1 de abril
Beato Giuseppe Girotti
Sacerdote dominico, mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
L'infanzia e la vocazione ad Alba
L'Europa era in fiamme in quegli anni a causa della grande guerra, mentre ad Alba, in provincia di Cuneo, tra vicolo Rossetti e la piazza omonima, c'era spesso un gruppo di ragazzi che giocavano rumorosi. Il leader del gruppo di ragazzi si chiamava Giuseppe Girotti, sebbene gli amici lo chiamassero con il soprannome dialettale Beppe. I ragazzi giocavano con grande intensità, ma di tanto in tanto Giuseppe alzava gli occhi a guardare la croce sul campanile romanico del duomo vicino. La presenza di Gesù dentro il duomo lo attirava come una calamita, spingendolo ad andare ogni giorno a servire la Santa Messa presso l'altare della cattedrale. Serviva la Messa al suo parroco buono e austero, ai sacerdoti che passavano a celebrare e persino prestissimo, prima che spuntasse il giorno su Alba. Beppe portava a servire la Messa anche i suoi amici coetanei o più piccoli, insegnando loro le cerimonie liturgiche come un piccolo apostolo della Liturgia. Gli altri stimavano Giuseppe e gli volevano bene per il suo cuore buono e largo. Egli amava tutti ma sapeva difendere i più deboli, arrivando a difendere i suoi fratellini Giovanni e Michele prendendo a cazzotti i compagni che facevano i furbi. I compagni lo chiamavano Beppe il capo, e il suo servizio si estendeva persino al Vescovo quando questi pontificava in duomo circondato dai canonici. Il Vescovo di allora si chiamava Monsignor Francesco Re, e si chinava a volte dall'alto della sua statura per dare una carezza a quel bambino dagli occhi intelligenti e dal ciuffo sbarazzino. Nacque nel cuore di Giuseppe il grande desiderio di farsi prete. Egli parlò di questo desiderio al parroco, il quale gli promise un posto in Seminario che però non era mai disponibile. Beppe frequentava anche la cappella delle Monache Domenicane di Alba, dove aveva sentito parlare con devozione di san Domenico di Guzman, definito il dolce Spagnolo nostro, che aveva percorso l'Europa a predicare Gesù Cristo Verità. Giuseppe Girotti nacque ad Alba in provincia di Cuneo il 19 luglio 1905 da umili genitori, inserendosi in una famiglia stimata e in una terra che fu culla di tante figure di venerabili e fondatori. A tredici anni voleva realizzare la sua vocazione. Un giorno capitò ad Alba un Padre Domenicano a predicare in duomo. Beppe ascoltò il frate bianco e volle parlargli, aprendogli il cuore ed esprimendo il desiderio di diventare sacerdote. Il frate gli propose di andare con loro, e Beppe rispose che sarebbe andato subito, a patto di poterlo dire alla mamma. Un compagno di giochi e di servizio all'altare raccontò circa settant'anni dopo che lui e Beppe a volte salivano sul campanile dopo la Messa. Lassù, davanti a tutta Alba, impararono a fumare insieme una sigaretta.
La formazione e il sacerdozio
Il 5 gennaio 1919 Beppe entrò nel Collegio domenicano di Chieri in provincia di Torino per iniziare gli studi. All'età di tredici anni entrò dunque nel seminario domenicano di Chieri per soddisfare la sua vocazione religiosa. Il 30 settembre 1922 vestì il bianco abito di san Domenico diventando fra Giuseppe Girotti. Dopo il noviziato a La Quercia in provincia di Viterbo, emise la prima professione dei voti il 15 ottobre 1923. Seguirono gli studi filosofici e teologici nello Studentato di Chieri. Era intelligentissimo, sempre buono come un fratello e pronto ad aiutare tutti con estrema generosità, lieto della gioia dei figli di Dio. Il 3 agosto 1930, vigilia di san Domenico, Padre Giuseppe Girotti fu ordinato sacerdote a Chieri da Monsignor Giacinto Scapardini, domenicano e Vescovo di Vigevano. Nel 1930 fu dunque ordinato sacerdote a Chieri. L'anno successivo al sacerdozio, nel 1931, si laureò in teologia a Torino. I superiori lo mandarono a Roma a seguire corsi di teologia all'Angelicum. Aveva già conseguito a Santa Maria delle Rose in Torino il titolo di Lettore che lo abilitava a insegnare nelle scuole dell'Ordine. Il suo provinciale Padre Ibertis, soprannominato Napoleone per lo stile decisionista e la piccola statura, lo inviò a Gerusalemme. A Gerusalemme frequentò l'Ecole Biblique, fondata e diretta da Padre Joseph Lagrange, biblista e maestro domenicano coltissimo ed esemplare. Si specializzò così presso la celebre Ecole Biblique di Gerusalemme, risultando allievo prediletto dell'insigne studioso e vivendo anni felici ricchi di studi intensi e preghiera estatica nei luoghi di Gesù e di Maria. Nel 1934 divenne prolita e dottore in Scienze Bibliche. Fu immediatamente destinato a insegnare Sacra Scrittura nello Studium domenicano di Santa Maria delle Rose a Torino. Si dedicò contemporaneamente all'insegnamento della Sacra Scriptura nel Seminario Teologico domenicano di Santa Maria delle Rose a Torino e nel Collegio dei Missionari della Consolata. I suoi quaranta allievi lo amarono subito come un fratello maggiore. Padre Giacinto Bosco, suo allievo di quel tempo, ricorda che non si dava mai pace finché non avesse fatto tutto il possibile per aiutare chi lo cercava.
