27 de enero
Beata María de Jesús (Carolina Santocanale)
Fundadora
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e giovinezza a Palermo
Carolina Concetta Angela Santocanale nacque a Palermo il 2 ottobre 1852. Suo padre era Giuseppe Santocanale dei Baroni della Celsa Reale, di professione avvocato, mentre sua madre rispondeva al nome di donna Caterina Andriolo Stagno. Il giorno successivo alla nascita ricevette il battesimo nella parrocchia di Sant'Antonio Abate, proprio durante i primi vespri della solennità di san Francesco d'Assisi. Per la sua prima istruzione venne affidata a un istituto diretto da due sorelle vergini, coadiuvate da altre educatrici e da alcuni maestri che le impartirono lezioni di lettere, musica e francese. Ricevette la Prima Comunione nella Quaresima del 1861 e, pochi mesi dopo, lasciò la scuola per proseguire la formazione direttamente in casa sotto la guida di rinomati precettori, tra i quali spiccava il gesuita padre Giuseppe Orlando, che non mancava di incoraggiarla nel cammino spirituale.
Accompagnata dalla madre, si recò ad ascoltare il Quaresimale nella cattedrale di Palermo, predicato da monsignor Di Giovanni, un altro dei suoi antichi precettori. Ascoltando quelle parole rimase profondamente affascinata e si sentì sempre più attratta dalla Parola di Dio. Nelle sue Memorie autobiografiche annotò di essere rimasta particolarmente scossa dal discorso sulla Samaritana, mentre la riflessione sulla Cananea scolpì nella sua anima una fede e una fiducia incrollabili, che sarebbero diventate il fondamento della sua nuova esistenza. In seguito a questa svolta interiore, decise di abbandonare gli abiti lussuosi che la sua posizione sociale le imponeva.
Realizzando di non aver ancora ricevuto la Cresima, si preparò a riceverla il 25 aprile 1869, insieme a un cugino e alla sorella Concettina. Il sacramento le fu amministrato da monsignor Giovanni Battista Naselli, arcivescovo di Palermo. Ella definì quel momento uno squarcio di Paradiso, affermando di aver ricevuto lo Spirito Santo che operava prodigi nel suo intimo. Da quel periodo cominciò ad avvertire un vivo interesse per la verginità consacrata, conservando nella sua scrivania un biglietto autografo colmo di esortazioni sulla felicità di tale stato. In quel testo esortava se stessa a combattere fiduciosa nel Cuore di Gesù e nel nome di Maria contro le avversità del mondo.
Il legame con Cinisi e i primi orientamenti vocazionali
Un fattore determinante per la concretizzazione del suo progetto di vita fu la malattia del nonno materno Paolo Stagno. Costui aveva acquistato i possedimenti terrieri dei Benedettini nella località di Cinisi, in provincia di Palermo, a seguito delle leggi eversive dello Stato, e usava ospitare spesso la nipote Carolina e i suoi familiari nella sua villa d'estate e in altri periodi dell'anno. All'età di diciannove anni, Carolina fu chiamata al capezzale del nonno, il quale si spense il 13 gennaio 1872. Proprio in quella circostanza ebbe modo di incontrare l'arciprete di Cinisi, don Mauro Venuti, affidandosi alla sua guida spirituale.
Inizialmente il suo desiderio era quello di entrare nel monastero di Santa Caterina a Palermo per dedicarsi interamente alla vita contemplativa. Tuttavia suo padre le negò fermamente il consenso, poiché aveva già predisposto un matrimonio per lei. Il 20 novembre 1873 decise di entrare nella Pia Unione delle Figlie di Maria della parrocchia di Sant'Antonio Abate, insieme ad altre centodiciotto giovani. Il parroco la invitò ad assumere la presidenza dell'associazione ed ella accettò con entusiasmo, vedendo in quel compito una preparazione adeguata al noviziato. A causa di alcuni contrasti sorti tra la nonna e il padre, poté ritornare a Cinisi soltanto dopo otto anni. La pace familiare fu ristabilita in seguito al matrimonio della sorella Concettina.
