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1 de octubre

Beata Cecilia Eusepi

Terciaria servita

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e infanzia

Cecilia Eusepi è nata il diciassette febbraio 1910 a Monte Romano, in provincia di Viterbo, nel giorno in cui la Chiesa celebrava la festa dei Sette Santi Fondatori dei Servi di Maria. È venuta alla luce come undicesima figlia di Antonio Eusepi e Paolina Mannucci, descritti dai contemporanei come poveri ma ricchi di fede, semplici e buoni. Pochi giorni dopo la nascita, il ventisei febbraio, è stata battezzata nella chiesa parrocchiale di Santo Spirito dall'arciprete Ugo Fulignoli. A un mese e mezzo di vita è rimasta orfana del padre, un semplice contadino che sul letto di morte l'ha affidata alle cure dello zio materno Filippo Mannucci, il quale è stato per lei un tenerissimo padre. Da bambina si distingueva per una natura vivace, sensibile, molto buona e ubbidiente, dimostrando fin da piccolissima una forte inclinazione alla preghiera. Un fratellino più grande le faceva recitare le preghiere tutte le mattine, mentre lei frequentava l'asilo di Monte Romano, tenuto da alcune signore, dove mostrava un grande ingegno. La sua infanzia è stata accompagnata da una supplica particolare rivolta al Signore, con cui chiedeva la grazia di morire piuttosto che offendere Gesù.

Il sei gennaio 1915, all'età di cinque anni, ha lasciato per sempre Monte Romano insieme alla madre per trasferirsi a Nepi, andando ad abitare nella tenuta dei duchi Grazioli Lante della Rovere detta La Massa, dove lo zio Filippo lavorava come fattore già dal 1910. In quella tenuta è cresciuta vispa e serena, scorrazzando per i campi e tra le siepi, e raccogliendo fiori da collocare devotamente davanti alla Madonna. Lo zio Filippo, tuttavia, non riteneva che la vita campestre si confacesse alla bambina e, il cinque settembre 1915, l'ha affidata come educanda alle monache cistercensi residenti nel monastero di San Bernardo di Nepi. Cecilia ha scritto più tardi di considerare questa rimozione dal mondo, avvenuta a soli cinque anni e mezzo, come la prima grazia ricevuta dopo il battesimo. Ha vissuto nel monastero per circa cinque anni, dedicandosi allo studio elementare, al lavoro casalingo e femminile e alle pratiche di pietà, trovando in quel luogo un ambiente ideale per la sua intelligenza e per la sua spiccata sensibilità religiosa. Le monache legavano molto con lei e sarebbero state disposte ad accoglierla definitivamente in convento se lo avesse desiderato. A sette anni, il ventisette maggio 1917, ha ricevuto la Santa Cresima in monastero per mano del santo vescovo monsignor Luigi Olivares, correndo subito dopo ai piedi della Vergine santa per offrirle il suo cuore. Il due ottobre 1917, giorno della festa dei Santi Angeli Custodi, ha ricevuto la Prima Comunione, amministrata dall'abate Testa dei cistercensi di Roma, vivendo quel momento come un dolce cuore a cuore con Gesù.

