12 de septiembre
San Francisco Ch'oe Kyong-hwan
Catequista y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini familiari e primi anni
San Francisco Ch'oe Kyong-hwan nacque nel 1804. Il suo luogo di nascita fu la città di Taraekkol, nel distretto dello Hongjugun, nella provincia del Chungcheong, nell'attuale Corea del Sud. Suo nonno, Ch'oe Han-il, fu il primo membro della sua numerosa e prospera famiglia a ricevere il battesimo nel 1787. A causa della prolungata assenza di sacerdoti, i cattolici locali praticavano la fede solo nominalmente e seguivano pratiche rituali scorrette e superstizioni. Non sopportando questa situazione, Francesco esortò i fratelli a lasciare il villaggio natale. Francesco si trasferì insieme ai suoi fratelli nella capitale Seul. Per motivi ignoti, Francesco fu coinvolto in vicende legali che gli fecero perdere gran parte delle proprietà. Senza cercare vendetta, Francesco e la sua famiglia si trasferirono nuovamente in un villaggio sul monte Suri, presso Kwach'on, nella provincia del Kyonggi. Francesco disboscò la zona per permettere ad altre famiglie cattoliche in fuga di costruire le proprie abitazioni. Nel nuovo insediamento si dedicò alla coltivazione del tabacco. Il numero delle famiglie del villaggio crebbe lentamente da tre o quattro a quasi venti.
Vita comunitaria e apostolato
La sera, Francesco radunava i fedeli nella sua casa per spiegare la dottrina cristiana. In breve tempo, persone provenienti da luoghi lontani iniziarono ad arrivare, attratte dalla sua abilità oratoria nell'annunciare il Vangelo. Francesco non possedeva una grande istruzione ma aveva sviluppato un profondo amore per Dio e per l'insegnamento della Chiesa leggendo e meditando testi spirituali. Viveva in costante unione con Dio in ogni circostanza, sia al lavoro, sia in casa, nei campi o per strada. I suoi argomenti di conversazione riguardavano unicamente Dio. Nel 1836, all'età di trentun anni, padre Pierre Maubant della Società delle Missioni Estere di Parigi arrivò in Corea. Data la difficoltà dei sacerdoti stranieri a entrare e risiedere nel Paese, padre Maubant decise di inviare giovani coreani orientati al sacerdozio oltreoceano. Il figlio maggiore di Francesco, Tommaso Yang-eop, sposato con Maria, era stato raccomandato per la sua straordinaria intelligenza. Padre Maubant convocò i coniugi per chiedere il consenso a far partire il figlio per Macao. I coniugi risposero ringraziando e definendo la partenza non una loro volontà ma una chiamata di Dio e una vocazione inattesa. La loro decisione dimostrò un coraggio superiore rispetto alla consuetudine dei genitori coreani dell'epoca. A causa dell'influsso del Confucianesimo, i coreani solitamente evitavano di mandare i figli a vivere lontano, anche presso parenti stretti.
Servizio ai sofferenti e arresto
Nel 1839 Francesco fu nominato ufficialmente catechista. La nomina avvenne durante un periodo di inasprimento della persecuzione contro i cattolici, in cui molti venivano catturati e morivano di fame o per le sofferenze. Francesco organizzò una colletta e viaggiò per distribuire denaro ai cattolici prigionieri e ai non credenti poveri. Si occupò personalmente di seppellire i corpi dei martiri. Tornato a casa, parlò ai familiari della concreta possibilità di subire il martirio. Raccolse tutti gli oggetti religiosi di casa e li seppellì, tranne i testi di catechismo. Spiegò che gli oggetti religiosi venivano nascosti per evitare profanazioni, mentre i libri servivano come istruzioni di combattimento per la fede in un'epoca difficile. Nella notte del 31 luglio 1839, le forze di polizia giunsero da Hanyang al villaggio sul monte Suri. La polizia circondò la casa di Francesco e, urlando e insultando, abbatté il cancello d'ingresso. Francesco accolse i poliziotti come ospiti attesi da tempo, li invitò a riposare fino all'alba e offrì loro vino e riso. I soldati accettarono l'offerta stupiti dal comportamento, certi che non vi fosse rischio di fuga. Francesco approfittò del momento per fare il giro del villaggio e invitare i residenti a consegnarsi alla polizia per affrontare il martirio. Disse ai suoi figli che era preferibile morire in carcere testimoniando la fede piuttosto che patire la fame a casa. All'alba servì la colazione ai soldati e diede un cambio d'abito a uno di essi che era malvestito. Gli abitanti del villaggio furono interrogati individualmente sulla loro fede cattolica e chi apostatava fu lasciato libero di andarsene. Nelle prime ore del mattino, circa quaranta persone, tra cui donne e bambini, furono condotte a Seul.
