14 de julio
Beato Michele Ghebre
Sacerdote y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e giovinezza
La nascita del Beato Michele Ghebre avvenne nel villaggio di Dibo, nella ricca regione etiope del West Gojam, al di sotto del lago Tsana e sulla riva destra dell'Abbay, nel 1791. La sua nascita avvenne a Dibo, nel West Gojam in Etiopia, intorno al 1791. Il nome Ghebre Michele significa servo o devoto di San Michele. I suoi genitori si adoperarono con cura per fargli impartire un'istruzione non solo elementare. Ghebre Michele crebbe nella fede della sua patria, dove la Chiesa Copta Etiope negava la doppia natura umana e divina di Cristo. Durante l'infanzia, una grave malattia lo privò dell'occhio sinistro. I compaesani lo soprannominarono uomo dai quattr'occhi per via del suo fervido ingegno e della sua ferrea volontà nello studio. Ghebre Michele studiò nella vicina città di Mertolé Mariàm. Gli studenti in Abissinia vivevano quasi come figli e servitori dei loro maestri, abitando con loro, prestando servizio e conducendo una vita di stenti. Gli studenti erano costretti a studiare tutto a memoria a causa dell'assenza quasi totale di libri. Egli studiò grammatica, poesia, canto, computo ecclesiastico e civile, Salterio, Bibbia, teologia e astronomia. Terminò i suoi studi all'età di venticinque anni. Cercò sempre la vera fede attraverso lo studio e la preghiera. Chiese e ottenne di entrare nel monastero di Mertolé Mariàm per condurre una vita più perfetta. Nella pratica della castità monastica si cimentò nella ricerca della Verità. Studiò antichi codici nei monasteri e ascoltò i dottori delle scuole senza legarsi a nessuna di esse in particolare.
Incontro con la fede cattolica e apostolato
Il religioso si imbarcò per l'Egitto insieme ad altri due compagni. Durante il viaggio incontrò San Giustino De Jacobis, che li accompagnava. Ghebre Michele e i suoi compagni chiesero a San Giustino se in Gesù Cristo restassero due nature dopo l'unione. Alla risposta affermativa di Giustino, i tre obiettarono che la natura non può stare senza la persona e viceversa, implicando l'esistenza di due persone in Gesù Cristo. Giustino replicò chiedendo come potessero esserci tre persone in una sola natura nella Trinità. Non sapendo cosa replicare, Ghebre Michele e i suoi compagni si defilarono in silenzio. Ghebre Michele si recò in seguito a Roma e a Gerusalemme con Giustino, per poi fare ritorno in Abissinia. Il virtuoso esempio di Giustino suscitò in lui ammirazione e stima. Dopo conversazioni sulla Cristologia con Giustino e la dissipazione dei suoi dubbi, abiurò gli errori del suo paese nelle mani del santo. Entrò infine in unità con la Chiesa cattolica. Fu associato all'attività apostolica di Giustino e incaricato come insegnante nel suo seminario. Fu consigliere nella composizione di un catechismo per il popolo abissino e nella traduzione di un'opera per la formazione del clero indigeno. Aiutò nella predicazione ai fedeli e nella confutazione degli eretici. Ebbe il privilegio di essere presbitero della Congregazione per le Missioni.
Arresto, persecuzione e martirio
La fedeltà alla Chiesa cattolica attirò presto su di lui la persecuzione. Subì una prigionia di settanta giorni inflittagli dal vescovo eretico Salàma. Ripresa la libertà, fu giudicato degno dell'ordinazione presbiterale da San Giustino e accettato tra i figli spirituali di San Vincenzo. L'inizio del suo noviziato fu impedito nuovamente dal vescovo Salama, che lo consegnò all'imperatore. San Giustino De Jacobis subì torture, prigionia ed esilio perpetuo. A causa della sua fede cattolica, patì tredici mesi di carcere. Subì spossanti trasferimenti e marce forzate in catene insieme ai soldati. Portò pesanti catene ai piedi. Ghebre Michele fu suppliziato, accecato e condannato ai ferri perpetui. Subì torture e fustigazioni. Subì il martirio definitivo morendo per fame e per sete, coronando così la sua testimonianza cristiana. Il suo martirio avvenne nella località di Cerecca-Ghebaba in Etiopia. Egli fu un martire. La sua morte avvenne il ventotto agosto 1855 a Cerreccia Gebaba, nella regione di Oromiya in Etiopia. Morì infatti sfuggendo ai persecutori durante un'epidemia di colera il ventotto agosto 1855 all'età di sessantaquattro anni.
