5 de noviembre
San Celestino
Venerado en Pontremoli
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Il contesto storico e la riscoperta delle catacombe
Durante il Medioevo si sviluppò una particolare e intensa venerazione per i santi martiri locali, figure storiche e leggendarie al tempo stesso, tra cui si ricordano San Terenzo, vescovo di Luni e sepolto nella chiesa parrocchiale di San Terenzo Monti, e San Ceccardo, anch'egli vescovo di Luni e sepolto nel Duomo di Carrara. Con l'Età Moderna si diffuse una nuova tipologia di santi a seguito della riscoperta delle catacombe avvenuta nel corso dell'anno 1578. Questa importante scoperta nel sottosuolo di Roma permise di ritrovare reliquie e corpi santi che furono successivamente distribuiti in tutta la Cristianità. I corpi santi provenienti dalle catacombe furono immediatamente oggetto di una profonda e forte devozione, in quanto riconosciuti come autentici martiri della Chiesa primitiva. Tra il decimosettimo e il diciottesimo secolo la regione della Lunigiana fu fortemente coinvolta in questa vasta opera di diffusione e nella conseguente devozione dei corpi santi. In questo contesto storico operò il cardinale Alderano Cybo, vissuto tra il 1613 e il 1700, il quale destinò diversi corpi santi alle chiese della città di Massa e alla comunità di Pontremoli. Il cardinale Cybo destinò in particolare alla Cattedrale di Massa i santi martiri Severo, Felice, Benedetto, Settimina e Quintiliano, mentre un altro corpo santo fu destinato all'attuale Concattedrale di Pontremoli. L'altare del transetto destro della Concattedrale di Pontremoli conserva ancora oggi la preziosa testimonianza di questo dono offerto dal cardinale Cybo.
La traslazione e l'accoglienza del corpo a Pontremoli
Un manoscritto di memorie raccolto dal canonico e professore Tonelli riporta informazioni dettagliate sulla successiva traslazione del corpo di San Celestino a Pontremoli. Nel 1732 il canonico Luc'Antonio Dosi fece giungere a Pontremoli un nuovo corpo santo per il tramite di Don Germano Zangardi, un sacerdote che si trovava a Roma al seguito del cardinale Albani. Il Papa Clemente XI attribuì personalmente il nome di Celestino a questo corpo santo al momento del battesimo, scegliendo tale denominazione per richiamare il concetto del Cielo come vera patria dei credenti. Una volta giunto a Pontremoli, il corpo di San Celestino fu inizialmente collocato nella Canonica di San Pietro, dove rimase in attesa che i canonici completassero la realizzazione di una apposita urna per la definitiva sistemazione nella Chiesa di Santa Maria, che corrisponde all'odierno Duomo. Il sette settembre 1732 tutti i canonici presero parte al trasferimento del corpo di San Celestino attraverso una solenne processione per le vie della città. Monsignor Leopoldo Lomellini, vescovo di Brugnato, si trovava a Pontremoli e celebrò la funzione solenne in onore di San Celestino nella Chiesa di Santa Maria. Tale vescovo di Brugnato era stato espressamente delegato a presiedere la sacra funzione dal vescovo di Sarzana, diocesi da cui all'epoca dipendeva direttamente la vicaria di Pontremoli. Al termine della solenne traslazione, il corpo di San Celestino fu posizionato con cura sotto la mensa dell'altare dedicato a Santa Rosa, dove riposa tuttora.