Nell'autunno del 1880, durante una permanenza presso la nonna a Cinisi, fece l'incontro di due ragazze e di un giovane paralitico. Ottenuto il permesso del parroco, iniziò a insegnare loro il catechismo. Quell'esperienza fece sorgere nel suo animo il dubbio se abbracciare la vita contemplativa o orientarsi verso l'apostolato attivo in favore delle fanciulle povere e prive d'istruzione presso il Collegio di Maria di Cinisi. Il 19 settembre ricevette dalla nonna il permesso di partecipare quotidianamente e da sola alla Messa e di ricevere l'Eucaristia, un consenso che le fu confermato anche dalla madre una volta rientrata a Palermo.
La malattia e l'adesione alla spiritualità francescana
Il 9 gennaio 1884 fu colpita da un forte dolore alle gambe che la costrinse a mettersi a letto. Rimase inferma per sedici mesi senza che la medicina dell'epoca riuscisse a diagnosticare le cause esatte del male. Nel frattempo, a Palermo sorgeva l'opera del Boccone del Povero per iniziativa di don Giacomo Cusumano, un medico divenuto sacerdote e proclamato Beato nel 1983. Consigliata da don Mauro Venuti, Carolina incontrò tre volte un sacerdote per cercare di impiantare un'analoga iniziativa a Cinisi. Sebbene il progetto non ebbe seguito, quel sacerdote la invitò a far parte della sua istituzione a causa di una possibile vocazione. Carolina si rivolse al suo direttore spirituale, il quale la orientò decisamente verso la spiritualità di san Francesco d'Assisi.
Proprio in quel periodo papa Leone XIII aveva pubblicato l'enciclica Auspicato concessum il 17 settembre 1882, in occasione del settimo centenario della nascita del Poverello di Assisi, invitando i parroci a far conoscere il Terz'Ordine Regolare Francescano e a incentivarne l'adesione. Carolina riconobbe in quell'invito un'eco perfetta dei suggerimenti di don Venuti e decise di accoglierlo nel suo cuore. Nel 1887, dopo sedici mesi di preghiere rivolte a san Giuseppe e grazie alle cure di un medico amico di famiglia, ottenne la guarigione.
Il 13 giugno 1887, nella chiesetta del Collegio di Maria a Cinisi, ricevette il saio nero delle Terziarie Regolari direttamente dalle mani di don Mauro Venuti, assumendo nell'occasione il nome di suor Maria di Gesù. Nei due mesi successivi altre due giovani si unirono a lei, dando avvio all'opera in quattro componenti. Inizialmente il piccolo gruppo si stabilì in due cellette affittate nel Collegio di Maria. Ritenendo tuttavia quel luogo troppo angusto, suor Maria chiese di poter abitare nella casa dei nonni, che i genitori avevano appena ereditato. L'11 febbraio 1891 la comunità poté finalmente trasferirsi in quell'abitazione, un luogo da lei sempre sospirato come la propria terra promessa.
Sviluppo delle opere caritative e prove spirituali
Tra il marzo e il giugno del 1896 venne istituito un orfanotrofio che accolse subito sei fanciulle. L'anno seguente fu aperto un educandato destinato alle ragazze di famiglie benestanti che potevano pagare una retta, mentre un apposito asilo nido fu inaugurato per accogliere i bambini le cui madri lavoravano, trovandosi i capifamiglia di Cinisi partiti per l'America dopo la morte di Paolo Stagno. Suor Maria insegnò personalmente il ricamo a due suore e, mediante la Scuola di lavoro, diede alle adolescenti la possibilità di apprendere un'arte per guadagnarsi onestamente da vivere. In quegli anni soffrì molto per l'impossibilità di custodire il Santissimo Sacramento in casa e dovette affrontare dolorosi lutti familiari con la perdita del padre e della madre, oltre a subire un'operazione di cataratta a entrambi gli occhi.
