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6 de septiembre

Beato Olinto Marella

Sacerdote

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza nella Laguna Veneta

Olinto Giuseppe Marella nacque il quattordici giugno 1882 a Pellestrina, un paese nella Laguna Veneta appartenente alla diocesi di Chioggia, situato in una borgata di pescatori. Proveniva da una famiglia benestante. Il padre, Luigi Marella, lavorava come medico condotto del paese ed era un Terziario francescano. La madre, Carolina de' Bei, svolgeva la professione di insegnante ed era originaria di Trieste. Un suo zio paterno, monsignor Giuseppe Marella, ricopriva la carica di parroco della chiesa di Ognissanti a Chioggia. Dopo aver frequentato le scuole elementari, il giovane mostrò una chiara vocazione al sacerdozio e fu condotto a Roma per studiare, frequentando dapprima il ginnasio presso il Collegio Romano e proseguendo poi gli studi entrando nel Seminario Maggiore Romano e all'Apollinare. Durante gli studi all'Apollinare ebbe come compagno di corso il futuro papa Giovanni XXIII, Angelo Roncalli, con il quale condivise il percorso formativo in Seminario e che lo considererà sempre come un carissimo amico. Negli anni di formazione si dimostrò sensibile alle trasformazioni sociali ed economiche dell'epoca e interessato ad acquisire nuove conoscenze. Olinto Marella fu attratto dalle indagini sociali condotte da don Romolo Murri e, all'insaputa dei suoi superiori ecclesiastici, conservava una piccola raccolta segreta di pubblicazioni moderniste che esaltavano gli ideali sociali e democratici in nome del Cristianesimo.

Il giovane Olinto soffriva di una forma di depressione dovuta anche a una serie di lutti familiari dolorosi. Nel 1897 morì suo zio, don Giuseppe, che l'aveva guidato spiritualmente e personalmente. Nel 1902 morì suo fratello Ugo all'età di diciannove anni. Nel 1903 morì suo padre, poco prima che Olinto venisse ordinato sacerdote. Nel registro del Seminario del 1903 si annotò che Marella ne usciva per ragioni di salute e per desiderio di libertà. Olinto svolse e completò i suoi studi teologici al di fuori del Seminario, convinto di doversi dedicare al prossimo attraverso una fede autentica, orientata al bene dell'uomo e della sua libertà. Fu ordinato sacerdote il diciassette dicembre 1904, all'età di ventidue anni. Don Olinto ritornò a Pellestrina nel 1905, dove il vescovo di Chioggia, monsignor Lodovico Marangoni, gli affidò l'insegnamento dell'esegesi biblica e della storia del cristianesimo presso il Seminario locale. Subito dopo l'ordinazione iniziò a raccogliere i ragazzi dell'oratorio con uno stile pastorale innovativo e controcorrente. Insieme al fratello Tullio, che era studente di ingegneria, don Olinto fondò a Pellestrina un Ricreatorio e Giardino d'infanzia per i figli dei pescatori. Marella mise a disposizione dei bambini il proprio giardino e il Palazzo Marella, adibendoli ad aule scolastiche e spazi ricreativi. L'iniziativa benefica fu ben accolta dai ceti popolari e poveri, ma venne tuttavia vista con diffidenza nel clima politico teso della primavera del 1909, caratterizzata da tre successive consultazioni elettorali. Il metodo pedagogico di don Olinto concedeva una maggiore libertà rispetto alle impostazioni tradizionali e rigide. Sul frontone del palazzo adibito a Ricreatorio, don Olinto fece incidere il verso della Lettera ai Galati di San Paolo che recita: Cristo ci ha liberati per la libertà. Ispirandosi alla dottrina sociale cristiana proclamata da papa Leone XIII nell'enciclica Rerum Novarum, don Olinto si dedicò al riscatto sociale di Pellestrina. Il suo intervento consentì di superare l'analfabetismo e le carenze scolastiche dell'isola.

