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21 de octubre

Beato Carlos I de Habsburgo

Emperador de Austria y Rey Apostólico de Hungría

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e formazione

Carlo Francesco Giuseppe di Asburgo Lorena nacque nel castello di Persenburg in Austria il 17 agosto 1887, noto anche come Persenbeug sul Danubio. Suo padre era l'arciduca Ottone d'Austria, mentre sua madre era l'arciduchessa Maria Giuseppina di Sassonia. Il nonno paterno era fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe I, vissuto tra il 1830 e il 1916. La madre, pia e devota, ricca di fede e carità cristiana, lo sottrasse agli istitutori dello Stato e lo educò personalmente, affidandolo a ottimi maestri cattolici per una formazione umanistica. Questa forte influenza materna plasmò profondamente l'animo del giovane principe, che crebbe come un bambino bello, dolcissimo, limpido e buono.

Proseguì gli studi presso il famoso Schottengymnasium dei Benedettini di Vienna, dove i compagni lo chiamavano affettuosamente con il soprannome di arcicarlo e ne apprezzavano la viva intelligenza, l'enorme memoria e la grande bontà. L'ambiente di corte raffinato e frivolo non lo sfiorò minimamente. Da adolescente, circondato da occasioni di male, si distingueva per purezza e generosità. Mentre molti compagni pensavano a divertirsi, Carlo aveva una vera passione per l'adorazione eucaristica e la Comunione quotidiana, dimostrandosi un giovane affamato di Dio. La sua attenzione ai bisognosi era straordinaria: miss Casey, addetta al guardaroba, si accorse che nel suo armadio c'erano solo due camicie consunte, poiché Carlo aveva regalato le più belle ad alcuni bambini poveri e ai suoi piccoli amici, prediligendo in particolare gli orfani di guerra o di epidemie.

Carriera militare e giovinezza

A sedici anni intraprese la carriera militare diventando principe ereditario e, seguendo le tradizioni della sua dinastia, terminati gli studi liceali divenne ufficiale di cavalleria. Viveva come un soldato qualsiasi, sapendo comandare e ubbidire con pari umiltà. Ricevette una formazione universitaria e l'istruzione di Stato Maggiore, venendo dislocato prima in piccole guarnigioni della Baviera e della Galizia e successivamente a Vienna. Durante le manovre militari nella pianura del Danubio, Carlo cavalcava agile sul suo cavallo bianco ed era splendido nella sua divisa. Era descritto come colto e affabile, e soldati e ufficiali lo sentivano come un fratello. Al mattino e alla sera i suoi uomini potevano trovarlo nella tenda o davanti al Tabernacolo in preghiera, animato dalla fede semplice e forte di un bambino. Nelle ore di libertà parlava a soldati e ufficiali di Gesù e dell'amicizia con Lui.

Nel corso delle manovre militari del 1907 fu ufficiale d'ordinanza dello zio Francesco Ferdinando, principe ereditario, dimostrandosi un capo perfetto per talento militare e senso tattico. A vent'anni parlava quasi una decina di lingue, avendo studiato con passione in primo luogo quelle parlate nell'Impero d'Austria. Era ammirato da tutti e da non poche principesse d'Europa, e capitava spesso di vederlo pregare in pubblico, inginocchiato per terra come un frate. Da giovane ufficiale in Galizia cercò sempre e con successo di elevare la vita morale dei suoi soldati, che vedevano in lui il modello dell'uomo cattolico. Con coraggio straordinario soppresse il duello, rendendosi fortemente impopolare negli ambienti militari ma rimanendo fedele ai princìpi cristiani.

