1 de julio
Beata Asunta Marchetti
Fundadora
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e vocazione familiare
La beata Assunta Marchetti nacque a Lombrici di Camaiore, in provincia di Lucca, il 15 agosto 1871, collocando le sue radici in un contesto di profonda fede. Era la terza di undici figli nati all'interno di una famiglia numerosa e fortemente cristiana, dove la parola del Vangelo veniva vissuta con coerenza quotidiana. Il giorno successivo alla nascita, il sedici agosto 1871, la bambina venne battezzata con i nomi di Maria Assunta Carolina. Nel corso della sua giovinezza, Assunta nutriva un profondo desiderio di consacrazione religiosa, aspirando a entrare tra le carmelitane per dedicarsi interamente alla preghiera e alla contemplazione. Tuttavia, le circostanze della vita familiare la chiamarono a un diverso servizio. Il padre lavorava come mugnaio e, nel 1880, la famiglia Marchetti si trasferì a Mulino di Camaiore per seguire le esigenze lavorative. La situazione domestica fu segnata da un profondo dolore quando il padre di Assunta e Giuseppe morì prematuramente all'età di quarantasette anni a causa di una polmonite. In questo contesto di lutto e di responsabilità crescenti, Assunta contribuiva con dedizione ai lavori domestici e rinunciò temporaneamente alla vita monastica per sostenere la madre nella cura dei fratelli più piccoli.
La vita della famiglia fu segnata in modo decisivo anche dalla vocazione del fratello Giuseppe, più grande di Assunta di due anni. Egli sentì fin da giovane la chiamata al sacerdozio, nutrendo una forte aspirazione a diventare missionario per portare il conforto della fede lontano dalla patria. Giuseppe studiò intensamente per entrare in seminario e, dopo aver completato la sua preparazione, venne ordinato sacerdote, dedicandosi immediatamente all'aiuto dei migranti diretti verso l'America. In una circostanza significativa del suo ministero, padre Giuseppe accompagnò alcuni migranti da Compignano al Porto di Genova. Proprio al porto di Genova, il giovane sacerdote fu testimone di una realtà dolorosa, vedendo persone semplici e indifese sfruttate da impresari privi di scrupoli che approfittavano della loro disperazione. Questa esperienza dolorosa segnò una svolta nella sua vita e lo condusse a entrare in contatto con l'opera dei Padri Scalabriniani. Dopo un periodo di intensa preghiera e di profonda riflessione, Giuseppe decise di diventare cappellano sulle navi dei migranti, unendosi formalmente alla Congregazione dei Missionari di San Carlo.
La nascita della congregazione e l'opera in Brasile
Durante la sua seconda traversata navale al servizio dei passeggeri, padre Giuseppe fu toccato da un dramma umano che avrebbe cambiato il corso della storia della sua famiglia e della Chiesa. Una madre in punto di morte affidò al sacerdote il proprio figlio di pochi mesi, rimasto improvvisamente solo al mondo. Di fronte a quella situazione straziante, Giuseppe maturò la ferma decisione di soccorrere gli orfani dei migranti deceduti a causa delle dure e disumane condizioni di lavoro nelle fazendas brasiliane. Per dare concretezza a questo ideale di carità, il sacerdote progettò l'apertura di specifici orfanotrofi che dovessero essere affidati alla cura di donne consacrate. Per realizzare il suo ambizioso e provvidenziale progetto, Giuseppe chiese la preziosa collaborazione della madre e della sorella Assunta. Il percorso personale di Assunta portò così alla fondazione di un istituto di donne consacrate, nato circa un secolo fa per rispondere alle pressanti esigenze degli emigrati italiani che cercavano una nuova vita all'estero. Il carisma di questo nuovo istituto ebbe la sua originaria ispirazione in un piccolo centro della Lucchesia ad opera di questa sorella e di questo fratello.
