8 de septiembre
Beata Serafina Sforza (Sveva Feltria)
Clara
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e giovinezza tra Urbino e Roma
La vita della beata Serafina Sforza offre un'ampia panoramica della nobiltà italiana del Quattrocento e delle Casate e dinastie coinvolte. Sveva Feltria apparteneva all'illustre famiglia dei conti di Montefeltro, signori di Urbino dal 1234 al 1508. Urbino divenne ducato sotto il fratello Oddantonio nel 1443, proprio negli anni in cui visse Sveva. Sveva nacque ad Urbino nella prima metà del 1434. Sveva era l'ultima dei figli di Guidantonio e di Caterina Colonna. Caterina Colonna era nipote di papa Martino V. Sveva rimase orfana della madre nel 1438. Sveva rimase orfana del padre nel 1443 all'età di nove anni. Sveva rimase per qualche tempo ad Urbino sotto la tutela del fratello Oddantonio. Il fratello Oddantonio morì tragicamente in una congiura nel 1444. Dopo la morte di Oddantonio, Sveva fu sotto la tutela del fratello Federico di Montefeltro, vissuto tra il 1422 e il 1482. Federico di Montefeltro fu un celebre condottiero e mecenate dell'arte. Nel marzo 1446, all'età di 12 anni, Sveva lasciò Urbino. Sveva andò a vivere per più di un anno a Roma presso lo zio materno cardinale Prospero Colonna, appartenente alla celebre famiglia patrizia romana. Lo zio Prospero Colonna trattò il matrimonio della giovanissima nipote con il quarantenne Alessandro Sforza secondo gli usi del tempo. Alessandro Sforza era signore di Pesaro. Sveva sposò Alessandro Sforza per procura il 9 gennaio 1448. Sveva raggiunse il marito Alessandro solo il 1° settembre successivo.
Le prove coniugali e le ingiuste accuse
Sveva Feltria Sforza rimase ben presto sola a causa degli impegni militari del marito. Alessandro Sforza fu chiamato nella guerra di Lombardia a sostenere il fratello Francesco I Sforza nella conquista del ducato di Milano. Francesco I Sforza visse tra il 1401 e il 1466. Il possesso del ducato di Milano fu riconosciuto a Francesco I Sforza con la pace di Lodi del 1454. In assenza del marito, Sveva fu impegnata nei doveri dello Stato a Pesaro. Sveva fu assistita dalla zia Vittoria Colonna e dalla cugina Elisabetta Malatesta dei signori di Rimini. Sveva fu impegnata nell'educazione dei figliastri Battista e Costanzo Sforza. Battista e Costanzo Sforza erano figli di Alessandro Sforza e della defunta prima moglie Costanza Varano dei signori di Camerino. La lunga lontananza e l'incuria del marito maturo, impegnato nelle guerre e nei facili amori, misero a dura prova i sentimenti e la fedeltà coniugale di Sveva. Sveva probabilmente cedette alle lusinghe di un cortigiano. Sveva fu accusata di adulterio dal marito Alessandro Sforza. Sveva fu incolpata di tentato avvelenamento del marito e di tramare contro di lui. Le accuse contro Sveva prevedevano la connivenza della zia Vittoria Colonna dietro istigazione di Sigismondo Malatesta. Sigismondo Malatesta visse tra il 1417 e il 1468. Si cercava di restituire la signoria di Pesaro a Sigismondo Malatesta. A parte le accuse formulate ingiustamente contro la moglie, Alessandro decise di sbarazzarsene. Alessandro tentò varie volte di avvelenare la moglie. Una notte Alessandro cercò di strangolare Sveva. Nonostante le difese dei parenti, l'infelice Sveva fu costretta dal marito e dal cognato Francesco duca di Milano ad entrare fra le Clarisse.
La conversione e la vita nel monastero Corpus Christi
Sveva entrò nel monastero Corpus Christi di Pesaro. Sveva ottenne la necessaria dispensa da papa Callisto III. Sveva fece la sua professione religiosa alla fine di agosto del 1457. Prese il nome di suor Serafina entrando in monastero. Il ritiro in convento era una pratica abbastanza usuale tra le nobili, vedove, decadute e perseguitate. Lo stato forzato di religiosa fu per suor Serafina Sforza il trampolino di lancio verso una santità di vita. Serafina riscattò l'errore in cui era caduta per la giovanile inesperienza e a causa dell'ambiente corrotto in cui era capitata adolescente. Serafina visse tra le clarisse di Pesaro per 21 anni. Serafina fu di esempio alle consorelle nella pratica delle virtù cristiane, nella carità, nell'umiltà e nell'assistenza agli infermi. Nel 1475, all'età di 41 anni, Serafina venne eletta badessa. Serafina ebbe la consolazione di vedere il marito Alessandro giungere al monastero del Corpus Christi per riconciliarsi con lei. Alessandro riconobbi i propri torti. Alessandro tornò in seguito più volte a conversar con Serafina per la sua redenzione spirituale. Alessandro Sforza morì nel 1473.
