27 de mayo
Beata Mariantonia Samà
Laica
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e infanzia disagiata
Mariantonia Samà nacque a Sant'Andrea Jonio, in provincia di Catanzaro, il 2 marzo 1875. Era figlia di Marianna Vivino e di Bruno Samà, il quale purtroppo morì pochi giorni dopo averla concepita, lasciando la madre sola e la bambina già orfana di padre fin prima di venire alla luce. Data la gravità delle sue condizioni di salute neonatali e il timore per la sua sopravvivenza, fu battezzata direttamente in casa dalla levatrice. Cresciuta in un contesto di forte indigenza, abitò con la madre in una casetta composta da un solo vano, priva di servizi igienici e totalmente priva di luce solare. Fin da piccola dovette contribuire al proprio modesto sostentamento lavorando duramente in campagna insieme alla madre. Tra le sue mansioni quotidiane vi era quella di accompagnare al mulino un asino carico di grano e di riportarlo in paese con i sacchi di farina pronti per l'uso. Come unico compenso per questo gravoso lavoro al mulino, riceveva una singola pagnotta a settimana, elemento che descrive chiaramente la povertà estrema della sua giovinezza in Calabria.
La misteriosa prova e la liberazione alla Certosa
Intorno agli undici anni, mentre tornava dai campi insieme alla madre e si dissetava bevendo l'acqua stagnante di un acquitrino o di una pozzanghera, la ragazza accusò anomali disturbi non diagnosticati che diedero inizio a un periodo di profonda sofferenza. Iniziarono a manifestarsi in lei stranezze comportamentali preoccupanti che durarono per quasi un mese, durante il quale rimase contratta e immobile, articolando parole senza senso, contorcendosi e pronunciando pesanti bestemmie. Non prendeva cibo se non dopo la mezzanotte e mostrava un'avversione particolarmente marcata verso le cose sacre, i luoghi santi e il suono delle campane, oltre a scagliarsi contro le immagini sacre con atteggiamenti osceni e linguaggio volgare. La gente del paese, impressionata da tali manifestazioni, la riteneva comunemente indemoniata. Vengono tentate suppliche, preghiere, aspersioni ed esorcismi che risultarono del tutto vani o che addirittura peggioravano la situazione. La condizione continuò per ben sei lunghi anni, durante i quali la famiglia visse questa presunta maledizione con angoscia. Per porre rimedio, fu organizzato un viaggio di almeno otto ore verso la certosa di Serra San Bruno, un'impresa costosa e resa possibile grazie alla sponsorizzazione di una baronessa locale. Giunta alla Certosa nel giugno del 1894, il parroco di Amaroni tentò dapprima un rito di esorcismo senza alcun effetto visibile. Successivamente l'esorcismo proseguì per cinque ore ininterrotte di preghiera guidata dal priore dei certosini davanti al busto-reliquiario di San Bruno. La tradizione riferisce che, al termine di questa intensa invocazione, il demonio abbandonó il corpo della ragazza promettendo di lasciarla storpia ma viva, ed ella si sentì finalmente guarita, abbracciando il busto del Santo quasi come se lo vedesse di persona e tornando a casa pronta a iniziare una nuova vita.
Il letto di dolore e la consacrazione a Dio
La gioia della guarigione fu tuttavia di breve durata, poiché il maligno o la malattia la costrinsero poco dopo a mettersi a letto per sempre. Le cause mediche precise della paralisi rimasero incerte tra una grave malattia artrosica, di natura neurologica, o forse imputabili alle cure di sabbia infocata un tempo utilizzate per curare l'artrite alle ginocchia. Mariantonia si mise a letto con le ginocchia contratte a modo del Crocifisso e vi rimase supina e immobile per sessant'anni consecutivi. Il suo calvario fu condiviso con la madre in un ambiente segnato dal buio, dal freddo e dalla povertà estrema, ma entrambe trovarono la forza e il coraggio nella fede incrollabile e nella speranza nella Provvidenza divina. A causa della sua infermità totale, dipendeva interamente dagli altri per il proprio sostentamento quotidiano e per l'igiene personale. Verso il 1915, sostenuta dalla preparazione spirituale curata dal parroco, dai padri redentoristi e dalle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, decise di consacrarsi a Dio pronunciando privatamente i voti religiosi. Da quel momento solenne prese l'abitudine di coprire il capo con un velo nero e divenne universalmente nota come la monachella di San Bruno. La madre, che l'aveva assistita con dedizione amorevole per decenni, si spense il 24 febbraio 1920. Dopo tale lutto, le necessità materiali della reclusa furono curate con affetto dalle suore del paese, dal parroco e da alcune donne caritatevoli, tra cui un'anziana appositamente dedicata a lei, mentre gli abitanti di Sant'Andrea Jonio le portavano regolarmente i viveri necessari, che ella peraltro condivideva generosamente con altri bisognosi.