Vocazione e cammino spirituale

Durante gli anni trascorsi nel monastero di San Bernardo, situato accanto alla chiesa di San Tolomeo tenuta dai frati Serviti, Cecilia ha sentito con forza nel cuore la chiamata del Signore. I frati Serviti erano solitamente i confessori del monastero e la fanciulla aveva modo di vederli spesso. Spinta da alcune letture e da una grande devozione verso la Madonna Addolorata, ha iniziato a guardare con favore all'Ordine dei Servi di Maria, arrivando a istituire in monastero tra le compagne una Compagnia dell'Addolorata. Nonostante l'affetto delle monache cistercensi, non ha preso in considerazione l'ingresso tra di loro, preferendo appassionarsi ad altri modelli spirituali. Si è innamorata della spiritualità di Teresa di Lisieux, leggendo fin da piccola la Storia di un'anima e riconoscendo in Teresina la sua maestra spirituale. Faceva proposito di giungere a Gesù per un piccolo sentiero tracciato da Teresa, basato sull'umiltà, sull'abbandono e sull'amore. Al contempo, si sentiva fraternamente vicina a San Gabriele dell'Addolorata, da cui percepiva l'amore all'Eucaristia, la devozione alla passione di Cristo e ai dolori della Madre, oltre alla generosità nel dare l'elemosina. Padre Gabriele Roschini dei Servi di Maria, suo futuro direttore spirituale, ha attestato che la fanciulla sentiva prepotente nell'anima il bisogno di amare Gesù, unendo a questo grande amore una straordinaria generosità e amabilità verso la famiglia, le compagne, le monache, il prossimo e i poveri.

All'età di dieci anni ha manifestato il desiderio di iscriversi al Terz'Ordine dei Servi di Maria, oggi Ordine Secolare, venendo ammessa nella fraternità di Nepi il quattordici febbraio 1922. Il diciassette settembre dello stesso anno ha fatto la sua promessa, rivestendo l'abito dei Servi di Maria con una gioia indescrivibile, pari a quella provata il giorno della Prima Comunione. Da quel momento ha iniziato a vivere intensamente lo spirito dell'Ordine, rinnovando continuamente il suo proposito di farsi santa. Subendo una forte attrazione per la vita della parrocchia gestita dai Serviti, si è iscritta alla Gioventù femminile di Azione Cattolica, affascinata dagli ideali di Eucaristia, purezza e apostolato. Nonostante la giovane età e la salute fragile, si è distinta nell'apostolato, impegnandosi nella catechesi insieme alle compagne, animando la vita parrocchiale e riunendo attorno a sé alcune bambine di Nepi per insegnare loro il catechismo e le preghiere. La badessa cistercense di Nepi, madre Teresa Salvadori, diceva di lei che sarebbe diventata una grande santa se avesse continuato a darsi a Dio. Maturando la decisione di donarsi interamente a Dio come Mantellata Serva di Maria, ha dovuto superare l'ostacolo della giovanissima età, ma grazie all'eccezione fatta dal vescovo e alla convinzione che a Gesù andasse dato ciò che c'è di più bello, il diciannove novembre 1923 è entrata tra le aspiranti delle Mantellate di Pistoia prima di compiere quattordici anni. Ha iniziato così la sua ascesi sui passi dei Sette Santi Fondatori, avendo come motto, ispirato ai Sette del Senario, che amare e soffrire deve essere la nostra vita, e aspirando unicamente a diventare una suora santa o niente.

La malattia e gli ultimi anni

Molte persone intuiscono in Cecilia la stoffa della santa, notando in lei una tendenza a bruciare le tappe come per presentimento di una vita breve. Tuttavia, l'opposizione della famiglia, a cominciare dallo zio che le consigliava di restare a casa a causa delle sue frequenti indisposizioni e della sua salute delicata, ha segnato il suo cammino. Dopo neanche tre anni trascorsi tra le suore di Pistoia, la tubercolosi intestinale ha compromesso gravemente la sua salute, costringendola a interrompere l'esperienza conventuale e a fare ritorno nella sua casa presso la tenuta La Massa. Ha dovuto rinunciare alla sua volontà per immergersi totalmente nella volontà di Dio, affrontando la malattia e vivendo gli ultimi due anni della sua esistenza in famiglia. In questo periodo ha continuato la sua ascesi e ha vissuto la quotidiana ordinarietà in modo straordinario, abbracciata alla sua croce e guidata spiritualmente da padre Gabriele M. Roschini. La sua persona era ritenuta dai contemporanei buona a nulla, un pagliaccio o mezzo grullo, e ha dovuto subire anche persecuzioni fatte di calunnie e maldicenze, affrontando al contempo la devastazione del suo corpo a causa del male incurabile. La malattia la costringeva a letto provocandole dolori terribili, ma lei si sforzava di mantenere uno stato di preghiera continua, trasformando ogni battito e respiro in un atto d'amore e offrendo le sue sofferenze per il trionfo di Gesù nei cuori e per le missioni, che avrebbe voluto raggiungere di persona se avesse avuto salute.

