5 de marzo
Beato Lazzaro Shantoja
Sacerdote y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La giovinezza e la vocazione
Lazër Shantoja è nato a Scutari, in Albania, il 2 settembre 1892. Fin dalla prima giovinezza ha maturato la vocazione al sacerdozio ispirandosi all'esempio di uno zio. Ha svolto i primi studi nel Seminario della sua città natale, diretto dai padri Gesuiti. Ha proseguito il proprio percorso formativo a Innsbruck, in Austria, apprendendo la lingua tedesca. Dotato di carattere vivace e curioso, ha seguito attentamente le vicende del popolo albanese intese a liberarsi dal dominio dell'Impero Ottomano. Parallelamente agli studi religiosi, ha studiato pianoforte e ha iniziato a cimentarsi nelle prime composizioni letterarie. Nel 1920 è stato ordinato sacerdote.
Il ministero a Sheldija e l'incarico a Scutari
Subito dopo l'ordinazione è rientrato in Albania ed è stato nominato parroco di Sheldija, un centro montano situato a est di Scutari. Una volta insediatosi a Sheldija, si è fatto trasportare il proprio pianoforte a dorso d'asino, fatto che gli è valso il soprannome di il parroco col piano. Ha avviato il ministero pastorale venendo stimato dai parrocchiani per le sue doti naturali di guida spirituale e umana. Nel 1924, mentre l'Albania indipendente era coinvolta in conflitti con le nazioni confinanti, il nuovo arcivescovo di Scutari, monsignor Lazër Mjeda, lo ha scelto come proprio segretario. Egli ha accettato l'incarico per obbedienza, mentre i suoi parrocchiani di Sheldija si sono opposti inizialmente alla sua partenza. I parrocchiani hanno ceduto solo dopo aver compreso l'impossibilità di contrastare la decisione dell'autorità vescovile. I fedeli lo hanno quindi accompagnato amareggiati alla nuova sede, insieme all'asino che trasportava il pianoforte, i libri e gli spartiti musicali. La sera, durante il tempo libero dai doveri d'ufficio, don Lazër suonava il pianoforte, attirando molti passanti che si radunavano sotto le finestre del palazzo arcivescovile per ascoltarlo.
L'impegno culturale e giornalistico
Oltre ad assistere il vescovo, il suo compito principale era promuovere iniziative dirette a parificare l'Albania alle altre nazioni europee. Ha collaborato attivamente alla redazione del quotidiano Ora e maleve, tradotto come La Difesa delle Montagne, organo ufficiale della Democrazia Cristiana albanese. Il quotidiano Ora e maleve ha raggiunto una diffusione ampia, superando i confini del partito, dell'ambiente cattolico e del contesto nazionale. I suoi articoli, caratterizzati da uno stile arguto e polemico, gli hanno procurato il rispetto degli avversari politici per la qualità delle argomentazioni trattate.
L'esilio e la produzione letteraria
In seguito all'autoproclamazione a re del capo militare Ahmet Zogu, conosciuto come Zog I, e all'instaurazione di un regime repressivo, molti intellettuali e partigiani albanesi sono stati costretti all'esilio. Don Lazër è fuggito dall'Albania riparando prima in Jugoslavia, poi a Vienna e infine stabilendosi in Svizzera. In territorio svizzero ha risieduto inizialmente a Berna, per poi esercitare il ministero pastorale a La Motte, sulle Alpi bernesi, tra il 1935 e il 1939. Durante l'esilio ha proseguito l'attività culturale traducendo in albanese opere di Goethe, Schiller e di alcuni poeti italiani. Ha composto saggi brevi, articoli e testi poetici. Intendeva realizzare un'opera incentrata sui valori tradizionali del focolare e della libertà fondata sulla fede in Dio. Ha vissuto l'esilio con una profonda nostalgia per la patria, come confidato al poeta Ernest Koliqi durante una visita di quest'ultimo. Ha manifestato la necessità di mantenere un legame concreto con le proprie origini culturali e umane. Durante il periodo di esilio è stato accompagnato dalla madre, la quale parlava esclusivamente la lingua albanese. Nel 1938 è potuto rientrare in Albania, stabilendosi a Tirana con la madre in una piccola abitazione per dedicarsi interamente alla letteratura. Dopo la sua morte si è scoperta l'esistenza di alcuni sonetti anonimi che aveva dedicato a una figura femminile. La scoperta di questi versi ha suscitato scalpore in alcuni, venendo tuttavia considerata dimostrazione della sua sensibilità verso la bellezza umana.
