Enciende una vela por quien amas — arde aquí durante 7 díasEnciende la tuya →

7 de marzo

Sante Perpetua y Felicidad

Mártires

Sante Perpetua y Felicidad

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Il contesto storico e l'arresto a Cartagine

Le vicende dei martiri si inseriscono nel contesto dell'Africa proconsolare del terzo secolo, un territorio ricco di fervore religioso e di comunità cristiane fiorententi. Da questa regione provenivano tre importanti pontefici della storia della Chiesa: papa Vittore primo, che guidò la cristianità tra il 189 e il 199, papa Milziade, in carica dal 311 al 314, e papa Gelasio primo, che pontificò tra il 492 e il 496. Gli avvenimenti drammatici che portarono al martirio si verificarono sotto il regno dell'imperatore Settimio Severo, originario proprio dell'Africa e vissuto tra il 193 e il 211. L'imperatore Settimio Severo, costantemente impegnato in campagne militari, pretendeva un'assoluta obbedienza e un inquadramento rigido all'interno dei confini imperiali. Sebbene in un primo momento si fosse mostrato tollerante verso le comunità cristiane, l'imperatore avviò successivamente una dura e spietata repressione contro il proselitismo sia cristiano sia ebraico. La legislazione severiana puniva severamente con la pena capitale chiunque decidesse di abbandonare i culti tradizionali dello Stato romano.

In questo clima di crescente ostilità, nella città di Cartagine, le autorità imperiali procedettero all'arresto di un gruppo di giovani catecumeni che stavano ultimando il loro cammino di preparazione alla fede cristiana. Tra di essi spiccava Vibia Perpetua, una donna di estrazione nobile e colta, di circa ventidue anni d'età, la quale era sposa e madre di un neonato che allattava ancora al seno. Insieme a lei fu catturata Felicita, una donna in condizione di schiavitù che prestava servizio come serva proprio nella casa di Perpetua. Con loro vennero incarcerati anche Saturnino, Revocato e Secondulo, oltre a Saturo e ad altri servi provenienti da Thuburbo Minus. Thuburbo Minus era un'antica e fiorente città dell'Africa proconsolare, il cui territorio corrisponde oggi all'attuale località di Tebourba in Tunisia. Subito dopo l'avvenuto arresto, i catecumeni ricevettero il sacramento del battesimo e furono immediatamente rinchiusi nelle oscure e soffocanti segrete di una prigione a Cartagine, preparandosi ad affrontare la prova suprema della loro fedeltà a Cristo.

La prigionia e le sofferenze superate nella fede

La permanenza nel carcere di Cartagine si rivelò subito durissima a causa dell'affollamento della prigione, del calore soffocante e della totale assenza di luce. Tuttavia, i diaconi Terzio e Pomponio si prodigarono con generosità per cercare di alleviare le sofferenze fisiche e morali dei prigionieri. Durante i primi giorni di detenzione, Perpetua provò una profonda angoscia interiore, legata principalmente alla sorte del suo figlioletto neonato rimasto senza cure adeguate. Per venire incontro alle necessità della giovane madre, i diaconi Terzio e Pomponio pagarono una mancia alle guardie carcerarie, ottenendo il permesso di trasferire i prigionieri in un settore migliore e più aerato del carcere per qualche ora del giorno. In quel luogo più decoroso, Perpetua potette finalmente allattare il suo bambino che era ormai sfinito dalla fame. Durante quella sosta provvidenziale, la santa conversò amorevolmente con la madre, incoraggiò il proprio fratello e raccomandò con affetto il figlioletto alle cure della famiglia. Perpetua soffriva profondamente nell'osservare il dolore e la pena che i suoi parenti provavano a causa della sua condanna. Ciononostante, dopo vari giorni di attesa e di preghiera, la santa ottenne dalle autorità il permesso di tenere il bambino con sé all'interno della cella del carcere. La presenza del piccolo restituì immediatamente serenità all'animo di Perpetua, al punto da far sembrare quel luogo di prigionia un ambiente piacevole e confortevole.

