14 de agosto
Santi Antonio Primaldo y compañeros
Mártires de Otranto
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La terra d'Otranto e il crocevia della storia
Otranto è situata nell'estremo sud-est d'Italia, in un'area caratterizzata da lunghe spiagge e insenature rocciose. Da tempi remotissimi, questa città è stata un importante crocevia di commerci e testimone di un passato eroico. I primi insediamenti a Otranto risalgono al 2200 avanti Cristo. Il centro, geograficamente proteso a oriente, dista poche miglia di mare dall'Albania e dalla Grecia attraverso il canale omonimo. L'antica Hidruntum fu un centro messapico e successivamente un municipio romano. La posizione strategica di Otranto ha influenzato profondamente sia la cultura sia la religione della regione. Il rito bizantino, insieme a quello romano, è sopravvissuto in tutta la Terra d'Otranto fino al sedicesimo secolo. Il centro medievale di Otranto è protetto da possenti mura che racchiudono secoli di vicende umane e spirituali. Tra i monumenti più significativi spicca la Cattedrale di Otranto, che è stata costruita nel 1088. All'interno di questo tempio sacro si ammira il magnifico pavimento-mosaico della cattedrale, realizzato tra il 1163 e il 1165. Tale opera d'arte raffigura un immenso albero della vita che raccoglie scene bibliche e profane, rappresentando visivamente la storia dell'intera umanità. Secoli prima della tragedia, precisamente due secoli prima, l'abate Verdino da Otranto, morto nel novembre 1279, aveva predetto dal monastero di Cosenza la distruzione della sua patria ad opera del dragone musulmano.
Il contesto geopolitico e la minaccia ottomana
All'orizzonte del quindicesimo secolo si addensavano nubi minacciose per l'intera cristianità europea. L'Impero Romano d'Oriente era caduto nel 1480, a meno di trent'anni prima, con l'occupazione di Costantinopoli da parte del sultano turco Maometto Secondo. Papa Sisto Quarto si prodigò inutilmente per formare una lega cristiana di difesa contro le mire espansionistiche musulmane. La Serenissima Repubblica Veneta fu particolarmente contraria alla lega cristiana a causa della sua rivalità con il Regno di Napoli per il controllo del Mediterraneo. Gli altri stati sottovalutarono il pericolo ottomano perché impegnati a difendere ed estendere i propri domini personali. Il grande progetto strategico ottomano consisteva nell'occupare Otranto, conquistare il sud d'Italia, avanzare fino alla Francia e ricongiungersi con i musulmani di Spagna. Il ventotto luglio del quindicesimo secolo, centocinquanta navi turche con diciottomila uomini sbarcarono sulla spiaggia presso i Laghi Alimini. Il Re di Napoli Ferdinando Primo d'Aragona si trovava in Toscana al momento dello sbarco e la guarnigione napoletana, presa da timore, si dileguò rapidamente. I coraggiosi capitani Francesco Zurlo e Antonio de' Falconi risposero all'intimazione di resa gettando simbolicamente in mare le chiavi della città. Otranto venne così bombardata da terra e da mare per dodici giorni consecutivi, resistendo con tutte le proprie forze.
