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1 de febrero

Beata Juana Francisca de la Visitación (Ana Michelotti)

Virgen, Fundadora

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza

Anna Michelotti nacque ad Annecy il ventinove agosto 1843, in un periodo in cui l'Alta Savoia faceva parte del Regno di Sardegna. Suo padre, originario di Almese in provincia di Torino, morì giovane, lasciando la famiglia nella completa miseria. La madre, donna piissima, trasmise ai due figli una grande fede nonostante le difficoltà economiche. La famiglia si recò ad Almese per la prima volta quando Anna aveva quattordici anni, trovando ospitalità presso lo zio canonico Michelotti, per poi stabilirsi a Lione qualche anno dopo. In seguito alla scomparsa della madre e del fratello Antonio, che era novizio dei Fratelli delle Scuole Cristiane, Anna rimase completamente sola al mondo. Per provvedere al proprio sostentamento, lavorò come istitutrice per le figlie di un architetto, pur coltivando nel silenzio il desiderio di donarsi al Signore. Per umiltà, Anna lasciò scritti pochissimi appunti personali sulla sua vita interiore. Il suo cammino spirituale ricevette una svolta decisiva il giorno della prima comunione, quando accompagnò la madre a visitare a domicilio un povero malato, un episodio che impresse nella sua anima il carisma fondamentale della sua vita. Successivamente, Anna entrò nell'Istituto delle Suore di San Carlo, prima come educanda e poi come novizia, pur comprendendo ben presto che l'insegnamento non era la sua vera missione. Nel frattempo, era conosciuta da tutti come la signorina dei malati poveri, perché appena le era possibile li cercava instancabilmente per mettersi al loro servizio.

I primi tentativi di apostolato

Ad Annecy, Anna incontrò Suor Caterina, ex novizia dell'Istituto di San Giuseppe, che condivideva i suoi stessi sentimenti di carità verso i sofferenti. Insieme, le due donne diedero inizio a Lione a un'opera privata di assistenza domiciliare rivolta ai malati indigenti. Avendo ottenuto il permesso dall'arcivescovo locale, vestirono l'abito religioso e pronunciarono la professione temporanea dei voti, percependo questa scelta come la volontà di Dio e un ardente desiderio di consacrarsi a Gesù. Purtroppo, questa prima congregazione nascente ebbe vita assai breve a causa dello scoppio della guerra tra Francia e Prussia. Nel 1870, vestita con l'abito religioso, Anna fece ritorno ad Annecy e successivamente ad Almese, da cui si recava spesso a Torino. Quando la bufera della guerra si fu placata, Suor Caterina le chiese di tornare a Lione, obbligandola a ricominciare il percorso come postulante. Anna accettò questa imposizione con grande umiltà, ma in seguito decise di lasciare l'istituto per gravi motivi di salute. Nei giorni in cui si allontanava definitivamente da quell'esperienza, recandosi in preghiera sulle tombe di San Francesco di Sales e Santa Giovanna Francesca di Chantal, avvertì chiaramente nel cuore che la sua vera opera sarebbe nata al di là delle Alpi. Ritornò così ad Almese a dorso di un mulo e proseguì il viaggio verso Torino nel settembre del 1871. Dopo aver alloggiato per un anno a Moncalieri presso le signorine Lupis, munita unicamente di una scopa, iniziò a recarsi ogni giorno a piedi a Torino alla ricerca di malati in difficoltà da servire con amore fraterno.

La fondazione dell'Istituto

Per provvedere alle proprie necessità materiali, Anna affittò una cameretta e si mantenne confezionando guanti, mentre attorno a lei cominciavano a radunarsi alcune giovani desiderose di aiutarla nel suo apostolato. All'inizio del 1874, l'Arcivescovo Gastaldi concesse a queste ragazze di indossare l'abito religioso all'interno della chiesa di Santa Maria di Piazza. Con questa approvazione ufficiale nacque l'Istituto delle Piccole Serve del Sacro Cuore di Gesù, la cui missione principale consisteva nell'assistenza domiciliare gratuita agli ammalati poveri attraverso i tre voti religiosi tradizionali. In omaggio ai santi fondatori dell'Ordine della Visitazione, la fondatrice assunse il nome di Madre Giovanna Francesca. Gli inizi della nuova famiglia religiosa furono estremamente difficili, segnati da una povertà radicale, da dolorosi abbandoni e dalla frequente scomparsa di alcune suore. Di fronte a tanta desolazione, il superiore ecclesiastico e il medico della comunità arrivarono a consigliare la chiusura definitiva dell'istituto. A risollevare il morale della Madre fu il venerabile oratoriano Padre Felice Carpignano, mentre la stessa Madre Giovanna Francesca fu udita più volte esclamare in lacrime, all'interno del modesto appartamento affittato in Piazza Corpus Domini, di essere pronta a ricominciare l'opera per ben cinquanta volte se fosse stato necessario. Quell'abitazione si trovava a pochi passi dal luogo in cui era sorta l'opera di San Giovanni Bosco. Nel 1879 Antonia Sismonda, venuta a conoscenza delle precarie condizioni delle religiose, decise di ospitarle generosamente in una villa situata sulla collina torinese, finché nel 1882 le suore riuscirono ad acquistare una dimora di proprietà a Valsalice.

