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22 de agosto

Beato Bernardo (Domenico) Peroni de Offida

Religioso capuchino

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza

Il beato nacque il 7 novembre 1604 a La Lama, una frazione di Offida situata nella diocesi di Ascoli Piceno, nelle Marche. I suoi genitori erano Domenico Puccio ed Elisabetta Perani, umili contadini che gli impartirono i primi insegnamenti di vita cristiana. Al fonte battesimale gli fu imposto il nome di Francesco. Cresciuto in un ambiente povero ma ricco di fede, fu educato alla pietà e all'obbedienza sotto la guida amorevole dei genitori, del rettore della chiesa di San Lazzaro in Campagna, che sorgeva poco lontano dalla sua abitazione, e dei Padri Cappuccini di Offida. Fin dall'infanzia si dedicò al lavoro e alla preghiera più che allo studio, specialmente dopo aver ricevuto la prima comunione. Crescendo, imparò a condurre le pecore al pascolo, a fare il bifolco e a maneggiare la zappa per aiutare la famiglia. Sin da fanciullo si sentiva fortemente attratto alla preghiera, sia quando si trovava in chiesa sia durante lo svolgimento delle occupazioni quotidiane. Il padre comprese definitivamente che il giovane non era fatto per le cose del mondo quando lo sorprese inginocchiato in profonda orazione in mezzo al pascolo. Mentre le pecore pascolavano tranquillamente, infatti, egli faceva l'orazione rivolto a una Madonna dipinta sul muro di una casa vicina. Nei giorni di festa, il giovane saliva a Offida per partecipare a due o tre Messe nella chiesa dei Cappuccini. In quelle occasioni faceva spesso la comunione e si istruiva con diligenza nella dottrina cristiana, per poi poterla insegnare ai piccoli pastorelli incontrati durante la settimana lavorativa.

La vocazione e il noviziato

All'inizio dell'anno 1626, all'età di ventidue anni, chiese di essere ammesso nell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. La sua richiesta fu accolta immediatamente poiché egli era già molto noto in convento per la sua sincera devozione, la santità di vita e la grande laboriosità. Subito dopo fu mandato a Corinaldo, in provincia di Ancona. A Corinaldo vestì il saio francescano assumendo il nuovo nome di Fra Bernardo. In quella stessa località fece il noviziato, distinguendosi fin dal primo momento per l'austera osservanza della regola e per il rigoroso spirito di povertà. Al termine del periodo di prova, emise la solenne professione religiosa che lo legò per sempre al Signore nella famiglia di San Francesco.

Il servizio nel convento di Fermo

Terminato il noviziato, il Padre Provinciale lo destinò al convento di Fermo, in provincia di Ascoli Piceno. A Fermo gli fu affidato l'incarico di fare il cuoco e di occuparsi con dedizione dell'infermeria. Adempì entrambi i compiti con straordinaria fedeltà per oltre quarant'anni, riscuotendo la grande soddisfazione dei confratelli sia sani che malati. Nel compiere le sue mansioni quotidiane, possedeva in grado eminente le virtù della pazienza e della carità. Il suo confessore, Padre Carlo da Monte Granaro, attestò solennemente di non averlo mai visto mancare in alcuna virtù durante tutto il tempo trascorso insieme. I confratelli deposero nei processi canonici di non averlo mai visto triste in volto, a testimonianza di una pace interiore profonda e costante. Detestava profondamente la mormorazione, un vizio purtroppo diffuso nelle comunità religiose, e per questo motivo era persino temuto dai detrattori della fama altrui. Spesso i detrattori, vedendolo arrivare mentre parlavano male di qualcuno, si dicevano l'un l'altro di fare silenzio perché stava sopraggiungendo Fra Bernardo. Egli era inoltre un nemico capitale dell'ozio; infatti, ogni volta che aveva del tempo libero, lo dedicava ad aiutare i confratelli nei lavori domestici o si ritirava a pregare in chiesa o nel bosco adiacente al convento.

