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18 de noviembre

Beata Giuseppa Maria (Carmen) Barrera Izaguirre

Virgen visitandina, mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e infanzia in Spagna

Carmen Barrera Izaguirre nacque a Ferrol, presso Pontevedra in Spagna, il 23 maggio 1881. Era la maggiore dei cinque figli di Emilio Barrera e di María Izaguirre, e rappresentava l'unica femmina tra i fratelli. Il padre svolgeva l'incarico di comandante della Marina spagnola. A pochi anni dalla nascita, la famiglia si trasferì prima a Cadice e successivamente a Malaga. Il padre nutriva per lei una grandissima predilezione e la viziava molto. La madre, con pazienza e dolcezza, si dedicava a correggerla dai suoi difetti quotidiani. Da piccola mostrava una certa tendenza a dormire a lungo e non amava particolarmente compiere i mestieri di casa. Per il resto della sua indole si distingueva per essere buona, tranquilla e sorridente. La sua balia amava ripeterle che come lei non c'era nessuna al mondo. Il suo svago preferito consisteva nel travestirsi da suora utilizzando ciò che trovava in casa. Si recava davanti allo specchio, apriva le braccia in forma di croce e alzava lo sguardo verso il cielo. Quei giochi infantili si tradussero col tempo in una spiccata e duratura devozione verso l'Eucaristia. A Malaga la devozione eucaristica riceveva un forte impulso ed era favorita dal vescovo monsignor Manuel García González, poi canonizzato nel 2016. Carmen sosteneva concretamente le opere di carità promosse dal vescovo, come quelle destinate al sostegno del Seminario. Faceva inoltre parte dell'associazione delle Marie dei Tabernacoli, istituita dal presule insieme ad altre opere e congregazioni della Famiglia Eucaristica Riparatrice. Non manifestò subito apertamente la propria vocazione religiosa a causa del grande affetto che nutriva verso i genitori.

La consacrazione e la vita nel monastero

Il 15 ottobre 1918 varcò la soglia del monastero della Visitazione di Santa Maria a Madrid, situato in calle Santa Engracia, che rappresentava il primo insediamento dell'ordine nella città. Entrando in clausura, assunse il nuovo nome di suor Giuseppa Maria. Intraprese il periodo del noviziato con molto fervore spirituale, affermando ripetutamente che ciò che le importava veramente era andare subito in cielo. Arrivò a professare i voti perpetui il 21 aprile 1920. Per la maggior parte della sua esistenza trascorsa nella vita religiosa operò umilmente all'interno dell'infermeria, prestandosi a vari servizi per le consorelle ammalate. Riusciva con grande dedizione a non lasciare mai per ultime la preghiera, la Liturgia delle Ore e la meditazione quotidiana. Durante i momenti riservati alla ricreazione, le consorelle la canzonavano bonariamente dicendole che lo zelo per la sua casa la consumava. Non si riteneva mai capace di compiere grandi cose e dichiarava sinceramente di non avere la stoffa della martire. Aveva comunque ben chiaro che essere santa fosse l'unica cosa che contasse davvero nella vita, perché tutto il resto passa e non vale la fine terrena. Nel 1931, in seguito alla proclamazione della Seconda Repubblica spagnola, iniziarono incendi dolosi di chiese ed edifici sacri anche nella città di Madrid. Le monache venivano a conoscenza di parte di ciò che accadeva, sebbene non nei minimi dettagli. Quando il monastero si trovò sul punto di essere dato alle fiamme, la superiora suor Maria Gabriella Hinojosa Naveros riunì la comunità composta da ottantatré suore. Diede l'ordine tassativo di indossare abiti secolari e di uscire dal convento a piccoli gruppi, scortate da parenti e amici fidati. Chi non aveva nessuno che potesse accoglierla trovava rifugio presso i familiari delle altre consorelle. Il 21 maggio, dieci giorni dopo l'evacuazione forzata, le Visitandine poterono fare momentaneo ritorno nelle case dove erano disperse. La situazione generale del Paese non accennava tuttavia a tornare pacifica.

