18 de noviembre
Beati Mártires Españoles Lasalianos de Cartagena
Beatificados en 2007
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La escuela y los inicios de la persecución
A Lorca, un hermoso paesino della Mancia, nel 1936 i Fratelli delle Scuole Cristiane dirigevano la scuola elementare San José. La nobile comunità educativa era formata da cinque Fratelli: Ovidio Bertrán, Estanislao Victor, Hermenegildo Lorenzo, Lorenzo Santiago e Luciano Pablo. Nel luglio 1936 scoppiò la persecuzione religiosa in tutta la Spagna, un tempo di grande prova per la Chiesa cattolica. L'ordine rigoroso impartito dai Comitati Rivoluzionari dell'epoca era di eliminare i sacerdoti, i religiosi e distruggere qualunque simbolo cristiano che testimoniasse la fede del popolo.
Il 30 luglio 1936 un gruppo di persone si presentò alla Scuola San José dichiarando di essere Operai dell'Insegnamento. Gli individui reclamavano con insistenza la cessione dell'immobile in nome del Fronte Popolare. È opportuno ricordare che il Fronte Popolare era formato da partiti e organizzazioni della sinistra politica. Di fronte a tale minaccia, il Fratello Direttore chiamò prontamente l'avvocato della scuola, Don José Maria Capoy. L'illustre avvocato riuscì con abilità a convincere i sedicenti operai a ritornare dopo qualche giorno.
L'arresto e la vita nella prigionia
Al loro ritorno, avvenuto pochi giorni dopo, i Fratelli compresero chiaramente di trovarsi di fronte a miliziani della Confederación Nacional del Trabajo, nota come C.N.T. I miliziani invasero la casa religiosa e perquisirono ogni angolo cercando armi e denaro, che ovviamente non trovarono. Subito dopo, i miliziani arrestarono i Fratelli legandoli insieme per umiliarli. I prigionieri furono immediatamente rinchiusi nei sotterranei dell'edificio che fungeva da sede della C.N.T. Il primo giorno di agosto, i Fratelli furono trasferiti in un carcere dove erano già rinchiusi sacerdoti, religiosi e cattolici noti per la loro fede incrollabile.
Durante i mesi di detenzione, una signora caritatevole e le sue quattro figlie portarono ogni giorno il cibo cucinato da loro stessi ai Fratelli in prigione, offrendo un segno tangibile di carità cristiana. Nonostante la durezza della reclusione, i Fratelli condussero nel carcere una vita di grande edificazione spirituale. I prigionieri passavano la maggior parte del tempo pregando, recitando insieme il Santo Rosario e facendo la Via Crucis. I Fratelli leggevano ad alta voce libri di pietà e scrivevano lettere per mantenere i contatti con l'esterno. Purtroppo la maggior parte delle lettere scritte dai prigionieri non giunse a destinazione perché distrutta sistematicamente dai miliziani.
La finta liberazione e il tragico epilogo
Il trenta settembre si costituì formalmente un tribunale popolare per giudicare i Fratelli e gli altri cattolici. Il giudice Don Lino Martín Camicero decretò con coraggio la liberazione dei Fratelli perché le imputazioni formulate non costituiscono alcun delitto. Tuttavia, la giustizia terrena fu calpestata rapidamente. Il due ottobre un decreto del Comitato del Fronte Popolare di Lorca ordinò tassativamente di ignorare la sentenza di scarcerazione emessa dal tribunale. I prigionieri furono considerati estremamente pericolosi dal Comitato del Fronte Popolare a causa della loro testimonianza. I Fratelli rimasero quindi in prigione, rassegnati alla volontà divina.
