5 de octubre
Beato Bartolo Longo
Esposo, Terciario dominico, Fundador
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e gioventù tra studi e smarrimenti
Bartolo Longo nacque a Latiano, in provincia di Brindisi, il 10 febbraio 1841, in una famiglia agiata e rinomata. Ricevette in gioventù una solida formazione cristiana e studiò dapprima presso le Scuole Pie nel Collegio di Francavilla Fontana, terminando gli studi scolastici nel 1858 con il massimo dei voti e sviluppando una forte devozione mariana grazie a un suo maestro. Successivamente il secondo marito di sua madre lo avviò alla carriera del foro mandandolo a Lecce presso un rinomato avvocato, mentre all'epoca gli studi universitari erano compiuti in privato. La vita giovanile di Bartolo a Lecce fu simile a quella di un universitario odierno con feste, goliardia e piccole storie d'amore, unita a un temperamento esuberante che lo portava a dedicarsi al ballo, alla scherma e alla musica. Trasferitosi a Napoli, ormai ventenne e in seguito all'Unità d'Italia, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Napoli per conseguire la laurea. A Napoli continuò a trovare svago nei balli, negli incontri con gli amici e nelle passeggiate nella campagna di Afragola. Purtroppo Bartolo fu contagiato dallo spirito anticlericale dell'Ateneo napoletano e partecipò a manifestazioni contro il clero e il Papa. Si appassionò agli insegnamenti di intellettuali di formazione idealistica come Bertrando Spaventa e Luigi Settembrini, scagliandosi contro la Chiesa e in particolare contro i Domenicani, cultori della Scolastica e del pensiero di san Tommaso d'Aquino. Il suo anticlericalismo lo fece scivolare nell'irrazionalismo, rendendolo dubbioso sulla religione e spingendolo ad avvicinarsi allo spiritismo praticato a Napoli.
La crisi spirituale e la conversione
In quel periodo di smarrimento Bartolo lesse la Vita di Gesù scritta da Ernest Renan. La lettura del libro di Renan sconvolse l'opinione di molti credenti e diede l'avvio a opere riparatrici e movimenti di protesta, facendo crollare in Bartolo i principi nei quali era stato educato dalla madre, la quale un tempo lo portava con sé a distribuire vestiti e cibo a persone bisognose. Convinto dalla lettura che Gesù fosse solo un personaggio importante e non il Figlio di Dio, Bartolo smise di credere in lui. Cominciò a frequentare riunioni in cui si raccontava di colloqui con gli spiriti dei defunti, divenendo talmente invischiato in tali pratiche da definirsi un sacerdote di satana. La partecipazione a tali circoli era mossa da curiosità e dalla ricerca di qualcosa che placasse la sua angoscia intima, e Bartolo partecipò a questi circoli spiritistici per cinque anni. A causa delle pratiche spiritiche si trovò distrutto fisicamente e psichicamente, cadde in una fortissima depressione e fu più volte sull'orlo del suicidio. Nonostante la laurea in Diritto conseguita il 12 dicembre 1864, Bartolo non riusciva a sentirsi in pace. Dopo la laurea ritornò al paese natio dedicandosi a una vita di carità e opere assistenziali, ma presto ritornò a Napoli per dedicarsi alla beneficenza. Bartolo parlò della sua situazione con il professor Vincenzo Pepe, originario della Puglia come lui e uomo religiosissimo. Il professor Vincenzo Pepe rimproverò Bartolo dicendogli che lo spiritismo lo avrebbe portato in manicomio e lo mise in contatto con il domenicano padre Alberto Maria Radente, esperto direttore spirituale. In quel periodo Bartolo andò a trovare un amico, il marchese Francesco Imperiali, e s'imbatté in Caterina Volpicelli, donna dal portamento nobile ma vestita in modo dimesso e non alla moda, la quale ospitava in casa riunioni per diffondere la devozione al Sacro Cuore di Gesù e formare i laici con letture e conferenze spirituali. Il marchese Francesco Imperiali era cognato di Caterina Volpicelli, la quale fu informata della situazione e decise di pregare e far pregare per la conversione di Bartolo. Bartolo accettò il suggerimento del professor Pepe e il 29 maggio 1865 ebbe il suo primo colloquio con padre Radente, iniziando a lasciarsi alle spalle le pratiche esoteriche. Padre Radente fornì a Bartolo un'istruzione per chiarire i punti oscuri lasciati dalla lettura di Renan e lo ricondusse alla fede cattolica e alle pratiche religiose tramite i suoi consigli e la sua dottrina. Il 23 giugno, giorno della festa del Sacro Cuore in quell'anno, Bartolo si riaccostò all'Eucaristia dopo l'assoluzione del confessore, uscendo dal dubbio e dalle pratiche oscure grazie all'aiuto spirituale e materiale dei suoi amici. La Chiesa riconobbe tramite un processo canonico che il Rosario lo aveva salvato.
