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1 de noviembre

Todos los Santos

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Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La Pasqua dell'autunno e il mistero della Chiesa

La solennità di Tutti i Santi si celebra il primo novembre ed è affettuosamente soprannominata Pasqua dell'autunno. Durante la recita del Vesprativo, la liturgia ricorda che la santa Gerusalemme è madre e città del cielo. Il Martirologio Romano afferma che la Chiesa viandante sulla terra venera in un'unica festa la memoria di coloro di cui il cielo esulta. In questo giorno luminoso, la Chiesa non contempla se stessa, ma rivolge la sua contemplazione a Cristo come suo Sposo. La comunità ecclesiale si rallegra perché una parte dei suoi membri si trova già nella gloria eterna, considerandosi un'opera del Salvatore, redenta dal Sangue dell'Agnello. Essa riconosce con umiltà che il bene presente in essa deriva unicamente dalla Grazia divina, mentre il male proviene dalla fragilità umana.

Nel testo dell'Apocalisse, San Giovanni descrive i salvati come coloro che hanno reso candide le proprie vesti lavandole nel sangue dell'Agnello. I salvati hanno testimoniato la fede grazie al sostegno della Grazia. Alcuni di essi sono stati martiri durante persecuzioni cruente per aver adottato la Parola del Signore come criterio di giudizio, mentre altri hanno seguito Cristo come discepoli nella vita quotidiana. Tra i salvati vi sono persone di spicco che hanno compiuto grandi opere e persone semplici che hanno vissuto senza compiere grandi imprese. Una moltitudine di uomini e donne ha cercato il volto di Dio rivelato in Gesù, secondo quanto riportato nel Salmo ventitré. Nel discorso della Montagna, Gesù proclama beati i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, gli affamati e assetati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace e i perseguitati per la giustizia e a causa sua. I santi sono uomini, donne, giovani e adulti che, pur avendo sperimentato il peccato e i limiti umani, hanno intrapreso un cammino di conversione a Cristo, sperimentando la misericordia e la pace di Dio nelle varie circostanze della vita terrena.

La festività odierna si caratterizza come una ricorrenza incentrata sulla speranza. L'insieme dei fratelli glorificati costituisce la frazione scelta e pienamente realizzata del popolo di Dio. La festività rammenta ai fedeli la propria destinazione finale e la propria autentica vocazione, individuata nella santità. La santità si consegue non per mezzo di imprese eccezionali, ma attraverso la fedele attuazione della grazia battesimale. San Bernardo, che rivestiva la carica di abate, è l'autore del testo omiletico citato intitolato 'Discorsi'. San Bernardo si interroga sull'utilità della lode, del tributo di gloria e della solennità offerti agli abitanti del cielo dagli uomini sulla terra. San Bernardo rileva che il Padre celeste già rende onore ai santi in conformità con la promessa fatta dal Figlio. San Bernardo dichiara che i santi non necessitano dei tributi umani e che le pratiche di culto non apportano loro alcun vantaggio. San Bernardo afferma che la venerazione della memoria dei santi va a beneficio dei fedeli terreni e non dei santi stessi.

Il cammino della fede e il desiderio del cielo

Il cammino di fede implica sia l'offrire a Dio sia, prioritariamente, l'accogliere i Suoi doni. L'amore di Dio accolto è la spinta che mette in movimento il credente. La santità consiste nell'affidarsi all'amore di Dio, sul modello dei discepoli che si avvicinarono a Gesù dopo essere stati chiamati. Giovanni da Fécamp ha composto una preghiera incentrata sul desiderio della città del cielo. Giovanni da Fécamp era il nipote di san Guglielmo di Volpiano. San Guglielmo di Volpiano ha fondato l'abbazia di San Benigno Canavese ed è deceduto nel monastero di Fécamp, situato in Normandia. Il testo riportato cita la preghiera di Giovanni da Fécamp rivolta alla casa di Dio e alla Gerusalemme eterna. Nella sua preghiera, Giovanni da Fécamp si paragona a una pecora smarrita che confida di essere ricondotta a destinazione dalle spalle del Pastore. Giovanni da Fécamp definisce la dimora celeste come opera di Cristo, realizzata tramite la sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione. Cristo ha promesso di rimanere presente con i suoi fedeli ogni giorno fino alla fine del tempo. La presenza reale e misteriosa di Cristo sostiene i credenti nel cammino verso la meta celeste. Il fine essenziale della vita terrena è il raggiungimento della Città eterna, la cui vita viene descritta come iscritta in un Mistero d'Amore. Il credente viene paragonato a una pietra che il divino Architetto modella attraverso il suo amore misericordioso per edificare la Città eterna.

