19 de septiembre
San Gennaro
Obispo y mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e nome
Il nome Gennaro deriva dal latino Ianuarius, a sua volta derivato da Ianus, ossia Giano, il dio bifronte delle chiavi del cielo, dell'inizio dell'anno e del passaggio. Tale nome era tradizionalmente attribuito ai bambini nati nel mese di gennaio. Il santo apparteneva alla gens Ianuaria, essendo Ianuarius il suo nome gentilizio e non il nome proprio, che non è pervenuto alla storia. Sulla vita e sulle testimonianze relative al martire esistono sette antichi testi tra Atti, Passio e Vitae, tra i quali spiccano per importanza gli Atti Bolognesi e gli Atti Vaticani.
L'episcopato a Benevento
Gennaro nacque a Napoli nella seconda metà del terzo secolo e fu successivamente eletto vescovo di Benevento. Durante il suo apostolato in questa città fu amato dai cristiani e rispettato anche dai pagani per le sue costanti opere di carità rivolte a tutti senza distinzione. Il suo episcopato si colloca nel primo periodo dell'impero di Diocleziano, il quale aveva inizialmente concesso ai cristiani posti di prestigio e una certa libertà di culto. Tuttavia, nella vecchiaia dell'imperatore e sotto la pressione del cesare Galerio, furono firmati tre editti contro i cristiani che scatenarono una feroce persecuzione volta a colpire la Chiesa nei suoi membri e nei suoi averi, impedendo persino il soccorso ai poveri.
L'arresto e il martirio
Gennaro conosceva il diacono Sosso, guida della comunità cristiana di Miseno, che fu incarcerato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania, per aver celebrato funzioni religiose nonostante i divieti imperiali. Si presume che San Gennaro avesse circa trentacinque anni all'epoca del martirio e che i suoi compagni fossero giovani. Trovandosi a Pozzuoli in incognito insieme al diacono Festo e al lettore Desiderio a causa del gran numero di pagani diretti a Cuma per ascoltare gli oracoli della Sibilla Cumana, Gennaro aveva ricevuto visite di nascosto dal diacono Sosso. Saputo dell'arresto di quest'ultimo, decise di recarsi in carcere con Festo e Desiderio per portargli conforto e scritti di esortazione alla fede. Il giudice Dragonio, informato della presenza e dell'intromissione del vescovo, fece arrestare anche lui, Festo e Desiderio. Tale arresto provocò le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli, e dei fedeli Eutiche e Acuzio, i quali furono anch'essi arrestati e condannati insieme agli altri a essere sbranati dagli orsi nell'anfiteatro di Pozzuoli. Il proconsole, notando la simpatia del popolo verso i prigionieri e temendo disordini, cambiò la condanna. Il diciannove settembre del trecentocinque i prigionieri cristiani furono decapitati nel Foro di Vulcano, presso la Solfatara di Pozzuoli. Una donna di nome Eusebia raccolse parte del sangue del vescovo in due ampolle, chiamate lacrimatoi, secondo l'usanza dei cristiani dell'epoca di conservare le reliquie dei martiri. I cristiani di Pozzuoli seppellirono i corpi dei martiri nottetempo nell'agro Marciano presso la Solfatara.
Le prime traslazioni e la diffusione del culto
Il tredici aprile del quattrocentotrentuno, oltre un secolo dopo, le reliquie del solo San Gennaro furono trasportate da Pozzuoli alle catacombe di Capodimonte a Napoli, per volere del vescovo di Napoli San Giovanni primo. Le spoglie furono sistemate vicino a quelle del vescovo Sant'Agrippino, mentre le reliquie degli altri sei martiri ebbero storie di traslazione separate e culto nelle zone d'origine. Durante il trasporto a Napoli, Eusebia o un'altra donna consegnò al vescovo le due ampolline con il sangue del martire. A ricordo delle tappe della traslazione furono erette le cappelle di San Gennariello al Vomero e San Gennaro ad Antignano. Il culto del santo vescovo si diffuse fortemente nel tempo, rendendo necessario l'ampliamento della catacomba. Affreschi, iscrizioni, mosaici e dipinti rinvenuti nel cimitero sotterraneo dimostrano che il culto del martire era vivo fin dal quinto secolo, epoca in cui molti cristiani desideravano essere seppelliti accanto a lui, ornando le proprie tombe con sue immagini. Già in quel secolo il martire Gennaro era considerato santo secondo l'antica usanza ecclesiastica, e la sua tomba divenne meta di continui pellegrinaggi per i grandi prodigi che gli venivano attribuiti.