L'incontro con la carità e la chiamata per Pompei
Tornato in pace con Dio, Bartolo dovette decidere quale strada intraprendere. Abbandonò la professione di avvocato facendo voto di celibato e rinunciò inizialmente al matrimonio ricordando le parole del redentorista padre Emanuele Ribera e del domenicano padre Alberto Radente, convinti che Dio avesse un piano diverso per lui. Bartolo entrò nel Terz'Ordine di San Domenico assumendo il nome di fra Rosario e proseguì la sua formazione nei cenacoli di preghiera guidati da Caterina Volpicelli, la quale fondò in seguito le Ancelle del Sacro Cuore ed è stata canonizzata nel 2009. A Napoli Bartolo incontrò anche il francescano padre Ludovico da Casoria, canonizzato nel 2014. Dopo essere stato assiduo ai cenacoli di preghiera, improvvisamente Bartolo smise di frequentarli per un certo tempo. La contessa Marianna Farnararo vedova De Fusco, amica della Volpicelli e conosciuta tramite padre Ludovico e la stessa Caterina, si interessò al caso di Bartolo e mandò una domestica a controllare. Bartolo era ammalato e non mangiava da giorni a causa dell'assenza della proprietaria della pensione in cui alloggiava. Fu deciso che Bartolo sarebbe stato ospitato da Caterina e avrebbe mangiato a casa della contessa, la cui conoscenza segnò una svolta decisiva nella sua vita. Bartolo divenne compagno inseparabile della contessa nelle opere caritative, istitutore dei suoi figli e amministratore dei suoi beni. A causa della gestione dei beni della contessa, Bartolo Longo iniziò a recarsi spesso a Valle di Pompei, ai piedi del Vesuvio. L'impatto con la Valle di Pompei fu desolante, con le rovine dell'antica città romana mezze sommerse dalla lava. Bartolo trovò una zona paludosa e malsana a causa dello straripamento del vicino fiume Sarno, praticamente abbandonata dal 1659, dove la condizione dei contadini era pessima, con figli privi di istruzione e abbandonati, talvolta con genitori in carcere. Preso atto dell'ignoranza religiosa dei contadini della zona, Bartolo Longo iniziò a insegnare loro il catechismo, la preghiera e la recita del rosario.
La Valle di Pompei e il dono del quadro sacro
Nell'ottobre 1872 la preoccupazione di Bartolo raggiunse il culmine. Bartolo uscì dal Casino di caccia dove alloggiava e camminò senza meta. Arrivato in località Arpaja, Bartolo si fermò con il cuore colmo di pena. Bartolo ricordò le parole di padre Radente sulla promessa della salvezza legata alla propagazione del Rosario. Sull'orlo della disperazione, mentre vagava per la Valle di Pompei, udì interiormente le parole di padre Radente che gli ricordavano la promessa di Maria secondo cui chi propaga il Rosario è salvo. Bartolo Longo invocò la Vergine celeste con l'audacia della disperazione promettendo di non uscire da Pompei senza avervi propagato il Rosario per ottenere la salvezza. Un silenzio di tomba circondò Bartolo Longo dopo la sua preghiera, seguito improvvisamente da una grande calma nell'animo. Bartolo Longo comprese che il suo grido sarebbe stato esaudito e che la risposta del cielo non sarebbe tardata. Bartolo Longo si accordò con la contessa De Fusco, che divenne sua grande collaboratrice e poi sua moglie, e visse con lei un matrimonio in completa castità. Bartolo Longo decise di trasformare la Valle di Pompei, povera e dimenticata, nel centro mondiale della devozione al Santo Rosario, rianimando gli abitanti partendo da piccole lotterie con premi religiosi. Per adornare la vecchia chiesa parrocchiale della Valle di Pompei, Bartolo cercò un quadro e si rivolse a padre Radente per acquistarne uno a basso prezzo. Padre Radente indirizzò Bartolo Longo a suor Maria Concetta De Litala, la quale donò a Bartolo una vecchia tela molto rovinata e malridotta. Bartolo Longo inizialmente rimase sconcertato perché il quadro gli sembrava troppo vecchio e rovinato, ma poi accettò il dono. Il quadro raffigurava la Madonna in trono con Gesù Bambino sulle ginocchia che porgeva la corona del Rosario a san Domenico e santa Caterina da Siena. Bartolo Longo restaurò alla meglio il quadro e decise di portarlo a Valle di Pompei. Bartolo Longo raccontò di aver posato il quadro, nel tratto finale, su un carro che trasportava letame usato come concime nei campi. Il trasporto e l'arrivo del quadro avvennero sabato 13 novembre 1875, a conclusione di una missione popolare. Da quel giorno la Madonna elargì con abbondanza grazie e miracoli, e la folla di pellegrini e devoti aumentò a tal punto da rendere necessaria la costruzione di una chiesa più grande.