Il sospiro umano rappresenta l'espressione più autentica del desiderio insopprimibile di felicità posto da Dio nel cuore dell'uomo. Il cuore umano è stato creato da Dio per aspirare all'Eternità, alla totalità e alla pienezza. Il testo riporta un'invocazione di preghiera rivolta al Creatore per richiedere la sua possesso e la sua presenza abitativa. Oggi la Chiesa eleva al Signore una preghiera di particolare intensità. I credenti riconoscono di essere andati errando come pecore smarrite, ma sussiste la speranza di essere ricondotti a Dio sulle spalle del Pastore. I fedeli si protendono nella corsa per afferrare Cristo, dal quale sono già stati afferrati, citando la Lettera ai Filippesi. I santi e tutti i fratelli presenti nella Gerusalemme celeste accompagnano i fedeli nel loro viaggio come amici e modelli di vita. Il monaco Giovanni ha espresso un'invocazione a Gerusalemme, città eterna di Dio, affinché il ricordo del suo nome beato sollevi l'anima da ogni tristezza e oppressione.

San Bernardo confessa che la meditazione sui santi accende nella sua anima un ardente desiderio. Il primo desiderio suscitato o rafforzato dal ricordo dei santi consiste nell'usufruire della loro dolce compagnia. I fedeli aspirano a meritare lo status di concittadini e familiari degli spiriti beati. I fedeli desiderano ricongiungersi con l'assemblea dei patriarchi, le schiere dei profeti, il senato degli apostoli, gli eserciti dei martiri, la comunità dei confessori e i cori delle vergini. Il fine ultimo espresso è l'unione felice nella comunione complessiva di tutti i santi. La comunità dei primi cristiani attende i credenti terreni. I santi nutrono il desiderio di accogliere i fedeli terreni insieme a loro. I giusti rimangono in attesa dei credenti ancora in vita. San Bernardo esorta i confratelli a scuotersi dalla propria apatia. San Bernardo invita i cristiani a risorgere con Cristo e a volgere le proprie aspirazioni e desideri alle realtà celesti. San Bernardo sollecita i fedeli a ricambiare il desiderio dei santi e ad affrettarsi verso di loro, anticipando spiritualmente la propria futura condizione. Oltre alla loro compagnia, i credenti devono bramare di condividere la felice condizione dei santi. L'aspirazione a condividere la gloria celeste dei santi è considerata legittima e priva di pericoli spirituali. Il secondo desiderio generato dalla memoria dei santi è che Cristo, fonte di vita, si manifesti ai credenti terreni così come si mostra ai santi. I credenti desiderano fare la propria comparsa nella gloria unitamente a Cristo. In ambito terreno, Cristo si presenta ai credenti non nella pienezza della sua gloria celeste, ma nella forma che ha scelto di assumere.

La comunione delle cose sante e la grazia

Monsignor Edoardo Aldo Cerrato, appartenente alla Congregazione dell'Oratorio, è l'autore del testo intitolato 'La comunione delle cose sante'. Uno degli articoli del Simbolo Apostolico riguarda la comunione dei santi. L'espressione ammette due traduzioni legittime, ovvero la comunione delle cose sante e la comunione dei santi, intendendo primariamente la comunione delle cose sante. Questa costituisce il privilegio proprio dei credenti che ne dimostra l'unità, poiché permette loro di partecipare e comunicare ai medesimi beni. Sul piano naturale ed umano, la ricchezza tende a diventare un fatto privato che esclude gli altri, e i beni terreni rappresentano una delle maggiori occasioni di divisione tra gli uomini. Al contrario, le cose sacre implicano e realizzano per se stesse la comunione. Quanto più un dono è eccelso sul piano soprannaturale, tanto più realizza la comunione ed è di natura comune. I doni più grandi concessi da Dio non sono quelli singolari riservati a pochi, come le stigmate, bensì quelli elargiti a tutti, sebbene recepiti in modi differenti. Nessuna grazia concessa da Dio all'anima supera il dono dell'Eucarestia. La Redenzione è una grazia e un dono divino finalizzato a realizzare l'unità. Un'anima ottiene la salvezza solo entrando in comunione con Dio e rientrando in rapporto con gli uomini, facendo parte della Chiesa. Il male e il peccato provocano divisione, chiusura ed esclusione.

Giovanni Duns Scoto è stato un francescano, filosofo, teologo e scolastico scozzese, vissuto tra il 1266 e il 1308, noto anche come Doctor Subtilis e beatificato nel 1993. Secondo la dottrina di Duns Scoto, la grazia si identifica con la caritas, e i teologi confermano che la grazia ha la caritas come suo frutto immediato. La grazia, identificandosi con l'amore e conducendo ad esso, comporta e realizza la comunione e l'unità. Tutto ciò che il Signore ha donato è stato concesso a beneficio di tutti, affinché tutti siano uno. La massima ricchezza spirituale unisce e identifica i fedeli invece di distinguerli o dividerli. I beni concessi da Dio alla Chiesa, inclusi la Sacra Scrittura, i Sacramenti divini e il magistero ecclesiastico, sono destinati al servizio di ogni singola anima. La Chiesa ha il dovere di non sottrarre ad alcuna anima ciò che ha ricevuto. I ministeri ecclesiali che non possono appartenere a tutti sono comunque posti al servizio di tutti. Il Papa esercita il suo ministero al servizio e per il bene del singolo fedele. Non esiste alcuna grazia dalla quale il credente sia in qualche modo escluso. L'accesso collettivo al medesimo bene fonda la comunione e realizza l'unità tra gli individui.