La sospensione a divinis e gli anni dell'insegnamento

Con l'elezione di papa Pio X il clima all'interno della Chiesa cambiò fortemente. Nel 1908 papa Pio X pubblicò l'enciclica Pascendi per contrastare il movimento modernista. Fin dall'inizio del suo ministero don Olinto fu considerato vicino a tale movimento e, nel 1909, frequentò pubblicamente il teologo modernista Romolo Murri. Egli era amico di Romolo Murri e condivideva alcune delle sue idee, in particolare quelle relative all'impegno sociale e all'aiuto ai poveri. Nel mondo cattolico si verificarono diverse ribellioni e defezioni, tra cui quella dello stesso don Romolo Murri, che venne scomunicato nel 1909. Don Romolo Murri cercò sostegno e contatto con il suo vecchio amico don Olinto, che lo stimava fin dai tempi del Seminario. La frequentazione pubblica e aperta con Murri causò a don Olinto la punizione della sospensione a divinis. Il ventiquattro ottobre 1909, nella chiesa di Ognissanti, il nuovo vescovo monsignor Antonio Bassani comunicò pubblicamente a don Olinto la sospensione a divinis, con la proibizione dell'esercizio del ministero sacerdotale e dell'accesso all'Eucaristia nella sua diocesi. La sanzione canonica rappresentò un duro colpo per don Olinto e un momento di grande sofferenza. Accolse la sanzione ecclesiastica con grande umiltà e lasciò la propria diocesi con sofferenza, spostandosi in diverse città italiane. Subì una sospensione a divinis durata sedici anni e visse la pena canonica e un lungo periodo di mobbing con una condotta esemplare. Per superare le difficoltà e far fronte alla perdita del sostentamento economico sacerdotale, don Olinto trovò impiego come insegnante di filosofia nelle scuole superiori durante il periodo di sospensione. Allo scoppio della prima guerra mondiale, lasciò Pellestrina per essere arruolato nell'Esercito italiano, prendendo servizio come soldato del corpo di Sanità presso l'Ospedale territoriale di Bologna. Durante la ferma militare conseguì la laurea in storia e filosofia presso l'Università di Padova il quattro novembre 1916 e, il quattro luglio 1917, ottenne anche il diploma di magistero sempre presso l'Università di Padova. Dopo l'armistizio del 1918 iniziò la carriera di docente nelle scuole statali. A Rieti ebbe tra i suoi alunni il futuro giornalista Indro Montanelli. Nel 1924 Olinto giunse a Bologna, che divenne la sua città d'adozione, insegnando al Liceo Galvani di Bologna fino al 1930 e all'Istituto Minghetti di Bologna fino al 1948, anno del suo pensionamento. Ha avuto tra i suoi studenti di liceo Indro Montanelli, il quale riconoscerà in seguito la straordinarietà e la santità del suo professore pur essendo egli laico e non credente, testimoniando che a Marella interessava la formazione dell'uomo più che la semplice nozionistica. Nessuno nell'ambiente scolastico era a conoscenza del suo passato da sacerdote, ma tutti gli riconoscevano l'onestà intellettuale, la carità e la fedeltà alla Chiesa nonostante le incomprensioni subite.