L'assedio, la presa della città e il martirio nella cattedrale
I mori riuscirono infine a penetrare nella città abbattendo una porta secondaria delle possenti mura difensive. I turchi massacrarono tutti gli abitanti trovati per le strade e nelle case, facendo poi irruzione nella cattedrale. L'arcivescovo Stefano Pendinelli stava celebrando il Sacrificio Eucaristico al momento dell'irruzione sacrilega. Sacerdoti, frati e molti fedeli furono massacrati mentre pregavano fervidamente all'interno della cattedrale. L'anziano presule Stefano Pendinelli fu ucciso con un colpo di scimitarra che gli staccò la testa mentre indossava gli abiti pontificali e teneva la croce tra le mani. Questo terribile massacro nella cattedrale avvenne l'undici agosto. Durante i saccheggi, le donne di Otranto furono ridotte in schiavitù e alcune di esse subirono la violenza degli invasori. Circa ottocento uomini superstiti dai quindici anni in su furono imprigionati e destinati a una prova suprema. Il quattordicesimo giorno, incatenati e seminudi, gli uomini furono condotti a gruppi di cinquanta sul Colle della Minerva, partendo dalla zona dell'odierna cappella della Madonna del Passo. Ai prigionieri fu chiesto ripetutamente di abiurare la fede cristiana in cambio della salvezza terrena. Venti uomini riscattarono la libertà pagando trecento ducati ciascuno, mentre la stragrande maggioranza rimase salda nella fede. Un anziano cimatore di panni di nome Antonio Pezzulla esortò con forza i compagni a difendere il credo cristiano. Antonio Pezzulla fu il primo ad essere decapitato e venne chiamato Primaldo. Il corpo senza testa di Antonio Primaldo rimase miracolosamente in piedi fino all'esecuzione dell'ultimo concittadino. Il carnefice Berlebey rimase profondamente scosso da questo prodigio e si convertì al cristianesimo, venendo perciò impalato poco distante. Otranto, che contava dodicimila abitanti, appariva del tutto irriconoscibile. L'eroica resistenza di Otranto permise all'esercito aragonese di raggiungere il Salento e sventare il disegno espansionistico ottomano. L'esercito liberatore includeva truppe del Papa e truppe dei Medici. Il Papa aveva nominato nunzio apostolico il Beato Angelo Carletti per sensibilizzare gli stati cristiani. Furono formati tre presidi militari a Roca, Castro e Sternatia, e i turchi resistettero per tredici mesi. Durante l'occupazione turca, la cattedrale di Otranto fu trasformata in moschea e si verificarono scontri e scorribande nei paesi vicini. I turchi si ritirarono l'otto settembre 1481, anche a causa della morte di Maometto Secondo. San Francesco da Paola, dall'Eremo di Paternò, ebbe una premonizione mistica mesi prima dell'eccidio e scrisse a re Ferdinando Primo di Napoli per cercare di salvare Otranto, sebbene non fosse ascoltato. San Francesco da Paola aveva preannunciato ai confratelli la visione delle vie di Otranto coperte di cadaveri e inondate di sangue cristiano. La morte dei martiri di Otranto avvenne il quattordici agosto 1480.
Il recupero dei corpi e i primi segni della devozione
Cinque giorni dopo la fine dell'assedio fu possibile recuperare i corpi dei martiri. Nonostante fossero giacenti sul colle da oltre un anno, i corpi dei martiri risultarono per buona parte incorrotti, suscitando grande meraviglia nei superstiti. Sul pavimento della cattedrale era caduto il sangue degli Idruntini, suggellando il tempio con il sigillo del martirio. La maggior parte dei corpi dei martiri fu sepolta nella cripta della cattedrale. L'anno successivo a Otranto fu dedicata ai martiri una cappella in cattedrale e il Re contribuì alle spese della cappella con una generosa donazione. L'eccidio degli idruntini ebbe una vasta eco in tutta Italia. Molti storici scrissero dell'eccidio degli idruntini e Ludovico Ariosto compose la commedia I Suppositi ispirandosi all'evento. Nel 1539 l'Arcivescovo Pietro Antonio de Capua istruì il processo per il riconoscimento del martirio degli Ottocento in odio alla fede cristiana. Il popolo invocò costantemente la protezione dei martiri durante il pericolo di altri assedi nel 1537 e nel 1644. Tra il 1755 e il 1756 si tenne a Otranto il processo ordinario sotto il Vescovo Niccolò Caracciolo. Tuttavia, gli atti del processo del 1755-1756 non furono ritenuti validi dalla Sacra Congregazione dei Riti. Successivamente, dal 1770 al 1771 fu celebrato un secondo processo ordinario dal Vescovo di Lecce Alfonso Sozy Carafa. Il quattordici dicembre 1771 fu emanato il decreto di conferma del culto tributato da tempo immemorabile ai Martiri di Otranto. Papa Clemente XIV proclamò solennemente beati i Martiri di Otranto. Dal 1711 le ossa della maggior parte dei martiri sono custodite in cattedrale in sette grandi armadi. In piccoli armadi laterali sono conservati resti di carne integri e senza trattamenti dopo oltre cinque secoli. Sotto l'altare della cattedrale si trova il ceppo della decapitazione.