Sul piano naturale ed umano, maggiori doti personali portano a una maggiore distinzione, separazione ed emersione dell'individuo rispetto agli altri. I beni materiali e naturali sono di natura limitata. Un bene limitato cessa di essere tale se viene distribuito a tutti, poiché la divisibilità ne riduce il valore pro capite. La divisione di una somma di un miliardo tra quaranta milioni di persone assegna a ciascuno una quota minima, mentre la concentrazione della medesima somma su un solo individuo lo rende ricco. La fruizione dei beni limitati aumenta nella misura in cui si è i soli a goderne, spingendo ogni elemento verso la distinzione e la separazione tra le persone.

Il superamento dell'orgoglio e la condivisione soprannaturale

Al di fuori dell'ambito del Cristianesimo la virtù dell'umiltà non esiste, mentre può essere presente la modestia. Lo stoico presenta un atteggiamento morale per molti aspetti simile a quello cristiano, ma è caratterizzato dall'orgoglio. L'orgoglio dello stoico nasce dalla consapevolezza della propria superiorità rispetto al popolo e alla massa. Lo stoico nutre avversione verso il volgo, non vi condivide nulla e non vi si sente legato da solidarietà o comunione. Diogene di Sinope è stato un filosofo greco e il fondatore della scuola cinica. Diogene di Sinope è nato all'incirca nel 412 a.C. ed è deceduto nel 323 a.C. nella città di Sinope. Diogene rifiutò qualsiasi forma di condivisione e partecipazione con Alessandro il Macedone, non desiderando nulla da lui e ritenendosi troppo ricco in se stesso per averne bisogno. La divisibilità di un bene limitato tra molti fruitori ne annulla il valore. Ciò che non costituisce un vero bene tende a essere considerato tale se resta possesso esclusivo di poche persone. Gli individui tendono a vantarsi di qualsiasi sciocchezza purché siano i soli o tra i pochi a possederla.

I beni soprannaturali sono tanto più autentici quanto più sono condivisi in modo comune. I beni soprannaturali coincidono con Dio, il quale è identificato con l'amore. Il possesso di Dio da parte dell'anima individuale è direttamente proporzionale alla sua condivisione da parte di tutti gli uomini. Il cristiano inserito nella Chiesa non si sente privato o derubato di nulla, poiché tutto ciò che la Chiesa è gli appartiene. La ricchezza del cristiano nella Chiesa non consiste nel possesso di singoli beni materiali, ma nella partecipazione alla grazia divina. Ogni anima partecipa della grazia divina secondo la propria volontà e capacità di accoglierla, poiché il bene divino non ha limiti intrinseci. I beni soprannaturali sono infiniti e privi di misura, pertanto la misura del loro possesso è stabilita unicamente dall'anima che li accoglie. Sul piano soprannaturale l'invidia è impossibile, illogica e costituisce un controsenso oltre che un peccato. La santità di san Francesco d'Assisi e la santità di Gesù Cristo appartengono a ogni cristiano nella misura in cui egli le desidera. La santità divina è tale in quanto comunicabile e partecipata, poiché il vero bene divino è amore e l'amore esiste nel donarsi.

La comunione delle cose sante rappresenta il mezzo attraverso il quale il Paradiso e i beni di Dio diventano patrimonio comune. I beni divini diventano patrimonio dell'individuo senza carattere di esclusività. L'appropriazione di un bene divino in modo esclusivo causa l'autoesclusione dalla comunione ecclesiale. I beni di Dio si possiedono maggiormente quanto più ci si libera dal desiderio di possesso esclusivo e non si pretendono privilegi nella grazia e nella santità. L'unico privilegio ammesso sul piano della grazia è quello dell'amore che si diffonde verso gli altri. L'amore trova un ostacolo alla sua diffusione solo nella chiusura e nel rifiuto di chi non accoglie il dono.

Il supremo esempio di Maria e la comunione universale

Maria Santissima possiede specifici privilegi sul piano soprannaturale, tra cui l'Immacolata Concezione e l'Assunzione. Tuttavia, Maria non possiede i suoi privilegi spirituali come un bene proprio ed esclusivo. L'anima di Maria si apre a donare la grazia ricevuta a tutte le anime nella stessa misura in cui Dio le si concede. Il privilegio dell'Immacolata Concezione costituisce il fondamento della dignità di Maria come rifugio dei peccatori. Il perdono di ogni peccatore è contenuto nel perdono preventivo accordato a Maria prima che potesse commettere peccati. L'Assunzione di Maria non è un privilegio isolato, ma rappresenta il modello della resurrezione di tutti gli uomini, riguardando direttamente l'intera umanità. Maria partecipa, dona, promette e implora l'attestato di amore supremo ricevuto da Dio, che Egli realizza attraverso di lei. Nessun privilegio sul piano soprannaturale esclude o separa gli uomini dagli altri. Un privilegio che separasse dagli altri costituirebbe una mancanza di amore e una negazione di Dio e della grazia. Se i privilegi dell'Assunzione e dell'Immacolata Concezione la separassero dagli uomini, non vi si riconoscerebbe più Dio né l'amore divino vivente comunicato a tutti.