La riammissione al ministero e la carità a Bologna

Nonostante la sospensione dal ministero, don Olinto si inserì nelle attività caritative, religiose e culturali della parrocchia di San Giovanni in Monte a Bologna, guidata da monsignor Emilio Faggioli, la quale ospitava numerose associazioni. Monsignor Faggioli si interpose presso l'arcivescovo di Bologna, il cardinale Giovanni Battista Nasalli Rocca, per chiedere il reintegro sacerdotale di Marella. Il cardinale Nasalli Rocca, a conoscenza delle vicende di don Olinto, accolse la supplica, revocò la sospensione a divinis e incardinò don Olinto nel clero della diocesi di Bologna nel 1925, restituendogli l'esercizio del ministero sacerdotale. L'arcivescovo gli affidò l'assistenza religiosa nella zona periferica bolognese detta Baraccato, situata fuori Porta Lame. Il due febbraio 1925, dopo sedici anni di sospensione, don Olinto poté tornare a celebrare la Santa Messa. Don Olinto si distingueva per la profonda devozione e per la capacità di tenere omelie acute e coinvolgenti. Dopo la riammissione al ministero, si dedicò all'accoglienza degli orfani e all'educazione religiosa dei bambini. Nel 1936 accolse nella propria casa un bambino abbandonato, e questo primo gesto diede inizio all'accoglienza di numerosi altri ragazzi di strada. Marella trovava sistemazione ai giovani negli istituti della città, provvedendo personalmente al pagamento delle rette. Sebbene fosse un sacerdote diocesano, divenne noto a tutti come padre Marella. Per finanziare le sue opere di carità, padre Marella iniziò a chiedere l'elemosina per strada, davanti alle chiese, nei locali pubblici e all'uscita dei cinema. Il religioso raccoglieva le elemosine nel suo inseparabile cappello, chiedendo la carità seduto su uno sgabello all'uscita dei luoghi di spettacolo e in vari punti strategici della città di Bologna. Per via della sua abitudine nel raccogliere offerte con il cappello, venne soprannominato il barbone di Dio. Durante la seconda guerra mondiale organizzò, insieme ad alcuni volontari, l'apertura di mense, la raccolta di cibo e indumenti e l'accoglienza di orfani e persone abbandonate. Sfidò continuamente i pericoli personali pur di esercitare la carità e, nel 1939, offrì rifugio nella propria abitazione agli ebrei in fuga, dando ospitalità e salvando la vita a un gruppo di ebrei. Nascondendo in casa propria circa trenta militari destinati alla deportazione, rischiò la fucilazione ma trasse in salvo trenta soldati per evitarne la deportazione in Germania, mettendo a rischio la propria vita. Intervenne inoltre per salvare la vita a un padre di famiglia che si trovava già di fronte al plotone di esecuzione. Un gruppo di donne desiderose di consacrarsi si affiancò a lui ed egli le organizzò nella comunità religiosa delle Terziarie Francescane di Santa Gemma Galgani, le cui appartenenti divennero note al pubblico come le suore di Padre Marella. La guida delle suore fu affidata a Caterina Elkan, una donna di origine ebrea convertitasi al cristianesimo. Durante una notte a Decima di Persiceto, suor Caterina fu fermata da soldati delle SS che le ordinarono di salire su un veicolo per deportarla nei campi di concentramento. Padre Marella giunse sul posto in bicicletta, sotto una pioggia battente, riuscendo a liberare una suora dalle mani delle SS. Il giorno seguente la suora apprese con grande stupore dai Frati Minori di Bologna che padre Marella aveva trascorso tutta la sera precedente in loro compagnia.

