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3 de octubre

Beato Jesús Emilio Jaramillo Monsalve

Obispo y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza

Jesús Emilio Jaramillo Monsalve nacque il 16 febbraio 1916 a Santo Domingo, centro situato nella provincia di Antioquia e appartenente alla diocesi di Medellin. Il padre, di nome Alberto Jaramillo, esercitava la professione di artigiano, mentre la madre, Cecilia Monsalve, si dedicava alla cura della casa come casalinga. La famiglia era completata da una sorella di nome Maria Rosa. Il giorno successivo alla nascita, il neonato ricevette il battesimo nella chiesa parrocchiale intitolata a san Domenico di Guzman. Jesús Emilio e la sorella frequentarono le scuole elementari nel paese natale, crescendo in un contesto familiare segnato dalla povertà materiale ma vissuto con serenità e senza alcuna lamentela riguardo alla propria condizione.

I genitori erano profondamente credenti e accolsero con grande gioia l'intenzione del figlio di intraprendere il cammino ecclesiastico. Jesús Emilio decise così di entrare nel Seminario dell'Istituto delle Missioni Estere di Yarumal. Questa istituzione era stata fondata recentemente da monsignor Miguel Ángel Builes, vescovo di Santa Rosa de Osos, con il nobile scopo di formare sacerdoti destinati a essere inviati nelle zone più sprovviste di assistenza spirituale dell'intera Colombia.

Formazione e ordinazione sacerdotale

Nel febbraio 1929, all'età di tredici anni compiuti, il giovane iniziò a frequentare il Seminario Minore dell'Istituto delle Missioni Estere di Yarumal. La comunità formativa era allora composta da appena settanta ragazzi e cinque sacerdoti, tutti animati da un profondo sentimento missionario instillato direttamente dall'esempio del fondatore. Durante gli anni della giovinezza in seminario, Jesús Emilio si distinse per una spiccata inclinazione per lo sport, la lettura e per il possesso di una bella voce. Solitamente era di poche parole, eccezione fatta per i momenti in cui doveva allenarsi nell'arte del parlare in pubblico. Dimostrò fin da subito una straordinaria dedizione ai doveri della preghiera e dello studio.

Nel 1934 intraprese gli studi regolari in vista del sacerdozio, iniziando con il biennio di Filosofia. Terminato questo primo ciclo di studi, fu ammesso al noviziato. Il 3 dicembre 1936, dopo un percorso di tre mesi, compì la sua prima promessa di obbedienza. Tra il 1937 e il 1940 frequentò regolarmente i corsi di Teologia, eccellendo come oratore in occasione degli eventi più importanti della vita del seminario. Nel frattempo cercava costantemente di mantenersi umile, servizievole e amichevole verso tutti i compagni, meritandosi in tal modo la stima incondizionata sia dei pari sia degli educatori. Dopo aver ricevuto la tonsura, gli ordini minori e il diaconato, giunse finalmente il giorno dell'ordinazione presbiterale, che fu celebrata il 1° settembre 1940. Subito dopo, il neo sacerdote celebrò la Prima Messa nella chiesa del suo paese natale e trascorse un periodo di riposo e condivisione con i familiari.

Ministero e insegnamento

Subito dopo l'ordinazione, i superiori lo inviarono a Sabanalarga, località che all'epoca faceva parte della diocesi di Barranquilla. A distanza di appena tre settimane da quel traguardo, egli scrisse una lettera al Rettore padre Aníbal Muñoz Duque per ribadire con forza la sua autentica vocazione missionaria. Tuttavia, l'esperienza pastorale a Sabanalarga ebbe breve durata e si concluse dopo circa quattro mesi. Nel 1941 fu richiamato per essere designato come professore all'interno del Seminario. Nello stesso periodo svolse l'incarico di cappellano del carcere femminile di Bogotá, un ministero che fruttò un grande fervore spirituale tra le detenute. La sua fama crebbe rapidamente grazie alla sua capacità di tenere ritiri spirituali rivolti a sacerdoti e laici, oltre a predicazioni curate per le grandi solennità liturgiche e per i giorni della Settimana Santa. Divenne così uno dei maggiori oratori sacri dell'intero Paese, esercitando inoltre il dono del consiglio attraverso la direzione spirituale di religiose e seminaristi.

Tra il 1942 e il 1944 frequentò la Pontificia Università Saveriana di Bogotá, coronando gli sforzi accademici con il conseguimento del dottorato in Teologia Dogmatica, ottenuto con il massimo dei voti. La sua tesi di dottorato ebbe come oggetto di studio la libertà di Nostro Signore Gesù Cristo secondo il pensiero di san Tommaso d'Aquino. Raggiunta l'età di trent'anni, gli fu affidato il delicato incarico di maestro dei novizi, un ruolo che mantenne con dedizione fino al primo Capitolo Generale dell'Istituto celebrato nel 1950. In quello stesso anno fu eletto Secondo Assistente del Superiore Generale e nominato Rettore del Seminario. I discepoli di quegli anni lo ricordavano con affetto per la sua umanità: amava pattinare, andare in bicicletta e sapeva regalare una risata aperta e cordiale. Sapeva farsi vicino ai giovani confratelli che aspiravano alla missione, accompagnandoli con fermezza nell'affrontare le situazioni difficili. Chi lo vedeva pregare notava sul suo volto una serenità profonda, chiaro segno di una fede sicura e radicata.