I privilegi di Maria sono tali in modo figurato, poiché aumentano la sua capacità di amare, di donarsi e di appartenere a tutti. Il privilegio supremo di Maria consiste nell'essere la Madre di ciascun individuo. Coloro che si aprono poco all'amore e non lo accolgono risultano meno comunicabili rispetto a Maria. Gli altri uomini non sono la Madre di tutti né fratelli universali allo stesso modo di Maria. Il principio della comunione stabilisce che tutto appartiene a ciascuno. Per accedere alla ricchezza divina e al bene di Dio è necessario farsi piccini, escludendo ogni pretesa e ogni concetto di proprietà. La proprietà esclude l'amore e la ricchezza divina. Dio non può essere posseduto in modo esclusivo; cercare di fare Dio esclusivamente proprio provoca la perdita del Suo possesso. Le cose sante sono comuni, appartenendo simultaneamente a ciascuno e a tutti. La comunicazione di Dio a un'anima realizza in essa l'unità con ogni creatura.

Dio si è comunicato in modo sorprendente all'anima di Maria Santissima, e questa comunicazione divina non la separa dagli altri, ma la rende Madre di tutti. Maria è intima a ciascuna persona e vive in ciascuno più di quanto non viva la propria anima. La verità di questa comunione dona gioia poiché nulla viene rifiutato o sottratto in termini di grazia. La ricezione di tutto rende gli uomini aperti, privi di difese egoistiche e liberati da ciò che divide da Dio, dagli uomini, dagli angeli e dal mondo. Per possedere Dio occorre diventare immensi come Lui, aprirsi ad accogliere tutto e farsi una sola cosa con il tutto in Cristo. La comunione dei santi significa prima di tutto l'unione universale nel Cristo, dove la partecipazione alla redenzione implica la ricezione della vita divina tramite una grazia non esclusiva che si comunica tanto più quanto più viene condivisa in modo comune.

La trasparenza della carità e la mediazione dei fratelli

La comunione delle cose sante si trasforma naturalmente e necessariamente nella Comunione dei santi. La grazia di Dio si comunica all'uomo aprendolo a una comunione universale. La partecipazione ai doni divini accresce la comunicazione e la comunione d'amore tra gli uomini che condividono i medesimi beni. La carità di Dio permette all'uomo di aprirsi a Dio e di entrare in comunione con la divinità. La carità divina dona all'anima una trasparenza che le consente di comunicare e vivere un rapporto d'amore con le altre anime e con i fratelli. Il peccato ha diviso, opposto, separato gli uomini e li ha resi opachi e impenetrabili all'amore. La grazia dona agli uomini una nuova trasparenza e la possibilità di una nuova comunione d'amore. L'effetto della grazia divina fa sì che ciascuno viva la vita di tutti e che tutti vivano la medesima vita, senza che vi sia più nulla di strettamente privato. Più le persone sono ricche e condividono i propri beni, più vivono del bene altrui. Il grado di santità di un santo è direttamente proporzionale alla mancanza di difese nel suo amore e alla sua apertura rispetto alle proprie ricchezze.

L'opacità del corpo, la distanza spaziale e il tempo non costituiscono un ostacolo per la comunione d'amore. In virtù della comunione dei santi, un'anima può racchiudere in sé la vita di tutte le anime e di tutte le tappe temporali, vivendo un legame d'amore con tutti coloro che hanno posseduto, possiedono o possederanno la grazia. Il respiro dell'anima cristiana è di natura cattolica e il cristiano è intrinsecamente sinfonico. Gli uomini debbono tutto e ogni cosa gli uni agli altri. Dio si comunica agli uomini esclusivamente mediante la mediazione dei fratelli. Il battesimo, il perdono di Dio e il Corpo di Cristo vengono ricevuti soltanto attraverso la mediazione della Chiesa e del sacerdozio. La comunione di vita nella parola di Dio si ottiene tramite il magistero e l'insegnamento della Chiesa docente e di tutti i fratelli che vi svolgono il ruolo di maestri e discepoli. Chi non insegna con la parola lo fa attraverso l'esempio e la propria vita.

L'unico bene che gli uomini si comunicano reciprocamente è Dio, ovvero l'amore. Dio, bene unico e comune per tutti, si dona a ciascun individuo solo attraverso l'intermediazione di tutti. Gli uomini necessitano dell'esperienza umana universale per vivere la propria esistenza. L'intero universo vive all'interno di ciascun individuo, impedendo all'uomo di perdersi o sommergersi in esso. La presenza dell'universo nell'individuo costituisce l'elemento distintivo del cristiano. Al di fuori del Cristianesimo esistono due soluzioni per l'uomo, entrambe concepite come vie di morte e non di salvezza. La prima soluzione non cristiana vede l'uomo assorbito dal mondo e dalla storia come parte di un tutto, condizione in cui egli cessa di vivere realmente. Nel contesto di una storia e di una creazione vaste, l'uomo isolato rappresenta soltanto una piccola parte. Il sistema stellare umano si perde nell'immensità degli spazi e l'essere solo una parte equivale a non essere nulla. La seconda soluzione non cristiana vede l'uomo tentare di salvarsi separandosi da tempo e spazio, isolandosi ferocemente dagli altri e difendendo il proprio io contro l'amore.

