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5 de octubre

Beato Alberto Marvelli

Laico

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e formazione giovanile

Alberto Marvelli nacque a Ferrara il 21 marzo 1918 come secondo dei sette figli di Alfredo Marvelli e Maria Mayr. Suo padre lavorava come direttore di banca e, a causa del lavoro paterno, la famiglia affrontò vari traslochi nel corso degli anni. Fu battezzato il 6 aprile 1918 nella chiesa di Santa Maria in Vado a Ferrara e ricevette la Cresima il 9 giugno 1924 nella chiesa dei Teatini nella stessa città. Negli anni dal 1926 al 1928 frequentò la quarta e la quinta elementare a Rimini. Mentre risiedeva a Mantova nel 1927, Alberto si accostò per la prima volta all'Eucaristia nella chiesa dei padri Gesuiti. Secondo il sacerdote padre Piccini che lo seguì in quel percorso, Alberto era più preparato dei bambini di età maggiore della sua al momento della prima comunione. A partire dal 1930 la famiglia si stabilì definitivamente a Rimini.

Alberto fu un alunno diligente, riflessivo e dall'animo generoso, attingendo la sua bontà anche dai genitori, per i quali ebbe sempre parole di gratitudine. Alfredo Marvelli morì il 7 marzo 1933 a causa di una meningite, un evento che diede un notevole impulso alla maturazione di Alberto, che di lì a poco avrebbe compiuto quindici anni. Nel frattempo il fratello maggiore Adolfo entrò all'Accademia militare, costringendo Alberto ad aiutare la madre nella guida della famiglia. Nell'anno scolastico 1931-1932 iniziò a frequentare la quarta ginnasio. Non era il primo della classe ma era uno dei migliori, specialmente nelle materie scientifiche. Durante le interrogazioni suggeriva ai compagni e passava la traduzione di greco o latino raccomandando di confrontarla e non copiarla. Federico Fellini, il futuro regista, studiava nel suo stesso liceo ed era di due anni più giovane, e Alberto conservò sempre un buon ricordo di lui. Pensò di iscriversi all'Accademia Navale di Livorno ma non venne ammesse perché leggermente astigmatico.

Anni universitari e percorso spirituale

Fin dall'adolescenza Alberto coltivò un potente desiderio della santità, concepita non solo come bisogno della sua anima ma anche come mezzo indispensabile per cooperare alla salvezza del prossimo. Prese appunti nel suo Diario spirituale esprimendo la volontà di essere tutto di Gesù e di non peccare più. Il suo modello preferito fu Pier Giorgio Frassati, morto quando Alberto aveva appena sette anni e beatificato nel 1990. Lesse più volte la prima biografia di Pier Giorgio Frassati scritta dal salesiano don Antonio Cojazzi, sperando di poterlo imitare nella sua purezza, bontà, carità e pietà, come scrisse nel luglio del 1938. Ricevette la formazione morale nell'ambiente familiare e nella parrocchia di Maria Ausiliatrice, retta dai Salesiani di Don Bosco. Divenne assiduo frequentatore dell'oratorio salesiano, trascinando gli altri ragazzi nel gioco e nella preghiera e provando preoccupazione per quanti sembravano indifferenti alle proposte di fede.

Aderì al Circolo Don Bosco della Gioventù Cattolica Italiana nella stessa parrocchia, facendo le prime esperienze di apostolato e rivestendo incarichi di responsabilità. A quindici anni fu delegato degli Aspiranti e a diciotto divenne presidente della sezione parrocchiale dell'Azione Cattolica. Il 1 dicembre 1936 si stabilì a Bologna per frequentare la facoltà d'Ingegneria meccanica. Trovò notevole sostegno nei membri della Federazione Universitaria Cattolici Italiani e prese contatto con le Conferenze di San Vincenzo che già frequentava a Rimini. Durante i mesi estivi dal 1937 al 1939 lavorò in alcuni stabilimenti per la lavorazione della barbabietola da zucchero per mantenersi agli studi. Si trasferì poi a Milano per preparare la tesi e lavorò presso la fonderia Bagnagatti di Cinisello Balsamo dal 24 agosto al 30 novembre 1940. Sin dai primi giorni legò con gli operai, specie con quelli di ceto più umile, preoccupandosi delle loro condizioni di salute e informando tempestivamente Achille Bagnagatti, proprietario della fonderia. Incoraggiava i più giovani a frequentare l'oratorio, la parrocchia e le scuole serali, e quando assisteva a qualche mancanza di un operaio lo rimproverava in disparte richiamandolo ai propri doveri. Si laureò nel luglio 1941.

Servizio militare e vicende belliche

Dopo la laurea seguì l'addestramento per le reclute dell'Esercito per tre mesi, prima a Trieste e poi a Torino. L'ambiente di caserma non lo intimorì e riuscì a radunare i soci di Azione Cattolica tra i commilitoni per continuare la formazione e la vita di preghiera. Alberto fu congedato il 2 dicembre 1941 a causa della presenza dei fratelli Adolfo e Carlo già sotto le armi. I fratelli trovarono lavoro presso la Fiat di Torino, dove Alberto rimase per un anno. I dirigenti della Fiat apprezzavano la sua perizia tecnica, sebbene interiormente provasse insoddisfazione per un lavoro sedentario. Tornò a Rimini nell'ottobre 1942 per stare vicino alla madre rimasta sola con i due figli più piccoli, mentre il quartogenito Raffaello, detto Lello, era stato arruolato e morì nel gennaio 1943 durante la ritirata di Russia. Nel marzo 1943 Alberto fu richiamato dall'Esercito e partì per la caserma di Dosson in provincia di Treviso. A differenza del fratello Adolfo che scelse le formazioni partigiane della Val D'Ossola, Alberto decise di tornare a Rimini.