Nel frattempo, i parenti di Perpetua e di Felicita, che erano ancora legati alla religione pagana, esercitarono forti e ripetute pressioni affinché le due donne ritrattassero la loro fede. Agli imputati sarebbe bastato compiere un semplice gesto di ossequio e astenersi dalla fede cristiana per aver salva la vita e riottenere la libertà. Durante il processo, Perpetua rifiutò con fermezza di compiere i sacrifici agli dèi pagani richiesti dalle autorità imperiali e seppe resistere con coraggio alle suppliche e alle pressioni del padre pagano che la implorava di apostatare. Accanto a lei, Felicita affrontava la sua personale prova con altrettanta fortezza d'animo. Felicita, che era probabilmente moglie di Revocato, si trovava in avanzato stato di gravidanza, essendo incinta di otto mesi al momento della cattura. La giovane schiava temeva fortemente che la sua esecuzione venisse posticipata, poiché la severa legislazione romana proibiva rigorosamente di giustiziare le donne incinte prima della nascita del figlio. Due giorni prima dei giochi pubblici nell'anfiteatro, mentre era in pieno travaglio, Felicita fu persino interrogata da un inserviente del carcere che le chiese come avrebbe potuto affrontare le fiere feroci dato che già soffriva così tanto per le doglie del parto. Felicita rispose con grande serenità che in quel momento in carcere stava soffrendo da sola, ma che nell'arena sarebbe stato Cristo stesso a soffrire in lei e per lei. Miracolosamente, Felicita partorì una bambina sana appena due giorni prima dell'inizio dei giochi, passando direttamente dal sangue del parto a quello del martirio e alla grazia di un secondo battesimo. La neonata fu prontamente affidata a una donna definita nella comunità cristiana come una sorella nella fede, la quale provvide ad allevarla con amore.

Le visioni celesti e il diario di prigionia

Il periodo della detenzione fu segnato da intensi momenti di grazia spirituale, che Perpetua stessa volle annotare nei suoi appunti manoscritti. Durante la prigionia in attesa della morte, la santa redasse infatti un diario personale che descriveva fedelmente l'affollamento della prigione, il calore opprimente, i nomi dei visitatori che riuscivano a entrare e le visioni mistiche ricevute in sogno. Queste memorie scritte di suo pugno furono in seguito raccolte e integrate per formare l'opera intitolata Passione di Perpetua e Felicita, un testo ampiamente considerato dalla critica come uno dei modelli di riferimento più alti e di maggiore freschezza per tutta la letteratura agiografica dei martiri cristiani. La stesura finale di questo documento composito, suddiviso in quattro parti principali, viene attribuita da diverse fonti al celebre scrittore ecclesiastico Tertulliano, il quale fu diretto testimone degli eventi accaduti a Cartagine. La prima parte del testo consiste in una prefazione oratoria, seguita da brevi capitoli in cui un autore anonimo introduce i catecumeni e lascia poi spazio alla voce diretta di Perpetua attraverso il suo diario. Il racconto di Perpetua si interrompe bruscamente alla vigilia dei giochi nell'anfiteatro, con l'invito rivolto a qualcun altro affinché descriva gli avvenimenti futuri. La Passione include inoltre un breve resoconto scritto dal catechista Saturo, nel quale egli descrive una straordinaria visione da lui avuta riguardo alla bellezza del Paradiso. La quarta ed ultima parte narra infine lo svolgimento dei giochi pubblici e la condanna capitale inflitta ai cristiani. Gli studi filologici indicano che il testo fu composto originariamente in lingua latina, mentre la versione in lingua greca venne fortunatamente ritrovata soltanto alla fine del diciannovesimo secolo. Tra le varie teorie critiche formulate dagli studiosi, René Braun sostiene che il narratore della Passione possa essere stato il diacono Pomponio, che fu maestro di fede della stessa Perpetua.

