29 de septiembre
Beati Mártires Españoles Misioneros del Sagrado Corazón de Jesús
Beatificados en 2017
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Los orígenes y la comunidad de Canet de Mar
La congregación de los Missionari del Sagrado Cuore di Gesù fu fondata da padre Jules Chevalier nel 1854, e attualmente è in corso il processo di beatificazione per padre Jules Chevalier. Questa famiglia religiosa giunse in Spagna nel 1880, radicandosi gradualmente nel territorio nazionale. Nove anni dopo l'arrivo in Spagna, fu acquistato un fabbricato a Canet de Mar. Canet de Mar è una città costiera situata a quaranta chilometri da Barcellona, ideale per lo sviluppo delle attività apostoliche e formative della congregazione.
Nel fabbricato di Canet de Mar fu impiantata la Piccola Opera, un centro di fondamentale importanza per la presenza religiosa locale. Nel 1915 il luogo divenne sede di una Scuola Apostolica per verificare la vocazione di bambini e ragazzi, rispondendo alle necessità spirituali ed educative del tempo. Nello stesso anno, la struttura divenne anche sede del Seminario Minore e del noviziato per la Spagna, accogliendo le nuove generazioni di aspiranti alla vita consacrata.
La struttura sorgeva all'ombra del santuario della Madonna della Misericordia, che sovrastava un vasto parco, offrendo un ambiente di profondo raccoglimento. Il sollevamento militare del 18 luglio 1936 diede inizio alla guerra civile spagnola, turbando radicalmente la quiete di quella regione. All'epoca del sollevamento militare, la comunità di Canet de Mar contava dodici religiosi, un numero che rifletteva la vitalità della casa formativa.
Dei dodici religiosi di Canet de Mar, otto erano sacerdoti e quattro erano fratelli coadiutori, impegnati nei diversi compiti quotidiani della comunità. Alla comunità si aggiungevano sei novizi nella fase finale della formazione, una decina di postulanti e circa sessanta allievi della Scuola Apostolica. I Missionari del Sacro Cuore seguivano con apprensione l'avanzare dell'insurrezione preparandosi all'eventualità del martirio, consapevoli dei pericoli crescenti che minacciavano la Chiesa in Spagna.
Gli eventi di Canet de Mar e l'inizio della prova
Il superiore della casa aveva acquistato abiti secolari per sé e per gli altri per facilitare la fuga in caso di necessità estrema. Il 21 luglio 1936, nel pomeriggio, i membri della comunità videro del fumo sollevarsi dal centro della città a causa dell'incendio della chiesa parrocchiale. Di fronte a tale minaccia imminente, il Padre superiore ordinò di indossare gli abiti civili acquistati per tutelare l'incolumità dei presenti. Nello stesso momento, il Padre superiore ordinò di consumare le ostie consacrate per evitare profanazioni sacrileghe da parte dei rivoltosi.
I vasi sacri furono fatti nascondere nel giardino della casa per evitarne la profanazione e preservare gli oggetti liturgici. Padre Antonio Arribas Hortigüela, economo della comunità, diede a ciascun confratello una piccola somma di denaro per le prime necessità durante il cammino. Poco dopo, un drappello di miliziani comunisti arrivò alla porta della Piccola Opera sparando per aria per intimidire i residenti. Un rappresentante del Comitato rivoluzionario locale si presentò con l'ordine di far sgombrare il convento, costringendo la comunità a lasciare l'edificio.
Alcuni tentarono la fuga immediatamente mentre altri furono catturati dai miliziani appostati nei dintorni. Tutti i membri si ritrovarono nel parco del santuario della Madonna della Misericordia, adibito a campo di prigionia improvvisato. La sera, religiosi e ragazzi venivano condotti a dormire in una residenza in città per passare la notte sotto sorveglianza. A seguito delle proteste degli abitanti impietositi dalla processione quotidiana, i prigionieri furono collocati nell'albergo annesso al santuario, dove le condizioni di custodia subirono variazioni.
La separazione e la fuga verso la frontiera
Il 3 agosto 1936 una guardia avvisò il direttore della scuola che il Comitato aveva deciso l'uccisione dei religiosi per quella stessa notte. Per preservare la serenità dei più giovani, ai ragazzi della scuola fu comunicato che non sarebbe successo nulla. I Missionari si divisero in due gruppi per la fuga, cercando di sfuggire alla persecuzione organizzata. Il primo gruppo era formato dal superiore della comunità, dal direttore della scuola e da padre José María Ordóñez Sánchez.