La liberazione cristiana dall'isolamento e il creato come libro

L'uomo potrebbe vivere nell'isolamento solo se fosse Dio, cioè se avesse in sé la ragione della propria esistenza e non avesse bisogno di alimentarsi. L'uomo e le cose terrene non possiedono in se stessi la ragione del proprio essere e della propria esistenza. Per esistere l'uomo necessita di un atto creatore, mentre per sussistere richiede di essere continuamente alimentato nella propria vita. Sul piano fisico, una stufa richiede quotidiano carbone e l'uomo necessita di mangiare ogni giorno per sussistere. Sul piano spirituale l'uomo non è sufficiente a se stesso. L'uomo che cerca di difendersi dall'annientamento e dalla vastità delle cose attraverso l'isolamento finisce solo per vivere la propria morte e destinarsi ad essa. Il Cristianesimo libera l'uomo sia dall'essere una semplice parte del tutto sia dal vivere in modo isolato. Secondo la prospettiva cristiana, l'uomo è il tutto perché il tutto vive in lui, l'umanità rivive in lui ed egli si alimenta di tutta l'umanità. L'intera storia deve trovare un'eco nel cuore dell'uomo. Tutto ciò avviene grazie all'amore divino, alla grazia di Dio e alla comunione delle cose sante, la quale in ultima analisi coincide con Dio stesso.

Attraverso questo meccanismo l'uomo accoglie l'amore e lo dona, accogliendo in Dio tutto e tutti. L'uomo non è parte di un tutto e non è un singolo che si isola: isolandosi dagli altri uomini, egli si isola anche da Dio. Accogliendo Dio dentro di sé, l'uomo diventa penetrabile da tutti e accoglie tutti, poiché accoglie Dio esclusivamente tramite la mediazione degli uomini. Per poter accogliere Dio è necessario accogliere tutta quanta l'umanità. L'uomo non si isola, ma accoglie Dio per potersi a sua volta comunicare a tutta l'umanità. La Comunione dei santi è definita come un mistero estremamente gioioso ed estremamente glorioso per l'uomo. L'uomo vive una comunione d'amore con ogni fratello, necessita di ogni fratello per vivere Dio e ogni fratello ha bisogno di lui. L'uomo deve sentirsi debitore e bisognoso di tutti. Per l'uomo, vivere significa aprirsi sempre di più ad accogliere il dono divino. Dio non si comunica all'uomo attraverso una singola cosa, ma attraverso tutte le cose, di cui ha voluto aver bisogno per donarsi al cuore umano.

La lectio divina è indicata come uno dei mezzi più necessari per la vita cristiana. La lectio divina consiste nell'accogliere Dio attraverso una nuova esperienza. Dio si comunica all'uomo innanzitutto attraverso un'esperienza che è stata consegnata alla parola. Inizialmente Dio si è comunicato all'uomo attraverso la creazione e le cose. La lectio divina comprende l'aprire gli occhi per osservare la creazione intesa come libro di Dio, richiamando la citazione del Salmo diciotto. I cieli e la creazione costituiscono una scrittura divina che l'uomo deve interpretare e accogliere, recependo il messaggio che le cose gli comunicano su Dio. La lectio divina è contemplazione della natura ma è anche, e soprattutto, lettura e meditazione dei Libri Sacri. Nei Libri Sacri Dio non parla attraverso la natura, ma attraverso il linguaggio umano. I Libri Sacri rappresentano la letteratura del popolo ebraico, la quale si identifica con la Bibbia. La parola di Dio coincide con l'esperienza della storia umana, civile, politica e culturale di un popolo. Dio e l'uomo sono uniti nella parola rivelata, e l'uomo non accoglie Dio se non accogliendo l'uomo.

La Sacra Scrittura e la testimonianza dei santi nella tradizione

Per vivere la parola divina è necessario accogliere Israele nel proprio cuore. Pio XI ha affermato che siamo tutti dei semiti spiritualmente. Gli uomini sono spiritualmente semiti non solo perché Israele ha trasmesso la rivelazione, ma perché la parola divina si è incarnata attraverso la propria esperienza umana e la propria storia. La comunicazione con Dio avviene attraverso la comunicazione con l'intero popolo. La vita in Dio si realizza assimilando l'esperienza di Mosè, Isaia e Geremia. Mosè, Isaia e Geremia devono essere considerati dai fedeli come padri e fratelli. I personaggi biblici costituiscono il modello e il tipo della santità. Dio non si rivela e non si comunica all'uomo se non tramite la mediazione dei personaggi biblici. Nell'antichità ogni forma di letteratura era ritenuta sacra e ispirata dalla divinità. Tito Lucrezio Caro è stato un poeta e filosofo latino vissuto tra il 98 e il 55 a.C., in grado di condurre l'uomo a percepire un senso del sacro di fronte alla natura. Eschilo è stato un poeta tragico greco vissuto indicativamente tra il 525 e il 456 a.C., il quale ha svolto una funzione analoga per il mondo greco. Plotino è stato un filosofo greco, nato in Egitto e fondatore del neoplatonismo, vissuto tra il 204 o 205 e il 270. Tuttavia, la letteratura dell'antichità non può essere equiparata alla letteratura d'Israele e alla Bibbia.