La costruzione del Santuario e le opere sociali
Su consiglio del vescovo di Nola monsignor Giuseppe Formisano, nel cui territorio cadeva Valle di Pompei, le basi dei pilastri del santuario furono poste più di 130 anni fa da Bartolo Longo, e il 9 maggio 1876 iniziò la costruzione del nuovo tempio. La costruzione fu finanziata da innumerevoli offerte di denaro provenienti dalle tante Associazioni del Rosario sparse in tutta Italia. La costruzione della chiesa terminò nel 1887. Il tempio divenne un centro di grande spiritualità ed fu elevato a Santuario e Basilica Pontificia. Il quadro della Madonna fu opportunamente restaurato, sistemato su un trono splendido e incoronato con un diadema d'oro ornato da più di 700 pietre preziose benedetto da papa Leone XIII. Bartolo Longo istituì un orfanotrofio femminile affidandone la cura alle suore Domenicane Figlie del Rosario di Pompei da lui fondate. Bartolo Longo fondò anche l'Istituto dei Figli dei Carcerati in controtendenza alle teorie di Cesare Lombroso sulla predestinazione criminale dei figli di criminali, chiamando i Fratelli delle Scuole Cristiane a dirigere l'istituto. Nel 1884 Bartolo Longo promosse il periodico Il Rosario e la Nuova Pompei, diffuso in tutto il mondo e stampato ancora oggi in centinaia di migliaia di copie. La stampa del periodico era affidata a una tipografia da lui fondata per dare un avvenire ai suoi orfanelli. Tra le altre opere annesse vi sono asili, scuole, ospizi per anziani, un ospedale, laboratori e la casa del pellegrino. Tra gli amici di Bartolo c'erano padre Ludovico da Casoria e Giuseppe Moscati, il quale visitò spesso Bartolo come paziente.
Il matrimonio, il riconoscimento pontificio e la fine terrena
Col tempo emersero polemiche e pettegolezzi riguardanti il rapporto e la convivenza di Bartolo Longo con la contessa Marianna e la gestione amministrativa dei beni. Papa Leone XIII intervenne concedendo un'udienza a entrambi, sciogliendoli dagli impegni privati e invitandoli a unirsi in matrimonio con il proposito di vivere in amore fraterno come fatto fino ad allora. Bartolo e Marianna si sposarono il 1° aprile 1885 nella cappella privata del Vicario Generale di Napoli. Nel 1893 Bartolo Longo offrì a papa Leone XIII la proprietà del Santuario con tutte le opere pompeiane. Qualche anno più tardi Bartolo Longo rinunciò anche all'amministrazione che il Pontefice gli aveva lasciato. Dal 1906 tutti i beni passarono sotto il controllo diretto della Santa Sede. In un pubblico discorso Bartolo Longo lasciò le onorificenze ricevute ai suoi orfani. La pratica spirituale di Pompei si basa sull'affidamento a Maria tramite la corona del Rosario, consistente in una serie di Ave Maria meditate contemplando il volto di Gesù insieme alla Vergine, unita alla pratica dei Quindici Sabati, diventati Venti con l'introduzione dei Misteri della Luce a partire dal 2003. Bartolo Longo fu l'ideatore della Supplica alla Madonna del Rosario di Pompei da lui compilata per difendere il Papato e la Civiltà cattolica nel 1883, ricorrendo il centenario della nascita di Lutero e della vittoria cristiana sui Turchi a Vienna. A mezzogiorno dell'8 maggio e della prima domenica di ottobre si tiene l'invocazione pubblica e solenne detta Supplica, recitata per la prima volta il 14 ottobre 1883 e diffusa in tutto il mondo. Bartolo Longo fu sempre devotamente sottomesso al Papa e fu incoraggiato dai pontefici Leone XIII e san Pio X. Alla sua morte Bartolo Longo lasciò una città ripopolata, salubre e imperniata sul Santuario, sulle sue Opere e sul turismo per i ritrovati scavi della città sepolta, sebbene non fece in tempo a vedere la città diventare