9 de noviembre
Beato Monaldo de Capodistria
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Il contesto adriatico e le origini
Capodistria, anticamente chiamata Giustinopoli, fu per secoli un porto fiorente e ideale per gli scambi commerciali dell’alto Adriatico. In questa terra di incontri e di traffici marittimi, molte persone si trasferivano per lavoro da altre città, animando un centro urbano che fu anche importante sede vescovile. Proprio in quest'area geografica si collocano le origini del Beato Monaldo, nato probabilmente nel tredicesimo secolo. La tradizione individua la sua nascita forse a Pirano, all'interno di una famiglia di antica estrazione toscano-marchigiana, forse appartenente alla casata dei Monaldi o dei Bonaccorsi.
Prima di compiere la scelta definitiva che avrebbe segnato la sua esistenza, il Beato Monaldo fu un fine giurista ed esercitò con competenza la propria attività professionale nel mondo. La sua vocazione religiosa giunse in un momento successivo, configurandosi come una chiamata tardiva ma radicale. Lasciate le occupazioni secolari, Monaldo decise di vestire il cinereo saio di Francesco d’Assisi. L’austero ideale del Serafico Poverello raccoglieva in quegli anni in un'unica comunità dotti e analfabeti, chiamati a servire insieme Cristo Gesù nella fraternità e nella minorità.
L'opera giuridica e il servizio nell'ordine
All'interno della sua famiglia religiosa, il Beato Monaldo ricoprì vari incarichi di responsabilità. Tra questi, spicca il suo servizio come Padre Provinciale della Dalmazia dal millesehicentoquaranta al milleseicentosessanta, periodo in cui guidò la comunità con prudenza e spirito di dedizione. Accanto al governo pastorale, egli si distinse come un dotto maestro e un grande studioso di teologia, profondamente radicato nella scienza, nel sapere e in una santa condotta di vita.
Alla sua infaticabile attività intellettuale si devono alcuni commenti delle Sacre Scritture e diversi Sermoni. Tuttavia, l'opera certa che gli tributò fama perenne è la Summa Juris Canonici, universalmente conosciuta come Summa Monaldina, Aurea o Dorata. Tale contributo consente di considerare Monaldo come il più importante giurista francescano del tredicesimo secolo. Nel medioevo, una Summa aveva il compito di compendiare tutte le nozioni di una determinata scienza o disciplina, e la fatica di Monaldo assunse un'importanza capitale per la storia del Diritto.
All'interno della Summa Monaldina vengono trattate in ordine alfabetico questioni giuridiche e di morale. Per la sua straordinaria praticità, l'opera ebbe per secoli una vasta diffusione tra gli uomini di legge e nelle Università europee. Il valore del testo fu riconosciuto anche da autorità ecclesiastiche di rilievo: Nicola Boccasini, ovvero papa Benedetto XI, lodò pubblicamente la Summa. Nel quindicesimo secolo, il domenicano Sant’Antonino Pierozzi, Arcivescovo di Firenze, definì Monaldo magnus canonista et theologus. Preziosissime copie manoscritte della Summa, che spesso recano l’effige del Beato nei capilettera, sono tuttora conservate nelle più importanti Biblioteche europee, mentre la prima edizione a stampa fu impressa a Lione nel millesinquecentosedici.
Il transito e la custodia delle reliquie
Il Beato Monaldo concluse la sua giornata terrena a Capodistria nel milleottocento. Subito dopo la morte, vista la grande fama di santità che lo circondava, Monaldo ebbe una sepoltura distinta che divenne ben presto fonte di grazia e di prodigi per i fedeli. Nel sedici cento diciassette, le spoglie del Beato furono riposte in una nuova arca, poiché la precedente in pietra si era resa inadeguata, e vennero collocate nella cappella di Santa Maria Maddalena della chiesa dei Minori Conventuali. È opportuno ricordare che i Minori Conventuali nel sedicesimo secolo avevano ereditato le memorie dell’antico cenobio, poiché ai tempi del Beato il movimento francescano era unico e indiviso.
Le reliquie di Monaldo godevano di grande venerazione e si esponevano alla pubblica attenzione i primi due giorni d’agosto, in concomitanza con la ricorrenza solenne dell’Indulgenza della Porziuncola. Con l'avvento del diciannovesimo secolo, la bufera napoleonica si abbatté anche su Capodistria nel milleottocentosei. A seguito della soppressione del convento, l’urna del Beato subì varie traversie: fu dapprima affidata alle Clarisse e poi trasferita presso le Agostiniane del monastero di San Biagio. Nel milleottocentosedici, in seguito alla soppressione del monastero di San Biagio, l’urna trovò collocazione nella cappella privata del marchese De Gravisi. Il nobile aveva ottenuto la custodia dell'urna poiché due sue figlie erano state le ultime monache di quel monastero soppresso.