Riconoscimento e culto
Il cammino verso la glorificazione terrena del sacerdote e martire iniziò decenni dopo la sua scomparsa. Il ventidue maggio 1926 fu riconosciuto l'esercizio delle sue virtù eroiche. Fu beatificato in San Pietro il tre ottobre 1926 da Pio XI. Il Martyrologium Romanum lo ricorda il quattordici luglio a Cerecca-Ghebaba in Etiopia. La sua festa liturgica è fissata con doppia memoria. Memoria liturgica il quattordici luglio e il ventotto agosto.
La vida y el testimonio
El beato Michele Ghebre nació en 1791 en la localidad de Dibo, en Etiopía, un entorno donde comenzó a cultivar su vocación intelectual y espiritual. Durante su juventud, se dedicó al estudio de la gramática, la poesía y la teología en el monasterio de Mertolé Mariàm, consolidando una sólida base formativa. Su trayectoria vital estuvo marcada por una profunda inquietud teológica, la cual lo condujo a realizar diversos viajes, visitando lugares significativos como Egipto, Roma y Jerusalén, buscando siempre un mayor entendimiento de las verdades de la fe.
El encuentro con el misionero Giustino De Jacobis fue providencial. A través de sus intercambios teológicos, Michele Ghebre halló las respuestas que su corazón anhelaba, lo que le llevó a abiurar de la fe copta para profesar la fe católica. A partir de ese momento, se convirtió en un colaborador incansable de la misión católica en Etiopía, desempeñando con entrega las labores de maestro y catequista. Su misión, sin embargo, se vio truncada por la hostilidad del obispo Salàma, quien ordenó su detención. Sometido a una dura prisión y a torturas cruentas, el beato Michele Ghebre no flaqueó en su convicción. Su cuerpo, debilitado por los estigmas de la tortura y los graves padecimientos, sucumbió finalmente en 1855 en la localidad de Cerecca-Ghebaba, donde entregó su vida como testimonio supremo de su lealtad a Cristo.
El culto y la memoria
La vida del beato Michele Ghebre ha dejado una huella profunda en la historia de la Iglesia en Etiopía, siendo venerado como un modelo de coherencia y valentía para todos los creyentes. Su proceso de beatificación culminó el 3 de octubre de 1926, cuando el papa Pío XI reconoció oficialmente sus virtudes heroicas y su martirio, elevándolo a la dignidad de los altares.
En la actualidad, su memoria se mantiene viva en la liturgia universal. Según el Martyrologium Romanum, su festividad se celebra cada 14 de julio, fecha en la que los fieles recuerdan su sacrificio y piden su intercesión. Su figura es un recordatorio constante de que la fidelidad a la conciencia y a la verdad del Evangelio puede exigir un precio elevado, pero que dicho sacrificio se convierte en una semilla de esperanza y luz para las generaciones venideras.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Michele Ghebre?
La memoria liturgica del Beato Michele Ghebre si celebra il 14 luglio e il 28 agosto.
Quali furono i principali ruoli del Beato Michele Ghebre?
Egli fu un sacerdote della Congregazione per le Missioni, insegnante, consigliere ed educatore, nonchè martire della fede cattolica.
En la localidad de Cerecca-Ghebaba en Etiopía, beato Ghebrē Michael, sacerdote de la Congregación de la Misión y mártir, que en el estudio y en la oración buscó siempre la verdadera fe, entrando en unidad con la Iglesia católica; sufrió por esto la cárcel y trece meses de marchas forzadas junto con los soldados con pesadas cadenas en los pies, hasta que murió exhausto por los azotes, por la sed y por el hambre. — Martirologio Romano