Il venticinque ottobre 1895, a Piacenza, Assunta, la madre e altre due compagne emisero i voti religiosi davanti al vescovo beato Giovanni Battista Scalabrini, fondatore dei missionari. Questa solenne professione dei voti segnò l'inizio ufficiale della nuova famiglia religiosa, che in seguito ottenne l'approvazione della Santa Sede e si espanse rapidamente. L'istituto, inizialmente denominato Ancelle degli orfani e dei derelitti all'estero, avviò la sua missione in terra brasiliana. In poco più di un anno, l'Orfanotrofio Cristoforo Colombo, situato sull'Ipiranga a San Paolo del Brasile, accolse centottanta orfani bisognosi di tutto. L'istituto fondò nel tempo scuole, orfanotrofi, centri per anziani e sanatori per rispondere alle molteplici piaghe sociali del tempo. Questo grande slancio missionario fu tuttavia provato dal dolore: padre Giuseppe morì di tifo a ventisette anni, il quattordici dicembre 1896, dopo essersi ammalato durante il suo generoso apostolato. L'anno successivo, nel 1897, la madre di Assunta, Carolina, abbandonò la vita religiosa per rientrare in Italia e accudire i figli più piccoli rimasti in patria. Le difficoltà non mancarono neppure all'interno della comunità nascente, segnata dalla perdita di alcune delle prime compagne: nel 1899 morì di tubercolosi suor Angela Larini, e nel 1901 la stessa sorte toccò a un'altra prima compagna, suor Maria Franceschini.
Prove comunitarie e maturazione istituzionale
Con l'aumentare del lavoro e delle complessità gestionali, giunse dall'Italia la direttiva di affidare parte delle attività alle Apostole del Sacro Cuore. Queste ultime giunsero a San Paolo su invito di monsignor Scalabrini per creare una nuova congregazione sul territorio. Le nuove venute tentarono di assorbire la congregazione fondata da suor Assunta, ottenendo l'autorizzazione a far compiere un periodo di noviziato alle suore che erano già presenti nella comunità. A causa di questo radicale cambiamento amministrativo e spirituale, madre Assunta perse il suo ruolo di superiora, divenne novizia e fu umilmente destinata alle mansioni di cuoca. Temendo per la salvaguardia dell'identità e della fisionomia del proprio istituto, madre Assunta inviò una lettera di chiarimento a monsignor Scalabrini per esporre la situazione. Nel 1904 monsignor Scalabrini svolse una visita pastorale di un mese in Brasile per esaminare da vicino la situazione delle missioni. Durante questo soggiorno prolungato, il vescovo prese atto della realtà locale e stabilì che le due comunità, avendo origini e finalità diverse, dovevano mantenere nomi e missioni distinti. Il progetto di fusione tra le due comunità religiose venne così ufficialmente abbandonato dalla suprema autorità ecclesiastica.
Superata questa delicata fase di transizione, nell'aprile del 1910, all'età di trentotto anni, madre Assunta iniziò il suo terzo noviziato per consolidare la propria formazione spirituale. Nel gennaio del 1912 madre Assunta e cinque consorelle emisero la professione perpetua secondo le Regole delle Suore di San Carlo. Con la professione perpetua, madre Assunta assunse il nome di suor Giuseppina, sebbene continuò a essere chiamata da tutti semplicemente con il nome di suor Assunta, a testimonianza del legame indissolubile con le sue origini e con le consorelle. Nello stesso anno, nel 1912, suor Assunta venne eletta Superiora Generale dell'istituto, carica di grande responsabilità che mantenne fino al 1918. Sotto la sua guida saggia e laboriosa, il sedici aprile 1914 l'arcivescovo approvò le nuove Costituzioni redatte per la congregazione. L'espansione apostolica non si arrestò: nel 1915 venne avviata una nuova missione a Bento Gonçalves, nello Stato di Rio Grande do Sul. Nel 1918 madre Assunta si trasferì personalmente nella sede di Bento Gonçalves per seguire da vicino l'andamento delle opere. Negli anni successivi continuò il suo servizio di governo e animazione: nel 1919 assunse l'incarico di superiora a Nova Brescia, e nel 1921 si trasferì a Nova Vicenza, località che in seguito prese il nome di Farroupilha.