Nel chiuso della sua stanza a La Massa, Cecilia ha maturato la sua vera identità spirituale, offrendosi interamente a Gesù e prendendo coscienza di essere il piccolo niente di Dio, imparando a lasciare agire il Signore in sé e nella sofferenza. Ha vissuto periodi di profonda prova interiore, sperimentando la notte dello spirito, caratterizzata da aridità e dall'assenza percepita della presenza di Gesù. Per obbedienza al suo confessore ha scritto un diario, nel quale ha raccontato la sua esperienza della misericordia divina e il grado di intimità con Dio, lasciando insieme ad alcune lettere l'unica testimonianza scritta della sua anima. Negli ultimi giorni di vita, cantava il suo amore sponsale a Gesù, esprimendo immensa felicità per l'offerta fatta e ripetendo che la rifarebbe se rinascesse. All'inizio di settembre del 1928 ribadiva la gioia di essersi data a Colui che si è dato tutto per noi. All'alba del primo ottobre 1928, giorno della festa di Santa Teresina, i suoi occhi si sono chiusi dolcemente mentre pronunciava le ultime parole, affermando di aver dato proprio tutto a Gesù e ripetendo l'espressione che l'aveva accompagnata in vita: Mio Dio, Vi amo, unendosi così a Dio nella gloria.

Glorificazione e culto

La vita di Cecilia Eusepi, sebbene breve e segnata dalla sofferenza fisica e dalle incomprensioni, è stata riconosciuta dalla Chiesa come un modello luminoso di perfezione laicale e di santità vissuta nell'ordinario. La Chiesa ha visto nella sua esistenza i segni autentici di un'ascesi fondata sull'amore semplice e sull'abbandono totale alla volontà divina, indicandola ai fedeli come il giglio profumato dell'Ordine Secolare dei Servi di Maria. La sua memoria è rimasta viva nel tempo, alimentata dalla testimonianza del suo diario e dall'affetto di quanti ne hanno custodito la memoria spirituale. Il processo canonico avviato per riconoscerne le virtù ha segnato tappe fondamentali per la storia della Chiesa locale e dell'Ordine servita.

Il primo giugno 1987 Papa Giovanni Paolo II ha riconosciuto ufficialmente l'eroicità delle sue virtù, proclamandola venerabile. Successivamente, il percorso di glorificazione è culminato nella celebrazione della sua beatificazione, avvenuta il diciassette giugno 2012 nel viterbese, precisamente a Nepi, in provincia di Viterbo e diocesi di Civita Castellana. Il rito della beatificazione è stato presieduto dal cardinale Angelo Amato in rappresentanza del Santo Padre, fissandone la memoria liturgica e la festività in stretta connessione con la data della celebrazione. Il corpo della beata Cecilia Eusepi riposa tuttora a Nepi, custodito con venerazione nella chiesa di San Tolomeo dei Servi di Maria, meta di pellegrinaggio per quanti si accostano alla sua figura per trarne ispirazione di fede, purezza e carità.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la beata Cecilia Eusepi?

La memoria liturgica e festività della beata Cecilia Eusepi si celebra il primo ottobre, giorno legato anche alla sua beatificazione.

Qual è il ruolo e l'appartenenza religiosa della beata Cecilia Eusepi?

Cecilia Eusepi è stata una religiosa e terciaria servita, appartenente all'Ordine Secolare dei Servi di Maria e alle Mantellate Serve di Maria.