La vita di preghiera e di penitenza

Fra Bernardo iniziava la sua giornata prendendo parte a tutte le Messe celebrate nella chiesa del convento. Praticava ogni giorno due ore di meditazione incentrata sulla Passione del Signore. Più volte alla settimana si accostava alla comunione sentendosi intimamente un miserabile peccatore. Era sovente visto piangere di commozione mentre si accostava a piedi scalzi alla mensa eucaristica. Si preparava a ricevere questo grande sacramento mediante la confessione frequente e la pratica della disciplina. Non usciva mai dal convento né vi faceva ritorno senza compiere una breve visita al Santissimo Sacramento. Passando davanti all'altare, si prostrava con la faccia a terra e la baciava con profonda riverenza. Dormiva pochissime ore per notte, usando come guanciale un tronco di legno ricoperto da uno straccio bianco. Dopo la recita del Mattutino, restava a lungo in chiesa a pregare profondamente genuflesso. Avrebbe voluto morire volentieri martire per la fede in Cristo, ma non potendo partire per le missioni lontane, pregava incessantemente per la conversione degli infedeli e dei peccatori. Temendo sempre per la propria salvezza eterna, compiva dure penitenze per rimediare alle mancanze commesse durante la vita nel mondo. Portava costantemente un cilicio fatto di peli di cavallo. Digiunava a pane e acqua il venerdì, il sabato e nelle vigilie delle feste dedicate alla Madonna. Durante questi giorni di severa penitenza, tuttavia, appariva ai confratelli ancora più diligente e straordinariamente lieto in volto. Per celia, i confratelli gli dicevano che si era già vestito a festa per qualche ricorrenza. Egli rispondeva loro con voce sommessa e cortese, rivelando il suo unico desiderio: voler andare tutti in paradiso.

Il ritorno a Offida e la questua

All'età di sessantacinque anni fu destinato dal Padre Provinciale al convento di Offida. Ad Offida ricevette il delicato compito di andare alla questua per i paesi e le campagne circonvaste. Nonostante non fosse più giovane e provasse naturale tormento nel dover conversare con le donne, Fra Bernardo andava instancabilmente alla ricerca di cibo per i confratelli e per i poveri. Affrontava ogni condizione atmosferica, sia d'estate che d'inverno, sfidando vento, pioggia o neve, senza mai pronunciare la minima lamentela. Strada facendo, teneva sempre la testa bassa in segno di modestia. Faceva scorrere continuamente tra le dita la corona del rosario che teneva abitualmente in mano. Molte persone in strada cercavano di baciargli la mano al suo passaggio, ma egli non lo permetteva mai per umiltà. I fedeli, tuttavia, riuscivano ad afferraggi il cordone o la tonaca rappezzata per portarli alle labbra con grande venerazione. Fra Bernardo sfruttava ogni incontro per strada o all'interno delle case per esortare tutti a fuggire il peccato, a temere Dio e ad amare teneramente la Madonna. Molte persone cambiarono radicalmente vita grazie ai suoi salutari avvisi e alle sue amorevoli riprensioni. Nel chiedere l'elemosina non era mai importuno e rifiutava sempre il superfluo che gli veniva offerto. Ringraziava chi lo beneficava dicendo con calore « Dio ve ne renda merito » oppure « Dio sia benedetto, Dio sia lodato, Dio sia ringraziato ».

Il portinaio e il dono della scienza infusa

Fra Bernardo ebbe una vita molto longeva. Quando avvertì sul proprio corpo i primi gravi acciacchi della vecchiaia, i superiori lo sollecitarono dall'impegno della questua e gli affidarono la custodia della portineria del convento. Nel ruolo di portinaio fu sempre molto paziente e prudente a contatto con la gente del paese e con i forestieri. Offriva parole di consolazione, preziosi consigli ed esortazioni a chiunque ne avesse bisogno, con un'attenzione particolare rivolta ai poveri e ai malati. Diversi sacerdoti e religiosi si rivolgevano a lui per risolvere complesse controversie teologiche, dubbi spirituali, ansietà o passi difficili della Sacra Scrittura. Il fatto che un frate laico e quasi analfabeta potesse dare risposte così precise e profonde era considerato da tutti un vero e proprio mistero. In realtà, Dio aveva arricchito Fra Bernardo del dono straordinario della scienza infusa. Presso il convento vi era una processione continua di persone che cercavano grazie o la guarigione da varie infermità. A chi gli chiedeva grazie, egli soleva rispondere con grande umiltà: « Che cosa vi posso fare io, ignorante e miserabile peccatore? ». Subito dopo, invitava i fedeli ad andare dal beato Felice da Cantalice, morto nel 1587, per trovare sollievo e conforto. Conduceva i fedeli a pregare prima davanti all'altare del Santissimo Sacramento e successivamente davanti al quadro di Maria con Fra Felice da Cantalice. Fra Felice da Cantalice era un umile fratello laico beatificato da papa Clemente XI il 1 ottobre 1620. I malati venivano amorevolmente unti con l'olio della lampada che ardeva incessantemente davanti all'altare dedicato al beato Felice.

