21 de octubre
Beato Genaro Fueyo Castañón
Sacerdote y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini e la formazione
Genaro Fueyo Castañón nacque il 23 gennaio 1864 a Linares, località che all'epoca costituiva un quartiere di Congostinas del Puerto, situata nella Comunità autonoma delle Asturie, in Spagna. I suoi genitori furono Ramón Fueyo Barros e Isabel Castañón Díaz, i quali formarono una famiglia numerosa in cui Genaro crebbe insieme a cinque fratelli. Tra questi ultimi, Estanislao decise di consacrarsi interamente a Dio, entrando a far parte della comunità del monastero cistercense di San Isidro de Dueñas, situato a Palencia. Sentendo la chiamata al ministero ordinato, Genaro entrò nel Seminario conciliare di Santa Maria dell'Assunzione, un'istituzione formativa che all'epoca trovava collocazione all'interno del convento di San Domenico a Oviedo. Tale seminario era stato fondato nel 1851 per volere del vescovo monsignor Ignacio Díaz Caneja, il quale aveva voluto offrire un solido punto di riferimento per la formazione dei futuri pastori della diocesi. Dopo aver completato il percorso di studi teologici e spirituali previsto dal tempo, Genaro ricevette l'ordinazione sacerdotale il 17 dicembre 1887, coronando il suo desiderio di servire il Signore e la Chiesa. Il suo primo incarico pastorale lo vide impegnato nel ruolo di vicario parrocchiale a Jomezana, dove mosse i primi passi nell'esercizio del ministero attivo a contatto con i fedeli. Successivamente, don Genaro ricevette l'incarico di passare alla parrocchia di Congostinas, la sua terra natale, dove svolse le mansioni di economo e parroco risiedendovi stabilmente fino all'anno 1899. Questa prima fase della sua vita sacerdotale consolidò in lui lo spirito di servizio e la vicinanza alle necessità materiali e spirituali delle persone, preparando il terreno per il più ampio e fruttuoso impegno che lo attendeva nella comunità di Nembra.
Il ministero a Nembra
La parrocchia di San Giacomo apostolo a Nembra era rimasta vacante l'anno precedente all'arrivo del nuovo parroco, spingendo il Capitolo della Cattedrale di Oviedo a destinare don Genaro a quella comunità mediante apposita nomina. Al momento del suo arrivo, Nembra contava 171 famiglie e circa 800 abitanti, una popolazione laboriosa composta prevalentemente da contadini e minatori che presto imparò ad apprezzare le doti umane e pastorali del sacerdote. Gli abitanti notarono ben presto il suo buon carattere, accompagnato da un sottile senso dell'umorismo che egli tuttavia soleva dissimulare sotto un'apparenza seria e rigorosa. La generosità di don Genaro non conosceva confini, poiché egli sceglieva regolarmente di condividere tutti i propri beni con i poveri, esortando al contempo dal pulpito i suoi parrocchiani a compiere gesti analoghi di carità fraterna. Il suo zelo si traduceva in interventi concreti a favore delle famiglie in difficoltà e nella costante ricerca di un lavoro per quanti si trovavano nello stato di disoccupazione. Particolare attenzione fu rivolta dal sacerdote alla cura delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, un impegno che portò frutti abbondanti se si considera che più di cento tra i suoi giovani intrapresero poi la via della consacrazione. Don Genaro seppe inoltre dare un forte impulso alla pratica dell'Adorazione Eucaristica notturna, partecipando egli stesso in prima persona e trascorrendo un'intera notte al mese insieme ai fedeli di turno davanti al Santissimo Sacramento. La sua sollecitudine pastorale abbracciò con particolare riguardo anche i minatori della zona, i quali tenevano le riunioni del proprio sindacato cattolico all'interno di una sala della parrocchia messa a disposizione dal sacerdote. Per venire incontro alle esigenze educative delle famiglie lavoratrici, don Genaro organizzò una scuola gratuita destinata ai figli dei minatori e dei contadini, guadagnandosi la stima profonda della gente comune ma attirando al tempo stesso l'ostilità di quanti avversavano la Chiesa cattolica.
