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7 de julio

Beata Ifigenia de S. Mateo (Francesca Maria Susanna) de Gaillard de la Valdène

Mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Il contesto delle persecuzioni rivoluzionarie

Durante la Rivoluzione Francese, il perseguimento dei principi di libertà, fraternità e uguaglianza causò molte vittime anche tra le religiose, oltre che tra nobili, borghesi e clero, violando i principi proclamati. Le persecuzioni anticlericali dei rivoluzionari sono aumentate progressivamente nel tempo, trasformandosi in una sistematica oppressione guidata dal Comitato di Salute pubblica. Nel corso del Settecento, e in particolare nel diciottesimo secolo, la struttura della Chiesa in Francia fu sottoposta a progressive restrizioni legislative che miravano a disgregare la vita consacrata. Il 26 ottobre 1789 fu decretato il divieto di emettere voti religiosi, privando così i monasteri del ricambio generazionale. Poco dopo, il 2 novembre 1789, lo Stato procedette alla confisca dei beni ecclesiastici, privando le comunità dei mezzi di sostentamento materiali. Il 13 febbraio 1790 vennero soppressi ufficialmente gli Ordini e le Congregazioni religiose, smantellando istituzioni secolari. Il 12 luglio 1790 l'assemblea approvò la Costituzione civile del Clero, imponendo una riorganizzazione che rompeva la comunione con la Sede Apostolica. Successivamente, il 10 agosto 1792 fu proclamata la fine della monarchia e venne stabilito l'obbligo del giuramento di fedeltà alla nazione per gli stipendiati statali. Nel 1793 la Convenzione Nazionale inasprì le misure imponendo l'obbligo del giuramento di Libertà e Uguaglianza a ecclesiastici, religiosi e semplici cittadini. A seguito della legge dei sospetti emanata il 17 settembre 1793, fu consentito di citare a giudizio presso tribunali straordinari provinciali i sostenitori del re, i regionalisti, i nobili, i sacerdoti refrattari e le persone a loro collegate. Nel 1794, durante la fase del Terrore guidata dai Giacobini di Massimiliano Robespierre, molte suore furono ghigliottinate in odio alla fede per essersi rifiutate di prestare il giuramento di fedeltà alla nazione. Nel sud della Francia sia i fedeli cattolici sia i rivoluzionari attribuivano al giuramento di Libertà-Uguaglianza una chiara valenza anticlericale e antireligiosa.

Il tribunale rivoluzionario ad Orange

Il 23 aprile 1794 Stefano Cristoforo Maignet, rappresentante popolare nel Vaucluse, fu autorizzato a creare un tribunale ad Orange per giudicare i sospetti di Vaucluse e Bouches-du-Rhône senza istruttoria né giuria. Il tribunale rivoluzionario fu allestito all'interno della ex cappella dei Padri di San Giovanni e iniziò le sue attività giudiziarie il 19 giugno 1794. Tra il 19 giugno e il 5 agosto 1794 il tribunale tenne quarantaquattro udienze, processando cinquecentonovantacinque persone e comminando trecentotrentadue condanne a morte tramite ghigliottina e centosedici pene detentive. Tra le persone giustiziate dal tribunale vi furono trentasei sacerdoti e le trentadue religiose poi beatificate, condannate esclusivamente per la fedeltà alle leggi ecclesiastiche e ai voti. L'insieme delle trentadue martiri comprendeva una benedettina, due cistercensi, tredici Sacramentine o dell'Adorazione Perpetua e sedici Orsoline. Diciassette delle trentadue suore martiri erano native del comune di Bollène, situato nel distretto di Orange. Un gruppo di suore catturate nella zona della piana del Rodano era composto da due cistercensi, una benedettina, sedici Orsoline e tredici Sacramentine. La beata Ifigenia di San Matteo, al secolo Francesca Maria Susanna de Gaillard de la Valdène, era una vergine appartenente all'Ordine di San Benedetto che visse tra il 1761 e il 1794, venendo martirizzata ad Orange nel corso della Rivoluzione Francese. Tra le prime vittime si ricorda la Beata Susanna Agata de Loye, nata a Sérignan il 4 febbraio 1741 ed entrata tra le benedettine del monastero dell'Assunzione di Caderousse prendendo il nome di Suor Maria Rosa, condannata con l'accusa di aver voluto distruggere la Repubblica attraverso la religione e il fanatismo. All'estremità temporale del processo, l'ultima religiosa ad essere giustiziata il 26 luglio 1794 fu la Beata Elisabetta Teresa Consolin, nata il 6 giugno 1736 a Courthézon e superiora delle Orsoline di Sisteron con il nome di Suor del Cuore di Gesù, la quale si oppose fermamente al giuramento repubblicano affermando che le leggi umane non possono prevalere sui comandamenti divini.

