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15 de febrero

Beato Michele Sopocko Michele Sopocko

Here's the translation: Sacerdote becomes Sacerdote

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e formazione nel sacerdozio

Michele Sopoćko nacque il primo novembre 1888 a Juszewszczyzna, in una regione segnata da profonde tradizioni e da un'atmosfera familiare favorevole alla crescita spirituale e religiosa. Fin dalla fanciullezza, il clima vissuto in famiglia svegliò in lui il santo desiderio di consacrarsi a Dio come sacerdote. Spinto da questa vocazione profonda, nell'autunno del 1910 entrò nel Seminario di Vilna, dove gli studi durarono quattro anni secondo un ordine prefissato e le consuetudini consolidate di molti anni. Durante questo cammino formativo, Michele rispettò senza alcuna difficoltà le condizioni e le esigenze imposte dalla disciplina del seminario. Poiché non poteva contare sull'aiuto economico dei familiari per il sostentamento dei suoi studi, egli poté continuare la sua preparazione grazie a un sussidio elargito dal rettore don J. Uszyllo. Il 29 aprile 1912 ricevette i quattro ordini minori e superò regolarmente tutti gli esami previsti. A causa del suo impegno e della sua dirittura morale, i responsabili del seminario gli riservarono un trattamento di favore, ammettendolo alle ordinazioni di suddiaconato e diaconato un anno prima del previsto. Michele fu ordinato suddiacono a Kaunas una settimana prima della solennità della Pentecoste, e poche settimane dopo ricevette anche il diaconato. Entrambe le ordinazioni furono conferite per mano del vescovo di Kielce Augustyn Losiński. Infine, il 15 giugno 1914, alla conclusione del quarto anno di studio, don Michele fu ordinato sacerdote dal vescovo Franciszek Karewicz.

Il ministero a Taboryszki e l'impegno educativo

Subito dopo l'ordinazione sacerdotale, don Michele Sopoćko fu inviato come vicario nella parrocchia di Taboryszki, situata nel decanato di Turgiele. I compiti iniziali assegnatigli dal parroco non apparivano particolarmente impegnativi, ma il giovane sacerdote, animato da uno spiccato zelo apostolico, chiese espressamente di poter iniziare a far catechesi alla gioventù locale. Il primo anno di intenso lavoro pastorale a Taboryszki si concluse con la Prima Confessione e la Prima Comunione per circa cinquecento bambini, un traguardo di grande rilievo spirituale per la comunità. Nell'estate del 1915, tuttavia, il fronte bellico tedesco-russo attraversò la regione di Taboryszki. Nonostante i gravi pericoli della guerra, don Sopocko scelse coraggiosamente di continuare la sua attività pastorale, spostandosi continuamente da una parrocchia all'altra per portare conforto e consolazione alle persone colpite dal passaggio delle truppe. A Miedniki Królewskie, distante quattordici chilometri dalla chiesa parrocchiale, era di stanza un reparto militare tedesco, e nella cappella locale un cappellano celebrava la Santa Messa per i soldati. Don Sopocko sostituiva volentieri il cappellano militare ogni volta che gli veniva richiesto. Oltre all'assistenza spirituale, egli svolse un'importante attività educativa, decidendo col tempo di organizzare una scuola in ogni paese della zona di una certa consistenza. Le autorità di occupazione inizialmente si mostrarono tolleranti e appoggiarono anche materialmente questa lodevole iniziativa scolastica. Tuttavia, con il passare dei mesi, l'atteggiamento delle autorità cambiò radicalmente in peggio. Gli occupanti iniziarono a ostacolare don Sopocko, impedendogli persino di recarsi a Vilna per assumere nuovi insegnanti. Le autorità tedesche giunsero alla conclusione che don Sopocko fosse un fanatico polacco dedito a diffondere idee sovversive con denaro estero nella regione. Dinanzi a questa situazione divenuta ormai insostenibile, don Michele cominciò a pensare seriamente di lasciare Taboryszki. Nel settembre del 1918 il vicario capitolare J. Hanusowicz concesse finalmente a don Michele il permesso di partire per Varsavia. La sera del 30 settembre, don Sopocko partì di nascosto da Taboryszki, ma i parrocchiani, scoperto il suo imminente allontanamento a Turgiele, si opposero fermamente alla sua partenza. Dopo i dovuti congedi dalla comunità affezionata, don Michele si recò dapprima a Vilna e successivamente a Varsavia, dove si iscrisse alla Facoltà di Teologia dell'Università locale.