Trovò un impiego alla Todt, l'organizzazione tedesca per il rafforzamento delle difese sulla spiaggia, sfruttando forse il cognome tedesco della madre. Utilizzando timbri tedeschi riuscì a mettere in salvo i giovani contrari a combattere per la Repubblica Sociale di Salò. Fu scoperto e imprigionato con altri sedici giovani nella corderia di Viserba, ma portò con sé i timbri e li consegnò fortunosamente al presidente diocesano di Azione Cattolica per falsificare i documenti di rilascio. Una falsa allerta aerea proveniente da Santarcangelo creò confusione permettendo la fuga dei prigionieri. Dal novembre 1943 Rimini subì circa novecento bombardamenti trovandosi alla fine della Linea gotica, la linea naturale di difesa iniziata a Pisa. L'ottanta per cento degli edifici riminesi fu distrutto e gli abitanti dovettero sfollare in campagna o nei cunicoli sotterranei della vicina Repubblica di San Marino. Alberto si prodigò per i concittadini e la sua famiglia, sistemando quest'ultima a Vergiano e muovendosi in bicicletta o a dorso d'asino per soccorrere tutti con cibo e vestiario, aiutato dagli amici di Azione Cattolica.

Opere di carità e impegno civile

Continuò ad aiutare quanti rifiutavano di combattere per la Repubblica Sociale, tra cui Fausto Lanfranchi, poi sacerdote e biografo, e Giorgio Placucci. Sua madre si finse malata per impedire che si muovesse un letto dietro il quale i due giovani erano nascosti in un'intercapedine. I riminesi si meravigliavano di come riuscisse a rimanere illeso dai pericoli e scrisse a Delfina Aldè che i conoscenti dicevano avesse la camicia della Madonna per indicare la sua grande fortuna nei pericoli. La madre era in pensiero per lui ma si rasserenava sentendolo fischiettare ai piedi della collina di Vergiano, e Alberto la rassicurava dicendole che ritornava sempre, dedicando i pochi momenti liberi alla preghiera con la corona del Rosario. Iniziò a insegnare nel 1942 alla Scuola tecnica industriale Leon Battista Alberti e vi tornò a fine guerra, diventando per gli studenti una guida, un amico e un professore stimato per le sue eccezionali doti umane e spirituali.

Il Comitato di liberazione nazionale lo nominò rappresentante della Democrazia cristiana nella nuova Giunta comunale. Gli fu assegnata la presidenza della Commissione edilizia e della Commissione comunale alloggi, fu nominato ingegnere responsabile della sezione locale del Genio civile, commissario per la sistemazione del fiume Marecchia, presidente della sezione della Società Montecatini e delegato del vescovo nella commissione per il Piano regolatore. Accoglieva quanti avevano bisogno nel suo ufficio e a casa propria senza limiti d'orario. Rifondò l'Università popolare voluta da Igino Righetti e chiusa dal fascismo, divenne presidente del gruppo dei Laureati cattolici e organizzò con essi la mensa e l'armadio del povero. Entrò nel 1945 nella Società Operaia del Getsemani, fondata nel 1942 da Luigi Gedda come movimento di spiritualità, e fondò il Reparto Operaio Diocesano di Rimini per donare agli altri quanto ricevuto.

Ultimi giorni, morte e glorificazione

La forza della sua azione derivava dall'amore per Dio nutrito con preghiera e Comunione quotidiana, e il suo diario documenta la maturazione nella vita interiore fino alle vette dei mistici, scrivendo che Gesù lo invitava a salire e ascendere. Ebbe un amore non corrisposto verso Marilena Aldè, una ragazza di Lecco conosciuta mentre era in vacanza a Rimini con i familiari. Marilena non ricambiava del tutto i suoi sentimenti e lo considerava piuttosto un amico. Alberto si domandò se la volontà di Dio fosse diversa e pensò di dover diventare sacerdote, ma con l'aiuto delle sue guide spirituali riconobbe che la sua via poteva essere il matrimonio. Tornò a farsi avanti con Marilena, che continuò a non considerarlo, e fece un estremo tentativo scrivendole una lettera in cui esprimeva il suo amore per il Signore e per lei.

Le insistenze dell'amico Benigno Zaccagnini lo indussero a impegnarsi in politica in prima persona, e si candidò alle elezioni comunali del 1946, riscuotendo stima e rispetto anche da quanti erano di partiti diversi dal suo. La sera del 5 ottobre 1946 si recava in bicicletta a tenere l'ultimo comizio quando fu investito da un camion militare e il gancio del rimorchio lo colpì alla testa. Fu portato in ospedale ma morì dopo due ore di agonia tra le braccia di sua madre, all'età di ventotto anni a Rimini il 5 ottobre 1946. Il suo funerale si svolse nel compianto di tutta Rimini. I suoi resti mortali furono inizialmente sepolti nel cimitero cittadino e poi traslati il 5 ottobre 1974 alla chiesa di Sant'Agostino, più centrale rispetto alla parrocchia che frequentava. La sua fama di santità non venne meno nel tempo. Il Papa san Giovanni Paolo II lo presentò come modello da seguire per la gioventù cattolica il 29 agosto 1982 durante la terza edizione del Meeting per l'Amicizia tra i Popoli, ne elogiò la vita spirituale e l'amore per Gesù il 22 marzo 1986 proclamandolo Venerabile e infine lo beatificò il 5 settembre 2004 nella spianata di Montorso a Loreto, insieme a Giuseppina Suriano e don Pedro Tarrés Claret.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Alberto Marvelli?

La sua memoria liturgica si celebra il 5 ottobre, giorno della sua nascita al Cielo.