Il faro spirituale e la morte in concetto di santità
Nonostante la rigidità della sua posizione supina, con le gambe rattrappite e le ginocchia levate in alto in modo tale che solo le dita riuscivano appena a sgranare il rosario, la sua celletta divenne un punto di riferimento spirituale fondamentale per l'intero paese. Si registrò un viavai continuo di visitatori e supplicanti che accorrevano da lei per cercare consigli, conforto, forza e serenità spirituale. Con i visitatori si recitava il rosario ben tre volte al giorno e si pregava per ottenere guarigioni e grazie materiali. Le persone le chiedevano consigli che lei, secondo la testimonianza dei fedeli, leggeva direttamente nel Crocifisso appeso alla parete di fronte al letto per poi sussurrarli agli interlocutori. La signora Dora Samà scrisse nel libro biografico intitolato Una vita nascosta in Cristo che dalle sue labbra non uscì mai un solo lamento, nonostante la sofferenza in quella posizione scomoda. Quando i visitatori le facevano critiche o si lamentavano, lei fissava intensamente il Crocifisso e ripeteva con voce addolorata quanto avesse sofferto quel buon Gesù. Traeva la forza per sopportare tutto ciò dalla santa Eucaristia ricevuta quotidianamente e dalla preghiera condivisa, regalando a chiunque un po' di consolazione e invitando tutti ad avere fiducia in Dio e ad accettare la Sua volontà. I fedeli la ritenevano una santa già durante la sua vita terrena. Mariantonia Samà morì il 27 maggio 1953 all'età di settantotto anni. Il parroco don Andrea Samà annotò a margine dell'Atto di morte che essa era spirata in chiaro concetto di santità. I funerali videro una corale e commossa partecipazione di popolo che osannava la sua santità e il suo martirio incruento. Anche dopo il decesso non fu possibile raddrizzare le sue gambe anchilosate, motivo per cui fu sepolta con le gambe contratte. Sulla sua tomba fu posta un'epigrafe a memoria della sua esistenza spesa per amore. Dal 3 agosto 2003 le sue spoglie riposano nella chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, meta di devoti che visitano il suo antico tugurio, scrivono invocazioni su un apposito registro e pregano presso la sua sepoltura.
Il processo di beatificazione e il miracolo
Il cammino ecclesiale verso gli onori degli altari prese avvio ufficialmente il 9 febbraio 2007, quando la diocesi di Catanzaro-Squillace aprì l'Inchiesta diocesana per la Causa di beatificazione e canonizzazione. L'inchiesta si concluse il 31 gennaio 2012 e gli atti furono convalidati il 9 giugno dello stesso anno, permettendo la stesura della Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis, consegnata nel 2014 con il numero di protocollo 2795. La documentazione fu esaminata favorevolmente nella Sessione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi il 4 dicembre 2017. Il successivo 18 dicembre 2017, papa Francesco ricevette in udienza il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione, autorizzando la promulgazione del decreto con cui Mariantonia Samà fu solennemente dichiarata Venerabile. Come possibile evento miracoloso da esaminare ai fini della beatificazione fu preso in esame il caso clinico di Vittoria C., originaria di Sant'Andrea Jonio e già nota alla Venerabile in gioventù. La signora Vittoria era affetta da una grave forma degenerativa di artrosi, denominata gonartrosi bilaterale, che le provocava forti dolori e limitazioni funzionali alle ginocchia. Nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 2004, al culmine delle sofferenze fisiche, Vittoria invocò con fede l'aiuto di Mariantonia e subito dopo si addormentò serenamente. Il mattino seguente, al risveglio, la donna si rese conto con stupore di non avvertire più alcun dolore e poté riprendere immediatamente le sue normali attività quotidiane. L'Inchiesta diocesana su questo presunto miracolo si svolse presso la diocesi di Genova tra il novembre del 2008 e l'ottobre del 2009. Infine, il 10 luglio 2020, papa Francesco ricevette in udienza il cardinale Giovanni Angelo Becciu e autorizzò la promulgazione del decreto che riconosceva la guarigione inspiegabile come avvenuta per intercessione della Venerabile Mariantonia Samà, aprendo così definitivamente la via alla sua beatificazione.
La vita
Mariantonia Samà nasce nel 1875 a Sant'Andrea Jonio. La sua giovinezza è segnata da un evento risolutivo nell'anno 1894, quando ottiene la guarigione attraverso un esorcismo compiuto presso la Certosa di Serra San Bruno. Successivamente, la sua esistenza subisce un mutamento profondo a causa di una grave malattia invalidante che la costringe a letto per ben sessant'anni. In questo lungo periodo di isolamento forzato, la sua fede non si spegne, ma si rafforza, trasformando la sofferenza in una forma di offerta spirituale.
Intorno al 1915, Mariantonia compie un passo decisivo nel suo cammino di sequela, pronunciando privatamente i voti religiosi. Questa scelta interiore le permette di vivere la sua condizione di laica con una dedizione totale, consacrandosi al Signore pur rimanendo nel contesto della sua casa. La sua stanza diventa, nel corso dei decenni, un luogo di pellegrinaggio spirituale dove i fedeli del suo paese si recano per trovare consiglio, conforto e una preghiera che nasce da un cuore purificato dal dolore. La sua vita si conclude nel 1953, lasciando in eredità un esempio di perseveranza che ha lasciato un segno indelebile nei cuori di coloro che l'hanno conosciuta.
Il culto
La memoria della Beata Mariantonia Samà è oggetto di una devozione sentita e costante, che ha portato la Chiesa a riconoscere ufficialmente la santità della sua esistenza. Il percorso verso la gloria degli altari ha visto un momento significativo nel 2017, con la proclamazione a Venerabile, a cui è seguito, nel 2020, l'autorizzazione al decreto di beatificazione. La sua figura è celebrata con particolare affetto dalla comunità di Sant'Andrea Jonio, luogo che ha custodito le sue sofferenze e le sue preghiere.
Sebbene la ricorrenza liturgica non sia ancora definita universalmente, la sua memoria continua a essere onorata localmente, dove la Beata è venerata come figura in concetto di santità. La sua eredità spirituale invita i fedeli a riscoprire il valore del sacrificio e la potenza della preghiera incessante, offrendo un modello di vita che, pur privato della libertà di movimento, è stato capace di influenzare profondamente la vita di fede del suo popolo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la Beata Mariantonia Samà?
La sua memoria liturgica e commemorazione si celebra annualmente il 27 maggio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1953.