Cappellano militare durante la guerra nell'est

Il periodo di studio a Varsavia fu subito interrotto da gravi problemi di salute e dai tumulti politici del tempo. Don Michele si ammalò infatti di tifo addominale e dovette rimanere ricoverato in ospedale per ben sei settimane. Nel gennaio del 1919 fece ritorno per iniziare regolarmente gli studi, ma l'università fu nuovamente chiusa a causa della guerra scoppiata nell'est subito dopo la proclamazione dell'indipendenza della Polonia. Di fronte a questa emergenza nazionale, don Michele si presentò come volontario alla Curia dell'Ordinariato Militare, chiedendo con insistenza di essere ammesso a prestare servizio nell'esercito. L'Ordinario militare dell'esercito polacco, Stanislaw Gall, lo nominò cappellano militare e lo inviò a svolgere il suo prezioso ministero presso l'Ospedale Militare numero 3 di Varsavia. Passato appena un mese, don Michele chiese con fervore di essere mandato direttamente al fronte. Verso la fine di febbraio ottenne dal vescovo il trasferimento al Reggimento di Vilna della Divisione Bielorussa di Artiglieria e si recò immediatamente in prima linea, venendo inviato a prestare assistenza spirituale presso le truppe di stanza a Rózanna. I suoi compiti quotidiani consistevano nel celebrare la Santa Messa, guidare la preghiera comune e confessare numerosissimi soldati. Con straordinaria dedizione si prendeva cura dei feriti che soffrivano indicibilmente a causa della mancanza di un ospedale adeguato e delle condizioni estremamente difficili. Una lunga marcia compiuta insieme alle truppe dell'esercito provocò tuttavia un nuovo cedimento della sua salute, con l'insorgere del tifo esentematico. Fu prontamente trasferito in un ospedale militare allestito presso il convento delle Suore Immacolatine a Słonim. A causa del pericoloso avvicinarsi del fronte, fu successivamente trasferito nell'ospedale di Wołkowysk. Il ricovero ospedaliero durò alcune settimane e lo stato di salute iniziò a mostrare lievi miglioramenti soltanto con l'arrivo della primavera. Durante la convalescenza, non risparmiò le sue forze e aiutava volentieri nella cura pastorale dei malati. Il ministero svolto negli ospedali di guerra era logorante e finì per manifestare un grave indebolimento generale del suo organismo. Il vescovo militare Stanislaw Gall gli concesse pertanto una licenza speciale per motivi di salute, e una commissione di medici lo inviò a riposare nel Sanatorio della Croce Rossa situato a Zakopane. Prima di partire, fu onorato dagli ufficiali dello stato maggiore con un ringraziamento ufficiale per i suoi eminenti meriti e per la straordinaria dedizione dimostrata sul campo.

