12 de marzo
Beata Justina Bezzoli Francucci
Virgen benedictina
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e giovinezza
Giustina Bezzoli Francucci nacque ad Arezzo tra il 1257 e il 1260, con una specifica menzione dell'anno 1258, da una nobilissima famiglia. Cresciuta con un carattere amabile e umile, acquisì presto maturità e assimilò profondi sentimenti religiosi nella ricca casa paterna. Giustina era solita privarsi del cibo e ritirarsi nella propria stanza a pregare, maturando la decisione di consacrarsi a Dio. I genitori opposero un diniego immediato e senza appello alla sua scelta di consacrazione. Giustina era figlia unica, amatissima ed erede di cospicue ricchezze, destinata a un matrimonio con un uomo degno della sua casata. Giustina convinse prima il padre dopo lacrime e sospiri, e successivamente lo zio paterno che inizialmente non voleva privarsi dell'unica nipote. Una grave malattia del padre fece riflettere la famiglia sulla caducità delle cose e permise a Giustina di ottenere il benestare. Giustina prese la decisione di entrare in monastero all'età di dodici anni.
La vita monastica
Giustina fu accolta nel monastero di San Marco, oggi non più esistente, portando con sé solo un'immagine del Crocifisso. La tradizione riferisce che una colomba si posò sul capo di Giustina al momento del suo ingresso in monastero come segno dello Spirito Santo. Entrando in monastero, Giustina abbandonò le vesti opulente per indossare il rozzo saio. Giustina fu una novizia esemplare, lieta di obbedire nei compiti più semplici per le necessità comunitarie. Giustina soggiornò nel monastero di San Marco per circa quattro anni, fino a quando le guerre la costrinsero a partire con le consorelle. Con il suo Crocifisso, Giustina si trasferì nel Monastero d'Ognisanti, dove rimase per un breve soggiorno.
L'eremo e gli ultimi anni
Giustina venne a sapere che una vergine di nome Lucia viveva volontariamente reclusa in una grotta presso il Castello di Civitella, a Civitella della Chiana. Giustina espresse il forte desiderio di raggiungere Lucia per condividere una vita di austera virtù cristiana. Con il permesso del vescovo Guglielmo Umbertini, Giustina si trasferì nell'eremo e fu accolta da Lucia. Il padre di Giustina raggiunse l'eremo in estrema povertà per tentare inutilmente di riportarla a casa. La convivenza delle due anacorete durò pochi anni, fino alla grave malattia e alla morte di Lucia, assistita amorevolmente da Giustina fino al trapasso. Rimasta sola, Giustina visse dedita esclusivamente alla preghiera e alla penitenza nell'eremo. Giustina fu confortata dallo Sposo Celeste e difesa più volte dagli attacchi dei lupi per mezzo di un angelo. A causa delle grandi privazioni, la salute di Giustina fu minata e all'età di trentacinque anni iniziò ad avere seri problemi di vista. Giustina fu costretta a tornare nel monastero tra il giubilo delle consorelle che la consideravano un'anima non più di questa terra. A causa delle scorribande dei soldati, il vescovo Ildebrando Guidi trasferì il monastero in un luogo sicuro nel 1315, costringendo Giustina a cambiare nuovamente dimora. La Beata Giustina ebbe una devozione singolare per la Passione di Cristo. Nonostante la malattia, Giustina usava cilici e giungeva a flagellarsi. Giustina trascorse gli ultimi venti anni della sua vita completamente cieca. Giustina cadde più volte in estasi, anche alla presenza delle consorelle. Giustina visse in condizioni di grande miseria ma sempre fiduciosa nella Provvidenza. Giustina soccorreva e offriva parole di conforto a quanti si rivolgevano a lei. La beata Giustina morì pregando il 12 marzo 1295. Al momento della morte era circondata dalle compagne. Sul corpo della beata erano evidenti le piaghe causate da una catena di ferro. La beata tenne stretta in vita la catena di ferro per anni.