A partire dal 1905 sorsero alcuni contrasti con don Mauro Venuti a motivo della costruzione di una chiesetta all'interno della casa, ricavata da due magazzini nei quali suor Maria aveva offerto da mangiare a cento poveri per ben dieci anni. Sebbene il Vescovo avesse ordinato a don Venuti di benedire la chiesa e la campana, compito che egli eseguì, in seguito il sacerdote non frequentò più la dimora. Ulteriori divergenze emersero riguardo alla formulazione della Regola e delle Costituzioni, che secondo don Venuti avrebbero potuto generare scrupoli superflui nelle religiose. Invitato a predicare gli Esercizi spirituali alla comunità, lo stesso don Venuti suggerì a suor Maria di rivolgersi ai Padri Cappuccini di Palermo.
Il predicatore designato, padre Giovanni Maria Schiavo, prese contatti con la Fondatrice e rilevò una situazione priva di una vera regola e dei documenti di erezione canonica dell'Istituto. Fino ad allora le religiose avevano creduto di essere suore a tutti gli effetti, mentre risultavano essere semplici Terziarie. Interpellato sulla questione, don Venuti ammise umilmente la propria inadeguatezza e invitò padre Schiavo a completare l'opera. Il religioso attinse alla Regola del Terz'Ordine approvata da papa Leone X nel 1521, preparò le Costituzioni nel giro di due anni, ottenne l'aggregazione all'Ordine dei Cappuccini e fece dichiarare l'Istituto di diritto diocesano dal Vescovo.
Consolidamento dell'Istituto e spirito francescano
Padre Schiavo invitò le suore a compiere il noviziato per regolarizzare la loro posizione canonica. Il 26 febbraio 1908 giunsero due statue della Vergine e di santa Bernadette, che suggellarono il legame profondo con il culto della Madonna di Lourdes. Le statue furono collocate e benedette il 16 luglio, anniversario dell'ultima apparizione, all'interno di una grotta, e da quel giorno l'Istituto venne ufficialmente posto sotto il patrocinio dell'Immacolata di Lourdes. L'8 dicembre 1909 padre Giovanni comunicò con un telegramma l'approvazione della regola e l'autorizzazione all'aggregazione all'Ordine cappuccino concessa dal Ministro Generale padre Pacifico da Seggiano. Monsignor Domenico Gaspare Lancia di Brolo, vescovo di Monreale, concesse la propria sanzione rendendo l'Istituto di diritto diocesano.
Il 13 giugno 1910 ebbe luogo la vestizione di suor Maria di Gesù come Madre fondatrice insieme ad altre undici suore, le quali indossarono un abito marrone simile a quello dei Padri Cappuccini. L'11 febbraio 1911 la fondatrice professò i voti nelle mani di monsignor Gaspare Bova, vicario generale della diocesi di Monreale, e il 29 novembre successivo accolse la professione delle undici novizie. Madre Maria di Gesù riconobbe apertamente di essere figlia di San Francesco dopo aver compreso che lo stile francescano era quello che Dio aveva serbato per lei. Abbandonò la vita nobile e comoda della famiglia Santocanale per farsi questuante lungo le strade di Cinisi, accompagnata dalle consorelle. Il popolo iniziò a chiamarla rispettosamente Signora Madre in segno di deferenza per le sue origini e per la sua dedizione.
Ella aveva l'abitudine di mandare personalmente cibo pronto a chi, per riserbo o per vergogna, non osava chiedere l'elemosina. Padre Fedele da Ciminna le rivolse un bonario rimprovero in dialetto a causa della sua eccessiva tinnirizza, ovvero la sua riservatezza. Considerava Gesù Eucaristia la sorgente inesauribile del suo amore e della sua attività apostolica. Nei suoi scritti si rivolgeva a Gesù dandogli del tu con piena confidenza anziché usare il voi del rispetto, esprimendo il desiderio ardente di avvicinarsi al collo divino del Signore per non lasciarlo mai più, giungendo a pronunciare l'espressione: O tu meco all'Inferno o io teco in Paradiso.
Le prove della visita canonica e il ritorno alla casa del Padre
In seguito ad alcune dicerie sul conto delle suore dell'Istituto, il nuovo arcivescovo di Monreale, monsignor Antonio Augusto Intreccialagli, dispose una visita canonica. Dopo aver letto la relazione scritta dal suo inviato, il canonico Francesco Paolo Evola, il vescovo ammonì la fondatrice rimproverandole che la comunità era stata governata come la casa di una madre di famiglia anziché come una vera casa religiosa. Il 12 ottobre 1917 le consigliò di non ammettere ulteriori novizie né di accogliere nuove orfane, a meno di aprire nuove case e inviare suore al di fuori di Cinisi. Le suggerì inoltre di modificare il testamento redatto il 30 giugno 1907, lasciando come eredi due o tre suore di fiducia, pur approvandone l'intento. Madre Maria obbedì prontamente, sebbene il presule richiesse in seguito un vero e proprio atto di vendita.