Il servizio a Varsavia e l'attività sociale e accademica

Terminate le cure a Zakopane, all'inizio di settembre del 1919 il vescovo Stanislaw Gall lo volle nuovamente a Varsavia, inviandolo al Campo di Formazione del Genio di Kościuszko nel quartiere Powązki. I suoi compiti come cappellano comprendevano la formazione religiosa e morale dei quadri superiori e dei soldati attraverso incontri settimanali. Si occupava inoltre della gestione dell'ospedale militare in via Dzika, prestava servizio presso l'Ufficio Economico, assisteva il Primo Reggimento del Genio Minatori a Marymont e aveva la cura spirituale del cimitero militare di Powązki. Nei corsi riservati agli ufficiali trattava approfonditamente temi di dogmatica e di storia della Chiesa, presentando ai cadetti ampi stralci del catechismo e affrontando argomenti di grande attualità collegati al servizio militare. I contenuti religiosi e morali proposti nei suoi corsi furono talmente apprezzati dallo stato maggiore che il Ministero della Guerra decise di pubblicarli a stampa, impegnando ufficialmente tutti i reparti a farli conoscere alle reclute. Don Sopocko si dedicò anche con fervore all'organizzazione di cappelle e chiese nel campo di formazione, utilizzando edifici abbandonati o ex chiese ortodosse risalenti al periodo russo. Fece realizzare l'altare del Sacro Cuore di Gesù per la cappella della caserma, ristrutturò totalmente la cappella di Marymont inserendo l'altare della Regina Poloniae e due altari laterali dedicati a san Casimiro e al Sacro Cuore di Gesù, e fece restaurare gli altari lasciati dai russi nella chiesa di san Giosafat situata nel cimitero di Powązki. La domenica e nei giorni festivi celebrava la Santa Messa e presiedeva le funzioni in questi templi, che divennero punti di riferimento frequentati anche dagli abitanti della zona. Nell'ottobre del 1919, nonostante la guerra in corso, l'università fu finalmente riaperta. Don Sopocko si iscrisse alla sezione di Teologia Morale e ai corsi di Diritto e Filosofia, dividendo da quel momento il suo tempo tra gli impegni accademici e il faticoso ministero nell'esercito. Esercitò inoltre un'intensa attività sociale, organizzando e dirigendo come presidente l'associazione Aiuto Fraterno Militare, una mensa per i soldati e una scuola destinata ai bambini orfani di famiglie militari. Nell'estate del 1920 visse in prima linea i drammatici momenti della difesa eroica di Varsavia e la storica vittoria contro l'offensiva sovietica. Nelle sue successive Memorie descriverà questi eventi come una disposizione straordinaria della Divina Provvidenza e un chiaro segno di Misericordia Divina per la Polonia, ottenuto grazie alle ferventi preghiere delle folle di fedeli che affollavano le chiese nell'agosto del 1920. Sempre nell'estate del 1920 subì una pericolosa aggressione mentre rincasava da solo dall'ospedale di via Dzika; l'intervento tempestivo di alcuni soldati di stanza nelle vicinanze lo salvò provvidenzialmente dal peggio. Uno degli aggressori arrestati risultò essere un noto capo comunista ricercato dalla polizia, che organizzava riunioni clandestine nel cimitero. Dopo questo grave episodio, le autorità disposero che a don Michele venissero assegnati una piccola carrozza e un attendente per garantirgli la sicurezza durante i suoi spostamenti continui tra l'ospedale e le divisioni militari affidate alla sua cura pastorale. Lo stesso maresciallo Józef Pilsudski, che aveva l'abitudine di fare visita ai soldati e riconosceva sempre il cappellano salutandolo per primo, appena seppe dell'aggressione ordinò misure speciali di protezione. Proseguendo nei suoi studi, nell'autunno del 1922 don Sopoćko si iscrisse all'Istituto Superiore di Pedagogia, conseguendo nel 1923 il dottorato in teologia e dedicandosi in seguito con maggiore ampiezza alla pedagogia. Nella primavera del 1924 condusse una vasta ricerca tra gli allievi delle scuole elementari e medie per verificare l'influenza dell'alcool sullo sviluppo delle capacità giovanili; i risultati di questo studio costituirono la base della sua tesi di laurea intitolata 'Alcolismo fra i giovani dell'età scolastica'. Nello stesso anno 1924, don Sopoćko curò la ristrutturazione totale della cappella di Marymont, trasformandola in una chiesa ad una navata capace di contenere centinaia di persone, la quale fu solennemente consacrata il 16 novembre alla Regina della Corona Polacca dal vescovo Stanislaw Gall.