Il patronato e i prodigi storici
Nel quattrocentosettantadue, in occasione di una violenta eruzione del Vesuvio, i napoletani accorsero in massa nella catacomba per chiedere l'intercessione del santo, inaugurando l'abitudine di invocarlo durante terremoti ed eruzioni. Con l'aumentare della devozione per San Gennaro, diminuì man mano quella per Sant'Agrippino, che era stato patrono della città fino al quattrocentosettantadue, anno in cui San Gennaro cominciò ad assumere il rango di patrono principale di Napoli. Durante un'eruzione nel cinquecentodiciotto, il vescovo di Napoli San Stefano primo iniziò le preghiere propiziatorie a San Gennaro e fece costruire una chiesa detta Stefania in suo onore, edificata accanto alla basilica costantiniana di Santa Restituta, prima cattedrale di Napoli. Verso la fine del secolo tredicesimo sulla chiesa Stefania venne eretto il Duomo, nella cui cripta furono riposti il cranio e la teca con le ampolle del sangue del santo, preservandoli così dai furti. Il longobardo Sicone operò un furto durante l'assedio di Napoli dell'ottocentotrentuno, penetrando nelle catacombe allora fuori dalla cinta muraria e asportando le altre ossa del santo per portarle a Benevento, sede del ducato longobardo. Le ossa di San Gennaro restarono a Benevento fino al undici cinquantasei, quando furono traslate nel santuario di Montevergine in provincia di Avellino. Rimasero a Montevergine per tre secoli e se ne perdettero le tracce, finché nel quattordici ottanta, durante alcuni scavi, furono casualmente ritrovate sotto l'altare maggiore insieme a quelle di altri santi, ben individuate da una lamina di piombo con il nome. Il tredici gennaio quattordici novantadue, dopo interminabili discussioni e trattative con i monaci dell'abbazia verginiana, le ossa furono riportate a Napoli e collocate nel succorpo del Duomo, unite al capo e alle ampolle. Le ossa del cranio erano state sistemate in un preziosissimo busto d'argento, opera di tre orafi provenzali, donato da Carlo secondo d'Angiò nel milletrecentocinque al Duomo di Napoli. Nel sedici quarantasei il busto d'argento con il cranio e le ampolline col sangue furono poste nella nuova artistica Cappella del Tesoro, ricca di capolavori d'arte d'ogni genere. Le ampolle erano state incastonate in una teca preziosa fatta realizzare da Roberto d'Angiò in un periodo imprecisato tra il milletrecento nove e il milletrecento quarantatré, teca che assunse l'aspetto attuale nel secolo diciassettesimo e racchiude fra due vetri circolari di circa dodici centimetri di diametro le due ampolline. Un'ampollina è più grande, di forma ellittica schiacciata, ed è ripiena per circa il sessanta percento di sangue, mentre l'altra è cilindrica e presenta solo alcune macchie rosso-brunastre sulle pareti, ricordando che la liquefazione avviene solo nell'ampolla più grande. Le altre reliquie, poste in un'antica anfora, sono rimaste nella cripta del Duomo, situata sotto l'abside e l'altare maggiore della grande Cattedrale.
Il prodigio della liquefazione e il culto universale
San Gennaro è conosciuto in tutto il mondo anche grazie al culto esportato dai tantissimi emigranti napoletani fedeli, legato ai prodigiosi interventi nel bloccare le calamità naturali ricorrenti che colpivano Napoli, tra cui pestilenze, terremoti e le numerose eruzioni del Vesuvio, definito croce e vanto di tutto il Golfo. Il prodigio della liquefazione del sangue avviene nelle ampolle completamente sigillate, custodite in una nicchia chiusa con porte d'argento dietro l'altare principale della Cappella del Tesoro. Il Tesoro è oggi custodito in un caveau di una banca perché ingente e preziosissimo, ed è testimonianza dei doni fatti al santo patrono da sovrani, nobili e quanti hanno ricevuto grazie per sua intercessione alla persona, alla famiglia o alla città. Le chiavi della nicchia sono conservate dalla Deputazione del Tesoro di San Gennaro, composta da secoli da nobili e illustri personaggi napoletani con a capo il sindaco della città. Il miracolo della liquefazione non è un'esclusiva del santo vescovo, poiché avviene anche per altri santi e in altre città, ma a Napoli ha assunto una valenza incredibile. Secondo un antico documento, il primo miracolo della liquefazione è avvenuto il diciassette agosto milletrecento ottantanove, sebbene non sia escluso che sia avvenuto anche in precedenza. Il prodigio avviene tre volte l'anno: il primo prodigio si verifica nel primo sabato di maggio, quando il busto ornato di paramenti vescovili e il reliquiario sono portati in processione dal Duomo alla Basilica di Santa Chiara, includendo i busti d'argento dei numerosi santi compatroni di Napoli esposti nella