L'esperienza umana, sia classica sia non classica, antica o moderna, non appartiene mai a un singolo individuo ma coinvolge anche Dio. L'uomo può scagliarsi contro Dio o combatterlo per sottrarsi alla sua autorità, oppure aprirsi e abbandonarsi a Lui per esserne posseduto. L'accoglienza di Dio richiede necessariamente l'apertura e l'accoglimento di ogni essere umano. L'accettazione del messaggio divino tramite gli eventi e il creato permette la comunione con Dio, ma l'accoglimento di Dio mediante gli uomini permette di entrare in comunione sia con Dio sia con gli uomini stessi, rendendoli fratelli. La lectio divina è la norma fondamentale per qualsiasi altro tipo di lettura. I Libri Sacri custodiscono la parola di Dio, la parola dell'uomo e l'intera storia di un popolo. Per accogliere la rivelazione divina e vivere la comunione con Dio è indispensabile accogliere la storia del popolo ebraico ed entrare in comunione con esso. Papa Pio XI ha affermato che i cristiani devono diventare spiritualmente degli israeliti. Non esiste possibilità di accogliere Dio prescindendo dalla storia, dalla parola e dall'esperienza umana dei personaggi biblici. Dio si manifesta e si comunica all'uomo contemporaneo attraverso e all'interno della medesima esperienza di Mosè, Abramo, Isaia e Geremia.

La comunione con gli uomini si vive soprattutto in quanto essi sono santi, poiché se la comunione è resa possibile dalla carità in forza di un Dio posseduto in comune, più la persona che parla è santa, più attraverso di essa si entra in comunione con Dio e con lei stessa, vivendone la medesima esperienza. Se la vita interiore del cristiano si alimenta di Dio, il bisogno di comunione con gli uomini è tanto più vero e reale quanto più tali uomini sono santi e capaci di comunicare e donare realmente Dio. L'agiografia e i testi scritti da persone con un'esperienza straordinaria di vita divina rivestono un'importanza fondamentale nella vita cristiana. Un cristiano non può fare a meno di figure come sant'Agostino, Origene, santa Teresa, san Giovanni della Croce e santa Teresa del Bambino Gesù. Sebbene si avverta il bisogno e la fame di tutte le anime, si ha bisogno soprattutto dei grandi santi poiché in essi Dio è presente al massimo grado e si comunica al massimo attraverso di loro. I santi agiscono come mediatori di Dio. È difficile sovrastimare il valore che l'agiografia e le vite dei santi hanno avuto nella storia della santità cristiana. Molti santi sono diventati tali proprio grazie a un primo contatto con altre anime sante, prima ancora che direttamente con Dio. Sant'Agostino è stato influenzato e spinto alla santità dalla lettura della vita di sant'Antonio. Il Beato Colombini si è avviato alla santità attraverso la lettura della vita di santa Maria Egiziaca. Sant'Ignazio di Loyola ha intrapreso il suo percorso di santità grazie alla lettura della Legenda aurea. L'influenza delle vite dei santi sulle conversioni e sulle vocazioni è una costante nella storia della Chiesa.

La comunione vivente con i santi e i sacramenti

Un rapporto di solo a solo con Dio è un assurdo per i cristiani. La concezione plotiniana della fuga del solo a solo è assurda all'interno dell'esperienza cristiana. Dio è amore e lo si possiede solo nella misura in cui ci si apre alla comunicazione con gli altri, poiché Dio si dona all'uomo esclusivamente attraverso la mediazione degli uomini. Oltre alla dottrina, non esiste un altro sacramentale più alto, ricco di grazia ed efficace per la vita interiore della lectio divina. Prima ancora che con gli altri uomini e con i santi cristiani, la comunione del cristiano è una comunione con Abramo, Mosè, Isaia, Geremia, Cristo, Pietro, Paolo e Giovanni. La vita di queste figure bibliche è inscindibile dal messaggio stesso della rivelazione divina. L'imitazione di santi come san Luigi o santa Teresa è facoltativa per il cristiano, mentre l'imitazione di Abramo è indispensabile per chiunque voglia vivere una vita divina. Abramo rappresenta una norma che si impone allo spirito del credente, così come figure quali Pietro, Giovanni o Paolo costituiscono necessariamente una norma di vita. John Henry Newman è stato un teologo, filosofo e cardinale inglese vissuto tra il 1801 e il 1890, ed è stato beatificato nel 2010. Nei suoi scritti e nel suo testamento, John Henry Newman descriveva gli antichi Padri della Chiesa come amici reali e vivi con cui intratteneva un legame d'amore.

