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18 de noviembre

Beata María Engracia (Josefa) Lecuona Aramburu

Virgen visitandina, mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza nei Paesi Baschi

Josefa Joaquina Lecuona Aramburu nacque il 2 luglio 1897 a Oyarzun presso Guipúzcoa, nei Paesi Baschi, inserendosi in un contesto familiare di profonda fede cristiana come la maggiore dei quattordici figli di Pedro e Matilde. Si distinse sin da piccolissima per intelligenza e senso di responsabilità, apprendendo dai genitori l'amore per il lavoro, il dovere di servire e amare Dio con tutto il cuore e l'impegno costante nel rendere felici gli altri. Dopo aver ricevuto la Prima Comunione, preparata accuratamente dalla madre, sentì un desiderio sempre più forte di recarsi in chiesa per coltivare la propria vita interiore. A tredici anni, la giovane lasciò la propria casa per andare a lavorare in una fattoria non distante, offrendo il proprio contributo al sostentamento della famiglia, per poi fare ritorno dopo due anni e trovare successivamente impiego in una famiglia di San Sebastián insieme alla sorella Juanita. Le due sorelle partecipavano quotidianamente alla Messa delle sei del mattino nella chiesa di Santa Maria a San Sebastián.

La sua indole austera e devota si manifestava in pratiche di intensa pietà e mortificazione personale. Josefa Joaquina usava una specie di Rosario per contare le colpe commesse facendo via via scorrere un grano, per poi confessare ogni sabato tutte le mancanze accumulate. Indossava inoltre una corona di spine, fatta da lei stessa, sulla spalla su cui si appoggiava per riposare, compiendo tale penitenza nella preghiera per imitare la passione di Gesù; alla sorella Juanita che le faceva notare la durezza di quel gesto, replicava con semplicità che Gesù aveva fatto molto di più per gli uomini. In seguito lavorò per una terza famiglia a Rentería, dove il capofasa costringeva i familiari a un rigido regime vegetariano pur concedendosi di mangiare carne di nascosto. Un venerdì, Josefa Joaquina preparò un pasto di magro per tutti e, di fronte alla protesta del padrone, ribatté con fermezza di aver ragione, ottenendo un cambiamento del sistema alimentare che tuttavia finì per incidere sul suo fisico esile. Dotata di grande zelo apostolico, aprì una scuola nella propria casa per insegnare la dottrina cristiana ai bambini dei dintorni, mostrando verso di essi una grande e costante pazienza.

La vocazione e l'ingresso nella Visitazione

Profondamente devota alla Vergine Maria, alla quale si era interamente consacrata, Josefa Joaquina avvertì la chiamata alla vita religiosa e manifestò ai familiari la ferma intenzione di entrare in monastero. I genitori accolsero la sua decisione con un sentimento misto di dispiacere per il distacco e di grande gioia per la scelta di fede. Entrò così nel Primo Monastero della Visitazione di Santa Maria a Madrid in occasione dei Vespri dell'Immacolata del 1924, iniziando un percorso di totale dedizione al Signore. L'8 ottobre successivo vestì l'abito religioso assumendo il nome di suor Maria Engrazia, con cui avrebbe compiuto il suo cammino di perfezione cristiana. Anche all'interno delle mura monastiche, la religiosa conservò quel buon umore che l'aveva sempre caratterizzata fin dai tempi della vita trascorsa in famiglia.

In diverse lettere indirizzate ai cari, suor Maria Engrazia testimoniò la serenità profonda che animava il suo spirito, scrivendo di essere sempre piena di gioia e di ridere per qualsiasi cosa, oltre ad affermare con convinzione che non si può essere tristi vivendo nella casa di Dio. In un'altra missiva descrisse la propria felicità tra corse e cadute non volontarie, fondando ogni speranza sulla fiducia in Gesù, e confidò ai genitori che la vera felicità consisteva nel mantenere la propria volontà sempre unita a quella di Dio. La sua vita quotidiana trascorreva nella preghiera e nel lavoro silenzioso, sostenuta da una letizia interiore che nessuna difficoltà esteriore riusciva a scalfire, preparandola inconsapevolmente alle grandi prove che di lì a poco avrebbero colpito la comunità religiosa e l'intera Spagna.

Le persecuzioni e l'esilio

Nel 1931, in seguito alla proclamazione della Seconda Repubblica spagnola, ebbero inizio a Madrid gravi episodi di violenza caratterizzati da incendi di chiese ed edifici sacri. Le monache della Visitazione percepivano solo in parte la gravità di ciò che stava accadendo all'esterno del monastero, ma la situazione precipitò quando la struttura fu sul punto di essere data alle fiamme. La superiora, madre Maria Gabriella Hinojosa Naveros, riunì tempestivamente le ottantatré suore della comunità e ordinò loro di indossare abiti secolari e di uscire a piccoli gruppi, scortate da parenti e amici, stabilendo che le religiose sprovviste di una sistemazione potessero trovare rifugio presso i familiari delle altre consorelle. Dieci giorni dopo l'evacuazione forzata, il 21 mai, le Visitandine fecero ritorno nelle case dove erano inizialmente disperse, trovando tuttavia una situazione generale tutt'altro che pacifica.

Poiché il clima di tensione persisteva, fallì un tentativo organizzato dalle monache per essere ospitate dalle consorelle in Belgio e in Francia, rendendo necessario il trasferimento della comunità a Oronoz, in Navarra, dove rimasero fino al mese di marzo del 1932. Durante questo periodo di esilio a Oronoz, suor Maria Engrazia operò attivamente come sorella esterna, incaricata delle comunicazioni e della gestione pratica per ottenere il necessario alla sussistenza della comunità. Nei primi mesi del 1936, tuttavia, la comunità fu costretta a fuggire nuovamente a Oronoz a causa del clima di forte insicurezza. Per evitare l'abbandono totale della sede originaria, la nuova superiora madre Leocadia Aparici stabilì che sette suore rimanessero tra le mura del monastero, raccomandando loro caldamente di restare sempre unite e di non separarsi mai.

