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1 de diciembre

Beata Maria Rosa de Jesús (Bruna Pellesi)

Monja franciscana

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

I primi anni e la vocazione

Bruna Pellesi nacque l'undici novembre del 1917 a Morano, una frazione di Prignano sulla Secchia, nel territorio della diocesi di Reggio Emilia e in provincia di Modena. Venne al mondo come l'ultima di ben nove figli nati da genitori agricoltori, e proprio a causa della sua posizione di ultima nata fu particolarmente coccolata e vezzeggiata da tutti i familiari. La vita le aveva donato bellezza, eleganza, buonumore, dolcezza, allegria e una grande pace interiore.

Intorno ai diciassette anni sbocciò in lei l'amore umano, che tuttavia non sembrava soddisfare appieno la sua ricerca di un legame ancora più grande. All'età di diciotto anni iniziò a prendersi cura come madre adottiva di ben sei figli, una responsabilità sorta in conseguenza della morte quasi contemporanea di due sue giovani cognate. All'età di venttresimo anno lasciò definitivamente il lavoro nei campi, poiché nel suo cuore stava maturando con forza la vocazione religiosa.

La sua famiglia non contrastò in alcun modo la scelta della giovane, forte di una solida fede con cui i figli erano stati educati. A ventidue anni Bruna riuscì finalmente ad appagare la sua aspirazione entrando nella vita consacrata. Il ventitré settembre 1941 a Rimini vestì l'abito delle Suore Terziarie Francescane di sant'Onofrio, assumendo il nome religioso di Maria Rosa di Gesù.

Poco dopo, il undici luglio 1942, si diplomò come maestra d'asilo a Bologna durante il drammatico periodo della Seconda Guerra Mondiale. La sua partenza da casa era avvenuta in fretta per non lasciarsi soffocare dalle lacrime, a testimonianza di quanto fosse doloroso il distacco da quell'ambiente amato e in cui era stata tanto amata. All'interno della congregazione arrivò persino a proporre di cambiare la denominazione delle suore in Francescane Missionarie di Cristo.

Il servizio apostolico e la malattia

A partire dal trenta settembre 1942, suor Maria Rosa prestò il suo generoso servizio all'asilo Sant'Anna di Sassuolo, tuffandosi con entusiasmo nella vita attiva della comunità. Il suo inserimento avvenne proprio negli anni in cui infuriava la guerra, seminando distruzione e morte attorno a sé. A quanti le suggerivano di risparmiarsi nelle attività di apostolato, lei soleva rispondere con semplicità di venire dalla campagna e di essere abituata a lavorare.

La svolta drammatica della sua esistenza arrivò nel 1945, quando fu trasferita a Ferrara per lavorare presso l'asilo locale a partire dal diciannove maggio. Proprio in quel periodo si manifestarono chiaramente i sintomi di una grave forma di tubercolosi polmonare, una malattia che in quegli anni di guerra e nel dopoguerra mieté numerosissime vittime soprattutto tra i giovani. Il cinque settembre 1945 fu ricoverata all'ospedale Sant'Anna di Ferrara e, poco dopo, il quindici novembre dello stesso anno fu trasferita nel sanatorio Pineta di Gavano in provincia di Modena.

All'ingresso in sanatorio la religiosa aveva ventotto anni e aveva vissuto appena cinque mesi o pochi anni di vita conventuale attiva. Si apriva così per lei una lunghissima stagione trascorsa nella scomoda e dolorosa condizione di malata cronica, confinata in una clausura non voluta e in un isolamento che contrastava profondamente con il suo carattere aperto e socievole. La monotonia rischiava di tingere di grigio i giorni, le settimane e gli anni in un ambiente segnato dalla promiscuità, dalla forzata inattività e dalla vicinanza costante con la morte.

Negli scritti personali confessò di aver iniziato la vita sanatoriale piangendo e di aver chiesto a Dio di terminarla cantando le sue misericordie. Inizialmente faticò ad adattarsi alla nuova realtà, ma ben presto maturò la ferma risoluzione di non rassegnarsi a lasciarsi vivere, irrobustendo la propria fede e alimentando una speranza incrollabile. Scrisse al proprio direttore spirituale chiedendo calma, forza e spirito di adattamento, implorando di poter essere tenuta sempre sull'altare in uno spirito di continua offerta e completa immolazione.