Il culto liturgico e la testimonianza dei martiri
La Sacra Congregazione per il Culto Divino ha istituito, in data 7 marzo 1975, la memoria di tutti i santi delle diocesi della Toscana fissandola al cinque novembre. In tale data la Diocesi di Massa Carrara e Pontremoli fa memoria anche dei martiri le cui venerate spoglie sono custodite nella Cattedrale di Massa e nella Concattedrale di Pontremoli. Abitualmente San Celestino non è tuttavia oggetto di un culto particolare nella vita quotidiana della parrocchia, e l'altare che ne ospita la salma resta ordinariamente chiuso da un apposito palliotto. Ogni anno, a partire dall'otto settembre e fino alla domenica successiva, il palliotto dell'altare viene rimosso con cura per mostrare nuovamente il corpo di San Celestino alla devozione dei fedeli. La memoria dei primi martiri cristiani rimane una pratica viva e attuale nella vita della Chiesa universale. Papa Francesco ha richiamato con forza l'esempio luminoso dei primi martiri durante la commemorazione di Padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso in Francia nell'estate del 2016. I primi cristiani testimoniano coraggiosamente la loro fede in Gesù Cristo a costo della propria vita, rifiutando fermamente l'apostasia e i sacrifici agli dei pagani richiesti dalle autorità. Secondo le dichiarazioni pronunciate da Papa Francesco, nel mondo contemporaneo si registra purtroppo un numero di martiri cristiani persino superiore a quello dei primi secoli della storia della Chiesa. Il Pontefice definisce satanica la crudeltà delle persecuzioni che impongono l'apostasia, ribadendo con fermezza che uccidere in nome di Dio costituisce un atto radicalmente satanico. Padre Jacques Hamel fu barbaramente assassinato mentre celebrava la Santa Messa, venendo sgozzato direttamente sull'altare. Tale sacerdote viene descritto concordemente come un uomo buono, mite, pacifico e totalmente dedito alla fratellanza umana, assassinato ingiustamente come un criminale. Per questa ragione esiste una profonda e ideale continuità nella testimonianza di fede tra San Celestino, Padre Jacques Hamel e i martiri cristiani di ogni epoca e luogo geografico.
La vita e la traslazione
Le notizie riguardanti la vita terrena di San Celestino sono avvolte nel mistero dei primi secoli del cristianesimo, quando il martirio costituiva la suprema testimonianza di amore verso Cristo. Il suo corpo, recuperato con cura dalle catacombe di Roma, è stato oggetto di una riscoperta che ha permesso alla Chiesa di onorare degnamente i resti di questo antico martire. La scelta del nome Celestino, operata da Papa Clemente XI, ha donato al martire una nuova identità liturgica, permettendo ai fedeli di invocare la sua intercessione con rinnovata fiducia.
Nel corso dell'anno 1732, le reliquie del santo intraprese un solenne viaggio verso la città di Pontremoli. Questo evento segnò l'inizio di un legame profondo tra la comunità locale e il martire romano. All'arrivo in città, il corpo di San Celestino fu collocato con solennità all'interno dell'altare dedicato a Santa Rosa, situato nel cuore del Duomo di Pontremoli. Tale collocazione non fu solo un atto di custodia materiale, ma un gesto di profonda accoglienza spirituale, che ha reso il Duomo un luogo di pellegrinaggio e di preghiera incessante. Da quel momento, il martire è stato accolto come un protettore speciale, capace di unire la solida tradizione romana con la fede viva e operosa della popolazione toscana, che ancora oggi ne custodisce la memoria come un tesoro prezioso di santità e di coraggio evangelico.
Il culto e la memoria
Il culto di San Celestino a Pontremoli si esprime attraverso una memoria liturgica che coinvolge tutta la comunità diocesana. La sua figura non è isolata, ma inserita nel contesto più ampio della santità toscana, segno della comunione dei santi che attraversa il tempo e lo spazio. La celebrazione del cinque novembre rappresenta un momento di unità spirituale, in cui i fedeli si raccolgono per onorare il martire e per attingere forza dalla sua testimonianza di vita offerta per amore del Signore.
La presenza del suo corpo nel Duomo di Pontremoli continua a parlare al cuore dei fedeli, offrendo un richiamo alla stabilità della fede cristiana. La sobria ed elegante devozione che circonda l'altare di Santa Rosa, dove riposa il martire, testimonia come la venerazione dei santi sia un percorso di crescita interiore, capace di elevare l'anima verso la contemplazione di Dio. Attraverso il ricordo di San Celestino, la Chiesa locale rinnova ogni anno il proprio impegno nel cammino di santità, sentendosi sostenuta dall'esempio di chi ha saputo donare tutto per la verità del Vangelo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Celestino?
San Celestino si festeggia il cinque novembre, nella memoria liturgica di tutti i santi delle diocesi della Toscana.
Dove si trova il corpo di San Celestino?
Il corpo di San Celestino è custodito a Pontremoli, sotto la mensa dell'altare di Santa Rosa nella Concattedrale.