Cappella del Tesoro, a ricordo della prima traslazione da Pozzuoli a Napoli; dopo le rituali preghiere avviene la liquefazione del sangue raggrumito. La seconda liquefazione avviene il diciannove settembre, ricorrenza della decapitazione, data in cui il busto e le reliquie sono oggi esposti sull'altare maggiore del Duomo alla presenza del cardinale arcivescovo, delle autorità civili e dei fedeli, tra il tripudio generale e dopo ripetute preghiere, mentre il sangue rimane sciolto per tutta l'ottava successiva durante la quale i fedeli sono ammessi a baciare la teca mossa da un prelato. La terza liquefazione avviene il sedici dicembre, festa del patrocinio di San Gennaro in memoria della disastrosa eruzione del Vesuvio nel sedici trentuno, bloccata dopo le invocazioni al santo. Il prodigio puntuale non è sempre avvenuto nel corso dei secoli, e un diario dei Canonici del Duomo riporta i casi in cui il sangue non si è sciolto, episodi di liquefazione avvenuta con ritardo, oppure casi in cui il sangue è stato trovato già liquefatto all'apertura delle porte argentee, o ancora eventi al di fuori delle date solite. Nei secoli il popolo napoletano ha interpretato la velocità del prodigio come un auspicio positivo e l'assenza o il ritardo come un presagio di calamità future, sebbene la catechesi costante degli ultimi arcivescovi abbia convinto la maggioranza dei fedeli a vivere senza ansie tale attesa, intensificando la vita cristiana. Il miracolo è stato oggetto di profondi studi scientifici, l'ultimo dei quali risale al millenovecentottantotto ed ha utilizzato l'esame spettroscopico che, pur senza poter aprire le ampolline sigillate da secoli, ha stabilito la presenza di emoglobina e dunque di sangue nel liquido. La liquefazione è innegabile e finora non sono state trovate spiegazioni scientifiche del fenomeno, mentre le ipotesi contrarie formulate nei secoli non sono mai state provate. A Pozzuoli, contemporaneamente al miracolo di Napoli, la pietra conservata nella chiesa di San Gennaro vicino alla Solfatara diventa più rossa, poiché è creduta il ceppo su cui il martire poggiò la testa per essere decapitato. Molti papi sono venuti a Napoli in devoto omaggio, hanno baciato personalmente la teca e hanno lasciato doni, mentre la Chiesa non si è mai pronunciata ufficialmente sul miracolo. Nel millenovecentosessantasei papa Paolo sesto, parlando a un gruppo di pellegrini partenopei, richiamò chiaramente il prodigio paragonandolo al ribollire della fede del popolo di Napoli. La canonizzazione di San Gennaro fu confermata da papa Sisto quinto nel quindici ottantasei.
Vida y martirio
En la segunda mitad del siglo III, Gennaro fue llamado a asumir la alta dignidad de obispo de Benevento, guiando a su pueblo con sabiduría y rectitud en un periodo de gran prueba para la Iglesia. Su ministerio se caracterizó por una profunda caridad y una constante solicitud hacia los miembros de su comunidad, especialmente hacia aquellos que sufrían a causa de su fe en Cristo.
El camino hacia su sacrificio definitivo comenzó en Pozzuoli, lugar donde el santo obispo acudió con valentía para visitar en prisión al diácono Sosso, ofreciéndole el consuelo de la fe. Este gesto de comunión fraterna motivó su propio arresto por parte de las autoridades imperiales. En el año 305, en el Foro de Vulcano, cerca de la Solfatara de Pozzuoli, Gennaro consumó su testimonio de amor mediante la decapitación, entregando su alma al Creador como testigo fiel de la verdad evangélica.
Traslación y memoria
El recuerdo del santo obispo no se extinguió con su muerte, sino que se arraigó profundamente en el corazón de los creyentes. En el año 431, las veneradas reliquias del mártir fueron trasladadas a Nápoles, siendo depositadas en las catacumbas de Capodimonte, lugar que se convirtió en un centro de constante devoción y oración. Este traslado selló un vínculo espiritual indestructible con la ciudad.
Su santidad y su entrega fueron reconocidas formalmente por la Iglesia en el año 1586, cuando el papa Sixto V procedió a su canonización. Desde entonces, su memoria litúrgica se celebra con gran solemnidad, recordando que la sangre de los mártires es semilla de vida cristiana y testimonio elocuente del amor que no teme a la muerte.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Gennaro?
La ricorrenza liturgica di San Gennaro si celebra il diciannove settembre.
Di cosa è patrono San Gennaro?
San Gennaro è il patrono principale della città di Napoli e dell'intera regione Campania.
San Gennaro, obispo de Benevento y mártir, que en tiempo de persecución contra la fe, en Pozzuoli cerca de Nápoles sufrió el martirio por Cristo. — Martirologio Romano