La vita nei conventi di Bollène e l'arresto

All'inizio della rivoluzione diverse suore si erano rifugiate a Bollène presso i due conventi locali, uno gestito dalle Orsoline e l'altro dalle Sacramentine. Le ventitré suore Orsoline presenti a Bollène svolgevano attività educativa per le giovani. Nell'ottobre 1792 le Orsoline furono espulse dal proprio convento a seguito dell'applicazione del decreto di soppressione degli ordini religiosi. La madre superiora delle Orsoline prese in affitto un'abitazione in città per dare alloggio alla comunità. Anche la comunità di trenta suore Sacramentine fu costretta ad abbandonare contemporaneamente la propria sede conventuale. La superiora delle Sacramentine consegnò all'amministrazione comunale una dichiarazione firmata da tutte le suore che attestava come il loro ritorno alla vita civile fosse subito esclusivamente per coercizione. Le Sacramentine presero in affitto una casa per stabilirvisi insieme. A causa delle pressioni della municipalità, la superiora delle Sacramentine dovette spostarsi a Pont-Saint-Esprit, luogo dove fu successivamente arrestata. Alcune religiose dovettero far ritorno presso i propri familiari poiché i proventi del lavoro di cucito non garantivano loro il sostentamento economico. Il cappellano si recava in visita clandestina dalle suore lasciando il Santissimo Sacramento in un armadio per consentire loro di praticare l'adorazione prescritta. Quando fu stabilita l'obbligatorietà del giuramento di Libertà-Uguaglianza, le autorità municipali di Bollène ne pretesero la firma da tutte le Orsoline e le Sacramentine, ma le religiose si rifiutarono ritenendolo moralmente inaccettabile. Nei documenti scritti del tribunale rivoluzionario di Orange è riportato che le suore dichiararono che gli uomini non avevano il potere di impedire loro di essere religiose. Le dichiarazioni verbalizzate attestano che le trentadue suore vennero giustiziate a causa della loro incrollabile fedeltà alla fede cristiana. Tutte le religiose Orsoline e Sacramentine furono arrestate nella località di Bollène in data 22 aprile 1794. Il 2 maggio 1794 le suore arrestate vennero trasferite nella struttura detentiva denominata La Cure, situata ad Orange. Al gruppo delle Orsoline e Sacramentine si unirono altre religiose catturate dal Comitato in differenti centri urbani del contado, portando il totale delle priginose a cinquantacinque religiose ammassate nella medesima struttura.