Il trasferimento a Vilna e la pastorale della guarnigione

Il vescovo di Vilna, Jerzy Matulewicz, ben conoscendo i meriti, la vasta preparazione teologica e le doti pedagogiche del cappellano, desiderava fortemente impegnarlo al servizio della sua diocesi, affidandogli inizialmente l'organizzazione della pastorale della gioventù non scolastica. Don Michele accettò con entusiasmo la proposta, ma la Curia Militare rispose inizialmente con un rifiuto alla sua domanda di dimissioni. Fu necessario l'intervento personale di monsignor Matulewicz presso il vescovo militare affinché, nell'estate del 1924, si ottenesse la promessa del trasferimento di don Sopoćko nella diocesi di Vilna. Prima di assumere il nuovo incarico, don Sopoćko si recò a Poznań per apprendere i metodi di lavoro con la gioventù cattolica e approfondire l'azione dei sacerdoti impegnati nella diffusione dell'astinenza dagli alcolici. La decisione formale del vescovo Stanislaw Gall giunse nell'autunno del 1924, nominandolo Direttore Pastorale della Regione di Vilna, un incarico che abbracciava la guarnigione militare cittadina e quelle di Nowa Wilejka, Podbrodzie e Berezwecze, comprendendo complessivamente più di diecimila soldati. Don Michele giunse a Vilna l'8 dicembre 1924 e, riscontrando la mancanza di una chiesa di guarnigione che costringeva i soldati a frequentare i luoghi di culto parrocchiali, promosse un'assemblea generale per proporre la costruzione di un nuovo tempio. Si decise così di ricostruire l'ex chiesa di Sant'Ignazio, che le autorità zariste avevano sconsacrato trasformandola in un casinò militare e che versava in completo stato di rovina. Mentre predicava instancabilmente sulla passione di Cristo per raccogliere fondi, don Sopoćko organizzò contemporaneamente una cappella dedicata a Cristo Re in un annesso, dove celebravano le funzioni per le famiglie degli ufficiali e per i cittadini, e adattò allo scopo anche la cappella della Mater Dolorosa nel cimitero militare. Parallelamente, si dedicò all'organizzazione della pastorale giovanile per i giovani non scolarizzati, fondando con la collaborazione degli insegnanti l'Unione delle Associazioni della Gioventù Polacca, registrata ufficialmente appena sei mesi dopo il suo arrivo. Questo ritmo di lavoro così intenso finì per compromettere nuovamente la sua salute, tanto che nella primavera del 1925 i medici gli imposero un periodo di cura di tre mesi a Zakopane. Al suo ritorno, per superare la stagnazione delle opere iniziate, rilanciò la raccolta fondi tramite predicazioni, collette e lotterie, ottenendo inoltre l'appoggio del Ministero degli Affari Militari e l'impiego di brigate di lavoro composte da soldati per abbassare i costi di ristrutturazione della chiesa di Sant'Ignazio. In due occasioni, approfittando della visita del maresciallo Pilsudski a Vilna, don Sopocko chiese e ottenne personalmente un generoso sostegno finanziario per il completamento del tempio.