L'opera scientifica e l'insegnamento
Nel 1936 pubblicò I libri sapienziali da lui commentati. Nel 1937 pubblicò il sesto volume dell'Antico Testamento dedicato ai Libri della Sapienza. Continuò il commento alla Sacra Bibbia iniziato dal domenicano padre Marco Sales, morto nel 1936. Nel 1942 pubblicò Isaia commentato da Padre G. Girotti, corrispondente al settimo volume sul Libro di Isaia. Il volume su Isaia fu dedicato alla Madonna il venti giugno, giorno della festa della Consolata a Torino. Questi due poderosi volumi dimostrano l'enorme cultura biblica, storica e teologica del giovane esegeta e nei due volumi pubblicati profuse tutta la sua profondità di studi, esposti con chiarezza apprezzata. Nel primo volume risalta in particolare il luminoso ritratto di Gesù come Verbo di Dio e somma Sapienza del Padre, profetizzato nei Sapienziali e cercato dall'amata nel Cantico dei Cantici. Nel secondo volume emerge la figura del Servo di Jahvé, Gesù appassionato, crocifisso e morto sulla croce. La figura di Gesù appassionato emerge nella contemplazione di Padre Girotti in particolare nei Canti del Servo sofferente e in Isaia cinquantatré. Padre Girotti dà una risposta intelligente a coloro che parlano senza fondamento di tre profeti diversi raccolti sotto lo stesso nome di Isaia a causa della differenza di stile. Secondo Padre Girotti c'è un solo Isaia, come insegna la Tradizione giudaica e cristiana, e paragona l'unicità di Isaia a quella di Dante Alighieri nella Divina Commedia, nonostante i tre stili diversi di Inferno, Purgatorio e Paradiso. Il professore Girotti spiega che occorre credere al soprannaturale, al miracolo, alla profezia e come interventi di Dio, e non negarli come fanno i modernisti. I due volumi su Isaia costituiscono un vero tesoro e rappresentavano il primo saggio del grande biblista che sarebbe diventato se la sua vita fosse stata più lunga. Padre Girotti viene giustamente paragonato a nomi illustri della biblistica come Lagrange, Sales, Vaccari e Spadafora.