Superiore generale e servizio episcopale

Nel 1956, in seguito alle decisioni del secondo Capitolo Generale, fu scelto da monsignor Gerardo Valencia Cano per svolgere l'incarico di Vicario Delegato con funzioni di Ordinario. Pochi anni dopo, nel 1959, in seguito alle dimissioni di monsignor Cano, assunse la carica di Superiore generale dell'istituto. Durante il suo mandato si assistette a un evento storico: i Missionari di Yarumal sbarcarono per la prima volta in Africa, varcando i confini della Colombia. Animato da spirito riformatore, volle che venissero applicate immediatamente le nuove normative del Concilio Vaticano II che riducevano la durata del mandato a sei anni, sebbene quello originario fosse previsto per un decennio. A Medellin fondò il Collegio Ferrini, intitolato al terziario francescano e docente universitario Contardo Ferrini, che per molti anni rappresentò un centro di eccellenza dedicato alla formazione cristiana e culturale dei laici. Prestò inoltre servizio all'interno della Conferenza Episcopale Colombiana in qualità di Assessore del Consiglio Nazionale dei Laici, senza mai abbandonare del tutto l'insegnamento, che riprese nel Collegio Ferrini.

L'8 gennaio 1970 si verificò la morte di monsignor Luis Eduardo García, Prefetto apostolico di Arauca e confratello Missionario di Yarumal. La Santa Sede decise di elevare la Prefettura di Arauca al rango di Vicariato Apostolico poco tempo dopo. Padre Jesús Emilio fu eletto primo Vicario Apostolico l'11 novembre 1970. Successivamente, il 10 gennaio 1971, ricevette la consacrazione episcopale per le mani di monsignor Angelo Palmas, Nunzio Apostolico in Colombia, assumendo il titolo vescovile di Strumizza. Come motto per il proprio stemma episcopale scelse un versetto tratto dal profeta Zaccaria: Vigilate! Il Signore viene!. Durante l'allocuzione pronunciata in occasione dell'ordinazione episcopale, rivolse una fervida preghiera affinché il Signore non permettesse che le speranze riposte in lui venissero deluse, chiedendo inoltre di ricevere la forza spirituale paragonabile alla fionda di Davide, sostenuta unicamente dalla Grazia divina.

Il ministero ad Arauca e le difficoltà

Il 19 luglio 1984 il Vicariato Apostolico di Arauca venne ulteriormente elevato al rango di diocesi, e monsignor Jaramillo divenne così il primo vescovo residenziale della nuova circoscrizione ecclesiastica. Il territorio affidato alle sue cure pastorali comprendeva le vaste distese delle Pianure Orientali e la complessa foresta del Sarare. Egli si trovò a esercitare il proprio ministero in zone fortemente segnate dal ritorno della violenza armata e dalla presenza di gruppi ribelli. In quel contesto si registravano persino resistenze all'interno dello stesso clero, con alcuni sacerdoti che avevano scelto la via della lotta armata e della guerriglia nella convinzione di liberare il Paese, mentre in parallelo avanzava una crescente scristianizzazione della società colombiana. Monsignor Jaramillo non rimase inerme di fronte a tali drammi, ma si impegnò con tutte le sue forze per proteggere la vita e la dignità dei suoi fedeli, promuovendo iniziative concrete in difesa dei diritti umani, specialmente a favore dei poveri, e non cessando mai di annunciare coraggiosamente la Parola di Dio.

Per consolidare la vita ecclesiale, creò nuove parrocchie e fondò l'Istituto San Giuseppe Operaio a Saravena, pensato specificamente per la formazione umana e cristiana dei contadini locali. Creò inoltre l'Équipe dell'Indio per favorire l'evangelizzazione delle popolazioni indigene del Sarare. Questa instancabile e retta attività lo rese inevitabilmente sgradito alle forze che intendevano sovvertire l'ordine con la violenza, in particolare all'Esercito di Liberazione Nazionale. Cominciò a subire attacchi diffamatori, calunnie e accuse ingiuste da parte di chi lo denigrava, definendolo tiepido o mediocre a causa dei suoi limiti umani. Monsignor Jaramillo manteneva tuttavia un animo saldo, non si lasciava turbare dalle maldicenze, perdonava prontamente chi lo offendeva e rifuggiva ogni forma di vanagloria per i doni ricevuti, proseguendo al contempo la propria formazione artistica e culturale e continuando ad annunciare il Vangelo pur essendo pienamente consapevole dei gravi rischi personali a cui andava incontro.

