San Quirico il 15 luglio 872, spirando afflitto dalle tribolazioni terrene ma sostenuto da una profonda pace interiore. Il Martirologio Romano ricorda efficacemente Atanasio come vescovo a Napoli, evidenziando che egli soffrì molto da parte del nipote Sergio, definito empio, venendo scacciato dalla sua sede e passando al cielo a Veroli, tra i monti Ernici nel Lazio. Atanasio fu inizialmente sepolto nell'oratorio di San Pietro dell'abbazia di Montecassino. Negli anni successivi, precisamente nell'876, papa Giovanni VIII assolse dalla scomunica il duca Sergio II e promosse all'episcopato napoletano il fratello di Sergio, che portava anch'egli il nome di Atanasio II. Nell'anno seguente si procedette alla solenne traslazione delle spoglie mortali di Atanasio a Napoli. Il 31 luglio le spoglie furono collocate con grande onore nell'atrio della basilica di San Gennaro extra moenia, deponendole nell'oratorio del vescovo San Lorenzo e vicinissime al sarcofago del predecessore Giovanni IV. Nel tredicesimo secolo le reliquie di Atanasio furono definitivamente traslate nella cattedrale di Napoli, dove vennero poste sotto l'altare della cappella del Santissimo Salvatore. Questa seconda traslazione nella cattedrale viene ricordata liturgicamente il 5 aprile, mentre il capo del santo è gelosamente custodito in un prezioso reliquiario inserito nel Tesoro della Cattedrale. La festa di Sant'Atanasio è celebrata solennemente il 15 luglio di ogni anno.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Sant'Atanasio de Nápoles?

La festa di Sant'Atanasio de Nápoles si celebra il 15 luglio, data della sua pia morte avvenuta nell'ottocento settantadue. La Chiesa ricorda inoltre la traslazione delle sue reliquie nella cattedrale il 5 aprile.

Di cosa è patrono Sant'Atanasio de Nápoles?

I documenti storici e la tradizione tramandata non menzionano specifici titoli di patronato oltre al suo ruolo fondamentale di vescovo e pastore della Chiesa di Napoli.

En Nápoles, san Atanasio, obispo, que, después de haber sufrido mucho por parte de su impío nieto Sergio, fue expulsado de su sede y pasó al cielo en Veroli, entre los montes Hernicos en el Lacio, afligido por las tribulaciones. — Martirologio Romano