La vita spirituale nella prigionia e il martirio

Fin dal momento del loro ingresso nel carcere, le detenute stabilirono una vita di comunità e adottarono un medesimo regolamento spirituale. Durante la detenzione in carcere, le suore continuarono a svolgere regolarmente le loro pratiche di vita di clausura. Le religiose erano conscie che avrebbero lasciato la prigione unicamente per essere condotte all'esecuzione capitale. Una suora Sacramentina riuscì a scampare al massacro e lasciò un resoconto scritto delle attività quotidiane svolte dalle prigioniere. Le pratiche di pietà delle suore iniziavano ogni mattina alle ore cinque con un'ora dedicata alla meditazione. Successivamente alla meditazione, le religiose recitavano l'ufficio della Beata Vergine e le orazioni della Santa Messa. Alle ore sette le prigioniere consumavano un modesto pasto. Alle otto del mattino venivano recitate le Litanie dei Santi e si effettuava a voce alta l'accusa pubblica dei propri difetti. Sempre alle otto le suore si disponevano spiritualmente a ricevere la comunione con il desiderio del viatico. Intorno alle ore nove si svolgeva la chiamata nominale delle religiose che dovevano comparire in giudizio davanti al tribunale. Mentre le compagne erano sottoposte all'udienza, le suore rimaste nell'edificio detentivo pregavano in ginocchio per invocare la forza dello Spirito Santo sui giudizi. Per sostenere le compagne al cospetto dei giudici, le religiose invocavano la Vergine Maria recitando mille Ave Maria, seguite dalle Litanie e da preghiere sulle ultime parole pronunciate da Gesù in croce. Le prigioniere non si concedevano momenti di svago fino alle ore diciassette, orario in cui riprendeva la recita dell'ufficio della Beata Vergine Maria. Alle diciotto il suono dei tamburi e i canti repubblicani segnalavano l'uscita dal carcere delle condannate dirette al patibolo. Durante il tragitto delle compagne verso l'esecuzione, le suore rimaste in cella recitavano le orazioni per gli agonizzanti e la raccomandazione dell'anima. Dopo le preghiere, le religiose osservavano un silenzio assoluto rimanendo in ginocchio fino alla presunta conclusione delle esecuzioni. Terminato il tempo dell'esecuzione, le religiose si alzavano e si felicitavano a vicenda, specialmente tra consorelle della medesima congregazione, per l'ingresso delle martiri nel regno dei cieli. Le prigioniere intonavano con allegria il Te Deum ed il salmo Laudate Dominum, spronandosi a vicenda ad affrontare la medesima morte il giorno successivo. Intorno alle ore nove del mattino del giorno fissato, le religiose venivano condotte davanti al collegio giudicante. Il presidente del tribunale chiedeva sistematicamente alle imputate di prestare il giuramento di fedeltà alla repubblica. Al rifiuto espresso dalle religiose, il giudicante emetteva immediata sentenza di condanna a morte. Dopo la condanna, le suore venivano trasferite presso la struttura del teatro antico, denominata prigione del circo. Nelle ore precedenti l'esecuzione, le religiose pregavano e fornivano conforto spirituale agli altri prigionieri laici scoraggiati. La serenità d'animo mostrata dalle suore suscitò lo stupore dei gendarmi, i quali notarono come le religiose andassero incontro alla morte sorridendo. Intorno alle diciotto le condannate venivano condotte sul corso San Martino, luogo in cui era stata allestita la ghigliottina.