L'insegnamento universitario e il padre spirituale in seminario

Accanto all'intensa attività pastorale e militare, don Sopoćko coltivava con dedizione la ricerca scientifica e l'insegnamento. Continuò gli studi teologici per corrispondenza e preparò una seconda tesi di dottorato in teologia morale intitolata 'L'etica della famiglia nella legislazione polacca', che presentò con successo il primo marzo 1926 alla Facoltà di Teologia dell'Università di Varsavia. Per approfondire le sue ricerche, studiò privatamente il tedesco, l'inglese e il francese, ponendosi l'obiettivo di preparare la tesi di abilitazione per la libera docenza. Nel frattempo, l'arcivescovo Romuald Jałbrzykowski, divenuto ordinario dell'arcidiocesi nel 1925, lo nominò padre spirituale del Seminario di Vilna con decreto dell'8 agosto 1927, affidandogli poco dopo anche la direzione della cattedra di teologia pastorale all'Università Stefan Bathory di Vilna. Per poter assolvere a questi prestigiosi incarichi, don Sopoćko fu costretto a rinunciare gradualmente ai corsi per insegnanti e a chiedere un ulteriore aiuto per la cappellania militare. Sebbene inizialmente si sentisse sorpreso e impreparato per il ministero di padre spirituale, con il passare del tempo vi si dedicò con grande frutto, guidando come moderatore la Congregazione Mariana, il Circolo Eucaristico, il Terz'Ordine Francescano e l'Unione Missionaria del Clero. Nel settembre del 1929 la chiesa di Sant'Ignazio fu finalmente consacrata e aperta all'uso della guarnigione militare, liberando don Sopoćko da quel gravoso impegno di ricostruzione. Ottenuto dal vescovo militare un congedo non retribuito di tre anni e il passaggio alla riserva grazie all'intercessione del nuovo vescovo Józef Gawlina, egli poté concentrarsi interamente sull'attività accademica e scientifica. Nell'estate del 1930 compì un fruttuoso viaggio di studio nelle principali biblioteche dell'Europa occidentale, visitando importanti luoghi di culto e centri di vita religiosa. Poiché mancavano manuali adeguati nelle materie che insegnava in seminario, elaborò autonomamente testi di studio che furono a lungo copiati e utilizzati dagli studenti con grande profitto. Scrisse numerosi articoli scientifici e divulgativi per riviste e per l'enciclopedia ecclesiastica, tenne conferenze e promosse l'azione sociale collaborando con le Congregazioni Mariane e fondando a Vilna una filiale del Circolo degli Intellettuali Cattolici. Liberato infine anche dall'incarico di padre spirituale su sua richiesta, nel settembre del 1932 si trasferì nel convento delle Suore della Visitazione, dove trovò le condizioni ideali per completare la sua tesi di abilitazione intitolata 'Scopo, soggetto e oggetto dell'educazione secondo Mikołaj Łęczycki'. Il 15 maggio 1934 ottenne l'abilitazione alla libera docenza presso l'Università di Varsavia, titolo successivamente trasferito all'Università Stefan Bathory di Vilna. Nel marzo del 1934 si recò in pellegrinaggio in Terra Santa, un'esperienza spirituale straordinaria che impresse un segno indelebile nella sua anima e di cui serbò memoria nei suoi scritti. Nel luglio dello stesso anno, l'arcivescovo Jałbrzykowski lo nominò rettore della storica chiesa di San Michele a Vilna, annessa al convento delle suore bernardine, di cui divenne anche il confessore ordinario. Don Sopoćko arredò un piccolo appartamento presso la chiesa, si prodigò per rinnovare l'antico tempio e conservare l'immagine miracolosa della Madonna del XV secolo coronata nel 1750 da papa Benedetto XIV, e ristrutturò i locali dell'adiacente convento – precedentemente adibiti a usi profani – coprendo una parte cospicua delle spese con i propri risparmi personali.