Il matrimonio e la famiglia

Alla corte di Vienna conobbe la principessa Zita di Borbone-Parma, nata a Lucca nel maggio del 1892. Tra Carlo e Zita sbocciò l'amore, e nell'aprile del 1911 si iniziò a parlare delle loro nozze. In occasione del fidanzamento ufficiale, Zita e la madre andarono in udienza dal Papa Pio X. Durante l'incontro, Pio X chiamò Carlo principe ereditario; Zita rettificò dicendo che non era lui l'erede al trono, ma il Pontefice continuò a parlare di Carlo in quel modo, affermando che egli era un dono della Provvidenza di Dio alla Casa d'Austria. Carlo e Zita si prepararono al matrimonio sotto la guida del gesuita padre Andlau, attraverso un percorso che incluse preghiera, opere di penitenza e di carità.

Il 21 ottobre 1911 monsignor Bisletti, mandato dal Papa, benedisse le nozze nel castello di Schwarzau. Terminato il rito nuziale, Carlo disse alla sposa che avrebbero dovuto aiutarsi a vicenda per raggiungere il Paradiso. Subito dopo partirono per Mariazell, il santuario mariano dell'Austria, per affidarsi alla Madonna. Negli anni successivi nacquero i loro bambini, accolti come dono di Dio; dall'unione tra Carlo e Zita nacquero infatti cinque figli maschi e tre figlie. Una sera del maggio 1914, Francesco Ferdinando invitò a cena Carlo e la sua famiglia nella reggia di Vienna, confidandogli di sapere che sarebbe stato presto ucciso e affidandogli i documenti della sua scrivania. Il 28 giugno Francesco Ferdinando fu assassinato a Sarajevo, e dopo tale evento Carlo divenne l'erede al trono imperiale.

La Grande Guerra e l'ascesa al trono

La guerra iniziava su tutti i fronti d'Europa. A causa di una serie di disgrazie familiari che colpirono la dinastia di Francesco Giuseppe, il pronipote Carlo si trovò inaspettatamente in linea di successione. Nel 1915 l'anziano imperatore cercò di introdurre Carlo negli affari di governo, senza però coinvolgerlo nei settori essenziali e vitali. Carlo partecipò alla Prima Guerra Mondiale comandando il XX Corpo dei Cacciatori imperiali denominato Edelweiss. Durante il conflitto dimostrò grandi capacità militari e coraggio fisico e morale. Successivamente ricevette il comando della XII Armata in Galizia e in seguito guidò le armate schierate contro i russi comandati da Brusilov, riuscendo a fermare la loro offensiva.

Dopo l'entrata in guerra della Romania, Carlo vinse la battaglia di Hermannstadt e si accingeva a conquistare Bucarest. Le sue qualità militari gli furono riconosciute anche dal Capo di Stato Maggiore, il prussiano Hans von Seeckt, il quale tuttavia lo considerava un bigotto. Il 21 novembre 1916 morì l'imperatore Francesco Giuseppe I. In piena Prima Guerra Mondiale, Carlo salì al trono imperiale d'Austria con il nome di Carlo I e divenne re d'Ungheria con il nome di Carlo IV. Subito dopo si recò nuovamente a Mariazell per cominciare a regnare dinanzi a Maria Santissima. Da quei giorni ebbe un unico pensiero: la pace.

Il regno e l'impegno per la pace

Fin dall'inizio del suo governo Carlo era deciso a riportare la pace ai suoi popoli e fu l'unico tra i sovrani belligeranti ad accogliere le iniziative di pace di papa Benedetto XV. A causa delle sue convinzioni religiose, sostituì il feldmaresciallo Conrad perché agnostico, perché all'età di sessantaquattro anni aveva sposato una donna divorziata e perché aveva usato indiscriminatamente le corti marziali, alienando i cechi dalla Casa d'Austria. Intraprese varie iniziative di pacificazione con le altre potenze, ma non riuscì a prevalere nella cerchia dei generali e statisti tedeschi. Due tentativi di pace separata non andarono in porto a causa della fiera resistenza del governo italiano, circostanza che si seppe successivamente in giro. Carlo si rivolse anche a Guglielmo di Germania per indurlo alla pace, ma l'alleato si illudeva ancora di vincere la guerra e propose a Carlo di fare passare in Austria Lenin, esule in Svizzera, affinché andasse in Russia ad abbattere con la rivoluzione comunista l'impero dello Zar per assicurare la fine della guerra a oriente. Carlo inorridì all'idea, affermando che il trionfo del comunismo sarebbe stato il danno più grave all'intelligenza e alla fede cristiana.