La persecuzione e il martirio
Durante gli anni della seconda guerra mondiale si era inizialmente avvicinato ai fascisti italiani, prendendone tuttavia presto le distanze. Con l'avvento del regime comunista in Albania è diventato oggetto di persecuzione politica e religiosa. È stato arrestato e sottoposto a severe torture che gli hanno provocato la frattura delle braccia e delle gambe. A causa delle mutilazioni subite, poteva muoversi all'interno della cella solo trascinandosi sulle ginocchia e sui gomiti. Sua madre, ammessa a visitarlo in carcere, vedendo le sue condizioni fisiche ha supplicato i soldati di ucciderlo con un proiettile pur di porre fine ai suoi patimenti. Dopo un ulteriore periodo di detenzione, una soldatessa lo ha ucciso sparandogli un colpo alla nuca. È morto a Tirana il 5 marzo 1945. È stato inserito nel gruppo dei trentotto martiri albanesi guidati da monsignor Vinçenc Prennushi. È stato proclamato beato a Scutari il 5 novembre 2016.
La vida y el ministerio
La trayectoria vital del Beato Lazzaro Shantoja comenzó en Scutari en 1892. Tras su ordenación sacerdotal en 1920, Lazzaro consagró sus primeros años de ministerio a la edificación de la comunidad local. A partir de 1924, su servicio se estrechó junto al arzobispo de Scutari, desempeñando labores de gran responsabilidad como secretario particular. Paralelamente, puso sus talentos intelectuales al servicio de la evangelización y la cultura al trabajar como redactor del periódico Ora e maleve, una labor que realizaba con el propósito de informar y orientar a sus compatriotas desde una perspectiva cristiana.
La compleja situación política de su tiempo lo obligó a abandonar Albania, iniciando un largo y doloroso período de exilio. Su camino lo llevó a tierras como Jugoslavia, Austria y Suiza, donde residió en ciudades como Innsbruck, Berna y La Motte. Durante estos años de incertidumbre, nunca perdió de vista su identidad sacerdotal ni su amor por su pueblo. La historia de su vida es la historia de un hombre que, habiendo conocido la paz de otros lugares, decidió regresar a su tierra natal, aun sabiendo los peligros que acechaban bajo el control del régimen comunista.
Al volver a Albania, su compromiso con la fe lo convirtió en un objetivo principal para las autoridades. Fue detenido, sometido a torturas crueles y finalmente ejecutado en la ciudad de Tirana en 1945. Su muerte no fue el fin de su testimonio, sino la confirmación definitiva de su entrega total a Dios. El 5 de noviembre de 2016, la Iglesia reconoció oficialmente su sacrificio al beatificarlo junto a otros treinta y ocho mártires albaneses, elevando su nombre a los altares como un testigo incansable de la fe en el siglo veinte.
El culto y la memoria
El culto al Beato Lazzaro Shantoja se inscribe en la memoria colectiva de la Iglesia en Albania, que recuerda con gratitud a quienes ofrecieron su vida por fidelidad al Evangelio durante la persecución del siglo veinte. Su beatificación, celebrada en el año 2016, marcó un hito importante para la comunidad cristiana, consolidando su figura como un intercesor ante Dios por la paz y la libertad de los pueblos.
Los fieles honran su memoria cada 5 de marzo, día en que se celebra su fiesta litúrgica dentro del grupo de los treinta y ocho mártires albaneses. Su vida, que transcurrió entre Scutari, los lugares de su exilio y finalmente Tirana, es hoy un referente para quienes buscan perseverar en la fe ante las dificultades. La Iglesia alaba en él la valentía del sacerdote que no abandonó su misión a pesar de las amenazas, ofreciendo su vida como un sacrificio agradable en medio de la oscuridad de la opresión.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Lazzaro Shantoja?
La sua memoria liturgica si celebra il 5 marzo.
Di cosa è patrono il Beato Lazzaro Shantoja?
Non sono attribuiti patronati specifici nei dati biografici.