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24 de octubre

Beata María Tuci

Virgen y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La giovinezza e la missione educativa

Nei primi anni della sua giovinezza, Maria chiese con insistenza di essere ammessa tra le aspiranti alla vita religiosa delle Stimmatine, desiderosa di consacrare interamente il proprio cuore al Signore. Nel 1946, insieme alla compagna Davida Markagjoni, ricevette un incarico ufficiale come insegnante di scuola elementare nei villaggi di Gozan e Sang, un compito delicato conferito da monsignor Frano Gjini, vescovo-abate di Sant'Alessandro a Orosh nel distretto di Mirdita. Le due giovani furono scelte specificamente per la loro straordinaria tenacia nel difendere ciò in cui credevano, in un momento storico in cui lo Stato si avviava a essere il primo al mondo dichiaratamente ateo. Con coraggio ammirevole, Maria e la sua compagna cercavano di non far dimenticare la presenza di Dio insegnando di nascosto il catechismo ai bambini, supplendo alle difficoltà materiali con la carità cristiana. Maria arrivava spesso a pagare di tasca propria tutto il materiale scolastico necessario per permettere ai piccoli di studiare e ricevere l'istruzione di base. Non si limitò all'insegnamento scolastico e catechistico, poiché insieme ad altri giovani delle scuole cattoliche e ad alcuni seminaristi si occupò di distribuire volantini di protesta contro le prime elezioni-farsa organizzate dal regime totalitario. La sua dedizione spirituale richiedeva inoltre grandi sacrifici quotidiani, come quando per partecipare alla Santa Messa nella vicina cittadina di Geziq camminava a piedi per sei o sette chilometri lungo sentieri disagevoli. Nel frattempo, la persecuzione religiosa in atto costrinse le suore Stimmatine di origine italiana a lasciare il Paese o a disperordersi, a causa della falsa associazione, artatamente supposta dal regime, tra la presenza italiana e il fascismo.

L'arresto, le torture e il martirio

L'undici agosto 1949 Maria fu arrestata mentre si trovava nella sua abitazione in famiglia, risultando l'unica donna all'interno di un vasto gruppo di circa trecento persone arrestate tra familiari e conoscenti della zona. La documentazione ufficiale relativa a questo drammatico arresto è tuttora custodita con cura presso la Curia arcivescovile di Scutari. Tale retata di massa seguiva da vicino l'uccisione di Bardhok Biba, segretario del partito comunista del distretto di Mirdita, avvenuta il precedente sette agosto, e cercava cinicamente un capro espiatorio in un distretto che manteneva una forte prevalenza cattolica. Dopo un primo giudizio, Maria fu formalmente condannata a tre anni di reclusione con la condizionale, ma la pena si trasformò presto in un calvario disumano. Fu rinchiusa insieme ad altri tre prigionieri in una cella completamente priva di luce e di aria, dove l'acqua piovana saliva fino a sommergere i materassi e l'unico riscaldamento era affidato al reciproco stringersi vicini per vincere il gelo. La ragazza veniva prelevata regolarmente dalla cella e sottoposta a interrogatori violenti e torture inique per estorcerle il nome dell'uccisore di Biba. Tra le sevizie più barbare, subì quella di essere chiusa completamente nuda in un sacco insieme a un gatto inferocito, mentre il sacco veniva percosso violentemente con pesanti bastoni. Inoltre Hilmi Seiti, un membro della Polizia segreta nota come Sigurimi, colpito dalla sua notevole avvenenza, cercò ripetutamente di obbligarla a concedersi a lui. Di fronte al fermo e deciso rifiuto della giovane vergine, i suoi tormenti corporali furono ulteriormente intensificati dai persecutori senza pietà. A causa delle ripetute e gravi vessazioni subite, le sue condizioni fisiche precipitarono al punto da rendere necessario il suo trasporto d'urgenza nell'ospedale civile di Scutari. Il ventidue agosto 1950 alcune suore e compagne si recarono a farle visita e riuscirono a riconoscerla soltanto a fatica a causa delle condizioni disperate in cui versava il suo corpo martoriato. In quel dolorozo incontro, Maria confidò alla compagna Davida che si erano ormai avverate le drammatiche parole pronunciate da Hilmi Seiti sul fatto di ridurla completamente irriconoscibile, aggiungendo tuttavia di ringraziare Dio perché moriva pienamente libera. Il ventiquattro ottobre 1950, confortata dalla grazia divina, rese l'anima al Creatore, coronando la sua vita con la palma del martirio.

Il culto, la memoria e la beatificazione

Dopo il transito da questa terra, i resti mortali della martire furono riconosciuti con certezza dopo la caduta del regime comunista grazie all'impegno delle consorelle rimaste fedeli alla propria chiamata religiosa. Nel 1991, da ricerche storiche successive, emerse che delle cento tra suore e postulanti originarie ne erano rimaste soltanto ventotto, le quali furono condotte in Italia per ricevere adeguate cure mediche. Le suore che all'epoca non avevano ancora potuto emettere i voti religiosi definitivi ebbero finalmente la gioia di farlo in seguito. La salma di Maria fu inizialmente sepolta nel cimitero cattolico di Scutari e attualmente riposa piamente custodita nella chiesa delle Suore Stimmatine nella medesima città. La Chiesa ha riconosciuto ufficialmente il suo sacrificio supremazia iscrivendola come l'unica donna presente nell'elenco ufficiale dei trentotto martiri albanesi. L'intera schiera di questi luminosi testimoni della fede, tra i quali figura anche monsignor Frano Gjini, è stata elevata agli onori degli altari mediante il rito della beatificazione celebrato a Scutari il cinque novembre 2016. A imperitura testimonianza del suo luminoso esempio, alla sua preziosa memoria è stato intitolato un collegio per ragazze situato a Rreshen, attualmente gestito con dedizione dalle suore Serve del Signore e della Vergine di Matará.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata María Tuci?

La sua memoria liturgica si celebra il ventiquattro ottobre, mentre la memoria collettiva dei martiri albanesi si tiene il cinque novembre.