L'incontro provvidenziale con santa Faustina Kowalska

Il ministero svolto come confessore delle suore bernardine e della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia condusse don Michele Sopoćko incontro alla missione più importante della sua vita. Nel 1933 giunse a Vilna suor Faustina Kowalska, la quale, divenuta sua penitente, riconobbe immediatamente in lui il sacerdote pio e cosciente che le era stato rivelato in visione interiore. Don Sopoćko, che aveva già sperimentato nella sua vita numerose grazie e onorava profondamente Dio nella Sua misericordia, ascoltò con attenzione i racconti della suora circa le rivelazioni ricevute da Gesù. Con grande prudenza e discernimento ecclesiale, ordinò a suor Faustina di mettere per iscritto tutte le sue esperienze interiori, dando così origine al suo celebre diario spirituale che don Sopoćko leggeva regolarmente per valutarne la genuinità del messaggio. Tra le richieste pressanti presentate da Gesù a suor Faustina vi erano la dipinta di un'immagine del Salvatore Misericordiosissimo e l'istituzione della festa della Divina Misericordia da celebrarsi la prima domenica dopo Pasqua. Don Sopoćko incaricò allora il pittore Eugeniusz Kazimirowski di realizzare il quadro seguendo fedelmente le indicazioni fornite dalla mistica. Sebbene l'aspetto del dipinto non rispecchiasse pienamente la bellezza contemplata nelle visioni, Cristo assicurò a suor Faustina che la grazia sarebbe comunque passata attraverso quell'immagine. Prima di esporre pubblicamente il dipinto, don Sopoćko condusse un rigoroso esame teologico e una valutazione critica delle visioni secondo i sani criteri della Chiesa. Dopo una prima collocazione provvisoria nel corridoio del convento delle bernardine, suor Faustina riferì che il Signore desiderava che il quadro fosse esposto nel santuario della Ostra Brama in concomitanza con la chiusura del Giubileo della Redenzione nell'aprile del 1935. Don Sopoćko ottenne il permesso del parroco e collocò l'immagine in una finestra del colonnato della cappella, tenendo in quella domenica un'intensa omelia sulla Divina Misericordia. Nel 1936 suor Faustina fu trasferita a Łagiewniki, nei pressi di Cracovia, ma don Sopoćko mantenne costantemente i contatti con lei per mezzo di una fitta corrispondenza e recandosi a farle visita di persona. Nel 1937, ottenuta l'autorizzazione dall'arcivescovo Jałbrzykowski, fece collocare benedicendo l'immagine nella chiesa di San Michele, dove egli stesso continuava la sua ricerca teologica per dimostrare la misericordia come attributo supremo di Dio e fondare teologicamente la nuova festa liturgica. Sul finire del 1937 la salute di suor Faustina peggiorò drasticamente; don Sopoćko andò a trovarla per l'ultima volta nel settembre del 1938 sul letto di morte. In quell'occasione, la santa lo esortò a non desistere mai dal diffondere il culto della Divina Misericordia e dall'operare per l'istituzione della festa, mentre riguardo alla nuova congregazione religiosa da fondare gli predisse che l'opera sarebbe iniziata da piccole cose e che l'iniziativa sarebbe stata portata avanti da altri, accettando serenamente il disegno divino. Suor Faustina si spense santamente il 5 ottobre 1938.