La persecuzione e la testimonianza
L'opera generosa e feconda svolta da don Genaro a favore della comunità iniziò progressivamente ad essere malvista dagli anarchici locali, i quali nutrivano sentimenti di aperta ostilità nei confronti del clero. Già durante la rivoluzione dell'ottobre 1934, considerata un anticipo della drammatica guerra civile spagnola, il sacerdote aveva seriamente rischiato la vita a causa del clima di violenza anticlericale. In quell'occasione, alcune donne del luogo erano riuscite a scoprire i piani segreti di chi tramava per ucciderlo, mettendolo tempestivamente all'erta e permettendogli di trovare rifugio sicuro a casa di suo fratello Cesáreo, dove riuscì a passare inosservato. Tuttavia, nel mese di ottobre del 1936, a quattro mesi dallo scoppio ufficiale della guerra civile, don Genaro fu infine catturato dai persecutori e rinchiuso all'interno del carcere di Moreda. La tragica notte del 21 ottobre, il sacerdote fu condotto con la forza nella sua chiesa di San Giacomo, spinto dentro a viva forza da quegli stessi uomini che egli aveva personalmente battezzato e preparato con cura alla ricezione della Prima Comunione. Una volta all'interno dell'edificio sacro, don Genaro si trovò di fronte due suoi parrocchiani, identificati in Segundo Alonso González, di quarantotto anni, e Isidro Fernández Cordero, di trentatré anni, entrambi membri del sindacato dei minatori. Quegli uomini stavano scavando delle fosse proprio nel luogo in cui solitamente partecipavano insieme alla Santa Messa, di fronte all'altare dei Santi Martiri, avendo cura di riservargli una sepoltura dignitosa di fronte all'altare maggiore, ritenendo che un sacerdote non dovesse scavare la propria fossa con le proprie mani data la sua età avanzata. Mantenendo una straordinaria serenità d'animo di fronte all'imminente esecuzione, don Genaro chiese di poter essere l'ultimo a morire per poter impartire l'ultima assoluzione ai suoi compagni e aiutarli a prepararsi cristianamente all'incontro con Dio. Quando assistette all'uccisione dei compagni, trucidati a colpi di coltello, dissanguati, decapitati e gettati nelle fosse, il sacerdote ebbe un momentaneo svenimento dal quale però si riprese prontamente per affrontare il suo destino. Giunto il suo turno, dichiarò di non riuscire a credere che i suoi stessi parrocchiani volessero realmente togliergli la vita, ciononostante trovò la forza di chiedere a Dio il perdono per i suoi assassini prima di essere brutalmente messo a morte con un colpo di pistola alla tempia. Un anno dopo i tragici eventi, i corpi dei tre martiri furono recuperati e riconosciuti dai rispettivi familiari, i quali constatarono con stupore che le spoglie si presentavano praticamente incorrotte.
La causa di beatificazione
Il percorso che ha condotto al riconoscimento ufficiale del martirio di don Genaro Fueyo Castañón e dei suoi compagni ha avuto inizio nella diocesi di Oviedo, dove si è svolta l'intera inchiesta diocesana sulla loro morte violenta accettata per amore della fede. Alla causa del sacerdote e dei due parrocchiani Segundo e Isidro è stato successivamente unito anche il giovane Antonio González Alonso, il quale aveva subito il martirio l'11 settembre 1936. La Santa Sede, valutata l'importanza e la regolarità della documentazione preliminare, ha concesso il nulla osta ufficiale per l'avvio della causa l'11 marzo 1997. Il lavoro dell'inchiesta diocesana è proseguito con la validazione formale degli atti avvenuta il 26 aprile 2002, ponendo le basi per la stesura della documentazione storica e teologica. Nel corso del 2007 è stata quindi consegnata la cosiddetta 'Positio super martyrio', l'articolato dossier che raccoglieva le prove e le testimonianze relative alla vita e alla morte dei Servi di Dio. Il passo decisivo si è compiuto il 21 gennaio 2016, quando papa Francesco ha ricevuto in udienza il Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato. In quella circostanza il Santo Padre ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui la Chiesa riconosceva ufficialmente la morte di don Genaro Fueyo Castañón, Segundo Alonso González, Isidro Fernández Cordero e Antonio González Alonso come vero e proprio martirio subito in odio alla fede cattolica. La solenne cerimonia di beatificazione si è svolta l'8 ottobre 2016 all'interno della cattedrale di Oviedo, rappresentando un evento storico in quanto si è trattato della prima celebrazione di beatificazione mai avvenuta nel territorio della diocesi asturiana. La sacra liturgia è stata presieduta dallo stesso cardinale Angelo Amato in qualità di delegato pontificio inviato da papa Francesco. Per disposizione dell'autorità ecclesiastica, la memoria liturgica del beato Genaro Fueyo Castañón e dei suoi compagni martiri è stata fissata al 21 ottobre di ogni anno, giorno che coincide con la nascita al cielo della maggior parte di essi.