I santi sono spiritualmente più vicini ai fedeli di quanto non lo siano i propri familiari di sangue, i colleghi di lavoro o i compagni di scuola. La vita e l'esperienza di san Francesco e di santa Teresa formano e alimentano la vita interiore dei credenti più delle relazioni con i parenti consanguinei. L'esperienza di santa Teresa del Bambino Gesù agisce come guida e alimento spirituale per i credenti. Gli uomini comunicano autenticamente tra loro nella misura in cui trasmettono Dio, il quale costituisce il bene comune e il fondamento dell'unità interpersonale. La comunione fondata in Dio si rafforza, si approfondisce, diventa viva e si fa intima e dolce. La realtà della Comunione dei Santi dimostra l'immortalità dell'uomo. Le relazioni umane non fondate su Dio rischiano di esaurirsi nel tempo, come accade talvolta tra coniugi dopo molti matrimonio o tra fratelli di sangue che si allontanano. Poiché Dio alimenta la Comunione dei Santi, questa unione è indefettibile ed eterna. Figure storiche della Chiesa come Agostino e Gregorio risultano interiormente più prossime ai credenti rispetto a sconosciuti che si incontrano occasionalmente per strada. La Comunione dei Santi deve e può realizzarsi anche verso i passanti occasionali, nei confronti dei quali si è debitori di Dio.

La lettura dei libri scritti dai santi, che includono biografie o trattati dottrinali, rappresenta una forma di lettura sacra successiva alla Scrittura. Esiste il rischio di ridurre la lettura spirituale a mero studio, inteso come elucubrazione di idee e sistemazione di concetti, anziché come comunione tra anime. La lettura di testi spirituali deve configurarsi come una comunione d'amore che permette di accogliere Dio attraverso l'autore umano e di entrare in contatto con chi lo trasmette. Dimenticare i santi equivale, nel Cristianesimo, a dimenticare la redenzione. La grandezza della redenzione si misura dal suo frutto, ovvero i santi cristiani. Accogliere il dono d'amore dei santi consente di accogliere Dio stesso e di vivere una medesima vita in Dio. La lettura è uno dei mezzi più facili e necessari per vivere la comunione, ma non è il solo né il più grande. I cristiani possiedono come libri sacri sia l'Antico che il Nuovo Testamento, ma i libri del Nuovo Testamento non costituiscono il più alto dono fatto da Dio agli uomini nella rivelazione cristiana. I Sacramenti divini, e in particolare l'Eucarestia, rappresentano il dono più alto che Dio ha fatto di Sé agli uomini. Nell'Eucarestia la comunione con i santi si realizza nel modo più perfetto, intimo, vero e immediato.

La liturgia e l'universalità della famiglia celeste

L'autore ha maturato queste riflessioni mentre recitava il Vespro insieme ad altri presenti. Nel giorno in cui l'autore parla viene celebrata la memoria di Sant'Andrea Avellino. Sant'Andrea Avellino era al secolo Lancellotto Avellino, nato nel 1521 e morto nel 1608. Lancellotto Avellino è diventato sacerdote nel 1545 ed è entrato tra i Teatini nel 1556 assumendo il nome di Andrea. Sant'Andrea Avellino è stato proclamato beato nel 1624 e santo nel 1712. Durante la recita del Vespro, l'autore parlava a Dio di Sant'Andrea Avellino e ne invocava l'intercessione, affermando di non poter vivere la lode divina se non entrando in comunione con un santo. La liturgia della Chiesa fa presente il Mistero del Cristo e il Mistero di un Dio che si comunica al mondo, rendendo presente la Chiesa trionfante, i defunti del purgatorio e i cristiani viventi sulla terra. La liturgia ecclesiale non è mai una preghiera privata, ma un atto in cui tutta la Chiesa è coinvolta e viva. San Tommaso d'Aquino pensa al singolo fedele anche se questi non ne studia le opere. La grandezza dei santi non li allontana dal più umile dei cristiani, il quale celebra la festa di san Tommaso, ne invoca l'intercessione e vive in comunione d'amore con lui.

Durante la loro vita terrena, i santi non vivevano in una comunione con gli uomini così intima come quella che hanno ora dal cielo. Sulla terra, la missione stessa dei santi li separava dai fratelli e li rendeva loro estranei. Durante la vita terrena dei santi, pochissimi avevano la possibilità di accedere a un Papa per parlargli delle piccole cose o di avere un facile accesso a san Tommaso d'Aquino o a sant'Edoardo Re per stabilire una personalissima comunione d'amore. Dopo la morte, i santi diventano compagni di viaggio e amici dei fedeli, entrando nella loro vita e donando ciò che li fa vivere giorno per giorno. La grazia divina si ottiene per l'intercessione, la preghiera e il ministero d'amore dei santi. Nella liturgia della Chiesa, il Santorale definisce la vita cristiana come una comunione non solo con Dio, ma con l'intera umanità di ogni epoca e razza. Un individuo può trascorrere l'esistenza in un luogo isolato e noto a pochissime persone, ma un cristiano può entrare in un rapporto di reciproca conoscenza e affetto con persone vissute in regioni geografiche lontane come la Persia, il Giappone o l'America del Sud.