A complicare la situazione contribuì una suora uscita da un altro istituto e accolta per carità, la quale iniziò a denigrarla presso i sacerdoti e il vescovo, alienandole la simpatia di molte consorelle, specialmente tra le più giovani. Colpita nel fisico da questi dolori morali, madre Maria si ammalò e si trasferì temporaneamente dai fratelli a Palermo per sottoporsi alle cure necessarie, facendo poi ritorno felice nella sua comunità. Negli anni successivi tentò di espandere l'apostolato aprendo una casa a Belmonte Mezzagno nel febbraio 1921, che fu tuttavia costretta a chiudere sei mesi dopo, e un pensionato studentesco in via Porrazzi a Palermo nell'ottobre del 1921, chiuso nel giugno 1922 poiché le entrate risultavano inferiori alle spese. Il 23 settembre 1921 si spense don Mauro Venuti, suscitando immenso dolore in madre Maria che lo aveva sempre venerato. Il 16 gennaio 1923 la fondatrice compì l'atto di vendita della casa di Cinisi a quattro suore, ponendo fine alla questione testamentaria.
Nel Natale precedente, avvertendo vicina la fine dei suoi giorni, aveva annunciato alle consorelle che quello sarebbe stato l'ultimo trascorso insieme a loro. Il 24 gennaio 1924 monsignor Intreccialagli le avrebbe poi concesso di riaprire il noviziato, dichiarando nuovamente l'Istituto di diritto diocesano con un nuovo decreto. Il 27 gennaio 1923, intanto, madre Maria aveva aiutato due giovani a convolare a nozze in casa nonostante l'opposizione dei parenti, facendo preparare il pranzo per sessanta invitati. Intorno alle ventitré avvertì un violento battito cardiaco e spirò serenamente poco dopo a causa di un infarto, circondata dalle sue suore, con il nome di Gesù sulle labbra e gli occhi fissi su un quadro di san Giuseppe. Aveva vissuto settant'anni, tre mesi e venticinque giorni.
Il cammino verso la beatificazione e l'eredità spirituale
La salma della fondatrice rimase esposta alla venerazione del popolo per due giorni, registrando la partecipazione di un'imponente folla ai solenni funerali, formata soprattutto da poveri, rappresentanti di associazioni e scuole che accompagnarono il feretro fino al cimitero cittadino. I resti mortali furono riesumati poco più di tre anni dopo, il 23 ottobre 1926, e traslati l'indomani nella chiesetta dell'Istituto in via Sacramento a Cinisi, in concomitanza con le celebrazioni per il settimo centenario della morte di san Francesco d'Assisi, un ritorno accolto come una vera e propria apoteosi. Considerata la perdurante fama di santità, fu avviato il processo di beatificazione nella diocesi di Monreale. La prima fase sugli scritti e sulla fama si aprì il 1º luglio 1964 e si concluse il 27 maggio 1966, con l'invio degli atti alla Sacra Congregazione dei Riti.
Il processo informativo ebbe inizio il 24 aprile 1970 e si chiuse il 21 novembre 1977. Nel frattempo, il 29 gennaio 1973, il corpo era stato nuovamente riesumato e collocato in un nuovo loculo sotto la nicchia di san Giuseppe nella chiesetta della Casa madre. Dopo il nulla osta del 2 aprile 1982, la seconda fase della causa fu aperta il 27 gennaio 1983 a Monreale e chiusa a Cinisi l'11 giugno 1984. I documenti raccolti furono trasferiti a Roma e convalidati nel 1991. Ultimata la positio super virtutibus, papa Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto che la dichiarava Venerabile il 1º luglio 2000. Il riconoscimento pontificio dell'Istituto era frattanto progredito con il pro-decreto del 1947, il decreto di lode del 1962 e l'erezione a diritto pontificio concessa il 20 novembre 1968.