Il sanatorio e l'offerta d'amore

Negli anni successivi, suor Maria Rosa visse quasi esclusivamente nei sanatori di diverse città a causa del progressivo aggravarsi delle sue condizioni di salute. Il sette dicembre 1948 fu ricoverata nell'Istituto sanatoriale Cesare Augusto Pizzardi di Bologna, alternando i periodi di cura senza quasi mai avere l'occasione di rientrare nella normale vita conventuale. Nonostante la sofferenza fisica e le rare uscite, emise i voti perpetui il trentuno agosto 1947 all'età di trent'anni, confermando totalmente la sua donazione al Signore.

La sua quotidianità era segnata da prove durissime e trattamenti dolorosi, tra cui l'estrazione del liquido pleurico subita persino cinque volte al giorno e la minaccia costante della cecità. Il suo corpo si ridusse a pesare appena quarantatré chili di puro dolore mentre la morte si avvicinava a grandi passi. Eppure, in questa condizione estrema, compì lo sforzo continuo di vincere la monotonia attraverso la sofferenza, rendendo straordinario l'ordinario e curando con amore le minime sfumature.

Imparò a farsi vera samaritana verso gli altri malati ricoverati con lei, donando loro il proprio cuore e un sorriso luminoso e inalterabile, che la malattia non riuscì mai a spegnere. Ripeteva spesso di essersi fatta suora per glorificare il Signore anche attraverso la malattia, e che il suo pregare, lavorare e soffrire era interamente dedicato agli altri con il pio desiderio di portare tutte le anime in Paradiso. Il suo spirito di offerta la portò a stringere un legame sponsale profondo con Cristo, arrivando a dire a Gesù di voler vivere unicamente come amore per Lui, con Lui e in Lui.

Nonostante la reclusione forzata, la religiosa esercitò un intenso apostolato della scrittura dai sanatori di cui era ospite. I suoi preziosi scritti sono stati raccolti in sedici volumi per un totale di duemilacentotrentaquattro pagine, comprendendo circa duemila lettere indirizzate a consorelle, sacerdoti, laici e ammalati. Attraverso queste pagine esortava tutti al coraggio cristiano, manifestando un profondo amore per il Papa e per la vera Chiesa, e mettendo in guardia i fedeli dal fascino dei nuovi profeti.

La memoria e il culto

Il percorso terreno di suor Maria Rosa giunse al compimento il primo dicembre 1972, quando si spense a Sassuolo dopo ben ventisette anni di grave malattia vissuta senza mai pronunciare una lamentela, all'età di cinquantacinque anni. Nel corso della sua esistenza aveva celebrato importanti traguardi spirituali, come il venticinquesimo anniversario di vita consacrata festeggiato a Rimini il quattro ottobre 1967 e il venticinquesimo anniversario di malattia celebrato il primo settembre 1970 con un testo di ringraziamento al Signore.

La tradizione e le testimonianze dell'epoca ricordano le sue ultime parole pronunciate poco prima di morire, pronunciate in un momento in cui non poteva tradire la verità: di sentirsi felice perché moriva nell'amore e amava tutti, ribadendo che l'unica cosa che conta davvero è amare il Signore. La Chiesa ha solennemente riconosciuto che questa umile suora seppe trasformare il dolore in amore, considerando la grazia della santa croce non come un peso ma come un dono da vivere nella pace.

La causa di beatificazione fu avviata ufficialmente il primo febbraio 1977 e il nulla osta per la sua introduzione fu concesso il sei marzo 1981. I vescovi emiliani scrissero una fervida lettera postulatoria evidenziando l'alto valore del suo esempio per sacerdoti, religiosi, fedeli, anziani e ammalati. L'iter processuale si concluse positivamente e portando alla beatificazione di Maria Rosa Pellesi il ventinove aprile 2007.

La sua figura si inserisce in quella schiera di anime consacrate che nei secoli hanno offerto la propria vita consumolata da malattie debilitanti, rimanendo inchiodate al letto fino alla fine dei loro giorni. Il Signore predilige tali anime capaci di mutare la disperazione della malattia giovanile in un'alta elevazione spirituale e mistica, diffondendo la rassegnazione alla volontà divina e portando pace a chiunque le accostasse. La Chiesa ne custodisce la memoria liturgica e ne esalta le virtù, indicando in lei un faro luminoso di speranza cristiana.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata Maria Rosa de Jesús?

La memoria liturgica della Beata Maria Rosa de Jesús si celebra il primo dicembre.

Chi era la Beata Maria Rosa de Jesús prima di entrare in convento?

Prima di pronunciare i voti religiosi, il suo nome da laica era Bruna Pellesi ed era nata a Morano in provincia di Modena.