La morte avvenne mercoledì 18 novembre 1936, sigillando una vita interamente donata al Signore. Uno dei miliziani presenti all'uccisione, Juan Meras, raccontò in seguito i dettagli di quel crimine. Alle cinque del mattino un capo miliziano di nome Avelino ordinò di prelevare e legare i due sacerdoti e i cinque Fratelli. I prigionieri furono fatti salire su un camion con la scusa ingannevole di essere condotti altrove per un interrogatorio. Il gruppo fu portato nelle vicinanze del paese su una collina isolata caratterizzata da una miniera di zolfo. Il capo ordinò ai prigionieri di sedersi ancora legati sul terreno. I condannati iniziarono subito a pregare fervidamente per i loro carnefici. Un plotone di miliziani si pose alle spalle dei prigionieri e il capo ordinò finalmente di sparare. Il capo finì ciascuno con un colpo di pistola alla testa per assicurarsi della morte. Alcuni miliziani senza pietà si misero a ballare e a maltrattare i cadaveri con disprezzo. I corpi furono liberati dalle corde e trascinati per i piedi fino a un pozzo di zolfo dove furono gettati con sprezzo. Un miliziano affermò che il pozzo era abbastanza profondo per non far scoprire i corpi e per evitare che i cattolici venissero a venerare i resti in caso di trionfo politico. Attualmente il pozzo è noto in tutto il mondo cattolico come Pozo de los Mártires.
Il processo e la glorificazione
La Causa di beatificazione raggruppa complessivamente sei Servi di Dio: i cinque Fratelli delle Scuole Cristiane e il parroco Don José Canovas Martínez. Il Processo ordinario si svolse nella diocesi di Cartagena dal 27 ottobre 1958 al 18 marzo 1959 per raccogliere le prove testimoniali. Al processo comparvero ventiquattro testimoni in complessive quarantaquattro sessioni di lavoro intenso. Tutto il materiale diocesano raccolto fu debitamente inviato a Roma per gli esami successivi. Il Decreto di Validità fu ottenuto a Roma il 29 mayo 1992, superando un importante vaglio giuridico. Il Decreto sul martirio fu emesso da S.S. Benedetto XVI il 16 dicembre 2006, riconoscendo ufficialmente il loro sacrificio per la fede. I martiri sono stati beatificati il 28 ottobre 2007, elevando alla gloria degli altari questi valorosi campioni della Chiesa.
La vida y el sacrificio
La historia de los Beatos Mártires Españoles Lasalianos de Cartagena se inscribe en el doloroso contexto de la persecución religiosa que azotó a España durante el año mil novecientos treinta y seis. En la ciudad de Lorca, estos hermanos lasalianos fueron aprehendidos por milicianos de la Confederación Nacional del Trabajo. Desde el momento de su detención, su conducta fue ejemplar; el encierro no doblegó su espíritu, sino que lo transformó en un espacio de recogimiento y oración constante, donde la vida espiritual se convirtió en su principal refugio y fortaleza.
Resulta especialmente significativo que, tras ser sometidos a un juicio ante un tribunal popular, los mártires recibieron una sentencia de absolución. Sin embargo, la lógica de la persecución impidió su liberación, siendo retenidos bajo un decreto de carácter político que selló su destino final. Con absoluta entereza, fueron conducidos hacia una mina de azufre, donde fueron fusilados. El desprecio de sus verdugos al arrojar sus cuerpos a un pozo no hizo más que convertir aquel lugar, conocido desde entonces como el Pozo de los Mártires, en un símbolo perdurable de su entrega total. Su vida, dedicada a la formación y al servicio, se vio así coronada por el testimonio supremo de la sangre, demostrando que la fidelidad a Dios trasciende cualquier circunstancia humana o política.
El culto y la memoria
El reconocimiento oficial de su entrega llegó el veintiocho de octubre del año dos mil siete, cuando el Papa Benedicto XVI los elevó a los altares mediante el rito de la beatificación. Desde entonces, la Iglesia celebra su memoria como mártires de la persecución religiosa en España, honrando a aquellos que prefirieron la muerte antes que renunciar a su vocación y a su fe.
La conmemoración de estos beatos es una invitación a reflexionar sobre la fuerza de la oración en los momentos de mayor angustia. Su figura es venerada especialmente por quienes buscan en los santos un modelo de firmeza y esperanza. Cada dieciocho de noviembre, la comunidad cristiana recuerda su sacrificio, manteniendo viva la lección de que, incluso en el abandono y la injusticia, el testimonio del creyente permanece como una luz que no se apaga, señalando el camino de la entrega incondicional a Jesucristo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Beati Mártires Españoles Lasalianos de Cartagena?
La memoria liturgica si celebra il 18 novembre di ogni anno, ricordando il giorno del loro martirio.