Spiritualità e governo

Madre Giovanna Francesca era considerata dalle sue figlie spirituali come la Regola vivente, animata da una vita di intensa preghiera e da una costante mortificazione corporale che la portava a dormire a terra o su un sacco di paglia, oltre a mescolare la cenere alla propria minestra. Alle religiose chiedeva una dedizione generosa, ripetendo spesso che sbagliando si discende di un gradino, mentre umiliandosi si ascende di tre. Sebbene nei richiami potesse talvolta usare toni fermi, le suore la amavano profondamente perché sapeva infondere fiducia anche nelle circostanze più avverse. Insieme alla comunità, leggeva e meditava costantemente la Sacra Scrittura, raccomandando sempre di essere prudenti, zelanti e piene di carità, cercando il volto di Gesù Cristo proprio nei poveri, i quali dovevano essere aiutati sia materialmente sia spiritualmente per facilitare il loro accostamento ai Sacramenti. Prima di assumere decisioni di rilievo, la beata si confrontava sempre con i suoi confessori, tra i quali figurava lo stesso San Giovanni Bosco. Per sostenere la sua opera, non esitava a fare la questua recandosi nei pubblici esercizi, dove non di rado riceveva insulti e umiliazioni. Desiderava fortemente istituire un gruppo di suore adoratrici e, sebbene il superiore non avesse concesso tale autorizzazione, dispose che ogni religiosa dedicasse quotidianamente del tempo a una profonda adorazione del Santissimo Sacramento. Quando intendeva chiedere al Signore una grazia particolare, la beata pregava a lungo in ginocchio, con le braccia in croce e la mano tesa verso il tabernacolo. Dalla Francia aveva portato una statuetta della Madonna, fatta benedire da Monsignor Gastaldi, che stringeva tra le braccia o faceva portare in processione nel giardino insieme alle suore, mentre tutte intonavano canti e litanie. Raccomandava con insistenza la recita del rosario e dell'ufficio della Madonna, trasmettendo a tutte una viva devozione per la Passione del Signore. Tale amore si manifestava in modo particolare durante il Venerdì Santo, giorno in cui usava pranzare in piedi o in ginocchio, si sedeva a mensa con un semplice tozzo di pane e baciava i piedi a tutte le religiose.

Il tramonto e la glorificazione

Negli ultimi anni della sua vita terrena, la salute di Madre Giovanna Francesca fu provata da frequenti crisi di asma bronchiale che la costringevano spesso a letto. Nel frattempo, l'Istituto continuava a svilupparsi in modo costante, specialmente in Lombardia. Purtroppo, a causa dei suoi modi risolti che non incontravano il favore di un gruppo di suore anziane, Anna fu ritenuta inadatta a governare la congregazione e il ventisei dicembre 1887 venne esonerata dalla carica di superiora generale. Accettò questa dolorosa umiltà sottomettendosi per prima alla nuova superiora, che era stata suggerita proprio da lei stessa. Da quel momento i dolori fisici e morali si intensificarono, ma ella soleva ripetere con un sorriso che per Gesù ogni sacrificio era una piccola cosa. Ripeteva spesso alle sorelle di essere vicina alla morte ma di non temere, assicurando che avrebbe continuato ad aiutare e a guidare le Piccole Serve del Sacro Cuore di Gesù e gli infermi poveri anche dal cielo. Anna Michelotti concluse la sua giornata terrena il primo febbraio 1888, poche ore dopo la scomparsa di San Giovanni Bosco. Poco prima di morire, cedendo alle insistenti richieste delle suore, permise che le venisse scattata una fotografia. Aveva servito per tutta la vita i più indifesi, dimenticandosi completamente di se stessa. Fu sepolta in una poverissima bara collocata nella terra bagnata dalla pioggia di un piccolo cimitero, portando ai fianchi il cingolo francescano. Le sue reliquie sono oggi piamente venerate a Torino nella casa madre di Valsalice, mentre le sue figlie spirituali continuano a operare con dedizione anche in terra di missione. La sua santità è stata solennemente riconosciuta da Papa Paolo VI, che l'ha beatificata nella festività di Tutti i Santi del 1975.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata Anna Michelotti?

La memoria liturgica della Beata Anna Michelotti si celebra il primo febbraio.

Di cosa è patrona la Beata Anna Michelotti?

I fatti forniti non menzionano specifici patronati attribuiti alla beata.

En Turín, beata Juana Francisca de la Visitación (Ana) Michelotti, virgen, que fundó el Instituto de las Pequeñas Hermanas del Sagrado Corazón de Jesús para servir gratuitamente en el Señor a los enfermos pobres. — Martirologio Romano