Il beato Antonio Manzoni, noto come il Pellegrino, nacque a Padova verso il milleseicentoquarantacinque, per precisione nel corso del tredicesimo secolo, precisamente nel 1240 durante la tirannia di Ezzelino da Romano. Nato da una famiglia ricca, con genitori di nome Marsilio e Dolcemia e un nonno, Andrea Clarioto, che era stato ufficiale del Comune, manifestò fin da giovane un grande fervore religioso. Alla morte del padre ereditò un cospicuo patrimonio che decise interamente di vendere, dando ogni ricavato ai poveri. Per questa scelta si inimicò tutti i parenti e abbandonò Padova per iniziare una vita di penitenza. Dopo aver trascorso tre anni a Bazzano, in provincia di Bologna, al servizio di un sacerdote e aver girato il territorio bolognese, intraprese un lungo pellegrinaggio che lo portò in Piemonte, in Francia a Santiago de Compostela, in Germania a Colonia per venerare le reliquie di Santa Orsola e compagne e quelle dei Magi, e infine a Gerusalemme per pregare sul Santo Sepolcro. Sovente dormiva a cielo aperto, scalzo, mal vestito e soggetto a intemperie e pericoli. Tornato a Padova dopo alcuni anni, non fu accolto dai concittadini, che lo soprannominarono il Pellegrino, e subì il rifiuto dei parenti ricchi e delle sue stesse sorelle monache nel monastero di Santa Maria di Porciglia. Soffrì tutto con pazienza per amore di Cristo e, consumato da fatiche e penitenze, morì il trenta gennaio del milleseicentossanta sette, ovvero nel 1267, a soli ventisette anni.
La memoria del beato Antonio Manzoni rimase profondamente viva nella storia grazie a una straordinaria fioritura di devozione, arte e documenti. Subito dopo la sua morte, avvenuta a Padova, si diffuse la fama di santità e un autore anonimo ne narrò la vita già in quell'anno. Nei mesi successivi un notaio di Soligo registrò circa quaranta guarigioni miracolose ottenute presso il suo sepolcro, documenti oggi conservati nell'Archivio di Stato di Padova con le generalità dei guariti e le testimonianze. La città di Padova accolse il suo culto anche come simbolo della lotta al tiranno Ezzelino da Romano, stabilendo per statuto una festività annuale già nel 1269, revisionato poi nel 1272 e nel 1300. Le sue spoglie furono traslate nella chiesa del monastero e, nei secoli successivi, la sua figura ispirò artisti come Giotto nella Cappella degli Scrovegni e Giusto de' Menabuoi nel 1375, oltre a letterati come Sicco Polenton e Antonio Baratella. Dopo vari spostamenti dovuti alla guerra della Lega di Cambrai, le reliquie trovarono collocazione nel convento dedicato al Beato e dal ventotto novembre del 1864 riposano nella Chiesa dell'Immacolata in Padova, festeggiate ogni primo febbraio in seguito ai riconoscimenti liturgici concessi da papa Pio VI nel 1781 e da papa Pio Sette nel corso dei secoli.