Gli anni della guerra e la nascita della nuova congregazione

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale nel settembre 1939, la drammatica tragedia del conflitto confermò fermamente in don Sopoćko la convinzione che il mondo intero avesse un disperato bisogno della Divina Misericordia. A quell'idea era strettamente collegata la costruzione di una nuova grande chiesa dedicata alla Divina Misericordia nel quartiere periferico di Śnipiszki, abitato da artigiani e famiglie militari; un Comitato per la Costruzione fu regolarmente approvato nel 1938, ma la devastazione della guerra interruppe irrimediabilmente il progetto, con le truppe sovietiche che arrivarono a rubare i mattoni accumulati per utilizzarli nelle fortificazioni e i risparmi bancari andati completamente perduti. Negli anni dell'occupazione sovietica e successivamente di quella nazista, don Sopoćko affrontò persecuzioni e momenti di estremo pericolo. Nel 1939 fu brevemente nominato rettore della chiesa di Sant'Ignazio, ma l'incarico fu subito revocato in seguito al passaggio del potere ai lituani. Nonostante le difficoltà crescenti, il sacerdote intensificò la sua predicazione, tenendo memorabili omelie quaresimali sulla Divina Misericordia nella cattedrale di Vilna che attiravano folle oceaniche di fedeli. In quel periodo elaborò il fondamentale trattato teologico intitolato 'De Misericordia Dei deque eiusdem festo instituendo', incoraggiato in precedenza dal cardinale August Hlond. Poiché le autorità sovietiche e successivamente la censura impedivano la pubblicazione, l'esperta di filologia classica Jadwiga Osińska si adoperò per battere e stampare clandestinamente alcune copie con il ciclostile, distribuendole a persone in partenza affinché il messaggio raggiungesse i vescovi di tutta Europa e del mondo. Divenuto una figura sospetta a causa della sua infaticabile attività dottrinale, don Sopoćko riuscì a evitare l'arresto grazie alla provvidenziale soffiata di un'impiegata dell'anagrafe, che gli permise di allontanarsi temporaneamente da Vilna per predicare in varie parrocchie prima di fare ritorno in città. Con l'occupazione tedesca scoppiata nel giugno del 1941, si distinse per un eroico atto di carità cristiana nei confronti della popolazione ebraica perseguitata: già prima della guerra catechizzava gli ebrei che cercavano rifugio nella Chiesa, conducendo al battesimo circa sessantacinque persone e offrendo loro aiuto materiale e spirituale a rischio della propria vita, finché la Gestapo, scoperta la sua attività, lo arrestò per alcuni giorni. Nello stesso periodo estivo del 1941, Jadwiga Osińska confidò a don Sopoćko il desiderio di consacrarsi interamente a Dio. Il sacerdote redasse per lei e per alcune compagne un apposito regolamento di vita interiore, guidandone gli esercizi spirituali e accogliendo il 15 ottobre 1941 i voti privati con cui Osińska prese il nome di suor Faustina, ponendo le basi della futura Congregazione delle Suore di Gesù Misericordioso. Nel marzo del 1942, in seguito a una vasta retata della Gestapo contro il clero e i professori del seminario di Vilna, don Sopoćko fu avvisato in tempo dalla sua domestica e riuscì a rifugiarsi presso la Curia, ricevendo dall'arcivescovo l'ordine di nascondersi. Aiutato dai membri della resistenza dell'Armia Krajowa, ricevette una carta d'identità falsificata a nome di Wacław Rodziewicz e visse nascosto per lunghi mesi in una casetta ai margini della foresta vicino a Czarny Bór, fingendosi falegname e carpentiere. Ogni mattina celebrava clandestinamente la Santa Messa, dedicando gran parte del tempo alla preghiera, alla riflessione e al lavoro scientifico sui testi inviati da Jadwiga Osińska, mentre i tedeschi e i lituani perlustravano incessantemente le canoniche alla sua ricerca. Con la riapertura provvisoria del seminario nell'autunno del 1944 per ordine dell'arcivescovo, don Sopoćko riprese l'insegnamento e i viaggi domenicali nelle parrocchie di campagna per raccogliere generi alimentari di sostegno per i seminaristi. Il 16 novembre 1944, nella cappella delle suore carmelitane a Zarzecze, sei giovani donne emisero i loro voti temporanei nelle mani di don Sopoćko, consacrandosi al Salvatore Misericordiosissimo. Quando il nuovo regime comunista e il pericolo di deportazione in Siberia resero insostenibile la permanenza a Vilna, le suore partirono per Breslavia nel 1946, portando con sé le costituzioni religiose latine appositamente redatte da don Sopoćko per la nuova famiglia religiosa.