La testimonianza della Beata Ifigenia e delle consorelle

La prima suora Sacramentina ad salire sul patibolo il 7 luglio fu la Beata Ifigenia di San Matteo, al secolo Maria Gabriella Susanna de Gaillard de Lavaldène. La Beata Ifigenia di San Matteo, nata a Bollène il 23 settembre 1761, preferì la morte piuttosto che venire meno all'obbedienza verso la Chiesa. Molte altre consorelle si distinsero per prontezza di spirito e per atti simbolici particolari durante i loro ultimi momenti terreni. La Beata Rosalia Glottide Bès, suora Sacramentina di Bollène, definì il martirio come l'ammissione alle nozze con lo sposo celeste, abbracciando le compagne e distribuendo dolciumi tenuti in tasca come confetti del proprio matrimonio spirituale. Una religiosa mostrò l'anello nuziale ricevuto il giorno della sua professione, definendolo il pegno della promessa celeste ormai prossima a compiersi, ed esortando le consorelle ad avvicinarsi insieme all'altare del martirio. La Beata Maria Elisabetta Pelissier, economa delle Sacramentine, compose un inno celebrativo della ghigliottina che intonò su richiesta delle guardie carcerarie. La Beata Maddalena Teresa Talieu, conversa a Bollène, rispose con semplicità e fermezza durante l'interrogatorio, dichiarando di amare il proprio prossimo e rifiutando il giuramento civile. La Beata Maria Cluse, conversa Sacramentina di straordinaria bellezza fisica, sdegnò la proposta di matrimonio avanzata dal boia in cambio della salvezza, invitandolo a compiere il suo lavoro per partecipare la sera stessa al banchetto degli angeli. La Beata Giovanna Maria de Romillon pianse la separazione dalla sorella Silvia Agnese, Orsolina condannata prima di lei, ma accolse la propria sentenza con immensa gioia, gridando alla folla che acclamava la repubblica i suoi ringraziamenti per averle concesso la grazia del martirio. La Beata Teresa Enrichetta Faurie condivise una pera con le compagne prima di salire al patibolo e consolò la sorella Maddalena invitandola ad abbracciare la madre. La Beata Maria Anna Depeyre, conversa delle Orsoline di Carpentras, visse un'intensa vita di penitenza e preghiera, assistendo i malati e sperimentando estasi mistiche prima di essere arrestata e di donare all'amica in carcere il proprio cilicio e la catenella di ferro come gioielli preziosi.

Epilogo, culto e beatificazione

Non tutte le suore recluse subirono la condanna a morte, poiché la fine del Terrore e la caduta di Massimiliano Robespierre, ghigliottinato il 28 luglio 1794, bloccarono le attività della Commissione Popolare di Grange. Un anno dopo gli eventi, i membri di quel tribunale ricevettero a loro volta una condanna a morte, e due giudici insieme al pubblico accusatore chiesero i sacramenti a un sacerdote fedele a Roma prima di morire, salendo al patibolo mentre recitavano il Miserere. I corpi delle persone ghigliottinate nel luglio 1794 furono sepolti senza ordine in un terreno vicino alla confluenza tra la Leygues e il Rodano, e nel 1832 venne costruita una piccola cappella sopra le fosse comuni contenenti quei resti. I superstiti del massacro hanno testimoniato il comportamento eccezionale ed eroico mantenuto dalle suore. Il processo per la causa di beatificazione delle suore è stato avviato il 14 giugno 1916, mentre il martirio del gruppo è stato riconosciuto ufficialmente il 19 marzo 1925. Questo percorso si inserisce in una serie di riconoscimenti analoghi promossi dalla Santa Sede per le vittime della Rivoluzione: il 27 maggio 1906 papa San Pio X ha beatificato le sedici carmelitane di Compiègne, e il 13 giugno 1920 papa Benedetto XV ha beatificato le quattro Figlie della Carità di Arras e le undici Orsoline di Valenciennes. Infine, papa Pio XI ha celebrato la solenne beatificazione delle trentadue suore martiri il 10 maggio 1925, fissando la ricorrenza liturgica per la memoria di tutte le martiri al 9 luglio, mentre la festa celebrativa per la Beata Ifigenia si osserva il 7 luglio.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata Ifigenia de San Mateo?

La sua memoria liturgica e festa celebrativa si ricordano il 7 luglio, mentre la ricorrenza comune per tutte le trentadue martiri di Orange è fissata al 9 luglio.

Quale fu il motivo del martirio della Beata Ifigenia?

La Beata Ifigenia fu giustiziata mediante la ghigliottina per non aver rinnegato la propria fede cattolica e per aver rifiutato i giuramenti di natura anticlericale imposti dal regime rivoluzionario.

En Orange, también en Francia, beata Ifigenia de San Mateo (Francesca Maria Susanna) de Gaillard de la Valdène, virgen de la Orden de San Benito y mártir durante la revolución francesa. — Martirologio Romano