Transito al cielo e glorificazione
Suor Serafina Sforza morì nel suo monastero di Pesaro l'8 settembre 1478 all'età di 44 anni. La morte di Serafina avvenne fra il cordoglio generale ed essa fu pianta profondamente da tutte le clarisse. Le clarisse ritenevano Serafina una santa già da anni prima della morte. Le clarisse presero a tributare a Serafina un culto. Il culto di Serafina fu confermato solennemente da papa Benedetto XIV il 17 luglio 1754 con il titolo di beata. La festa della beata Serafina Sforza viene celebrata l'8 settembre. Nel martirologio, la beata Serafina Sforza affrontò molte avversità nella vita coniugale e, rimasta vedova, trascorse in grande umiltà i restanti anni seguendo la regola di santa Chiara.
Il cammino terreno
Sveva Feltria nasce a Urbino nel 1434, in una terra ricca di storia e di fermenti culturali. Nel corso della sua giovinezza, la sua vita si intreccia con le dinamiche delle grandi casate italiane del quindicesimo secolo, giungendo nel 1448 a sposare Alessandro Sforza. Questo legame, tuttavia, non distoglie la sua anima da una ricerca spirituale più profonda. Il disegno della Provvidenza si manifesta con chiarezza nel 1457, quando, in seguito a vicende personali e familiari, viene costretta a entrare nel monastero del Corpus Christi di Pesaro. In quel luogo di silenzio e di preghiera, Sveva accoglie la chiamata alla vita religiosa, assumendo il nome di Serafina.
All'interno delle mura del monastero, Serafina Sforza si distingue per una condotta di vita esemplare, dedita alla meditazione e al servizio delle consorelle. La sua dedizione non passa inosservata: nel 1475, grazie alla sua profonda saggezza e alla capacità di guidare le anime verso il bene, viene eletta badessa. Sotto il suo governo, la comunità del Corpus Christi trova un punto di riferimento saldo e spiritualmente elevato. La sua esistenza si conclude a Pesaro nel 1478, lasciando dietro di sé una scia di santità che ha continuato a parlare ai cuori anche dopo la sua dipartita. La sua storia, che attraversa luoghi come Urbino, Roma e Pesaro, rimane una testimonianza di come il passaggio dalle vicende del mondo alla dedizione totale a Dio possa compiersi attraverso la pazienza e l'obbedienza, trasformando ogni sofferenza in un atto di amore puro verso il Santissimo.
Il culto e la memoria
Il riconoscimento formale della santità della Beata Serafina Sforza avviene nel diciottesimo secolo, a testimonianza di una devozione che ha saputo resistere al trascorrere dei secoli. Papa Benedetto XIV, il 17 luglio 1754, ne decreta la beatificazione, elevando la sua memoria agli onori dell'altare. Questo atto solenne ha permesso alla Chiesa di proporre ufficialmente la figura di Serafina come modello di vita consacrata, sottolineando il valore della sua testimonianza di fede vissuta nel monastero di Pesaro.
Oggi, la figura di Serafina continua a essere venerata, specialmente nel giorno della sua ricorrenza, l'8 settembre. I fedeli guardano a lei come a una guida silenziosa, capace di intercedere presso Dio con la stessa costanza che ha caratterizzato i suoi anni di clausura. La sua memoria liturgica non è solo un atto di devozione verso il passato, ma un invito attuale a riscoprire la bellezza della preghiera e della dedizione totale, virtù che ella ha incarnato con nobiltà e umiltà fino alla fine dei suoi giorni.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la beata Serafina Sforza?
La festa della beata Serafina Sforza viene celebrata l'8 settembre.
En Pesaro, beata Serafina Sforza, que afrontó en la vida conyugal muchas adversidades y, una vez viuda, pasó en gran humildad los restantes años de su vida siguiendo la regla de santa Clara. — Martirologio Romano