Il martirio

Sabato 30 settembre 1989, monsignor Jaramillo si diresse verso La Esmeralda per impegni pastorali. Nei giorni successivi proseguì il viaggio recandosi a Fortul e successivamente a Puerto Nidio per compiere le visite canoniche alle comunità. Era accompagnato da padre Rubén, da padre León Pastor Zarabanda, da padre Helmer Muñoz, dal seminarista Germán Piracoca e dalla segretaria della parrocchia di Fortul. A bordo di un fuoristrada guidato da padre Helmer Muñoz, il gruppo superò un ponte di legno situato tra Fortul e Tame, dove la marcia fu improvvisamente interrotta da tre uomini armati e travestiti da contadini. Senza utilizzare alcun titolo onorifico, gli sconosciuti domandarono chi fosse Jesús Jaramillo Monsalve, e il vescovo rispose con semplicità. Con maniere apparentemente gentili, i sequestratori fecero scendere tutti i passeggeri dal veicolo e ripeterono la domanda sull'identità del presule, il quale confermò nuovamente di essere lui. I miliziani giustificarono il fermo affermando di avere bisogno della sua presenza per redigere un comunicato da recapitare al Governo nazionale, chiedendo poi chi sapesse guidare l'automobile. Padre Helmer si fece avanti, comprendendo con angoscia che il vescovo stava per essere rapito.

I membri dell'Esercito di Liberazione Nazionale ordinarono agli altri accompagnatori di mettersi sul ciglio della strada, mentre il mezzo si diresse verso nord e successivamente verso est. Giunti in un luogo isolato intorno alle sette di sera, i sequestratori fecero scendere il sacerdote e il vescovo, spiegando che dovevano attendere ulteriori ordini dai superiori. Imposero quindi a padre Helmer di allontanarsi, decretando che solo il vescovo dovesse proseguire con loro. Monsignor Jaramillo prese brevemente in disparte il sacerdote, che insisteva per rimanere al suo fianco, e lo esortó a mettersi alla presenza del Signore. In quel momento di profonda prova, i due si concessero l'assoluzione a vicenda. Il vescovo ordinò per l'ultima volta a padre Helmer di andarsene per spirito di obbedienza e per evitare di aggravare la situazione. Mentre si allontanava a fatica, padre Helmer udì le ultime parole pronunciate da monsignor Jaramillo, il quale raccomandava ai carnefici di non fare del male al suo giovane compagno. Alle prime ore del 3 ottobre, padre Helmer tornò a cercare il vescovo nel luogo indicato dai guerriglieri. Verso le otto del mattino, ne rinvenne il corpo senza vita, recante evidenti segni di tortura e ferite provocate da colpi d'arma da fuoco. Dal corpo mancavano l'anello episcopale e la croce pettorale, la cui catena era stata violentemente spezzata.

Memoria e glorificazione

La tragica notizia della morte suscitò profondo cordoglio nella Chiesa universale. Il Papa san Giovanni Paolo II fece pervenire immediate condoglianze alla Conferenza Episcopale colombiana tramite l'allora Segretario di Stato vaticano, il cardinal Agostino Casaroli, assicurando fervide preghiere per ottenere l'eterno riposo a quell'anima esemplare e a quel Pastore zelante che aveva consacrato l'intera esistenza al servizio del popolo di Dio, predicando incessantemente la riconciliazione e l'amore cristiano. Il 7 luglio 2000 la Santa Sede concesse il nulla osta ufficiale per l'avvio della causa di beatificazione di monsignor Jaramillo. La fase diocesana dell'inchiesta si svolse regolarmente presso la diocesi di Arauca e si concluse il 29 giugno 2006. Un fondamentale passo avanti si registrò il 7 luglio 2017, quando papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto con cui monsignor Jaramillo veniva dichiarato ufficialmente martire, in seguito al giudizio favorevole espresso dai Consultori teologi e dai cardinali e vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi sulla rispettiva Positio super martyrio.

La solenne cerimonia di beatificazione è stata celebrata l'8 settembre 2017 a Villavicencio nel corso del viaggio apostolico compiuto in Colombia da papa Francesco, ed è stata presieduta dallo stesso Pontefice insieme a quella del sacerdote Pedro María Ramírez Ramos. I resti mortali di monsignor Jesús Emilio Jaramillo Monsalve, inizialmente sepolti subito dopo l'assassinio all'interno della cattedrale di Arauca, sono stati oggetto di riesumazione il 24 agosto 2017 per essere collocati con maggiore decoro in una cappella appositamente predisposta nella navata destra della medesima cattedrale. La Chiesa cattolica ne celebra la memoria liturgica il 3 ottobre di ogni anno, giorno della sua nascita al Cielo.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Jesús Emilio Jaramillo Monsalve?

La sua memoria liturgica si celebra il 3 ottobre, giorno della sua nascita al Cielo.

Quali furono i principali incarichi ecclesiastici ricoperti da monsignor Jaramillo?

Fu maestro dei novizi, Superiore generale dei Missionari di Yarumal, primo Vicario Apostolico e successivamente primo vescovo della diocesi di Arauca.