All'interno del suo diario di prigionia, Perpetua descrisse con ricchezza di particolari quattro visioni mistiche avute in carcere, la prima delle quali si rivelò particolarmente ricca di simboli profondi che nutrirono l'antica iconografia cristiana. Nella sua prima visione, la santa vide una scala di bronzo straordinariamente stretta che saliva direttamente fino al cielo. Ai lati di questa scala erano disposti vari strumenti d'acciaio e di ferro, come spade, lance, arpioni, coltelli e spiedi appuntiti, pronti a dilaniare chiunque avesse tentato di salire senza la dovuta attenzione. Ai piedi della scala si trovava inoltre un serpente gigantesco e minaccioso che cercava in tutti i modi di impedire l'ascesa ai fedeli. Con un gesto di coraggio spirituale, Perpetua calpestò la testa del serpente come se rappresentasse il primo gradino e iniziò la sua salita verso l'alto. Giunta in cima alla scala, la santa entrò in un immenso giardino fiorito dove vivevano migliaia di persone vestite con abiti candidi. Al centro di quel giardino straordinario si trovava un pastore intento a mungere le pecore; questi le diede il benvenuto, la chiamò per nome e le offrì un piccolo boccone di formaggio. Perpetua accolse quel dono e lo mangiò tenendo le mani congiunte, mentre tutti gli astanti presenti rispondevano pronunciando la parola Amen. La santa si risvegliò da quel sonno profondo avvertendo ancora in bocca un sapore dolcissimo e riferì immediatamente la visione al fratello. Insieme compresero che quella era la chiara premonizione della loro imminente passione, decidendo così di abbandonare definitivamente ogni speranza terrena per affidarsi alla volontà divina.

Il martirio nell'arena e la testimonianza di fede

La mattina del sette marzo dell'anno 203, i prigionieri lasciarono definitivamente il carcere per fare il loro ingresso trionfale nell'arena dell'anfiteatro di Cartagine. Nella narrazione della Passione, l'autore attribuisce alla giovane Perpetua gli alti titoli spirituali di matrona Christi e di Dei delicata, sottolineando la nobiltà del suo spirito. Accanto a lei avanzava Felicita, descritta come percorsa da una profonda gioia per il parto avvenuto senza danni e pronta a passare dal sangue del travaglio a quello del martirio. Sotto il regno dell'imperatore Settimio Severo, le esecuzioni capitali dei cristiani venivano sistematicamente trasformate in spettacoli pubblici per intrattenere la cittadinanza. Due giorni prima di quella data solenne, il gruppo di prigionieri si era unito in un'intensa preghiera comunitaria nell'attesa della prova finale. Il martirio dei condannati ebbe inizio all'interno dell'arena con l'attacco feroce delle belve selvagge, che li assalirono e li ferirono gravemente. Di fronte alla violenza delle fiere, Perpetua mantenne un atteggiamento di straordinaria dignità e di profonda compassione verso i compagni di fede. Visto che Felicita era crollata a terra stremata sotto i colpi inferti dagli animali, Perpetua non esitò ad avvicinarsi per sollevarla e sostenerla con amore fraterno. Quando le corna di una fiera le lacerarono la veste, la santa mostrò un tale pudore da fermarsi immediatamente per ricoprirsi con tranquillità, preoccupandosi più della modestia che del dolore fisico. Quei gesti di regale dignità compiuti da Perpetua suscitarono una sincera commozione persino tra i membri della folla pagana e ostile presente sugli spalti. Nonostante quella momentanea ondata di compassione popolare, la folla inferocita reclamò infine il colpo di grazia definitivo per tutti i martiri. L'esecuzione capitale del gruppo si concluse pertanto nell'arena con la decapitazione per spada, suggellando per sempre la loro testimonianza d'amore fedele a Cristo.