Si rivolse con tutti gli sforzi possibili alle altre nazioni in guerra tramite le missioni Sisto, in cui il cognato Sisto di Borbone faceva da intermediario. Gli alleati, i tedeschi e gli austriaci pangermanici imbastirono un'enorme propaganda contro il giovane sovrano. Attraverso la calunnia, Carlo fu accusato di essere un debole, un donnaiolo, un incompetente, un ubriacone e fortemente dipendente dalla volontà della moglie, definita in modo dispregiativo italiana. La massoneria fu il principale oppositore dei tentativi di pacificazione, avendo giurato di eliminare dall'Europa l'imperatore cattolico Carlo, il quale non aveva mai permesso l'apertura di logge massoniche nei suoi Stati. Carlo non riuscì a realizzare una riforma costituzionale dello Stato in forma confederale a causa dell'opposizione dei nazionalisti austro-pangermanisti e dei circoli governanti ungheresi capeggiati dal conte Tisza, che si rifiutarono in modo assoluto di concedere diritti agli oltre otto milioni di non magiari presenti in Ungheria. Carlo non trovò attorno a sé alcun uomo politico disposto ad appoggiare i suoi piani di riforma, e il ministro degli esteri conte Czernin, ligio alla prepotenza germanica, entrò ben presto in piena divergenza con il suo sovrano. L'unico consigliere politico di cui Carlo dispose fu il conte Polzer-Hoditz, che divenne bersaglio e vittima di una ben orchestrata campagna denigratoria.

Il crollo dell'Impero e l'esilio

Il quattro novembre 1918, a seguito del crollo militare sul fronte italiano, fu firmato l'armistizio con l'Italia, e come conseguenza la monarchia danubiana decadde. Nel novembre del 1918 avvenne il crollo dell'Impero e nelle città degli Stati di Carlo scoppiò la rivolta. Il dodici novembre a Vienna fu proclamata la repubblica. La caduta dell'Impero avvenne secondo i piani della massoneria. L'undici novembre Carlo aveva abdicato al trono, sebbene in Ungheria si fosse dapprima ritirato rinunciando a ogni partecipazione agli affari di Stato senza abdicare come sovrano. Per Carlo ebbe inizio l'esilio. Fino al ventiquattro marzo 1919 visse con la famiglia nel castello di Eckartsan presso Vienna, per poi riparare in Svizzera sotto protezione britannica. La massoneria tentò un ricatto proponendo al sovrano la restituzione della corona in cambio di un patto, ma Carlo rifiutò rispondendo come principe cattolico di non avere alcuna risposta da dare. Dopo la partenza dei massoni, Carlo predisse che ogni sua cosa avrebbe avuto cattiva riuscita, e nel mondo furono diffuse calunnie e oltraggi contro di lui, ai quali rispose sempre da cristiano.

Nel 1920 monsignor Eugenio Pacelli, nunzio apostolico a Monaco di Baviera, viaggiò in treno con Carlo; al ritorno dal viaggio, il nunzio ringraziò Dio in cappella per avergli fatto incontrare una grande anima. Ritenendosi fedele al giuramento fatto durante l'incoronazione a re d'Ungheria, nel 1921 Carlo compì due tentativi per riprendere la corona d'Ungheria, a cui non aveva mai rinunciato. I tentativi di restaurazione fallirono per l'ostilità di alcune potenze della Piccola Intesa e per l'opposizione del reggente d'Ungheria Nicola von Horthy, nonostante il giuramento che lo legava al sovrano, mentre la Francia e la Romania mostrarono simpatie verso la sua persona. Tali tentativi furono compiuti per sua volontà senza usare la forza militare per risparmiare vite umane, e questo atteggiamento volto a evitare spargimenti di sangue gli costò la corona. Il ventiquattro ottobre Carlo e Zita furono fatti prigionieri dalle truppe del reggente Horthy e consegnati agli inglesi, che li caricarono su una nave per trasportarli attraverso il Danubio, il Mar Nero e il Mediterraneo fino all'isola di Madera nell'Atlantico.