Comune autonomo denominato Pompei, nato il 29 marzo 1928. Bartolo Longo morì il 5 ottobre 1927, nel mese del Santo Rosario, a Valle di Pompei. Il Santuario fu ampliato tra il 1933 e il 1939 con la costruzione di un massiccio campanile alto 80 metri e un poco isolato dal tempio. Per suo volere, Bartolo fu inizialmente sepolto nella cripta sotto l'altare maggiore. Tre anni dopo la sua morte, nella cripta fu traslata la contessa sua moglie, morta nel 1924. Nel 1983 i resti del Beato Bartolo Longo sono stati traslati in una cappella adiacente alla cripta, e nel 2000 i resti sono stati sistemati sotto l'altare di una nuova cappella a lui intitolata nel complesso del Santuario. Bartolo Longo è stato beatificato il 26 ottobre 1980 da san Giovanni Paolo II.
Su camino de vida
La trayectoria de Bartolo Longo comenzó en la región de Apulia, donde nació en 1841. Tras completar sus estudios, obtuvo su título en jurisprudencia en el año 1864, un logro que alcanzó luego de atravesar un periodo de intensa búsqueda interior. Fue precisamente en ese tránsito vital donde encontró la guía de padre Alberto Radente, bajo cuya dirección espiritual experimentó una profunda conversión hacia la fe católica, la cual orientaría todos sus pasos posteriores.
Su misión se consolidó cuando, tras haber vivido en ciudades como Lecce y Nápoles, se estableció en Valle de Pompei. Allí, Bartolo Longo inició una labor incansable para difundir la oración del Santo Rosario, convencido de su poder transformador. Esta dedicación no se limitó al ámbito espiritual, sino que se concretó en la edificación del Santuario de Pompei y en la creación de diversas obras sociales destinadas a la atención del prójimo. En 1883, instituyó la solemne Supplica a la Virgen del Rosario, un acto que consolidó la identidad espiritual de aquel lugar. En 1885, contrajo matrimonio con la condesa Marianna Farnararo, uniendo sus vidas en el propósito común de la caridad y la devoción. Bartolo Longo entregó su alma a Dios en Pompei en el año 1926, tras haber dedicado su existencia a la propagación de la fe y al servicio de los desfavorecidos.
El culto y la memoria
La figura de Bartolo Longo es venerada por la Iglesia como un modelo de laico comprometido con la misión evangelizadora. Su legado se mantiene vigente a través del Santuario que él mismo fundó y que continúa siendo un faro de esperanza para los peregrinos que llegan a Pompei. Su capacidad para unir la piedad popular, centrada en el Rosario, con la acción social concreta, constituye un ejemplo perdurable de coherencia cristiana.
En el año 1980, el Papa Juan Pablo II reconoció formalmente su santidad al beatificarlo, elevando su nombre a los altares. Esta distinción subraya la importancia de su labor en los siglos diecinueve y veinte, periodos en los que su figura destacó por su entrega absoluta. Hoy en día, su memoria es celebrada con gratitud, recordándonos la importancia de la oración constante y el servicio desinteresado como pilares de una vida orientada hacia el bien común y el amor a la Virgen María.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Bartolo Longo?
La memoria liturgica si celebra il 5 ottobre, giorno della sua nascita al cielo.
Di cosa è patrono il Beato Bartolo Longo?
Il Beato Bartolo Longo è particolarmente legato alla devozione e alla propagazione del Santo Rosario.
En Pompeya, cerca de Nápoles, beato Bartolomé Longo: abogado dedicado al culto mariano y a la instrucción cristiana de los campesinos y de los niños, fundó, con la ayuda de su piadosa esposa, el santuario del Rosario en Pompeya y la Congregación de las Hermanas que lleva el mismo título. — Martirologio Romano