La carità eroica e le prove della vita

In seguito si sparse la notizia che i superiori avevano intenzione di trasferire Fra Bernardo a un altro convento. Il vescovo locale, che lo stimava moltissimo, supplicò calorosamente il Padre Provinciale di lasciarlo a Offida. Il presule sosteneva con forza che Fra Bernardo faceva da solo più bene nella diocesi rispetto a venti missionari messi insieme. Durante il periodo del suo servizio come portinaio, gli abitanti della regione del Piceno furono duramente colpiti da una grave carestia e dalla fame. I poveri accorsero numerosi al convento in cerca di un piatto di minestra o di un pezzo di pane. Il beato fu generosissimo nell'aiutare i bisognosi, nonostante i borbottamenti del cuoco, le sgridate del Guardiano e le rampogne del Provinciale. La situazione arrivò al punto che il Padre Provinciale lo trattò severamente, arrivando a chiamarlo ipocrita, fariseo e bacchettone. Il Provinciale giunse persino a calpestare l'orticello che Fra Bernardo coltivava con fatica per poter aiutare il prossimo. Alcuni confratelli di poca fede lo consideravano apertamente un dilapidatore dei beni del convento. Fra Bernardo, tuttavia, possedeva la fede salda di Abramo ed era intimamente convinto che l'elemosina fatta ai poveri non facesse che attirare la protezione e la benedizione della Divina Provvidenza.

Il transito e la glorificazione

Negli ultimi anni della sua vecchiaia fu assalito da forti tremiti e da una grande debolezza fisica, al punto da dover camminare servendosi delle stampelle. Non potendo più attendere alle occupazioni quotidiane della comunità, moltiplicò ulteriormente le orazioni e le meditazioni. Muoveva profondamente a devozione chiunque lo vedesse in ginocchio davanti all'altare del Santissimo Sacramento con le braccia aperte in croce. Morì serenamente il 22 agosto 1694, dopo essere stato colpito da pochi giorni di febbre e risipola. Prima di spirare, strinse fortemente tra le mani il crocifisso con cui il Padre Guardiano gli aveva chiesto di benedire i confratelli e tutti i benefattori. Attorno al suo corpo si verificò un continuo accorrere di devoti per ben tre giorni consecutivi. I fedeli, presi da santo fervore, asportavano frammenti della sua tonaca per conservarli come reliquie preziose. I frati cappuccini dovettero cambiargli la tonaca per ben tre volte a causa del continuo sottrarsi delle stoffe da parte dei devoti. Il Padre Carlo da Monte Granaro non riusciva a trattenere le lacrime ogni volta che parlava del suo amato penitente. Fra Bernardo da Offida fu beatificato da papa Pio VI il 19 maggio 1795. Il beato morì ad Offida, luogo in cui visse a lungo e dove la sua memoria rimane per sempre viva e benedetta.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il beato Bernardo da Offida?

La memoria liturgica si celebra il 22 agosto per la Chiesa universale e il 23 agosto dai Frati Minori Cappuccini e ad Offida.

En Offida en Las Marcas, beato Bernardo (Domenico) Peroni, religioso de la Orden de los Frailes Menores Capuchinos, insigne por simplicidad de corazón, inocencia de vida y admirable caridad hacia los pobres. — Martirologio Romano