19 de julio
Beato Aquiles (Aquiles Jozef) Puchala
Sacerdote y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La giovinezza e la formazione religiosa
Jòsef Puchała nacque nel villaggio di Kosin, in Polonia, nella diocesi di Przemyśl, il giorno 18 marzo 1911. Era figlio di Franciszek e Zofia Olbrycht, e fu battezzato il medesimo giorno della nascita. Dopo aver terminato la scuola elementare, all'età di tredici anni, nel 1924, Jòsef entrò nel seminario minore dei Frati Minori Conventuali a Leopoli. Terminiata la quarta ginnasio, il 21 settembre 1927, il giovane entrò nel noviziato di Łagiewniki, dove ricevette il nuovo nome di Achille. Il 29 settembre 1928 emise i voti semplici. Fino al 1931 continuò gli studi nel seminario francescano di Leopoli e in seguito intraprese gli studi filosofici e teologici. La sua formazione religiosa culminò con la professione solenne dei voti il 22 maggio 1932. Il 5 luglio 1936 fu ordinato sacerdote.
Il ministero sacerdotale e l'arrivo a Pierszaje
I primi anni di ministero si svolsero nel convento di Grodno e successivamente Padre Puchala fu trasferito a Iwieniec, nella diocesi di Pilsk. La Polonia fu invasa dalla Germania mentre Padre Puchala svolgeva il proprio ministero in questi luoghi. In seguito, il parroco della vicina Pierszaje abbandonò la parrocchia e si diede alla fuga a causa delle atrocità della guerra e dei preti presi di mira dai nazisti. Il vescovo chiese rinforzi ai frati a causa della grave carenza di clero dovuta al conflitto. Nei primi mesi del 1940, Padre Puchala fu assegnato alla parrocchia vacante di Pierszaje per reggere la sede. I superiori gli affiancarono Padre Ermanno Stępień, più anziano di un solo anno. Padre Ermanno era nato nel 1910 a Łódź in una povera famiglia operaia, era entrato in convento a sedici anni e aveva studiato a Cracovia, per poi proseguire gli studi a Roma e a Vilnius. I due frati erano stati per alcuni anni compagni di scuola e si inserirono perfettamente nella comunità parrocchiale di Pierszaje.
La carità pastorale e il tempo della prova
Le testimonianze dei fedeli mettono in risalto l'intraprendenza, la disponibilità e la capacità dei frati di farsi interpreti dei bisogni della gente, conservando il ricordo di Padre Puchala come di un parroco premuroso e attivo. La guerra portò fame e miseria, e i frati si fecero in quattro per venire incontro alle necessità urgenti, entrando nel cuore della gente che li amava e li seguiva. Entrambi i religiosi cercavano di calmare gli animi per evitare rappresaglie e non mettere a rischio vite innocenti. È assolutamente certo che i frati non ebbero nulla a che fare con l'insurrezione del 19 giugno 1943 contro i nazisti nella vicina Iwieniec. Un mese dopo quell'evento, precisamente il 19 luglio 1943, scattò la tragica rappresaglia che coinvolse la comunità parrocchiale, quando la Gestapo giunse a Pierszaje e perquisì la canonica.
Il martirio e la testimonianza suprema
Un comandante della gendarmeria tedesca, cattolico praticante alloggiato nella canonica, avvisò i frati e propose loro di cercare un rifugio più sicuro per salvarsi. I frati non presero in considerazione la possibilità di salvezza offerta dal gendarme. Padre Achille, dopo uno sguardo d'intesa con il confratello, rispose che i pastori non devono abbandonare il gregge nel momento del pericolo. I nazisti rastrellarono sulla piazza del paese uomini e giovani tra i quindici e i cinquanta anni, e tra di essi c'erano il parroco e il suo vice, trovati regolarmente al loro posto e determinati a non fuggire. I due sacerdoti si unirono alle persone arrestate e tutto il gruppo fu trasferito, scortato da militari con le armi spianate, verso il villaggio di Borowikowszczyzno. Nel villaggio i religiosi furono separati dal resto del gruppo, mentre i parrocchiani catturati insieme a loro furono successivamente deportati ai lavori forzati in Germania, senza che nessun altro del gruppo venisse ucciso. Il 19 luglio 1943 i due padri furono sottoposti a torture di ogni genere prima di essere uccisi alla periferia del villaggio, dentro un fienile che fu dato alle fiamme dai nazisti, forse arsi vivi. Due frati minori conventuali poco più che trentenni avevano scelto di dare la vita per i parrocchiani, incarnando la sollecitudine del Buon Pastore e la capacità di amare fino al dono estremo.