La povertà a Madera e la malattia

A Madera Carlo perse il trono e tutti i beni temporali, diventando povero tra i poveri, e solo il Papa pensava a lui e ai suoi familiari. Nel frattempo i bambini raggiunsero i genitori, sebbene il figlio maggiore avesse solo nove anni all'epoca. Nella casa di Madera Carlo ottenne il permesso di avere una cappellina con Gesù Eucaristico, e per trovare l'imperatore bisognava cercarlo davanti al tabernacolo. A causa della mancanza di mezzi, la famiglia dovette lasciare la casa iniziale per trasferirsi in una povera abitazione isolata chiamata Villa Quinta do Monte, priva di riscaldamento e sprovvista di tutto. In quel luogo Carlo sopportò le difficoltà diffondendo luce e gioia, esclamando che quella era la volontà di Dio e che tutto era per Lui. Lì maturò l'idea di offrire la vita come vittima insieme a Gesù per il bene dei suoi popoli, guardando il santuario della Madonna di Madera.

Il nove marzo 1922 Carlo prese un raffreddore che degenerò subito in una polmonite gravissima a causa del clima umido e freddo del monte. Soffrì dolori fortissimi, fu squassato dalla tosse e ricevette cure sommarie con un vitto scarso. Nonostante la malattia, il suo cuore già debole non resse e l'unico a essere sereno e quasi felice era proprio Carlo. Il primo aprile 1922 il cappellano gli amministrò l'Unzione degli Infermi. Carlo volle vicino il figlioletto Ottone per fargli vedere come muore un cattolico. Il sacerdote espose il Santissimo Sacramento nella stanzetta e Carlo lo adorò ripetendo giaculatorie di affidamento a Gesù, ricevendo poi la Comunione eucaristica come Viatico per l'eternità in un clima di intima gioia.

Gli ultimi istanti e la beatificazione

Zita raccolse le ultime parole del suo sposo e gli disse che Gesù stava venendo a prenderlo; Carlo rispose invocando Gesù e morì alle ore dodici e ventitré del primo aprile 1922, ad appena trentacinque anni di età. Il medico curante, che era miscredente, esclamò di aver ritrovato la fede perduta e si convertì. Persone da tutta l'isola vennero a rendere omaggio alla salma, e ai funerali parteciparono trentamila persone. Fu sepolto nel santuario di Nossa Senhora do Monte. La fama della sua santità spinse la Radio Vaticana ad annunciare l'apertura del processo di beatificazione il tre novembre 1949. Gli atti del processo furono consegnati alla Congregazione dei Riti il ventidue maggio 1954, e le virtù eroiche furono riconosciute nel maggio del 2003, conferendogli il titolo di venerabile.

Il tre ottobre 2004 Papa Giovanni Paolo II ha beatificato Carlo d'Asburgo nella basilica di San Pietro a Roma, elevandolo alla gloria degli altari. Grandi personalità del tempo ne avevano già riconosciuto la statura morale e spirituale: Stefan Zweig lo definì tra le più grandi personalità di tutti i tempi, affermando che se si fossero seguite le sue idee l'Europa avrebbe evitato le dittature più aspre. L'anglicano Gordon lo descrisse come capace di pensare con undici menti e amare con undici cuori per ogni nazionalità del suo Impero, unendo fede e vita nell'esercizio della regalità. Papa Benedetto XV aveva assicurato che Carlo d'Austria era un santo, e il suo esempio rimane un faro di coerenza cristiana nella vita pubblica e privata.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il beato Carlo d'Asburgo?

La sua memoria liturgica si celebra il 21 ottobre.

Di cosa è patrono il beato Carlo d'Asburgo?

Nei fatti forniti non sono menzionati specifici patronati.