Il cammino verso Seul e l'interrogatorio
Alla testa del gruppo si trovava Francesco, che incoraggiava i compagni a meditare sulle sofferenze di Gesù in croce. Francesco disse ai compagni che un angelo stava misurando i loro passi con un righello d'oro. Il viaggio si svolse nel pieno dell'estate, rendendo il cammino molto difficile a causa del caldo, specialmente per i più deboli. Lungo il percorso, gli astanti reagirono in modo misto: alcuni insultavano il corteo, mentre altri provavano dispiacere per loro. All'arrivo alla Grande Porta del Sud, alcune persone gridarono contro i presenti rimproverandoli di mettere in pericolo dei bambini innocenti. Il mattino dopo l'arrivo cominciarono gli interrogatori. Il giudice propose a Francesco di credere da solo senza ingannare gli altri. Francesco replicò che chiunque non crede alla Chiesa Cattolica va all'inferno. Il giudice, infuriato, ordinò che Francesco fosse torturato fino alla ritrattazione delle sue credenze. Il catechista Francesco sopportò le battiture rimanendo ferito al punto che gli si vedevano le ossa, ma non cedette. Gli altri membri del villaggio non resistettero alle torture allo stesso modo. Alla fine della prova, della comunità del monte Suri rimasero in tre: Francesco, sua moglie Maria e una loro parente di nome Yi Emerenzia.
La prigionia e il martirio
I giudici vennero a sapere della partenza del figlio Tommaso per gli studi teologici a Macao. A seguito della notizia su Tommaso, i giudici accrebbero le pressioni su Francesco picchiandolo fino a slogargli le ossa delle braccia e delle gambe. Francesco mantenne una costante fermezza dichiarando che potevano farlo smettere di mangiare ma mai fargli rinnegare Dio. Francesco affermò che l'infedeltà a Dio è molto più grave dell'infedeltà considerata sbagliata tra la gente comune. Secondo alcuni testimoni, durante i due mesi di carcere Francesco fu torturato quasi ogni giorno. Il corpo di Francesco divenne interamente una piaga. Francesco fu frustato trecentoquaranta volte e picchiato con una mazza sulle tibie centodieci volte. Nonostante le sofferenze, Francesco non smise mai di pregare e di predicare il Vangelo. Ogni volta che gli veniva chiesto di spiegare la dottrina nel mezzo del dolore, Francesco lo faceva con gioia. Il capo della polizia legò Francesco a un ladro per aggiungere sofferenze a sofferenze. Il ladro prendeva in giro Francesco e colpiva le sue ferite. Francesco non emise nemmeno una parola di lamentele. Il comportamento di Francesco convinse il ladro, il quale esclamò che chiunque volesse credere alla Chiesa Cattolica avrebbe dovuto comportarsi come lui. In un'altra occasione i carcerieri cercarono di fargli indossare la mitria e la casula del vescovo prigioniero Laurent Imbert. Francesco rispose inchinandosi per manifestare rispetto per la Croce e per gli ordini sacri. L'11 settembre Francesco fu tratto nuovamente in tribunale e ricevette cinquanta colpi. Tornato in cella e consapevole della morte vicina, Francesco disse ai compagni di aver sperato di morire di spada ma che era volontà di Dio morire in prigione. Alcune ore dopo, durante la notte, Francesco emise il suo ultimo respiro. Francesco morì all'età di trentacinque anni. La moglie di Francesco, dopo aver visto morire tra le braccia uno dei figli, accettò di apostatare ma presto se ne pentì. La moglie Maria venne decapitata a Tangkogae il 29 dicembre 1839 all'età di trentanove anni.