Anni di governo, crisi e infermità
Nel 1922 madre Assunta rientrò a San Paolo per prestare una doverosa e filiale assistenza alla madre malata, che nel frattempo era ritornata in America per vivere accanto alla figlia religiosa. Successivamente, la religiosa si recò a Jundiaí in qualità di superiora della Casa di riposo Barão do Rio Branco, continuando a prodigarsi per gli anziani e i sofferenti. Nel 1924 il Capitolo Generale elesse come nuova Superiora Generale suor Maria da Divina Providência de Campos, che al tempo ricopriva il ruolo di maestra delle novizie. La nuova Superiora Generale avanzò la proposta di modificare la denominazione della congregazione poiché un altro istituto religioso risultava già intitolato a san Carlo Borromeo. Si ipotizzò persino di intitolare l'istituto a Clemente Maria Hofbauer, un redentorista canonizzato da poco tempo, al fine di staccare la congregazione dall'originaria opera scalabriniana. Questa proposta di cambio nome generò una forte spaccatura tra le suore anziane, fedeli alla memoria del fondatore, e le consorelle entrate più di recente.
Per sanare le profonde divisioni interne che minacciavano l'unità della famiglia religiosa, nel 1925 la Santa Sede dispose una Visita Apostolica nelle case scalabriniane presenti in Brasile. L'incaricato plenipotenziario della Santa Sede giunse in Brasile nell'agosto del 1926 e incontrò personalmente tutte le religiose della Provincia per ascoltare le diverse posizioni. Venne infine proposto alle suore che erano favorevoli al cambio del nome, dette comunemente clementine, di rimanere separate ponendosi direttamente a disposizione dell'arcivescovo locale. Nel 1927 madre Assunta visse un momento di profondo dolore personale per la scomparsa della propria madre. Nello stesso anno 1927, superate le tempeste istituzionali, madre Assunta fu nuovamente nominata Superiora Generale per guidare la congregazione verso la stabilità. Un importante traguardo giuridico e spirituale fu raggiunto nel 1934, quando papa Pio XI approvò ufficialmente le Costituzioni della Congregazione delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo. Nel 1938 madre Assunta fu riconfermata nel ruolo di superiora pur versando già in precarie condizioni di salute. La religiosa soffriva infatti da lungo tempo di erisipela e di gravi varici alle gambe, ma non risparmiò mai le sue energie per il bene del prossimo.
Ultimi anni e glorificazione
Terminato il suo mandato di Superiora Generale, la beata Assunta fu inviata a Mirassol in qualità di Superiora presso la Santa Casa di Misericordia. A Mirassol la beata Assunta si dedicò con ininterrotto amore all'assistenza degli infermi per un periodo di ben dodici anni. Nel 1938 era stata riconfermata nonostante i crescenti acciacchi fisici, aggravati da un infortunio occorsole durante una visita a un ammalato, in seguito al quale non riacquistò mai più la salute completa. Nel 1945 madre Assunta festeggiò con intensa gratitudine a Dio il proprio Giubileo d'oro, coincidente con il cinquantesimo anniversario della fondazione della Congregazione. Tuttavia, le condizioni fisiche divennero critiche: nel 1947 madre Assunta lasciò la missione di Mirassol per essere ricoverata d'urgenza in ospedale a San Paolo. A causa dell'insorgere inarrestabile della cancrena al piede sinistro, i medici procedettero all'amputazione dell'alluce. Dopo il ricovero, fu dimessa dall'ospedale il ventotto settembre e accolta a Villa Prudente, la struttura che era stata il suo primissimo orfanotrofio all'arrivo in Brasile.