Il caso provvidenziale per la beatificazione avvenne il 19 settembre 2003 e riguardò il giovane operaio Andrea Gracchiolo, impegnato nei lavori di costruzione della nuova cappella attigua alla chiesetta di Casa madre destinata ad accogliere il corpo della fondatrice. Mentre lavorava al lucernario a oltre undici metri d'altezza, la trave su cui camminava si spezzò. L'uomo cadde parandosi il volto con le mani esattamente nel punto in cui sarebbero stati deposti i resti della Beata, ma gli operai accorsi lo trovarono in piedi e completamente illeso. Visitato in ospedale per precauzione, le sue condizioni risultarono perfette, mentre egli sosteneva di essersi sentito preso tra le braccia e posato a terra da qualcuno. I medici della Congregazione per le Cause dei Santi definirono l'evento scientificamente inspiegabile nel 2015, e papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sul miracolo il 14 dicembre dello stesso anno. La solenne beatificazione fu celebrata domenica 12 giugno 2016 nel Duomo di Monreale, presieduta dal cardinale Angelo Amato. Oggi il patrimonio spirituale della Beata María de Jesús continua a vivere nelle case della congregazione presenti in Italia, in Brasile, in Albania, in Madagascar e in Messico, dove le suore cercano di essere pane spezzato per saziare ogni fame spirituale e materiale dei poveri.
Su camino espiritual
La vida de Carolina Santocanale no estuvo exenta de pruebas, las cuales forjaron su carácter y su entrega a los designios divinos. Entre los años 1884 y 1887, experimentó un largo periodo de enfermedad que, lejos de apartarla de su vocación, fortaleció su espíritu y su disposición para el servicio. Fue precisamente en este contexto de entrega total cuando, en el año 1887, recibió el hábito de las Terciarias Regulares, marcando el inicio de una nueva etapa en su compromiso con el Evangelio.
Desde Palermo hasta Cinisi, su presencia fue un signo de esperanza para quienes la rodeaban. Con humildad y determinación, fundó el Instituto de las Hermanas Capuchinas de la Inmaculada de Lourdes, buscando siempre vivir el carisma franciscano en la sencillez y la alegría. La madurez de este proyecto se alcanzó en el año 1909, cuando obtuvo la agregación de su instituto a la Orden de los Capuchinos, un paso fundamental que vinculó definitivamente su obra con la familia espiritual de San Francisco. Su existencia fue una constante búsqueda de la voluntad de Dios, viviendo con sobriedad y enfocada siempre en la misión de llevar el consuelo de la Inmaculada a los corazones más afligidos, hasta el momento de su fallecimiento en Cinisi, en el año 1923.
El reconocimiento de su santidad
El legado de la Beata María de Jesús perdura en el tiempo como un testimonio de fe auténtica y servicio abnegado. Su camino hacia los altares culminó con el reconocimiento oficial de la Iglesia, cuando el Papa Francisco autorizó su beatificación en el año 2016, tras haberse verificado un milagro atribuido a su intercesión. Este acontecimiento permitió que la figura de Carolina Santocanale fuera propuesta como modelo de vida cristiana para toda la comunidad.
La memoria de su entrega sigue viva en las religiosas que continúan su obra, manteniendo vivo el carisma de las Hermanas Capuchinas de la Inmaculada de Lourdes. Su vida nos recuerda que la verdadera grandeza reside en la fidelidad cotidiana a la llamada de Dios, superando las dificultades con la mirada puesta en el horizonte de la eternidad. Cada veintisiete de enero, la Iglesia celebra su memoria, invitando a los fieles a reflexionar sobre la capacidad del ser humano para transformarse en un instrumento de paz y amor en medio del mundo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la Beata María de Jesús?
La memoria liturgica si celebra il 27 gennaio per la diocesi di Monreale e per le Suore Cappuccine dell'Immacolata di Lourdes.
Di cosa è patrono la Beata María de Jesús?
La Beata María de Jesús è patrona dell'Immacolata di Lourdes, titolo a cui affidò la sua congregazione.