Le fughe e il rifugio a Madrid

Dopo un tentativo andato a vuoto di trovare accoglienza presso le consorelle in Belgio e in Francia, le monache decisero di trasferirsi a Oronoz, in Navarra. In quella località montana rimasero ospitate fino al mese di marzo del 1932. Nel 1934 fu ipotizzata la fondazione di un monastero filiale in Giappone. Suor Giuseppa Maria si offrì generosamente come volontaria per la missione in Giappone, ma il progetto non ebbe esito favorevole. Nei primi mesi del 1936, venendo a mancare la tranquillità necessaria, la comunità fuggì nuovamente alla volta di Oronoz. La nuova superiora, madre Leocadia Aparici, stabilì che sette suore rimanessero tra le mura del monastero di Madrid per non lasciarlo completamente abbandonato. Raccomandò espressamente che le sette suore restassero unite quanto più possibile senza separarsi mai. Le sette religiose scelte furono suor Maria Gabriella Hinojosa Naveros come responsabile, suor Teresa Maria Cavestany Anduaga, suor Giuseppa Maria Barrera Izaguirre, suor Maria Agnese Zudaire Galdeano, suor Maria Angela Olaizola Garagarza, suor Maria Engrazia Lecuona Aramburu e suor Maria Cecilia Cendoya Araquistain. Rimasero confinate nel monastero per un solo mese. Cercarono di condurre una vita il più possibile ordinaria nell'osservanza della Regola, nella contemplazione di Dio e nell'offerta costante di sé stesse. Suor Giuseppa Maria scrisse in quel periodo di gioire di tutto perché era giunto il tempo dei grandi sacrifici per meritare la vita eterna, e di essere profondamente contenta perché credeva di compiere la volontà di Dio. Il 13 luglio si trasferirono in uno scantinato situato in calle Manuel González Longoria, vicino al monastero, preso in affitto dalla superiora per casi di emergenza simili. Passavano le giornate all'interno del rifugio suonando le campane per dare l'impressione all'esterno che il convento fosse ancora abitato. La guerra civile scoppiò il 18 luglio 1936, cinque giorni più tardi, rendendo del tutto impossibile per loro lasciare il rifugio. Alcuni sacerdoti raggiungevano saltuariamente le Visitandine per celebrare la Messa in clandestinità. Le sorelle esterne, incaricate delle provviste e delle spese, si arrischiavano a uscire nel quartiere. Alcuni amici suggerirono alle religiose di chiedere asilo politico ai consolati esteri presenti nella capitale. Le Visitandine erano tuttavia certe che i vicini avrebbero mantenuto il segreto sulla loro presenza. Le monache si rifiutarono categoricamente di separarsi per fedeltà assoluta alla raccomandazione lasciata da madre Leocadia.