La memoria di questo glorioso martirio si diffuse rapidamente in tutto il mondo cristiano antico, come dimostrano le numerose e autorevoli testimonianze storiche. L'anniversario della loro morte eroica fu annotato con cura nella Depositio martyrum, l'antico calendario della Chiesa romana risalente al quarto secolo. Tutti i nomi dei martiri di questo celebri gruppo compaiono inoltre all'interno del venerabile Martirologio geronimiano. Chiare testimonianze della profonda devozione riservata alle sante Perpetua e Felicita si trovano conservate su un antico sarcofago scoperto a Bureba, in Spagna, risalente alla metà del quarto secolo. Altrettanto celebre è l'attestazione del loro culto all'interno del magnifico corteo trionfale dei martiri rappresentato sui mosaici della basilica di Sant'Apollinare Nuovo a Ravenna. Ulteriori tracce inequivocabili di questa devozione figurano nella basilica paleocristiana di Parenzo, città situata sulla costa occidentale dell'Istria, risalenti anch'esse al quarto secolo. Purtroppo, con il passare dei secoli e a causa dell'invasione araba del settimo secolo, la Tunisia ha conosciuto una radicale trasformazione culturale e religiosa, al punto che oggi il novantotto virgola sei percento della popolazione tunisina professa la religione musulmana, e la memoria locale del culto delle sante in terra africana è completamente scomparsa, eccezion fatta per la città di Cartagine che ne custodisce il ricordo spirituale.

La posterità letteraria e la figura di Perpetua

La figura storica e spirituale di santa Perpetua ha continuato a vivere nei secoli non soltanto attraverso i testi agiografici della Chiesa, ma anche grazie alla grande letteratura universale. Il celebre scrittore italiano Alessandro Manzoni volle infatti attribuire il nome di Perpetua alla fedele domestica del curato don Abbondio all'interno del suo capolavoro romanzesco I Promessi Sposi. In questo modo, il nome proprio della coraggiosa martire cartaginese è progressivamente diventato una voce comune del lessico della lingua italiana per designare le collaboratrici domestiche che prestano servizio presso le case dei sacerdoti cattolici. A tal proposito, il noto critico letterario Cesare Angelini ha evidenziato come Alessandro Manzoni avesse ripreso direttamente il nome Perpetua dalla lettura quotidiana del Canone della Messa in lingua latina. Nel venerabile Canone latino della Messa cattolica compaiono infatti i nomi di diverse figure di sante e martiri femminili che trovano poi un eco significativa anche tra i personaggi femminili presenti nel romanzo manzoniano, quali Perpetua, Agnese, Lucia e Cecilia. Questa insolita ma affascinante connessione culturale dimostra come la memoria delle antiche testimoni della fede cristiana abbia saputo attraversare le epoche storiche, fecondando la sensibilità artistica, la lingua parlata e la devozione dei credenti. Le sante Perpetua e Felicita rimangono così iscritte in modo indelebile nella coscienza della Chiesa universale come modelli luminosi di fortezza spirituale, di amore materno e di totale dedizione al Vangelo, ricordate ogni anno con gratitudine dalla comunità cristiana nel giorno anniversario del loro martirio glorioso.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia Santa Perpetua?

La memoria liturgica delle sante martiri Perpetua e Felicita viene celebrata solennemente il 7 marzo, giorno anniversario del loro glorioso martirio avvenuto nell'anno 203.

Memoria de las santas mártires Perpetua y Felicidad, arrestadas en Cartago bajo el emperador Septimio Severo junto con otras jóvenes catecúmenas. Perpetua, matrona de unos veintidós años, era madre de un niño aún lactante, mientras que Felicidad, su esclava, perdonada por las leyes en cuanto embarazada para que pudiera dar a luz, se mostraba serena frente a las fieras, a pesar de los trabajos del inminente parto. Ambas avanzaron desde la cárcel al anfiteatro alegres en el rostro, como si fueran al cielo. — Martirologio Romano