Il culto e la memoria liturgica
I resti di Padre Achille Puchała e Padre Ermanno Stępień furono recuperati tra la cenere dai parrocchiani più coraggiosi. Le ceneri e i resti dei due martiri furono sepolti vicino alla chiesa di Pierszaje, dove si trovano tuttora. Il luogo di sepoltura è tuttora meta di pellegrinaggio dei fedeli. Il martirio dei due frati è stato formalmente riconosciuto dalla Chiesa, e il martirologio li commemora nell'anniversario del martirio come presbiteri dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali e martiri uccisi in odio alla fede cristiana in Polonia durante un dominio militare straniero. Giovanni Paolo II li ha beatificati il 13 giugno 1999 a Varsavia.
La vida de servicio
Aquiles Jozef Puchala nació en el año 1911 en la localidad polaca de Kosin. Su camino hacia el sacerdocio se consolidó cuando, en el año 1936, recibió la ordenación sacerdotal en la Orden de los Frailes Menores Conventuales, tras una etapa de formación y estudios que lo llevaron por diversos lugares, incluyendo Leopoli. Su labor pastoral se intensificó notablemente a principios del año 1940, cuando fue nombrado párroco en Pierszaje, un destino donde su presencia se volvería fundamental para el consuelo de los fieles.
Durante su ministerio en Pierszaje, el padre Aquiles trabajó codo a codo con el padre Hermann Stepien, quien lo asistía en la atención de la feligresía. En un periodo marcado por las tensiones de la guerra, ambos sacerdotes demostraron una rectitud inquebrantable. Cuando la situación de peligro para la población civil se volvió crítica, tuvieron la oportunidad de huir para salvar sus vidas, pero ambos tomaron la decisión consciente de quedarse. Su prioridad absoluta fue acompañar a los parroquianos en la angustia y el sufrimiento, sosteniéndolos con la administración de los sacramentos y la oración constante. Esta elección de permanecer no fue producto de la imprudencia, sino de un profundo sentido del deber pastoral y de un amor desinteresado por aquellos que les habían sido confiados, permaneciendo firmes en su puesto hasta el final de sus días.
El martirio y el culto
El desenlace de la vida del Beato Aquiles Puchala tuvo lugar el 19 de julio de 1943. En el marco de una violenta represalia organizada por los nazis, el sacerdote fue arrestado junto a su compañero de misión. Su ejecución fue brutal: fueron conducidos a un fienile, el cual fue posteriormente incendiado por sus verdugos. Este acto de crueldad extrema fue motivado por un claro odio hacia su fe y su condición de ministros de Dios. Aquiles Puchala entregó su vida en el fuego, sellando con su muerte el testimonio de una vida entregada a Cristo.
La Iglesia Católica reconoció este sacrificio mediante el proceso de beatificación, que culminó con la ceremonia presidida por el Papa Juan Pablo Segundo el 13 de junio de 1999. Desde entonces, el Beato Aquiles es venerado por los fieles como un modelo de coherencia y valentía evangélica. Su memoria se celebra cada año el 19 de julio, fecha que coincide con el aniversario de su tránsito al cielo. Esta conmemoración invita a los fieles a reflexionar sobre la fidelidad al Evangelio, recordando a un hombre que encontró en el sacrificio de sí mismo la forma más alta de caridad cristiana frente a la injusticia y la persecución.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Aquiles Puchala?
La memoria liturgica del Beato Aquiles Puchala si celebra il 19 luglio, giorno dell'anniversario del suo martirio.
En la pequeña ciudad de Borowikowszczyzna en Polonia, beatos Aquiles Puchała y Ermanno Stępień, sacerdote de la Orden de los Frailes Menores Conventuales y mártires, que, durante la ocupación de Polonia bajo un régimen militar extranjero, fueron asesinados por odio a la fe. — Martirologio Romano