Il miracolo di suor Francesca Levote e il cammino verso la canonizzazione
Il cammino ecclesiale verso il riconoscimento ufficiale della santità ha visto tappe fondamentali nel ventesimo e ventunesimo secolo. Il cinque ottobre 1980 Papa Giovanni Paolo Secondo visitò la città in occasione del cinquecentesimo anniversario del martirio. Papa Giovanni Paolo Secondo lanciò un messaggio di pace additando le vie della verità, della grazia e la fratellanza con i popoli d'oriente. A partire dal 1979 e nel 1980 si tenne una solenne peregrinatio delle reliquie dei martiri. Nel 1980 le reliquie passarono per il monastero delle Clarisse di Soleto. Suor Francesca Levote era in monastero dal giugno 1945 ed era nata il cinque novembre 1926. Suor Francesca Levote era ricoverata in ospedale a Genova per un cancro endometrioide dell'ovaio al quarto stadio con progressione metastatica e grave complicazione dello stato generale. Nel giorno del passaggio dell'urna dei martiri per il monastero, le consorelle invocarono la loro intercessione per suor Francesca. Suor Francesca fu guarita completamente e visse fino al 2011, morendo per cause estranee alla precedente malattia. Nel 1988 l'Arcivescovo di Otranto nominò una commissione storica per raccogliere la documentazione necessaria alla canonizzazione. L'inchiesta diocesana si celebrò dal sedici febbraio 1991 al ventuno marzo 1993. L'inchiesta diocesana fu convalidata dalla Congregazione delle Cause dei Santi il ventisette maggio 1994. Il ventotto aprile 1998 i Consultori storici esaminarono la documentazione. I Consultori Teologi espressero parere positivo il sedici giugno 2006. I cardinali e i vescovi della Congregazione riconobbero il diciassette aprile 2007 che l'uccisione avvenne per fedeltà alla fede. Il sei luglio 2007 papa Benedetto XVI dispose la pubblicazione del decreto sul martirio. Il ventisette maggio 2011 la Congregazione riconobbe la validità dell'inchiesta diocesana sul miracolo di suor Francesca Levote. Il venti dicembre 2012 papa Benedetto XVI autorizzò la pubblicazione del decreto sulla guarigione rapida, completa e duratura operata per intercessione dei Beati Antonio Primaldo e compagni. La canonizzazione è stata celebrata da papa Francesco in piazza San Pietro a Roma il dodici maggio 2013.
Il culto, le reliquie e la tradizione della Madonna
Gli Ottocento Martiri di Otranto sono patroni della diocesi e della città di Otranto dal 1721. I martiri sono festeggiati il quattordici agosto, giorno della loro nascita al Cielo. Nel calendario della diocesi di Napoli i martiri sono ricordati il tredici agosto. Le reliquie di circa duecentocinquanta martiri furono portate nella chiesa di Santa Maria Maddalena, poi detta dei Martiri, e trovarono definitiva collocazione nella chiesa di Santa Caterina a Formiello. Al centro della cappella della cattedrale di Otranto si trova un'antica e prodigiosa statua della Madonna. Durante la presa della città un soldato rubò la statua credendola d'oro. Il soldato portò la statua a Valona ma, accortosi che era di legno dorato, la gettò tra i rifiuti. Una donna otrantina tenuta come schiava a Valona raccolse la statua della Madonna. Il permesso per rimandare una donna a Otranto fu ottenuto quando la sua padrona incinta, colta dalle doglie, partorì felicemente solo dopo le preghiere della donna. La tradizione narra che la donna fu posta su una piccola imbarcazione senza vela e senza nessuno a bordo. La donna tornò da sola a Otranto navigando sulla piccola imbarcazione e fu riportata in cattedrale in un'esplosione di gioia collettiva. Il Vescovo Serafino da Squillace accolse la donna in cattedrale. Circa ottocento beati martiri si trovano a Otranto in Puglia. I soldati Ottomani assaltarono i martiri per costringerli a rinnegare la fede. Il beato Antonio Primaldo, un anziano tessitore, esortò i cristiani a perseverare in Cristo. Gli ottocento martiri ottennero la corona del martirio tramite la decapitazione sul Colle della Minerva.