Il secondo gruppo era composto dai padri Antonio Arribas Hortigüela, Abundio Martín Rodríguez, José Vergara Echevarría e José Oriol Isern Massó. Del secondo gruppo facevano parte anche i fratelli coadiutori Gumersindo Gómez Rodrigo, Jesús Moreno Ruiz e José del Amo y del Amo. I religiosi in fuga avevano un'età compresa tra i ventotto e i vent'anni, affrontando il pericolo con la forza della giovinezza e della fede. I giovani religiosi s'incamminarono nei boschi ma furono sorpresi da un violento temporale che rese il cammino estremamente difficile.
Per circa quindici giorni i religiosi furono ospitati dagli abitanti del luogo, spostandosi da una casa all'altra per sfuggire alle ricerche. Constatata l'impossibilità di tornare a Canet de Mar, decisero di muoversi verso il confine franco-spagnolo distante duecento chilometri. La decisione di spostarsi serviva anche a evitare rischi alle persone che li avevano accolti generosamente nelle loro case. Evitando i paesi per non incontrare i miliziani, viaggiarono per più di un mese quasi sempre di notte, affrontando fatiche indicibili.
La cattura e la testimonianza suprema
Il 28 settembre arrivarono nella valle di Begudá in uno stato pietoso, provati dalla lunga marcia notturna e dalla fame. Chiesero ospitalità nella masseria della famiglia Devesa, che era profondamente cristiana e offrì loro accoglienza. Dopo essersi sfamati e aver ricevuto indicazioni per il cammino, si persero nuovamente e dovettero bussare a un'altra porta. Senza saperlo, capitarono nell'abitazione di uno dei capi del Comitato locale, che riconobbe la loro identità. Furono indirizzati in un luogo chiamato La Ginella, dove si consumò l'ultimo tratto della loro vicenda terrena.
A La Ginella furono attesi e catturati all'istante da un gruppo di miliziani armati. Furono condotti alla sede centrale del Comitato a Sant Joan de les Fonts per essere interrogati. Lunghetto il tragitto, le guardie chiesero se portassero armi o fossero frati o sacerdoti. I religiosi risposero di non avere armi ma di essere religiosi, segnando così la loro fine con una testimonianza inequivocabile. La sera del 29 settembre 1936, i sette Missionari furono caricati su un autobus requisito dai miliziani. I sette missionari furono legati a due a due, mentre l'ultimo aveva le mani legate dietro le spalle per impedirne ogni movimento.
Un veicolo preceduto da un'automobile si fermò sulla strada verso Seriñá, sul ponte del fiume Ser, in una zona isolata. Nel luogo della fermata sorgeva una piccola casa in rovina che faceva da triste sfondo all'esecuzione. I primi quattro condannati furono spinti fuori dall'autobus con decisione dai carnefici. Uno dei Missionari supplicò i carnefici di non ucciderli chiedendo quale male avessero fatto, offrendo un'ultima supplica di pace. I condannati furono allineati contro il muro in rovina con l'ordine di voltare le spalle ai fucili.
Padre Arribas pronunciò a voce alta e chiara che i codardi muoiono di spalle e che loro non erano né codardi né ladri. Padre Arribas affermò che venivano uccisi perché religiosi e iniziò a gridare un'esclamazione interrotta da una scarica di mitragliatrice. I primi quattro condannati furono uccisi in quel drammatico istante di testimonianza. Gli altri tre prigionieri furono fatti scendere dal mezzo e subirono la stessa sorte gloriosa, sigillando la loro vita con il sangue. I corpi dei sette Missionari furono raccolti verso sera e trasportati all'obitorio locale. Il giorno successivo, il 30 settembre, i corpi furono seppelliti in due fosse vicine, quattro in una e tre nell'altra, pietosamente composte.
La memoria storica e il cammino verso la beatificazione
I resti rimasero in quel luogo fino al 30 marzo 1940, quando si poté procedere al recupero delle spoglie. Il 30 marzo 1940 la sepoltura fu identificata e le ossa traslate in una nicchia del cimitero di Canet de Mar. Nella congregazione dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù rimase sempre viva la memoria dei confratelli di Canet de Mar. Il 31 dicembre 1947 padre José María Ordóñez Sánchez, superstite del primo gruppo di fuggitivi, fu incaricato di avviare le ricerche storiche sull'accaduto. Padre José María Ordóñez Sánchez interrogò testimoni e raccolse documenti per la sua ricerca con grande dedizione. Il risultato della ricerca fu pubblicato nel settembre 1961 nel venticinquesimo anniversario dell'uccisione dei confratelli. Le indagini permisero l'identificazione dei nomi esatti dei sette confratelli caduti per la fede.