La Città dei Ragazzi e gli ultimi anni

Nell'immediato dopoguerra, precisamente nel 1948, padre Marella ottenne dal servizio di nettezza urbana di Bologna un vecchio deposito situato in via Piana, che rappresentò la prima sede della Città dei Ragazzi organizzando la sua opera caritativa. In seguito la sede della Città dei Ragazzi venne trasferita nel comune di San Lazzaro di Savena. Nella gestione della struttura applicò il sistema dell'autogestione sotto la sua supervisione, rifiutando i metodi coercitivi. Per sostenere economicamente e sfamare gli ospiti della struttura si continuò a mettere a mendicare per strada. Venne tenuto costantemente sotto controllo anche dai suoi confratelli che lo ritornavano troppo evangelico. Mentre la sua opera era sottoposta a verifica da parte del Sant'Uffizio, papa Giovanni XXIII gli inviò una lettera di stima e un sostegno economico di un milione di lire tramite l'arcivescovo di Bologna, il cardinale Lercaro. Nel 1963 gli fu assegnato a Milano il Premio Notte di Natale Stella della Bontà e nel 1964 l'Amministrazione Provinciale di Bologna gli conferì una medaglia d'oro, definendolo Amico dei Poveri. Padre Marella fu legato da una profonda amicizia all'ingegner Pietro Molla, direttore pro tempore degli Stabilimenti S.A.F.F.A. di Ponte Nuovo di Magenta. Pietro Molla sostenne la costruzione della chiesa di Sant'Ansano e della Casa del Pellegrino a Brento, nel comune di Monzuno, donando i materiali necessari. Gianna Beretta, moglie di Pietro Molla, scoprì di avere un fibroma uterino benigno durante la quarta gravidanza e scelse di proseguire la gestazione per salvaguardare la vita del nascituro. Il fibroma le venne asportato chirurgicamente e il ventuno aprile 1962 diede alla luce la figlia. A poche ore dal parto insorse una peritonite settica come complicanza per Gianna. Informato delle gravi condizioni della donna, padre Marella si recò prontamente al suo capezzale, celebrando una Messa per Gianna nella cappella dell'ospedale, servita dal marito Pietro. Gianna venne trasferita nella sua casa di Ponte Nuovo di Magenta, dove morì il ventotto aprile 1962. Padre Marella assistette Gianna fino al momento della morte e successivamente ne benedisse la salma. Dopo aver presenziato alle esequie e alla sepoltura nel cimitero di Mesero, paese d'origine di Pietro Molla, padre Marella dichiarò al parroco di Ponte Nuovo che in un'epoca meno burocratizzata la fede, le preghiere e il martirio della maternità di Gianna avrebbero decretato direttamente la sua canonizzazione. Gianna Beretta Molla fu proclamata beata nel 1994 e santa nel 2004. Padre Marella mantenne inoltre un'amicizia spirituale con Maria Bolognesi, una laica della diocesi di Rovigo, legame iniziato negli anni Cinquanta del Novecento. Maria Bolognesi affidò a padre Marella numerosi bambini abbandonati, inviandogli anche i fondi e i beni ricevuti da benefattori. Il diciannove gennaio 1955 i due si incontrarono presso il monastero delle Agostiniane di Ferrara, dove padre Marella confermò la disponibilità ad accogliere i minori indicati dalla donna. A causa delle sue gravi condizioni di salute, Maria Bolognesi soggiornò a lungo a Pellestrina, specialmente d'estate, ospitata da famiglie del posto. Maria Bolognesi è stata proclamata beata nel 2013. Nel proprio testamento spirituale, padre Marella designò come suo successore il francescano padre Alessandro Mercuriali. Padre Marella morì a San Lazzaro di Savena alle ore dieci e trenta del sei settembre 1969, all'età di ottantasette anni, circa un anno dopo la stesura del testamento. Al momento della morte era circondato dai suoi ragazzi, da Maria Bolognesi e dall'amica di quest'ultima, Zoe Mantovani. Nel giugno del 1980 i resti mortali del religioso furono riesumati dal cimitero della Certosa e traslati nella cripta della chiesa della Sacra Famiglia a San Lazzaro di Savena, situata presso la Città dei Ragazzi. Padre Marella desiderava essere inumato nel luogo più prossimo a quello in cui sarebbe deceduto, e il luogo della sua sepoltura si trovava vicino a dove stavano i suoi ragazzi, esaudendo il suo ultimo desiderio.