Il rifugio a Madrid e l'attesa del martirio

Suor Maria Engrazia fu scelta come una delle sette suore destinate a rimanere, insieme a suor Maria Gabriella, suor Teresa Maria Cavestany Anduaga, suor Giuseppa Maria Barrera Izaguirre, suor Maria Agnese Zudaire Galdeano, suor Maria Angela Olaizola Garagarza e suor Maria Cecilia Cendoya Araquistain. Nei quattro mesi seguenti, le religiose cercarono di condurre la loro vita ordinaria prima all'interno del monastero e successivamente in un seminterrato preso in affitto per servire da sicuro nascondiglio. La portinaia dello stabile, molto legata alle monache, dichiarò successivamente che suor Maria Engrazia attendeva con ansia il martirio, esclamando periodicamente che la testimonianza suprema era ormai vicina e che l'attesa dei miliziani si faceva troppo lunga. In quel tempo di prova, suor Maria Engrazia scrisse a una delle sorelle di aver formulato il fermo proposito di lavorare incessantemente alla santificazione della propria anima.

A metà agosto, il continuo andirivieni di suor Maria Engrazia e di suor Maria Angela destò sospetti nel vicinato, spingendo una donna a denunciare la presenza di persone sospette nel rifugio. Lo scantinato fu sottoposto a ripetute perquisizioni senza che venisse trovato alcun elemento atto a incolpare le religiose, le quali percepivano tuttavia la loro fine come imminente. Nel mese di novembre, dopo cinque mesi di permanenza in quel luogo, suor Maria Gabriella comunicò alle consorelle che il portinaio offriva la possibilità di fuggire separatamente verso rifugi sicuri, ma tutte le monache rinnovarono concordi la scelta di rimanere unite. Quando le circostanze lo permettevano, le religiose ricevevano la Santa Comunione grazie a un sacerdote che celebrava la Messa di nascosto oppure per opera della sorella di suor Teresa Maria.

Il martirio e la glorificazione

Il 17 novembre 1936, dopo una quarta perquisizione, i miliziani si congedarono dal nascondiglio minacciando esplicitamente di tornare l'indomani. Subito dopo la loro partenza, suor Maria Engrazia espresse addirittura rammarico per aver perso un'occasione propizia per andare in cielo, affermando con convinzione che il Signore stava annunciando loro la palma del martirio. Le monache trascorsero l'intero giorno successivo raccogliendosi in preghiera e osservando il digiuno. La sera del 18 novembre 1936, una pattuglia della FAI si presentò per caricarle con la forza su un camion. Mentre uscivano in strada, tutte le monache compierono con coraggio il segno della croce. Tra la folla radunata sul posto, alcuni spettatori ammiravano apertamente il fiero contegno delle suore, mentre altri gridavano invocando la loro immediata fucilazione sul posto per quella che consideravano una aperta sfida.

Le monache furono condotte fuori città dopo un breve tragitto a bordo del mezzo. Giunte a destinazione e scese dal camion, si presero per mano a due a due per farsi coraggio a vicenda e furono immediatamente abbattute da scariche di fucili. La tradizione riferisce che suor Maria Gabriella teneva per mano la più giovane della comunità, suor Maria Cecilia, e che dopo la caduta di quest'ultima fuggì impaurita nella notte, per poi consegnarsi successivamente ai miliziani e subire il martirio all'alba del 23 novembre 1936 davanti al muro del cimitero di Vallecas, fuori Madrid. Il nulla osta per l'avvio della causa di beatificazione delle sette Visitandine di Madrid porta la data del 2 luglio 1985. L'inchiesta diocesana fu aperta a Madrid il 29 ottobre 1985, si concluse il 26 aprile 1989 e ottenne la convalida degli atti il 6 dicembre 1991, seguita dalla consegna della Positio super martyrio nel 1992. La Positio fu attentamente esaminata dai Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi il 4 ottobre 1996 e dai cardinali e vescovi il 3 giugno 1997. Il 7 luglio 1997 il Papa san Giovanni Paolo II autorizzó la promulgazione del decreto di martirio per suor Maria Engrazia e le sue compagne, per poi proclamarle beate il 10 maggio 1998 a Roma. La memoria liturgica fu fissata al 18 novembre per tutte loro, ad eccezione di suor Maria Cecilia. Attualmente, i resti mortali di suor Maria Engrazia, suor Maria Gabriella, suor Maria Agnese e suor Teresa Maria sono amorevolmente venerati nella cripta del monastero di calle Santa Engracia a Madrid, mentre i resti di suor Maria Angela, suor Maria Cecilia e suor Giuseppa Maria riposano nella chiesa dell'abbazia della Santa Croce al Valle de los Caidos a Madrid, nella cappella del Santo Sepolcro.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata María Engracia?

La memoria liturgica della Beata María Engracia si celebra il 18 novembre.

Cerca de Madrid en España, beatas María del Refugio (María Gabriela) Hinojosa y Naveros y cinco compañeras, vírgenes de la Orden de la Visitación de Santa María y mártires, que, durante la persecución, aunque encerradas en el monasterio, fueron arrestadas con engaño por los milicianos y fueron al encuentro de Cristo Esposo asesinadas a tiros. — Martirologio Romano