La causa di beatificazione fu intitolata ad Antonio Arribas Hortigüela e sei compagni, capofila del gruppo martirizzato. Il nulla osta per l'avvio del processo diocesano porta la data del 5 luglio 1995, segnando una tappa cruciale. L'inchiesta diocesana si svolse a Girona dal 14 luglio 1995 al marzo 1999, raccogliendo le prove documentali necessarie. L'inchiesta diocesana fu convalidata il 25 febbraio 2000 dalla competente autorità vaticana. La Positio super martyrio fu consegnata nel 2007, sintetizzando anni di rigorosi studi storici e teologici. La Positio fu esaminata dai consultori teologi il 30 aprile 2015 con parere favorevole. La Positio fu successivamente esaminata dai cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi.
L'8 luglio 2016 papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto che dichiarava ufficialmente i sette religiosi martiri della Chiesa. Il rito della beatificazione si svolse il 6 maggio 2017 nella cattedrale di Girona, accogliendo la gioia di tutta la Chiesa. Il rito di beatificazione fu presieduto dal cardinale Angelo Amato in qualità di inviato del Papa. Per l'unico martire di origine catalana fu adottata la versione castigliana del nome per uniformità liturgica e redazionale. Nei titoli delle singole schede i nomi propri sono italianizzati come nel Martirologio Romano.
Tra di essi, Antonio Arribas Hortigüela era sacerdote e aveva ventotto anni secondo la scheda novantasettemila trecentotto. Abundio Martín Rodríguez era sacerdote e aveva ventotto anni in base alla scheda novantasettemila trecentosette. José Vergara Echevarría era sacerdote e aveva ventotto anni come riportato nella scheda novantasettemila trecentododici. José Oriol Isern Massó era sacerdote e aveva ventisette anni secondo la scheda novantasettemila trecentoundici. Gumersindo Gómez Rodrigo era fratello coadiutore e aveva venticinque anni secondo la scheda novantasettemila trecentotredici. Jesús Moreno Ruiz era fratello coadiutore e aveva ventuno anni come attesta la scheda novantasettemila tremilanove. José del Amo y del Amo era fratello coadiutore e aveva vent'anni secondo la scheda novantasettemila trecentodieci.
La vida y el testimonio
La historia de estos Misioneros del Sagrado Corazón de Jesús está profundamente ligada a los acontecimientos que marcaron la vida religiosa en España durante el año mil novecientos treinta y seis. En un contexto de gran agitación, estos hombres de fe se vieron obligados a buscar refugio, recorriendo lugares como Canet de Mar y Sant Joan de les Fonts, mientras intentaban salvaguardar su integridad y su vocación. A pesar de sus esfuerzos por evitar el peligro, fueron finalmente capturados por los milicianos en el paraje conocido como La Ginella.
Tras su detención, fueron conducidos a la sede del Comité revolucionario en Sant Joan de les Fonts, un momento que marcaría el inicio de su prueba final. Su camino hacia el encuentro definitivo con el Señor concluyó en Seriñá, cerca de la ciudad de Girona. Fue allí, junto al puente del río Ser, donde entregaron sus vidas mediante la ejecución por fusilamiento. Este acto de entrega no fue el fin de su misión, sino la culminación de un servicio que, nacido del amor al Corazón de Jesús, se transformó en un testimonio perenne de lealtad. A través de este sacrificio, ellos dieron testimonio de que el amor a Cristo prevalece sobre cualquier forma de violencia, consolidando su lugar en la memoria de la Iglesia como mártires que supieron transformar un momento de dolor en una ofrenda de paz para el mundo entero.
El culto y la beatificación
El reconocimiento oficial de su santidad por parte de la Iglesia Católica llegó tras un riguroso proceso que culminó en el año dos mil dieciséis, cuando el Papa Francisco firmó el decreto de martirio. Este paso fundamental permitió que, el seis de mayo del año dos mil diecisiete, la catedral de Girona se vistiera de fiesta para acoger la ceremonia de beatificación. Este evento no solo honró el recuerdo de aquellos religiosos, sino que renovó el compromiso de toda la comunidad cristiana con el legado de quienes dieron su vida por la causa del Evangelio.
Desde entonces, la memoria de estos beatos es celebrada cada veintinueve de septiembre. En esta fecha, los fieles se unen en oración para conmemorar su valentía como mártires de la guerra civil española, encontrando en su intercesión el consuelo necesario para enfrentar las dificultades del presente. Su culto, sobrio y profundamente arraigado en la tradición misionera, nos invita a reflexionar sobre el valor de la fidelidad y la entrega incondicional, manteniendo viva la luz de su sacrificio como una guía constante en nuestra vida de fe.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Beati Mártires Españoles Misioneros del Sagrado Corazón de Jesús?
La ricorrenza liturgica si celebra il 29 settembre.
Di cosa è patrono Beati Mártires Españoles Misioneros del Sagrado Corazón de Jesús?
Nei fatti forniti non sono menzionati specifici patronati.