Il trasferimento a Białystok e l'ultimo apostolato

Nel luglio del 1947, mentre continuava clandestinamente a tenere corsi di catechismo e pedagogia a Vilna rischiando la deportazione, don Sopoćko ricevette una chiamata provvidenziale dall'arcivescovo Romuald Jałbrzykowski, che lo invitava a trasferirsi a Białystok per riprendere il suo ministero pastorale e accademico nella nuova porzione dell'arcidiocesi rimasta entro i confini polacchi. Alla fine di agosto partì con l'ultimo trasporto dei rimpatriati, portando a compimento quel trasferimento che segnò l'inizio della sua ultima grande stagione di lavoro. Giunto a Białystok, divenne professore nel seminario arcidiocesano, dove insegnava catechesi, pedagogia, psicologia e storia della filosofia, svolgendo contemporaneamente il compito di confessore degli alunni. Durante un viaggio a Varsavia per recuperare i libri sequestrati durante il rimpatrio, ebbe modo di incontrare nuovamente il cardinale August Hlond, al quale riconsegnò il manoscritto del trattato sulla Divina Misericordia redatto a Vilna. Si recò inoltre a visitarla prima comunità delle suore a Myślibórz, constatando con profonda commozione come la casa e la chiesa affidate loro corrispondessero perfettamente alla visione avuta a suo tempo da santa Faustina Kowalska. A Białystok don Sopoćko continuò a prodigarsi instancabilmente come confessore di religiose e dei fedeli. Notando che numerosi abitanti si radunavano nella piccola cappella delle Suore Missionarie della Sacra Famiglia in via Poleska per partecipare alle funzioni, si adoperò per farla ampliare, trasformandola in un centro pastorale autonomo che fu benedetto il 27 novembre 1957, solennità di Cristo Re. Tentò inoltre di promuovere la costruzione di una nuova chiesa in via Wiejska, investendo i propri risparmi personali, ma anche questo progetto si scontrò con le insormontabili difficoltà frapposte dal regime comunista. Negli anni successivi la sua salute subì duri colpi: nel 1958, mentre teneva un ritiro spirituale per i sacerdoti, subì una lesione al nervo facciale che rese estremamente faticoso l'atto di parlare in pubblico, e nel 1962 fu vittima di un grave incidente automobilistico a Zakopane durante un convegno teologico. A causa di questi crescenti problemi fisici, presentò le dimissioni dall'insegnamento in seminario, ritirandosi formalmente nel settembre del 1962. Abituato a un'attività ininterrotta, per la prima volta nella vita si trovò dinanzi a un tempo illimitato unicamente a sua disposizione, che decise di consacrare interamente alla preghiera e alla stesura delle sue opere definitive sulla Divina Misericordia. Pubblicò la sua monumentale opera in quattro volumi intitolata 'La Misericordia di Dio nelle sue opere', il cui primo volume uscì a Londra nel 1959 e i restanti tre a Parigi nel corso degli anni Sessanta, grazie al generoso sostegno di devoti dell'Europa occidentale. Con l'apertura del processo di beatificazione di suor Faustina promossa a Cracovia dal cardinale Karol Wojtyła nel 1965, don Sopoćko fu chiamato a testimoniare con autorevolezza sugli eventi straordinari vissuti accanto alla santa. Egli visse i suoi ultimi anni in profonda unione con Dio, considerando la vecchiaia non come un declino, ma come una speciale vocazione a un amore più grande e alla preghiera contemplativa, che definiva una passività attiva in cui tutto si compie davanti a Dio. Celebro con immensa gratitudine i suoi giubilei di cinquanta e sessant'anni di sacerdozio, confessando con straordinaria umiltà le proprie infedeltà e chiedendo perdono ai presenti. Nel 1972, come unico riconoscimento ufficiale per la sua vita spesa al servizio della Chiesa, fu nominato canonico del Capitolo Metropolitano di Białystok. Don Michele Sopoćko rese la sua anima a Dio serenamente nella sua stanzetta di via Poleska a Białystok il 15 febbraio 1975, giorno liturgico di san Faustino, patrono di santa Faustina. La fase diocesana del suo processo di beatificazione fu chiusa nel 1993, e il 20 dicembre 2004 la Congregazione delle Cause dei Santi promulgò il decreto sull'eroicità delle sue virtù. Infine, il 28 settembre 2008, settant'anni dopo la morte di santa Faustina, fu solennemente beatificato nel Santuario della Divina Misericordia a Białystok, ricevendo il compimento di quella promessa spirituale annotata nel diario della santa: che nella sua corona celeste vi sarebbero state tante corone quante le anime salvate per mezzo dell'opera della Divina Misericordia da lui servita con tanta fedeltà.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il beato Michele Sopoćko?

La memoria liturgica del beato Michele Sopoćko si celebra il 15 febbraio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1975.

Qual è il ruolo principale svolto dal beato Michele Sopoćko?

Don Michele Sopoćko è ricordato principalmente come il confessore, direttore spirituale e sostenitore di santa Faustina Kowalska, nonché come il sacerdote che si prodigò instancabilmente per diffondere nel mondo il culto della Divina Misericordia.