Il culto e la traslazione
Le grazie ottenute per intercessione della beata furono subito numerose. La tradizione riferisce che un candido giglio nacque spontaneamente sulla tomba della beata. La beata viene solitamente raffigurata con l'attributo del giglio. Giotto dipinse un ritratto della beata per la Chiesa fiorentina della Misericordia. A dieci anni dalla morte il corpo della beata era sorprendentemente flessibile. Il Vescovo di Arezzo, Buono degli Uberti, ratificò il culto spontaneo nato nel popolo. Due secoli dopo la morte il corpo fu chiuso in una cassa di ferro. Nel 1709 il corpo riapparve eccezionalmente incorrotto. Nella bara fu trovata un'antica bandiera di guerra lasciata come ex voto da un capitano intorno al 1384. Alcuni frammenti del vessillo di guerra furono distribuiti ai fedeli come reliquie. Davanti all'urna della beata furono esorcizzati alcuni indemoniati. Il culto fu confermato dalla Santa Sede il 14 gennaio 1891. Il 12 di ogni mese un'associazione si ritrova per fare memoria della beata con la celebrazione dell'Eucaristia. La preghiera dedicata alla beata menziona la contemplazione della Passione e l'accensione della fiamma del Divino Amore nel suo cuore. Per informazioni è possibile rivolgersi al Monastero Santa Maria del Fiore a Lapo in Via Faentina 247 a Firenze. Nel Monastero benedettino di Santa Maria del Fiore a Lapo a Firenze è custodito e venerato il corpo incorrotto della Beata Giustina Bezzoli Francucci. Il corpo della Beata fu traslato a Firenze dal Monastero dello Spirito Santo di Arezzo nel 1968, in occasione della riunione delle due comunità claustrali. La chiesa grande del monastero di Firenze si trova sulla via Faentina, al centro della borgata a nord di Firenze ma in diocesi di Fiesole. Dal 1938 la chiesa del monastero è anche parrocchia, permettendo alle comunità claustrali e parrocchiali di vivere e pregare fianco a fianco. Il coro delle monache è il prolungamento della chiesa e al centro vi è il tabernacolo. La comunità fu fondata da Lapo da Fiesole nel 1350 per ospitare le prime monache. Il 13 ottobre 1350 il vescovo Sant'Andrea Corsini consacrò il monastero con la regola di Sant'Agostino e il titolo di Santa Maria del Fiore. Il titolo di Santa Maria del Fiore attribuito al monastero è più antico rispetto a quello del duomo fiorentino. Le monache agostiniane rimasero nel monastero fino al 1808, anno in cui dovettero lasciarlo a causa delle leggi di soppressione degli ordini religiosi. Le monache benedettine sono subentrate nel monastero nel 1817. L'urna con il corpo della Beata è collocata in un muro che unisce le due comunità ed è visibile da entrambe. Il volto della Beata guarda verso la clausura e invita i fedeli laici a dedicare il giusto tempo alla preghiera.
La vida
La trayectoria vital de la Beata Justina Bezzoli Francucci comenzó en Arezzo, su ciudad natal. A la temprana edad de doce años, inició su camino de consagración al ingresar en el monasterio de San Marco, donde comenzó a cultivar su vocación benedictina. Con el deseo de profundizar en su unión con Dios, buscó vivir un periodo como eremita en las cercanías del Castillo de Civitella della Chiana, un tiempo de retiro que le permitió fortalecer su espíritu en la soledad y la contemplación.
La inestabilidad política que sacudió la región durante el siglo catorce obligó a Justina a regresar a la vida monástica comunitaria en el año mil trescientos quince. Fue en este entorno donde vivió la etapa final de su camino terrenal. Durante sus últimos veinte años, experimentó la prueba de la ceguera total, una circunstancia que, lejos de amedrentarla, purificó su mirada interior y consolidó su vida de oración. Rodeada por el cuidado y la compañía de sus consorellas, entregó su alma al Señor el doce de marzo de mil trescientos diecinueve en su ciudad de Arezzo, dejando tras de sí un testimonio de fidelidad constante.
El culto
La figura de la Beata Justina ha sido venerada por su inmensa capacidad de aceptación ante la adversidad. Su proceso de canonización culminó el catorce de enero de mil ochocientos noventa y uno, confirmando el lugar que ocupaba en el corazón de los fieles. Su memoria litúrgica se observa cada doce de marzo, fecha de su tránsito al cielo.
La devoción a la Beata Justina se mantiene viva a través de una asociación dedicada a su figura que se reúne el día doce de cada mes, manteniendo encendida la llama de su recuerdo. Por su propia experiencia de vida, es invocada especialmente por quienes padecen problemas de vista, solicitando su intercesión para encontrar consuelo y luz en medio de las dificultades físicas y espirituales que puedan afligirles.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la Beata Giustina Bezzoli Francucci?
La memoria liturgica della Beata si celebra il 12 marzo di ogni anno.
Di cosa è patrona la Beata Giustina Bezzoli Francucci?
La Beata viene invocata tradizionalmente soprattutto per i problemi di vista.
En Arezzo, beata Justina Francucci Bezzoli, virgen de la Orden de San Benito y reclusa. — Martirologio Romano