Le prove, la carità e l'arresto
In quel periodo Padre Girotti ebbe molto da soffrire. Era stimato per la sua vasta cultura, ma in campo religioso e politico era un anticonformista. Nel 1938 fu allontanato dall'insegnamento e fu mandato nel convento di San Domenico a Torino. Fu colpito dalla sospensione dall'insegnamento e sorvegliato dal regime fascista a causa del suo anticonformismo. Padre Giuseppe non aprì bocca di fronte all'allontanamento, simile al Servo di Jahvé del capitolo cinquantatré di Isaia che spiegava con accenti commossi. Padre Cordovani da Roma, venuto a conoscenza del torto fatto a Girotti, commentò che quelle sono le prove che formano i santi. Padre Girotti era dottissimo e poliglotta, con il cuore semplice come un bambino. Amava esercitare il ministero sacerdotale anche tra la povera gente, in particolare nell'Ospizio dei Poveri Vecchi davanti al suo convento. Padre Girotti andava ogni giorno a esercitare il suo ministero sacerdotale tra i poveri e i vecchi dell'Ospizio, parlando e confessando in piemontese. Ciò che contava per lui al di sopra di tutto era amare Gesù in se stesso, nell'Eucaristia e nei poveri e sofferenti. Al convento San Domenico si accingeva a commentare Geremia e a pubblicare studi sul monachesimo. Padre Girotti fu anche chiamato a insegnare Sacra Scrittura all'Istituto dei Missionari della Consolata, provando molta gioia nel cuore tra i suoi chierici destinati ad annunciare il Vangelo ai popoli pagani in Africa. Padre Giuseppe aveva provato sulla sua pelle e sul suo cuore il Getsemani che prepara a salire il Calvario. Era scoppiata la seconda guerra mondiale. I sacerdoti cattolici furono mobilitati dal Santo Padre, il Venerabile Pio XII. I sacerdoti si fecero missionari di amore fino all'eroismo sulle orme del Pontefice di Roma. Hitler puntava alla soppressione degli Ebrei e di coloro che riteneva nemici del Reich nei lager. Padre Giuseppe Girotti si buttò nella carità al servizio dei fratelli più abbandonati e in pericolo. Estese la pratica della carità cristiana agli ebrei durante la persecuzione antisemita della Seconda Guerra Mondiale. Padre Girotti si scusò con il suo Priore perché non riusciva più a seguire gli orari della Comunità, affermando che tutto ciò che faceva era solo per la carità. La sua azione clandestina in difesa degli Ebrei e dei perseguitati fu scoperta. Il 29 agosto 1944 Padre Girotti fu arrestato dai tedeschi, catturato proprio per la sua opera a favore degli ebrei.
La deportazione e il martirio a Dachau
Prima di Dachau fu detenuto nelle carceri di Le Nuove a Torino, San Vittore a Milano e a Bologna, venendo poi rinchiuso nel campo di concentramento a Bolzano. Fu trasportato su un carro bestiame con destinazione Dachau. Sul treno disse al giovane sacerdote don Dalmasso, suo compagno di prigionia, che era il sette ottobre, festa della Madonna del Rosario, e che avrebbero recitato tanti rosari. Stette sei mesi nel campo di Dachau, situato alla periferia di Monaco. A Dachau la sera del nove ottobre 1944 pioveva fine e gelido. Padre Girotti e molti altri preti deportati iniziavano le ultime stazioni della loro Via Crucis a Dachau. Condividevano nel dolore e nella pace il mistero della Crocifissione e della morte di Cristo sotto lo sguardo di Maria Santissima, la Mater dolorosa del Calvario. A Dachau si doveva lavorare in modo disumano e subire maltrattamenti e umiliazioni atroci in un campo di concentramento dei preti, in un ambiente dove il camino fumava per i cadaveri cremati. Sopportò maltrattamenti, stenti e violenze con umiltà, pazienza e mansuetudine, vivificando le sue sofferenze con la preghiera e lo studio della Parola di Dio. Padre Giuseppe testimoniava l'amore di Gesù donandolo a piene mani e dimenticandosi di se stesso. Era sempre disponibile ad ascoltare, assolvere e si privava della sua piccola porzione di cibo per soccorrere i più giovani. Alle quattro del mattino i preti prigionieri a piedi scalzi si radunavano in uno stanzone che serviva da cappella a Dachau. Uno dei preti celebrava la Santa Messa per tutti e gli altri ricevevano la Comunione. Padre Giuseppe, fortificato da Gesù eucaristico, sapeva di andare incontro alla morte, sorrideva mestamente e pregava di continuo. Fu ammirato dagli altri religiosi e dai ministri di altre Confessioni religiose prigionieri come lui nel campo. Tra i preti che diventarono suoi amici a Dachau vi furono Padre Manziana, Monsignor Beran e il domenicano Padre Roth. Giuseppe esortava i compagni di prigionia a prepararsi alla morte serenamente, con le lampade accese e la letizia dei santi nel gelo mortale del lager. Anche sotto le sferzate degli aguzzini, Giuseppe pregava incessantemente. Il cuore di Giuseppe, nell'orgia dell'odio e della morte, si dilatava in un rapporto intenso con Gesù.