Il frutto del martirio e la famiglia
Il figlio Tommaso venne ordinato sacerdote nel 1849. Tornato in Corea, Tommaso si recò a predicare nei villaggi più sperduti. Tommaso scrisse numerose opere sugli usi e costumi coreani e sui testimoni della fede del Paese. Tommaso si guadagnò l'epiteto di martire del sudore. Tra il 2005 e il 2009 si è svolta l'inchiesta diocesana sulle virtù eroiche di Tommaso. La causa di Francesco venne unita a quella di altri martiri coreani, tra cui il vescovo Imbert e padre Maubant. La morte in odio alla fede del gruppo fu sancita con decreto del 9 maggio 1925. La beatificazione di Francesco fu celebrata il 5 luglio 1925. Il gruppo di martiri di cui faceva parte fu unito ad altri per un totale di centodue. I centodue martiri furono canonizzati insieme da papa Giovanni Paolo II il 6 maggio 1984 in piazza Youido a Seul. La canonizzazione avvenne nell'ambito di un viaggio apostolico in Corea, Papua Nuova Guinea, Isole Salomone e Thailandia.
Il culto e la memoria
Il culto di san Francesco Ch'oe Kyŏng-hwan è tuttora fiorente. A Jacksonville, in Florida, è stata dedicata una cappella a san Francesco dove si ritrovano cattolici di origine coreana. Il 12 settembre 2010, presso l'Anyang Arts Center, si è tenuta la prima rappresentazione di un'opera musicale dedicata alla vita e al martirio di Francesco, composta da Riccardo Giovannini dell'Accademia di Santa Cecilia. San Francesco Ch’oe Kyōng-hwan è ricordato nel martirologio come catechista martire a Seul. Le date biografiche note collocano la nascita a Taraekkol nel 1804 e la morte a Seul il 12 settembre 1839.
Una vida entregada al Evangelio
La historia de San Francisco Ch'oe Kyong-hwan es un relato de dedicación y refugio espiritual. Nacido en Taraekkol, su camino lo llevó a establecerse en el Monte Suri, donde desempeñó un papel crucial al fundar una comunidad de familias católicas. En aquel entorno, logró crear un espacio de oración y comunión, fortaleciendo los lazos de fe en un tiempo de creciente hostilidad hacia los cristianos. Esta labor de acogida y enseñanza fue el preludio de su misión como catequista, cargo que le fue confiado oficialmente en mil ochocientos treinta y nueve, precisamente cuando las persecuciones contra los católicos se intensificaban con mayor rigor.
La fidelidad de San Francisco fue puesta a prueba cuando, el treinta y uno de julio de mil ochocientos treinta y nueve, fue arrestado por la policía en el mismo pueblo del Monte Suri. A pesar de ser trasladado a la prisión en Seúl y enfrentar torturas prolongadas, su voluntad permaneció inquebrantable. Se negó rotundamente a renunciar a su fe, demostrando una entereza espiritual que no cedió ante el dolor físico. Las heridas sufridas durante su cautiverio le provocaron la muerte el doce de septiembre de mil ochocientos treinta y nueve. Su vida, aunque breve en años, dejó una huella indeleble en la historia de la Iglesia coreana, siendo su muerte el testimonio supremo de un hombre que prefirió perder la vida antes que abandonar su amor por el Señor. Su canonización, siglos después, confirmó la santidad de su entrega y su intercesión constante por aquellos que buscan vivir con rectitud.
El culto y la memoria
La memoria de San Francisco Ch'oe Kyong-hwan se mantiene viva en el corazón de la Iglesia, especialmente entre las comunidades católicas coreanas, de las cuales es reconocido como patrono. Su figura es recordada con devoción cada doce de septiembre, fecha que marca su nacimiento a la vida eterna tras el martirio. Este día no solo es una conmemoración histórica, sino una oportunidad para renovar el compromiso con la fe que él defendió con tanto valor.
El reconocimiento oficial de su santidad por parte del Papa Juan Pablo II en mil novecientos ochenta y cuatro reafirmó su importancia como modelo de catequista para toda la Iglesia universal. Los fieles que acuden a él encuentran en su historia un aliento para enfrentar sus propias pruebas, sabiendo que la entrega de San Francisco es una semilla que sigue dando frutos de esperanza. Su legado nos invita a valorar la labor de los catequistas y a fortalecer nuestras comunidades familiares como verdaderos hogares de oración y testimonio cristiano.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Francisco Ch'oe Kyong-hwan?
La memoria liturgica si celebra il 12 settembre, data che ricorda la sua nascita al cielo avvenuta a Seul nel 1839.
En Seúl, en Corea, san Francisco Ch’oe Kyŏng-hwan, mártir, que, catequista, conducido ante el prefecto no quiso renegar de la fe cristiana y, detenido en prisión, llegó al martirio entre torturas y suplicios sin, sin embargo, desistir nunca de la oración y de la obra de catequesis. — Martirologio Romano