L'arresto e il martirio

A metà agosto l'andirivieni delle due sorelle esterne incaricate della spesa cominciò a destare sospetti tra la popolazione. Una donna sporse denuncia circa la presenza delle religiose nel rifugio clandestino. Lo scantinato fu perquisito più volte dalle autorità senza che venisse trovato nulla che potesse servire a incolparle. Le religiose avvertivano chiaramente nel profondo che la loro fine terrena era imminente. Due guardie arrivarono un giorno nel rifugio per prelevare suor Teresa Maria. Suor Giuseppa Maria si offrì immediatamente di accompagnarla pur sapendo di rischiare la propria vita. Il giorno seguente entrambe riuscirono miracolosamente a tornare al rifugio. A novembre, dopo cinque mesi di permanenza in quello scantinato, suor Maria Gabriella comunicò che il portinaio offriva la possibilità di una fuga separata verso rifugi sicuri. Tutte le monache rinnovarono coralmente la scelta di restare unite fino alla fine. Il 17 novembre 1936, dopo la quarta perquisizione subita, i miliziani si congedarono minacciando esplicitamente di tornare l'indomani. Le monache trascorsero l'intera giornata successiva in preghiera continua e in digiuno, preparandosi spiritualmente alla morte. La sera del 18 novembre 1936 una pattuglia della FAI, la Federazione Anarchica Iberica, si presentò per caricarle con la forza su un camion. Mentre uscivano in strada per salire sul mezzo, tutte le monache si fecero il segno della croce. Parte della folla radunata per assistere ammirava il loro grande coraggio. Alcuni presenti gridavano tuttavia che avrebbero dovuto fucilarle seduta stante sul posto per la sfida rappresentata da quel segno della croce. Le religiose furono condotte fuori città dopo un breve tragitto a bordo del camion. Scese dal mezzo, si presero per mano a due a due per farsi coraggio a vicenda. Furono immediatamente abbattute con scariche violente di fucili. Suor Maria Cecilia, che era la più giovane del gruppo, rimase miracolosamente illesa e fuggì impaurita nella notte. Il resto della comunità riunita nel rifugio di Oronoz non seppe nulla dell'accaduto per alcuni mesi a causa delle comunicazioni interrotte e della corrispondenza molto rara. Le monache fecero ritorno a Madrid nel 1939. Due anni dopo il rientro riuscirono finalmente a scoprire la tragica sorte toccata a suor Maria Cecilia. Suor Maria Cecilia si era inizialmente consegnata ai miliziani dopo la paura iniziale ed era stata rinchiusa in carcere. Suor Maria Cecilia fu fucilata all'alba del 23 novembre 1936 davanti al muro del cimitero di Vallecas, fuori Madrid. I corpi di suor Giuseppa Maria e suor Maria Angela risultavano sfigurati in viso dagli spari, impedendo alle consorelle di identificarli visivamente con certezza. Le consorelle erano comunque del tutto certe dell'identità dei corpi. I corpi furono inizialmente sepolti nel cimitero madrileno dell'Almudena. Il 12 novembre 1961 i resti mortali furono traslati nella cappella del Santo Sepolcro nella chiesa dell'abbazia della Santa Croce al Valle de los Caidos a Madrid. Il 12 novembre 1961 trovarono definitiva sistemazione nello stesso luogo anche i corpi di suor Maria Cecilia.

Il culto e la beatificazione

Il nulla osta ufficiale per l'avvio della causa di beatificazione delle sette Visitandine di Madrid porta la data del 2 luglio 1985. L'inchiesta diocesana fu solennemente avviata a Madrid il 29 ottobre 1985. L'inchiesta diocesana si concluse il 26 aprile 1989 e ottenne la necessaria convalida il 6 dicembre 1991. La Positio super martyrio fu formalmente consegnata nel corso del 1992. La Positio fu attentamente esaminata dai Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi il 4 ottobre 1996. Il 3 giugno 1997 la Positio fu esaminata anche dai cardinali e vescovi membri della Congregazione. Il Papa san Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto di martirio per suor Teresa Maria e compagne il 7 luglio 1997. Giovanni Paolo II le elevò agli onori degli altari beatificandole il 10 maggio 1998 a Roma. La memoria liturgica fu fissata al 18 novembre per tutte le martiri del gruppo tranne che per suor Maria Cecilia.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata Giuseppa Maria Barrera Izaguirre?

La sua memoria liturgica si celebra il 18 novembre di ogni anno.

Qual era il suo ruolo e chi faceva parte del gruppo delle martiri?

Era una religiosa professa e monaca visitandina. Subì il martirio insieme alle consorelle suor Maria Gabriella Hinojosa Naveros, suor Teresa Maria Cavestany Anduaga, suor Maria Agnese Zudaire Galdeano, suor Maria Angela Olaizola Garagarza, suor Maria Engrazia Lecuona Aramburu e suor Maria Cecilia Cendoya Araquistain.

Cerca de Madrid en España, beatas María del Refugio (María Gabriela) Hinojosa y Naveros y cinco compañeras, vírgenes de la Orden de la Visitación de Santa María y mártires, que, durante la persecución, aunque encerradas en un monasterio, fueron arrestadas con engaño por los milicianos y fueron al encuentro de Cristo Esposo muertas a balazos. — Martirologio Romano