Negli ultimi tempi della sua vita terrena, madre Assunta amava identificarsi con le parole dell'Apostolo Paolo riguardanti il buon combattimento della fede e la fine della corsa terrena. Madre Assunta morì serenamente il primo luglio 1948 a San Paolo, in Brasile, lasciando un'eredità di immensa carità evangelica. Negli anni successivi, la memoria della sua santità continuò a fruttificare nel cuore della Chiesa: nel 1987 fu istituito e aperto il processo diocesano di beatificazione di Madre Assunta per vaguare l'eroicità delle sue virtù. Nel 1991, in segno di venerazione, i suoi resti mortali furono traslati presso la cappella dell'Orfanatrofio di Villa Prudente, luogo simbolo della sua dedizione. Dopo il riconoscimento formale di un miracolo ottenuto per sua potente intercessione presso il trono divino, Madre Assunta Marchetti è stata proclamata beata il 25 ottobre 2014. La Chiesa la propone oggi come modello luminoso e attuale per tutte le consacrate missionarie che operano nei sentieri del mondo.
Il cammino terreno
Il percorso di Asunta Marchetti ha avuto inizio in Italia, per poi aprirsi al mondo con una generosità senza confini. Dopo aver emesso i voti religiosi nel 1895 a Piacenza, nelle mani di Giovanni Battista Scalabrini, la sua vita ha assunto un orientamento missionario definitivo. Il suo impegno si è concentrato principalmente in Brasile, dove ha fondato l'istituto delle Ancelle degli orfani e dei derelitti all'estero, dedicandosi con amore materno ai migranti, agli orfani e a tutti coloro che si trovavano nel bisogno.
La sua esistenza non è stata priva di prove e sofferenze, come dimostra il periodo in cui subì un declassamento a novizia durante una complessa crisi istituzionale della congregazione. Tuttavia, la sua umiltà e la sua coerenza le hanno permesso di superare le difficoltà, portandola a essere eletta Superiora Generale nel 1912. Da quel momento, ha guidato l'istituto per diversi mandati con sapienza e dedizione. Tra le tappe del suo ministero si ricordano i luoghi in cui la sua opera si è fatta più concreta, tra cui Bento Gonçalves, Nova Brescia e Mirassol. Un traguardo fondamentale del suo impegno fu raggiunto nel 1934, quando ottenne l'approvazione delle Costituzioni della congregazione da parte di Papa Pio XI. La Beata Asunta Marchetti si spense a San Paolo nel 1948, lasciando un'eredità di carità che continua a ispirare la Chiesa universale.
Il ricordo della Chiesa
La Chiesa riconosce nella Beata Asunta Marchetti un modello fulgido di consacrata missionaria, interamente dedita agli ultimi e ai sofferenti. La sua opera, radicata in una profonda vita interiore, ha saputo farsi risposta concreta alle sfide della migrazione e della solitudine. Il 25 ottobre 2014, Papa Francesco ha solennemente proclamato la sua beatificazione, elevando la sua testimonianza agli onori degli altari.
Oggi, il suo esempio continua a interpellare il cuore dei fedeli, ricordando che la santità si costruisce nel quotidiano, attraverso il servizio umile e la perseveranza nel bene. La sua memoria è celebrata come una luce di speranza per chiunque si prenda cura dei bisognosi, confermando che il suo amore per il prossimo non si è mai affievolito, ma continua a intercedere per chi è lontano dalla propria terra e per chi attende un gesto di carità.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la beata Assunta Marchetti?
La memoria liturgica della beata Assunta Marchetti si celebra annualmente il primo luglio.
Quali titoli vengono tradizionalmente attribuiti alla beata Assunta Marchetti?
Tradizionalmente alla beata Assunta vengono attribuiti i titoli di conforto dei migranti, madre degli orfani e sollievo dei bisognosi.