Le ultime conferenze e il transito pasquale
Il Natale del 1944 fu quasi sereno per Giuseppe. Padre Girotti tenne due conferenze sulle virtù teologali a Natale del 1944. Nel gennaio 1945, un mese dopo le conferenze, padre Girotti tenne un discorso in latino durante l'ottavario di preghiere per l'unità dei cristiani. Il discorso di gennaio 1945 conteneva un forte invito ai dissidenti a ritornare nell'ovile della Chiesa Cattolica, definita unica Chiesa di Cristo, e nel discorso di gennaio 1945 invitava i cattolici a vivere in eroismo la Verità che affermano di possedere e possiedono. Nel campo di concentramento infuriava il tifo, accompagnato da pulci, pidocchi, sporcizia e crudeltà. Ridotto a uno scheletro vivente, Giuseppe veniva visto con il rosario in mano mentre pregava la Madonna. Il diciannove marzo 1945 Giuseppe celebrò l'ultima volta la festa di San Giuseppe, suo amato patrono, proponendosi di scrivere una vita popolare di San Giuseppe se fosse tornato a casa. Giuseppe fu trasportato in infermeria, il luogo dove si andava per morire. Qualcuno riuscì a portare spesso la Comunione a Giuseppe in infermeria. Ridotto a un cadavere, Giuseppe sapeva ancora consolare e assolvere chi gli si avvicinava. Edmond Michelet, futuro ministro di Charles De Gaulle in Francia e compagno di lager, scrisse di aver visto un giovane domenicano dalla figura angelica con grandi occhi neri che invocava Gesù Viatico per la Vita eterna. Il primo aprile 1945 era Pasqua di risurrezione. Nel lager si sparse la voce della morte di padre Giuseppe, avvenuta proprio il giorno di Pasqua, il primo aprile 1945, fra il rimpianto e la venerazione di tutti i deportati, che lo considerarono subito un santo. Gli stenti e le violenze patite lo portarono alla morte a quasi quarant'anni nel campo di Dachau. Si disse che Giuseppe fosse stato finito con una iniezione di benzina, una morte simile a quella di San Massimiliano Kolbe e del beato Tito Brandsma. Giuseppe morì all'età di trentanove anni. Fu seppellito con un mucchio di duecento cadaveri perché il forno crematorio non funzionava più. Al fondo del giaciglio rimasto vuoto di Giuseppe, una mano amica scrisse San Giuseppe Girotti.
La beatificazione e l'eredità spirituale
La causa di beatificazione e canonizzazione di Giuseppe è in corso alla Congregazione delle Cause dei Santi a Roma. Nel 1988 iniziò presso la Curia di Torino il Processo di beatificazione con indagine sul martirio. Giuseppe era biblista e dottore, ardente nello studio della Parola divina, fratello degli ultimi e martire per la carità, innamoratissimo di Cristo, Servo sofferente di Jahvè e Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Il testo della sua memoria è stato scritto dall'autore Paolo Risso. La Chiesa ha beatificato Giuseppe Girotti il 26 aprile 2014 nella sua città natale di Alba. La Chiesa lo ha posto sopra il moggio per illuminare tutta la casa, l'ordine di San Domenico, la diocesi di Alba, la Chiesa tutta e il mondo intero, ricordandone la figura luminosa nella data del primo aprile.
Su camino de fe y estudio
La trayectoria de Giuseppe Girotti comenzó en Alba, ciudad que vio nacer su vocación y donde posteriormente sería honrado. Tras recibir la ordenación sacerdotal como dominico en Chieri en el año mil novecientos treinta, emprendió un camino de especialización académica que lo llevó a profundizar en las Ciencias Bíblicas en el prestigioso centro de estudios de Jerusalén. Esta formación le permitió convertirse en un docente de Sacra Escritura en Turín, donde compartió la riqueza del mensaje cristiano con sus alumnos, consolidando una vida dedicada a la reflexión teológica y a la oración.
El compromiso de Giuseppe no se limitó a las aulas o al estudio académico. En un tiempo convulso para la humanidad, su fe lo impulsó a actuar con coherencia frente a la injusticia. En mil novecientos cuarenta y cuatro, su dedicación a favor de las personas judías perseguidas le valió la detención. Este acto de caridad, que puso en riesgo su seguridad personal, fue la razón definitiva que lo condujo a la deportación hacia el campo de concentración de Dachau. A pesar de la dureza del encierro y el horror de la persecución, mantuvo su identidad sacerdotal hasta el final, falleciendo el uno de abril de mil novecientos cuarenta y cinco, fecha en la que la Iglesia conmemora su tránsito al cielo.
El reconocimiento de su martirio
La memoria del beato Giuseppe Girotti ha sido preservada con gratitud por la Iglesia, que ha visto en su vida un reflejo de la entrega total del Señor. El proceso hacia su reconocimiento público concluyó el veintiséis de abril de dos mil catorce, cuando fue beatificado por el papa Francisco. Este acto solemne, realizado en Alba, permitió que su testimonio de fe fuera propuesto a todos los fieles como un modelo de resistencia cristiana ante el mal y de amor fraterno sin fronteras.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Giuseppe Girotti?
Si festeggia il primo aprile, giorno della sua nascita al cielo.