Il culto, la beatificazione e le opere odierne

L'Opera da lui creata si è fatta promotrice della causa di beatificazione grazie alla perdurante fama di santità di don Marella. Il venti ottobre 1995 la Santa Sede ha concesso il nulla osta per l'avvio della causa. L'istruttoria del tribunale diocesano è stata ufficialmente aperta l'otto settembre 1996 nella chiesa della Santissima Annunziata a Bologna. La sessione di apertura dell'inchiesta diocesana è stata presieduta dall'arcivescovo di Bologna, il cardinale Giacomo Biffi, il quale nel 1996 aveva avviato il processo diocesano per la causa di beatificazione. La fase diocesana del processo si è conclusa con l'ultima sessione il diciassette dicembre 2005. Il decreto di convalida degli atti dell'inchiesta diocesana è stato emesso il dodici gennaio 2007. La Positio super virtutibus è stata presentata ufficialmente nel 2008. I Consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi hanno valutato la Positio il trentuno gennaio 2012. I cardinali e i vescovi della medesima Congregazione si sono espressi sulla Positio il diciannove febbraio 2013. Il ventisette marzo 2013 papa Francesco ha ricevuto in udienza il cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, e in tale udienza il Papa ha autorizzato il decreto che proclamava Venerabile don Olinto Marella. Nel numero speciale di settembre 2019 della rivista Il cappello di Padre Marella si indica che il miracolo esaminato riguarda la guarigione di Piero Nobilini. Piero Nobilini era un artigiano affetto da gravi coliche, nonostante un intervento chirurgico al pancreas subito un anno prima. La guarigione prodigiosa è avvenuta nell'anno 1985. A una settimana da una seconda operazione chirurgica, Nobilini fu colpito da un'intensa emorragia. Ritenendosi vicino alla morte, l'uomo pregò e invocò padre Marella, che lo aveva accolto durante la sua infanzia. L'ammalato disse improvvisamente alla suora che lo assisteva di scorgere qualcosa sulla parete di fronte. La suora ritenne che si trattasse di una semplice macchia, mentre il paziente era sicuro che fosse la figura di padre Marella. Piero Nobilini guarì in breve tempo da quel momento e visse per altri venti anni. L'inchiesta diocesana sul presunto miracolo ha ottenuto la convalida il trenta ottobre 2009. La Commissione medica della Congregazione delle Cause dei Santi ha valutato la documentazione clinica il quattro luglio 2013. Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto sul miracolo il ventotto novembre 2019, ricevendo il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione. Il rito di beatificazione di padre Marella si è tenuto il quattro ottobre 2020 in piazza Maggiore a Bologna. La celebrazione della beatificazione è stata presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, in qualità di delegato del Papa. Il quattro ottobre 2020 don Olinto Marella è stato proclamato Beato. Oltre al miracolo riconosciuto per la beatificazione, gli vengono attribuite numerose altre grazie intercedute. La festa liturgica del Beato è stata stabilita per il sei settembre, data della sua morte. Nel 1992 l'Opera Padre Marella ha ottenuto un nuovo Statuto dal Ministero degli Interni. In tale occasione l'organizzazione ha assunto il nome di Fraternità Cristiana Opera di Padre Marella Città dei Ragazzi. L'Opera svolge le sue attività di assistenza sociale nelle province di Bologna e Ravenna. L'ente gestisce comunità terapeutiche, case-famiglia e centri di accoglienza per combattere le varie forme di emarginazione sociale. L'opera da lui intuita è arrivata a erogare oltre 260.000 pasti all'anno, 200 posti letto continui, undici comunità, sedici progetti sociali, avvalendosi di novanta dipendenti e più di duecento volontari. Le strutture dell'Opera accolgono ogni anno oltre 350 persone con programmi di assistenza continui mirati al reinserimento nella società. Almeno 200 persone ricevono quotidianamente dall'Opera aiuti come vestiti, pacchi alimentari, pasti caldi, sostegno economico e supporto psicologico. Le donazioni dei cittadini bolognesi, un tempo fatte a lui e oggi rivolte ai suoi collaboratori, sostengono nuovi poveri, tossicodipendenti, alcolisti e ragazze madri. La comunità delle Terziarie Francescane di Santa Gemma Galgani si è progressivamente ridotta nel tempo fino a scomparire, e l'ultima religiosa appartenente alla comunità fondata da padre Marella è deceduta nel 2010.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Olinto Marella?

La festa liturgica del Beato Olinto Marella si celebra il 6 settembre, data della sua morte avvenuta nel 1969.

Di cosa è patrono il Beato Olinto Marella?

Nei fatti forniti non sono menzionati specifici patronati ufficiali.