La vida y el ministerio
Genaro Fueyo Castañón nació en 1864 en la localidad asturiana de Linares. Tras completar su formación, recibió la ordenación sacerdotal en Oviedo en el año 1887, dando inicio a una trayectoria marcada por el celo apostólico y el servicio constante. A lo largo de su ministerio, desempeñó su labor en diversos lugares, incluyendo Jomezana y Congostinas, donde comenzó a tejer una red de apoyo para los fieles que se encontraban en situaciones de vulnerabilidad social.
A partir de 1899, fue destinado a la parroquia de Nembra, lugar donde ejerció su ministerio durante casi cuatro décadas. En este entorno, caracterizado por la dureza de la vida minera, el padre Genaro no se limitó a las tareas puramente litúrgicas, sino que comprendió que la fe debía traducirse en acciones concretas de justicia. Con este propósito, organizó escuelas gratuitas para la educación de los niños y promovió sindicatos católicos, herramientas fundamentales para dignificar la vida de los trabajadores. Su labor fue un testimonio vivo de la doctrina social de la Iglesia, enfocada en la defensa de los derechos de los mineros y en la mejora de sus condiciones de vida mediante la formación y la solidaridad organizada.
La llegada del siglo veinte trajo consigo tiempos de gran turbulencia en España. Durante la guerra civil, el sacerdote fue capturado e imprisionado debido a su firme posición religiosa. A pesar de las presiones y el contexto hostil, mantuvo su fidelidad a Cristo hasta el último instante. El 21 de octubre de 1936, fue asesinado en odio a la fe. Su partida no fue el final de su obra, sino la culminación de un camino de entrega total que hoy es honrado por toda la Iglesia.
El culto y la memoria
El recuerdo del Beato Genaro Fueyo Castañón permanece vivo como una luz de esperanza y valentía para los creyentes. Su camino hacia los altares culminó el 8 de octubre de 2016, cuando fue beatificado por el Papa Francisco, reconociendo oficialmente su martirio. Este acto solemne confirmó la importancia de su figura para la diócesis de Oviedo y para todos aquellos que ven en su vida un modelo de fidelidad inquebrantable.
En la actualidad, su memoria litúrgica se celebra cada 21 de octubre, fecha en la que los fieles se reúnen para conmemorar su entrega. Su legado no es solo el de un sacerdote que cumplió con sus deberes, sino el de un hombre que supo leer los signos de su tiempo y responder con audacia evangélica. Su vida sigue siendo una referencia para quienes buscan vivir el sacerdocio con cercanía a las periferias y un compromiso real con la justicia social, recordándonos que el amor a Dios y al prójimo son inseparables.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il beato Genaro Fueyo Castañón?
La sua memoria liturgica viene celebrata il 21 ottobre per la diocesi di Oviedo.
Di cosa è patrono il beato Genaro Fueyo Castañón?
Nelle fonti biografiche ufficiali non risultano specificati particolari patronati attribuiti al beato.