Nel milleottocentosettantasei la residenza cambiò proprietario e il sacro deposito corse il serio rischio di essere profanato. Una mano provvidenziale intervenne tuttavia a consegnare le reliquie alla Cattedrale. Ciononostante, esse furono relegate nella sacrestia della Cattedrale per trent’anni, cadendo progressivamente in un colpevole oblio. In seguito, le reliquie furono consegnate ai Frati Minori del convento di Sant’Anna. Fu proprio grazie a questo passaggio che si poté iniziare l'iter canonico per il riconoscimento del culto ab immemorabili.
Il riconoscimento e la traslazione finale
Nel diciannovesimo e ventesimo secolo si intensificarono gli studi e le verifiche sulle spoglie del religioso. Nel millenovecentoquattro si tenne una prima ricognizione delle reliquie, che furono ufficialmente dichiarate autentiche. Un ulteriore accertamento avvenne nel millenovecentotredici con l’autorizzazione della Santa Sede. Una perizia medica condotta in quello stesso anno constatò la presenza di quasi tutto lo scheletro e stabilì con precisione che il Beato era di alta statura ed era morto in età avanzata. Successivamente, nel millenovecentoquarantuno, le reliquie ricevettero una nuova sistemazione e furono collocate nell’urna che custodisce i resti tuttora.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, le sacre reliquie seguirono la sfortunata sorte del popolo istriano e dei frati, costretti a lasciare la propria terra d'origine. L’arca fu portata prima a Venezia e infine a Trieste il ventidue dicembre del millenovecentocinquantaquattro. Nella città giuliana l’arca trovò dimora nella chiesa francescana di Santa Maria Maggiore, dove continua a ricevere la preghiera dei fedeli. Ogni diciannovesimo giorno di giugno si celebra la festa del Beato, che costituisce da sempre un importante motivo di incontro e di aggregazione per i numerosi istriani residenti a Trieste, mentre il Martirologio Francescano ne fissa la memoria al nove novembre.
La vita e il servizio
Il Beato Monaldo nacque a Pirano e percorse i primi passi della sua carriera nel mondo del diritto, esercitando con competenza la professione di giurista. Tuttavia, il richiamo del Vangelo lo condusse verso una scelta di radicale abbandono in Dio, portandolo a indossare l'abito dell'ordine francescano. La sua intelligenza, illuminata dalla fede, trovò piena espressione nel governo della comunità religiosa: dal 1240 al 1260 egli ricoprì infatti l'incarico di Padre Provinciale della Dalmazia, un periodo lungo e fecondo durante il quale seppe guidare i suoi confratelli con prudenza, carità e una visione sapiente della missione francescana.
Oltre alle responsabilità di governo, il Beato Monaldo si distinse per una instancabile attività di studio e riflessione. La sua opera maggiore, la Summa Juris Canonici, conosciuta come Summa Monaldina, costituisce il culmine del suo impegno intellettuale. Attraverso questo testo, egli riuscì a sintetizzare con rigore e chiarezza le complessità del diritto canonico, offrendo ai suoi contemporanei uno strumento di guida necessario per la vita della Chiesa. Il suo apostolato non si limitò alla riflessione teorica, ma si radicò profondamente nei luoghi in cui operò, tra Pirano, Capodistria, Venezia e Trieste, città che beneficiarono della sua presenza illuminata. Dopo una vita spesa nel servizio, il Beato Monaldo concluse il suo pellegrinaggio terreno a Capodistria nell'anno 1280. La sua memoria, onorata da un culto antichissimo, continua a risplendere per l'equilibrio tra la dimensione dell'azione e quella della contemplazione, offrendo a chiunque cerchi la verità un esempio di coerenza e dedizione assoluta al servizio della giustizia e della fede.
Il culto e la memoria
Il culto del Beato Monaldo è attestato fin da tempi immemorabili, a conferma della stima profonda che la sua figura ha sempre suscitato nel cuore dei fedeli. La Chiesa riconosce la sua santità attraverso la memoria liturgica, che trova spazio nel Martirologio Francescano il giorno 9 novembre. La sua presenza, sebbene lontana nel tempo, rimane viva e tangibile attraverso la cura devota rivolta alle sue spoglie mortali. Un momento significativo della sua storia recente è rappresentato dalla traslazione delle sue reliquie, avvenuta nell'anno 1954 verso la città di Trieste, dove il suo ricordo è particolarmente vivo.
A Trieste, infatti, il Beato Monaldo viene celebrato con una festa locale che ricorre ogni anno il 19 giugno, occasione in cui i fedeli rinnovano la propria devozione e si affidano alla sua intercessione. Il legame tra la città e il Beato è segno di una protezione che travalica i secoli, invitando i cristiani a riscoprire la bellezza di una vita spesa nell'ascolto della Parola e nella pratica della giustizia. La sua intercessione rimane un dono prezioso per quanti, nel cammino quotidiano, cercano di conciliare le responsabilità del mondo con la fedeltà al Vangelo, trovando in lui un modello di santità serena e operosa.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Monaldo de Capodistria?
Il Beato Monaldo si festeggia il diciannovesimo giugno a Trieste e il nove novembre nel Martirologio Francescano.