Santa Rosa da Lima è citata come esempio di figura alla quale ci si può legare spiritualmente. Il Beato Martino de Porres era un mulatto peruviano e terziario domenicano, vissuto tra il 1579 e il 1639, e proclamato santo nel 1962. Santa Marianna di Gesù, al secolo Mariana de Jesús Paredes y Flores, era una terziaria francescana ecuadoregna vissuta tra il 1618 e il 1645, e proclamata santa nel 1950. La comunione con i santi crea un legame più profondo della fratellanza di sangue, poiché è fondata su Dio stesso. Le differenze di razza, civiltà, epoca storica, temperamento e missione ecclesiale non costituiscono un ostacolo all'unità tra gli uomini in Dio. Nella dimensione terrena, lo spazio e il tempo separano gli individui tra loro e dividono il presente dal passato, mentre la carità divina e il possesso di Dio rendono gli individui intimi superando qualsiasi ostacolo all'amore.

L'Eucarestia e la centralità spirituale dell'anima

La partecipazione alla Messa permette all'essere umano di sperimentare una dimensione spirituale ampia, ricca di ripercussioni universali. La preghiera eucaristica recitata dopo la Consacrazione include la formula latina per supplicare lo sguardo di Dio. Attraverso l'atto liturgico della Messa, il credente rivive il sacrificio di Abele e l'intera storia della civiltà antica precedente alla vocazione di Abramo, rendendo presente l'esperienza spirituale del popolo ebraico fino alla venuta di Cristo. L'atto eucaristico racchiude l'ansia di ricerca di Dio dell'umanità e l'ardore di confessori, pontefici e martiri cristiani. I santi offrono costantemente il proprio dono spirituale, mentre gli uomini viventi sulla terra sono spesso incapaci di accoglierlo. L'estrangement da Sant'Edoardo dipende dalla mancanza di accoglienza degli uomini e non da una chiusura del santo. Sant'Edoardo è identificato storicamente come un re dell'Inghilterra medievale dotato di un nome, un cognome e precise coordinate biografiche. Ogni cristiano partecipa alla missione di Sant'Edoardo e di tutti gli altri santi, indipendentemente dalla bassezza della propria condizione. Le grazie e la missione ecclesiale di Santa Margherita Maria diventano patrimonio di ogni credente nella misura in cui ella ama ed è santa.

San Tommaso d'Aquino diventa amico del credente in quanto dottore della Chiesa e non come semplice nome o etichetta. Immanuel Kant viene indicato come filosofo tedesco vissuto tra il 1724 e il 1804, definito come un'etichetta utilizzata per identificare il pensiero kantiano e associato alla curiosità circa la sua abitudine di fare passeggiate sempre in determinate ore del giorno, un interesse che non comporta tuttavia una comunione di vita. I santi entrano nella vita delle persone attraverso la loro carica umana di amore, che è soprannaturale nel principio ma umano nella sua espressione. Tra i credenti e i santi si stabilisce una comunione di amore, una famiglia e l'unità di una vita. Nell'esperienza del singolo risuona l'eco di tutte le età e si anima la vita di tutte le anime che hanno conosciuto e amato Dio. Un individuo che vive a Viareggio può vivere la vita del Carmelo di Lisieux di sessant'anni prima, condividendo l'ansia intellettuale di san Tommaso o lo spirito missionario di san Francesco Saverio. Santa Teresa del Bambino Gesù viveva l'esperienza di condividere la vita di tutti i santi nel suo piccolo Carmelo, descrivendo questa immensa vita spirituale nell'ultimo capitolo della sua opera.

Se Dio è il tutto, non esiste una circonferenza ma ogni punto è il centro a cui tutto converge. La vita spirituale viene definita come Dio stesso che si comunica al mondo, dove ogni anima è un centro a cui convergono tutte le cose. Il centro della terra è il punto che attira a sé tutta la terra rendendola solida, e così ogni anima è un centro verso cui la creazione converge e pesa senza schiacciarla. Dall'anima intesa come centro si diparte e s'irradia tutta la creazione, e l'uomo ha bisogno di tutto per vivere, donando al contempo la vita a tutta la creazione nel possesso di Dio. Lodare, glorificare ed esaltare Maria Santissima e i santi equivale a donare Dio a loro, portando Dio nell'animo dei santi come se essi dovessero ricevere da loro la gloria dovuta. Nel mondo della grazia si riceve da tutti per donare a tutti e a ciascuno all'interno della propria vita, realizzando pienamente il mistero della comunione universale.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Solennità di Tutti i Santi?

La festività liturgica di Tutti i Santi si celebra ogni anno il primo di novembre.

Solemnidad de todos los Santos unidos con Cristo en la gloria: hoy, en un único júbilo de fiesta la Iglesia aún peregrina sobre la tierra venera la memoria de aquellos de cuya compañía se regocija el cielo, para ser incitada por su ejemplo, alegrada por su protección y coronada por su victoria delante de la majestad divina en los siglos eternos. — Martirologio Romano