El testimonio de fe
La historia de Antonio Primaldo y sus compañeros está estrechamente ligada a los trágicos sucesos ocurridos en el verano del año mil cuatrocientos ochenta. El veintiocho de julio de aquel año, la ciudad de Otranto sufrió el desembarco de las tropas otomanas, un evento que marcó profundamente el destino de sus habitantes. Tras la caída de la plaza, ochocientos hombres fueron hechos prisioneros y enfrentados a una dura encrucijada: renunciar a su fe cristiana o perecer. Antonio Primaldo, junto a sus hermanos de fe, manifestó un rechazo absoluto a cualquier forma de abjuración, eligiendo permanecer leales a su bautismo frente a la presión de los invasores.
Este acto de valentía tuvo su culminación en el Colle della Minerva, un lugar que desde entonces quedó marcado por la sangre de estos testigos. Allí, en un gesto de entrega total, fueron decapitados por mantener su fidelidad al mensaje de Cristo. La firmeza de Antonio Primaldo y de cada uno de sus compañeros no fue un acto de violencia, sino una serena y decidida confirmación de su pertenencia a la Iglesia. Este sacrificio, realizado en el siglo quince, ha trascendido los siglos como un ejemplo de rectitud y fortaleza espiritual para todos los fieles. La memoria de su muerte, ocurrida el catorce de agosto de mil cuatrocientos ochenta, ha sido custodiada por la comunidad de Otranto y, finalmente, refrendada por la autoridad de la Iglesia universal, que ha elevado a estos mártires a la gloria de los altares para que sirvan de guía a las generaciones futuras.
El culto y la devoción
La veneración a los mártires de Otranto ha sido una constante en la vida de la diócesis y de la ciudad. Su figura es recordada con especial solemnidad cada catorce de agosto, fecha en la que se celebra la memoria de su martirio en Otranto. Este culto público recibió un impulso definitivo en el año dos mil siete, cuando el Papa Benedicto dieciséis reconoció oficialmente la naturaleza de su muerte como un verdadero martirio por la fe. Posteriormente, el doce de mayo de dos mil trece, el Papa Francisco completó este proceso al proceder a su canonización.
Hoy, San Antonio Primaldo y sus compañeros son honrados como los patronos de la ciudad de Otranto y de su diócesis. Su intercesión es invocada por los fieles que buscan fortalecer su propia vida cristiana, encontrando en su ejemplo la fuerza necesaria para enfrentar los desafíos cotidianos con la misma entereza que ellos mostraron en el Colle della Minerva. La sobriedad de su culto refleja la sencillez de su testimonio: un amor a Dios que no necesitó de grandes palabras, sino de la coherencia de un corazón dispuesto a darlo todo por la Verdad.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Santi Antonio Primaldo y compañeros?
I Santi Antonio Primaldo e compagni si festeggiano il quattordici agosto, giorno della loro nascita al Cielo. Nel calendario della diocesi di Napoli sono ricordati il tredici agosto.
Di cosa è patrono Santi Antonio Primaldo y compañeros?
Gli Ottocento Martiri di Otranto sono patroni della diocesi e della città di Otranto.
En Otranto en Apulia, cerca de ochocientos beatos mártires, que, acosados por el asalto de los soldados Otomanos a renegar de la fe, fueron exhortados por el beato Antonio Primaldo, anciano tejedor, a perseverar en Cristo y obtuvieron así con la decapitación la corona del martirio. — Martirologio Romano